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6 maggio 2018

Chec în trei culori, la ciambella tre colori e il Viaggio







Dicono che l'importante non sia la meta ma il viaggio.
Forse è vero, o forse no.
Forse sono importanti entrambi.

E' la storia della cornice e del quadro o del pacchetto regalo ......
E' il tutto, il pacchetto completo. 

La meta è un punto essenziale della nostra bussola.
Ma il bello è che può essere cambiata. 
In corsa o in dirittura d'arrivo.
A pochi passi dal traguardo ci inventiamo una curva che proprio non c'era, la rendiamo reale e finiamo dove mai avremmo detto.

Ovviamente parlo dei viaggi "interni", cosa nelle quale noi donne siamo ferratissime. Quanti viaggi, quante mete nelle vostre vite?

Nella mia tanti e tutti questi viaggi mi hanno resa diversa. Né migliore né peggiore.

Solo diversa.

La meta è stata cambiata dal destino o dalle mie mani guidate dal destino.

E oggi posso dire per fortuna.

Ma sapete il viaggio che adoro di più?
Quello che mi riporta esattamente al punto di partenza.
Parto,viaggio e poi torno.
Diversa.
Per ripartire dallo stesso punto.
Ma con una mente diversa, perché il viaggio me l'ha cambiata.

Un brindisi virtuale a tutti i vostri e i miei viaggi interni. A quelli che vi cambiano, a quelli che vi fanno gioire o che vi fanno soffrire. A quelli che vi portano altrove o a quelli che vi fanno tornare esattamente lì, proprio al punto iniziale.

Uguali ma sempre diverse...perché come sappiamo rinnovarci noi donne, mi dispiace ma non lo sa fare nessuno.

Oggi andiamo in Romania!
Quando ho visto questa torta nel blog di Lucilla me ne sono innamorata perdutamente.
Poi mi sono scoraggiata..chissà quanto ci vorrà per fare quei tre strati di colore diverso.

Dieci minuti tondi tondi. Questo è il bello!
E' una torta semplicissima ma che mette tanta allegri solo a guardarla. E' perfetta per la colazione insieme al latte o al tè.

Due avvertenze: non cambiate le dosi. Io la prima volta ho diminuito le uova ed è venuta fuori una torta troppo asciutta. 

Se guardate bene lo strato di cacao della mia ciambella è troppo sottile. Fate uno strato consistente, ripassate due o tre volte con il colino colmo di cacao, l'effetto visivo ne guadagnerà in bellezza!



Chec în trei culori


impasto bianco

5 albumi
40 g farina
40 g zucchero
25 g olio di semi
3 g lievito per dolci
1 cucchiaio di essenza di vaniglia

impasto giallo

5 tuorli 
40 g zucchero
40 g farina
25 g olio di semi
3 g lievito per dolci
scorza di limone grattugiata

cacao amaro per lo strato centrale


Accendi il forno a 180 °C.
Metti un foglio di carta forno in uno stampo a ciambella di 22 massimo 24 cm.

Separa i tuorli dagli albumi. 

Impasto giallo

Prendi la planetaria, versa nella ciotola i tuorli e lo zucchero. Monta fino a ottenere un composto gonfio e spumoso. Aggiungi l'olio e la scorza di limone.  Unisci la farina setacciata con il lievito. Mescola fino a ottenere un impasto omogeneo.

Impasto bianco

In un'altra ciotola monta a neve ferma gli albumi. Aggiungi lo zucchero, l'olio, la vaniglia e la farina setacciata con il lievito.

Prendi il tuo stampo a ciambella e versa sul fondo l'impasto giallo. Aiutandoti con un colino versa il cacao sull'impasto giallo fino a ricoprirne interamente la superficie.

Completa la torta mettendo l'impasto bianco sullo strato di cacao.

Metti nel forno e cuoci a 180°C per circa 30 minuti.

Assicurati che la torta sia cotta prima di tirarla fuori dal forno.

13 marzo 2018

Chole Bathure, il perfetto piatto veg, e famolo strano!





emporio 21 india


Famolo strano, almeno una volta a settimana.
Liberiamoci dalle convinzioni ataviche, dai pregiudizi e dal sentito dire.

Famolo strano, come da copione, durante i week-end o, se siamo particolarmente curiosi, almeno una o due volte nei giorni lavorativi.

Famolo strano quando la gola e la lussuria sono le nostre abituali dimore o famolo strano quando il colesterolo bussa alle nostre porte.

Ehhh?

Rewind.

Aspetta un attimo, mi sa che ti sei fumata l'intonaco e qualche zucchina dell'orto. Ma cosa intendevi quando dicevi famolo strano?

Mangiamo strano.
O almeno allarghiamo i nostri confini sensoriali alla ricerca di ricette etniche che ci conducano lentamente in un comodo viaggio low cost, pigramente seduti intorno alla nostra tavola.

Facciamo come gli americani. Destiniamo un giorno, magari il venerdì o il sabato, al cibo da asporto etnico. Ma l'"asporto" che sia dalla nostra cucina al tavolo della sala da pranzo perché non c'è niente di più sano e prezioso di un alimento fatto con le nostre mani.

Non c'è nulla di più evocativo di un cibo. Profumi, sapori e modi di cucinare diversi eppure così semplici e affini alle nostre corde di esploratori.

Però non tutti amiamo sconfinare nella cucina degli altri. Questo è un aspetto che fondamentalmente non comprendo negli altri, forse per la mia vita da girovaga. Escludere a priori quello che non conosciamo mi sembra una prova di superficialità come il rimanere chiusi nei confini del proprio comfort cittadino.

La curiosità anche culinaria è una molla che spinge alla conoscenza. E conoscere allarga le maglie del cervello.

Prendete questo Chole Bhature. Un nome inusuale per un piatto capace di far sorridere qualsiasi studente universitario indiano. E' una semplice e inedita combinazione tra chana masala (i ceci) e un pane, bhatura, che una volta provato difficilmente dimenticherete,



E' tipico della cucina del Punjabi anche se non esiste posto nel nord dell'India dove questa deliziosa specialità non venga proposta. Dove? Ma per strada, perché è uno street food tra i più acquistati.

Non è però uno snack, ma un vero e proprio pasto completo. E' talmente buono che difficilmente avrete bisogno di altro.

Anzi, magari un bel bicchiere di Lassi che oltre a essere molto buono dà sempre quel tocco di Indian Style che ci piace tanto.

Separare il chole dal bathure è impossibile. Sarebbe come togliere la Beatrice a Dante, la Laura al Petrarca, la patatina a Rocco Siffredi 😀

Si completano a vicenda, come i matrimoni ben riusciti.



Ma perché parlavi di colesterolo all'inizio?
Allora il chole bathure ha circa 450 calorie. 

Il problema non è tanto il chole, è un intingolo di pomodori, ceci e spezie ma il bathure ovvero il pane fritto!

Se avete problemi di linea, colesterolo incipiente o cistifellea capricciosa beh avete una doppia scelta:

-  li separate (scelta SCONSIGLIATISSIMA)

- il bathure lo cuocete al forno, non sarà la stessa cosa ma almeno potrete gustarvi senza troppi problemi questo meravigliosa ricetta del Punjabi!

Una precisazione: il bathure va fatto lievitare coperto per circa un'ora e mezzo. Quando avrà raddoppiato il volume, dividetelo in otto porzioni e cercate di dar loro una forma tonda senza mattarello ma semplicemente con le mani. Non verranno certo perfette, ma così vuole la tradizione!

CHOLE BATHURA

dose per 2 o 3 persone

Per il bathura

250 g farina di tipo 2 o grani antichi
100 ml yogurt (vaccino o vegetale)
1 cucchiaio di latte (vaccino o vegetale)
sale 
1\2 cucchiaino di zucchero
1\2 bustina di lievito di birra liofilizzato 
5 cucchiai di olio extravergine

Per il chole

1 lattina di ceci lessati
3 pomodori pelati
1 cucchiaio di doppio concentrato di pomodoro
1\2 cipolla
1 spicchio di aglio
1 cucchiaino di semi di cumino
2 foglie di alloro
1 stecca di cannella
1\2 cucchiaino di curcuma
1\2 cucchiaino di zenzero
1\2 cucchiaino di peperoncino 
1\2 cucchiaino di garam masala o curry


Fai il bathure

In una ciotola mescola la farina con il sale. Aggiungi tutti gli ingredienti previsti. Se noti che l'impasto tende a non formarsi o risulta poco elastico aggiungi poca acqua per volta finché non ottieni un composto morbido e uniforme.

Metti in una ciotola e copri il tutto con un panno umido. Fai Lievitare fino al raddoppio.

Fai il chole

Trita finemente aglio e  cipolla

In un wok o in una padella scalda qualche cucchiaio di olio e aggiungi la stecca di cannella, il cumino e le foglie di alloro.

Fai sfrigolare leggermente (devi sentire il profumo delle spezie).

Aggiungi il mix di cipolla e aglio e fallo soffriggere . Aggiungi lo zenzero, il peperoncino , la curcuma, il garam masala (o il curry).


Unisci i pomodori pelati e schiacciali con la forchetta. Aggiusta di sale e pepe e aggiungi mezzo cucchiaino di zucchero (per togliere l'acidità del pomodoro) e mezzo bicchiere di acqua. Fai cuocere lentamente per circa cinque minuti.

Versa i ceci scolati e continua la cottura per circa 30 minuti.

Spegni e fai riposare

Cuoci il Bathure

Prendi il panetto di bathure lievitato e dividilo in 8 porzioni. 
Fai scaldare una pentola con abbondante olio per friggere.

Stendi ogni pezzo di impasto con le mani, fino a dargli una forma semicircolare (cerca di tiralo il più possibile, deve essere molto sottile)

Friggi nell'olio caldo. Il tuo bathure si gonfierà come per magia e farà tante piccole bolle. Scola e assorbi l'olio in eccesso.

Servi caldo con il composto di ceci.

- Se vuoi evitare la frittura cuoci il bathure in forno caldo a 180 °C per circa 5 minuti










18 febbraio 2018

Il vero guacamole e Roma



"De la Sierra Morena, cielito lindo, vien bajando un par de ojitos negros, cielito lindo......"


Quando sento la parola Messico la mia mente inizia a percorrere sentieri tutti suoi. Seduta davanti al mio pc, canticchio Cielito Lindo e inizio un viaggio low cost pazzesco.

Dopo una mattinata trascorsa dietro all'Arriba Arriba di Speedy Gonzales, nuoto nell'acqua cristallina di Playa del Amor e, con il mio sombrero calato sul viso,  scivolo in una deliziosa siesta fino a sera.

La notte tutto cambia. La movida messicana mi racconta storie che profumano di chili e margarita, di fajitas e di salsa roja. Le note di Cielito Lindo lasciano il posto a:

"La cucaracha, la cucaracha, ya no puede caminar....."
Già, sarebbe bello immergersi nella cultura tipica messicana vero?

 A Roma questo è possibile.

Vi do un nome: Diana Beltran. Ho conosciuto Diana grazie alle lezioni sulla cucina messicana che ci ha offerto sul Gambero Rosso. Ho imparato a viaggiare con la mente e i sapori. Attraverso i suoi racconti ho sognato iniziando a preparare con le mie mani le tipiche e inimitabili ricette tradizionali messicane.

15 febbraio 2018

Il sushi e Roma

Sushi Roma Gyoza


Le strade di Roma sono capaci di raccontarti una storia in ogni angolo. Un piccolo sampietrino, un'iscrizione in latino, un calzolaio che canta uno stornello. 

Il cuore di Roma ama emozionarti anche se lo vedi per la milionesima volta. Ci sarà sempre qualcosa, un angolo, un vicolo, uno sguardo che ti colpirà al cuore per non lasciarlo mai più.

5 gennaio 2018

Dreikönigskuchen ovvero la torta magica dell'Epifania...e magica lo è davvero!


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Una torta magica per poter sognare, per rivestire di oro e argento l'ultimo giorno di festa.

Ventiquattro ore per sentirsi re o regine di un regno fantastico e inesplorato. Ventiquattro ore per sognare epiche lotte con draghi e sfarzosi balli alla corte di Francia.

Impossibile? Beh, forse si.
Però abbiamo un asso nella manica ovvero la Dreikönigskuchen, la torta dei Re Magi.

Cos'ha di magico questa torta?
Al suo interno cela un piccolo tesoro. Chi lo trova, diventa re per un giorno. Certo, non della reggia di Versailles ma semplicemente della propria casa, ma a noi basta vero?

Per me è un ricordo bellissimo delle mie vacanze invernali in Svizzera. Il suo profumo mi parla di mia sorella, delle mie nipoti, dei loro splendidi figli.....non c'è niente da fare, per me quella nazione rimarrà sempre la mia seconda casa, l'oasi dei ricordi felici!

La Dreikönigskuchen è una torta tipica svizzera le cui origini sono antichissime. Dovete sapere che nella Confederazione Elvetica non sanno nemmeno chi sia la Befana. Loro festeggiano semplicemente l'arrivo dei tre Re Magi e lo fanno con questo splendido pane dolce che ha il potere di regalare un giorno indimenticabile alla persona che trova il tesoro in una delle palline che compongono la corona. 

Il tesoro è rappresentato da una figurina in plastica alimentare raffigurante un re oppure da una mandorla, una nocciola o una noce. Ci si siede a tavola e ogni membro della famiglia stacca una pallina. Il fortunato che troverà il piccolo bottino prezioso avrà il potere di farsi servire e riverire per tutta la giornata. Nelle Dreikönigskuchen vendute in Svizzera trovate anche una corona scintillante compresa nella confezione che verrà solennemente apposta sulla testa del fortunato.

Prepararla è molto semplice. Vi consiglio di farlo stasera per gustarla domani mattina durante la prima colazione.

La versione tradizionale vuole la superficie decorata da piccole scaglie di mandorle e granella di zucchero. Io solitamente la decoro soltanto con lo zucchero a velo.

Io credo fermamente che questa torta sia magica.
Metterla a tavola con tutta la famiglia riunita crea complicità, allegria, divertimento..e questo è semplicemente un bel modo di festeggiare la Befana, i Re Magi o semplicemente la vita!



n.b --la ricetta viene da qui:https://famigros.migros.ch/it/festeggiare-e-stagionale/epifania/corona-dei-re-magi-del-sei-gennaio

Prima di addentrarci nella ricetta un piccolo consiglio. Come già vi sarete accorti il nuovo anno è iniziato sotto una pioggia di aumenti. Sul web impazza la polemica sui famosi sacchetti per la frutta i quali pare abbiano un costo medio di 2 centesimi. Giusto o no, sappiate che dietro questo piccolo "obolo" ve ne sono nascosti altri, più incisivi e importnati per la gestione dell'economia domestica. La luce ad esempio E' il caso di iniziare a chiedersi se abbiamo scelto la compagnia giusta, quella più in linea con le nostre personali esigenze. E' arrivato quindi il momento di affidarsi a un Comparatore di offerte per energia elettrica, per calcolare costi, bisogni e qualità del servizio. Con un click è possibile scegliere la tariffa più consona alla proprie esigenze. Tramite il comparatore di offerte per energia elettrica è facile trasformarsi in un consumatore attento e consapevole!



Dreikönigskuchen

per l'impasto:

500 g farina
60 g burro fuso freddo
100 g zucchero
la scorza grattugiata del limone
1 bustina di lievito (tipo Mastrofornaio)
1 uovo
1 cucchiaino di sale
50 g uva passa (facoltativa, potete non mettere nulla o aggiungere semplicemente delle gocce di cioccolato)
2,25 ml latte intero

per la superficie:

versione tradizionale:  1 cucchiaio di granella di zucchero
                                          1 cucchiaio di mandorle a scaglie
                                          1 uovo per spennellare la superficie

versione veloce:             zucchero a velo

1 mandorla o 1 nocciola o 1 noce da inserire dentro una delle palline.


Procedimento:

Su un piano di lavoro sistema la farina, fai un buco al centro e con delicatezza metti tutti gli ingredienti previsti per l'impasto. Lavora fino a ottenere un impasto omogeneo ed elastico (ci vorranno una decina di minuti).

Se vuoi velocizzare la preparazione utilizza la planetaria con il gancio a K.

Sistema l' impasto in una ciotola, coprila e metti a lievitare in un luogo caldo.

Dopo circa due ore, riprendi e lavora leggermente la massa lievitata.

Fodera una teglia circolare con della carta forno.

Dal tuo impasto stacca un pezzo di circa 280 grammi e ricavane una pallina da mettere al centro della teglia. 

Dal restante impasto stacca circa 8 pezzetti più o meno omogenei. Nel primo nascondi la mandorla (o la nocciola), fai una pallina e disponila intorno a quella centrale. fai così anche con le altre palline. 

Fai lievitare di nuovo per circa un'ora. 

Se vuoi realizzare la versione tradizionale spennella la superficie con l'uovo sbattuto e cospargi di mandorle e granella di zucchero.

Cuoci in forno caldo a 190 °C per circa 35 minuti.

Copri per i primi venti minuti la superficie del dolce, altrimenti scurisce troppo (come il mio ahimè).

Prima di togliere dal forno verifica il grado di cottura.

Fai raffreddare e...Buona Befana...o Re magi...insomma Buona Fortuna!

5 settembre 2017

La Zopf, la treccia al burro svizzera

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La Zopf sta agli Svizzeri come il crauto alla Merkel o la Paella a Enrique Iglesias o la matriciana alla Sora Lella.
Ho reso l'idea?

Ho avuto il privilegio nella mia vita di trascorrere tutte le vacanze estive nella Svizzera tedesca, ho imparato lingua, usi, costumi e soprattutto ho imparato ad apprezzarne le abitudini culinarie.

La Zopf ovvero la treccia al burro, anche se ormai si trova quotidianamente al supermercato, è sempre stato il pane della domenica. La morte sua è la Nutella, almeno per la me stessa di venti, ehm, trenta anni fa.

Oggi la adoro con il miele, il burro e la confettura.
E' dolce? No, assolutamente...ma nemmeno salata. E' quel gusto neutro, quell'impasto candido profumato di burro che ti conquista al primo istante. Ho sempre avuto difficoltà nel prepararla finché, durante la mia vacanza recente in quel di Turgovia, una delle mie amate nipoti non mi ha ammollato la ricetta semplice e veloce.

Il risultato? Vi stupirà. Morbida e profumata al punto giusto e con poca fatica.

Magari i puristi storceranno il naso ma poi a casa ci siamo noi, con la fretta che ci azzanna alla giugulare e la voglia di qualcosa di buono che non ci lascia mai.

La parte difficile è fare la treccia. Io non ci riesco. Me lo fa mia figlia, la grande. Vi metto il video dove vi mostra con pochi passaggi come fare una Zopf degna di questo nome.

Ah, un'ultima cosa: il giorno dopo è divina!!

ZOPF

500 grammi di farina (anche manitoba)
1 uovo
80 grammi burro morbido
1 cucchiaino scarso di sale
1 cucchiaino di zucchero
250 millilitri latte intero tiepido
1 bustina di lievito di birra

(io ho aggiunto 1 cucchiaio di miele e 1 di latte in polvere per migliorare la consistenza dell'impasto ma potete anche ometterli, in realtà cambia poco o niente!!)

Prendete il mixer o la planetaria, sbattete l'uovo e tenetelo da parte. Sciogliete il lievito nel latte e versatelo nella coppa dove procederete all'impasto. Unite il burro morbido e iniziate a mescolare con il gancio adatto. Unite lo zucchero, la farina, il sale, l'uovo sbattuto. Continuate a mescolare fino a ottenere un impasto uniforme e compatto. Fate lievitare, coperto da un panno umido, per circa due ore. Riprendetelo, sgonfiatelo leggermente e dividetelo in due parti. Da queste due parti ricavate due rotoli lunghi circa 60 cm. Formate la treccia seguendo il video che vi propongo oppure secondo il metodo che preferite.


Sistemare su una teglia o dentro uno stampo per plumcake e spennellate la superficie con un mix composto da latte e rosso d'uovo. Mettete in forno senza preriscaldare e cuocete per circa 35 minuti a 200 gradi.


17 agosto 2017

Ajvar, il caviale rosso vegan dei balcani

vegan-vegetariano-pasta-risotto-etnico


Caviale.
Rosso.
Vegan.

Come dire una giornata piovosa di sole. Oppure il dietetico tiramisù.
A prima vista non centrano nulla gli uni con gli altri, anzi accostarli è alquanto bizzarro. Invece, nel caso dell'Ajvar, è proprio così. Questo condimento, nato nel nord della Serbia ma noto in tutti i Balcani, è chiamato anche caviale rosso. Ma il bello è che i suoi ingredienti sono esclusivamente vegetali!

Le origini dell'Ajvar


La parola Ajvar deriva da Havyar, una parola che viene utilizzata per indicare le uova di pesce salate, il caviale appunto. A Belgrado, fino al diciannovesimo secolo, la produzione di caviale era enorme e rendeva bene. I conflitti sociali influirono sulla sua commercializzazione decretandone un fermo improvviso. La parola Ajvar venne utilizzata quindi per indicare il cugino povero, vegan diremmo oggi, del ricco e sontuoso caviale.
Un po' come la ricetta delle vongole fujute di Eduardo de Filippo. Ovvero di necessità virtù. Dove non arriva il portafoglio arriva la fantasia, che sia essa italiana, balcana o dell'Uzbekistan.

La ricetta dell'Ajvar


La ricetta dell'Ajvar sta alle famiglie balcane come la ricetta delle melanzane sottolio sta alle famiglie italiane. Ognuno ha la sua. Questo buonissimo condimento viene prodotto nelle campagne (anche se si trova già pronto nei negozi ma è tutta un'altra storia), grazie alle mani operose delle donne. Preparare l'Ajvar in realtà è un'occasione che impegna tutta la famiglia e forse anche il vicinato visto che in media ogni famiglia ne prepara sui dieci, venti kg a testa. Come tutte le ricette popolari, ognuno ha la sua. Conosciuto come Zacusca in Romania o Lyutenica in Bulgaria, l'Ajvar ha comunque una base comune: i peperoni che vanno arrostiti. Su questo almeno sono tutti concordi. Poi ci sono alcune varianti che prevedono le melanzane (che è quella che faremo oggi e pare, dico pare, la tradizionale) oppure pomodori o ancora cipolle. E' la classica conserva che si prepara per l'inverno, quando i peperoni succosi e carnosi sono ormai un ricordo messo in naftalina insieme alle cicale e al bikini giallo.

Come si mangia l'Ajvar?


La morte sua è sul pane tostato
Sulla pasta.
Nel risotto.
Perfetto come salsa per gli hamburger al posto del Ketchup.
Il mio amato Jamie Oliver lo usa nel gyros ma anche nei panini.
Insomma vale la pena farlo vero?
Certo, non vi dico di farne quantità industriali e non vi do nemmeno la quantità per realizzarne, che so io, una decina di barattoli. E' talmente veloce prepararlo, con qualche accortezza che vi dirò in corso d'opera, che potete cucinarlo al momento.
Nulla vieta che se l'Ajvar vi conquista il palato, potete raddoppiare, triplicare le dosi e farne una perfetta provvista da tenere in dispensa!


Ajvar


4 peperoni rossi
1 melanzana
2 spicchi di aglio
olio extravergine d'oliva
sale pepe

Lavate i peperoni, apriteli a metà e togliete semi e il picciolo.
Foderate una teglia con della carta forno, sistemate i peperoni e via in forno a 180°C per circa 30 minuti. Trascorso il tempo indicato, tirateli fuori e metteteli in un sacchetto di carta e fateli raffreddare.

Per la melanzana utilizzate un piccolo trucchetto che vi permetterà di risparmiare tempo e dare un gradevole aroma affumicato all'intera preparazione. Rivestitela interamente con l'alluminio e mettetela a contatto diretto con la fiamma del fornello. Giratela due o tre volte. In un quarto d'ora sarà pronta, ve ne accorgerete perché toccandola con la forchetta, questa entrerà nella polpa senza incontrare resistenza. Fatela raffreddare.

Spellate i peperoni con cura e tagliateli a filetti. Ricavate dalla melanzana fredda la polpa con l'aiuto di un cucchiaino. Mescolateli e aggiungete gli spicchi di aglio sbucciati.

A questo punto dovreste prendere un tritacarne per passare i due ortaggi, necessario perché non dovrete ottenere un purè ma un composto abbastanza granuloso. In sua assenza, potete utilizzare il frullatore a immersione con la funzione pulse e solo per tre o quattro secondi. Ricordate, non è un purè!

A questo punto mettete tre cucchiai abbondanti di olio in una padella e fate asciugare/cuocere il composto per una ventina di minuti. Tenete la fiamma bassa e sorvegliate spesso.

Regolate di sale e pepe.

L'Ajvar è pronto.
Si conserva, se resistete, per quindici giorni in frigorifero.

Per utilizzarlo come condimento per la pasta vi basta metterlo in padella, farlo riscaldare con un po' di olio e mantecarvi la pasta, aiutandovi con l'acqua di cottura.







14 aprile 2017

Il Baba Ganoush contaminato





Buona Pasqua a chi si crede Carla Cracca
e buona Pasqua a chi non si crede proprio.
Buona Pasqua a chi ha un sogno nel cassetto,
a chi lo ha realizzato,
e a chi lo ha tirato fuori,
gli ha fatto prendere un po' d'aria
e lo ha rimesso dentro.
Buona Pasqua a chi ha il cuore libero,
a chi lo ha occupato,
e a chi non lo vorrebbe proprio un cuore.

Buona Pasqua a chi sarà in compagnia
o a chi sarà solo.
Buona Pasqua a chi maledirà la dieta mancata
e a chi  "da martedì insalate e merluzzo"
Buona Pasqua a chi crede 
e Buona Pasqua a chi non lo sa se crede o no.
Buona Pasqua a me,
a voi
a chi ho amato
a chi amo e  
a chi incontrerò lungo la mia strada.





Oggi vi offro un Babaganoush, il famoso caviale di melanzane tipico della cucina mediorientale.
Questo ha una marcia in più.
E' contaminato.
Da un luogo speciale, il Punjab.
Una ricetta che offro a chi mi ha regalato una chance in più nella vita facendomi viaggiare e dicendomi, ogni volta che magari sbuffavo perché volevo stare con i miei coetanei...apri la tua mente.
Grazie Hans, so che da lassù mi guardi! 


Non sono praticante, credo in qualcosa e forse credo a modo mio, ma ci sono ricorrenze che sento molto.
Spero che la Pasqua sia un'occasione per tutti di comprendere e imparare a conoscere il diverso da noi.
Senza ghettizzarlo, senza mettergli noiose etichette addosso. E per diverso non intendo soltanto nella pelle ...ma diverso nel modo di pensare, di vestire, di amare.

La cucina è un linguaggio universale.
Il mio baba ganoush (anzi non è mio perché è di quel gran pezzo di figliolo di David Rocco) ha incontrato l'India ma anche l'Italia.
Una fusion confusion che vi conquisterà il palato.
Provatelo sul pane, come condimento per la pasta e sognate....sognate un mondo senza confini.
Senza bombe...

Buona Pasqua



BABA GANOUSH DEL PUNJAB

2 melanzane
1 cipolla piccola rossa
20 pomodorini pachino
1 cucchiaino di curcuma
1 spicchio di aglio
zenzero grattugiato
1 peperoncino fresco
1\2 cucchiaino di semi di cumino
prezzemolo o coriandolo fresco
olio sale e pepe

Prendi le tue melanzane e avvolgile nell'alluminio.
Mettile direttamente sul fornello, così, senza nessuna pentola. falle cuocere a fiamma media. Sono pronte quando riuscirai ad infilare una forchetta in tutta la melanzana.
Falle raffreddare.
Prepara un trito di aglio cipolla e peperoncino. Metti in un wok i semi di cumino e tostali velocemente. Aggiungi l'olio e il trito di ortaggi. Fai rosolare. Aggiungi i tuoi pomodorini tagliati a metà e fai ammorbidire.
Apri il cartoccio delle melanzane tiepide e togli la buccia.
Non ti preoccupare se qualche pezzetto rimane nella polpa. Contribuirà a rinforzare il sapore affumicato della melanzana. 
Metti la polpa su un tagliere e cerca di tritarla. Aggiungila nella padella (o wok) e fai rosolare. regola di sale e pepe, aggiungi la curcuma e lo zenzero. Trita il prezzemolo (o il coriandolo fresco) e mescola il tutto.
Fai intiepidire e servilo come antipasto!





10 gennaio 2017

Torta di mele irlandese ovvero la torta che si fa senza sporcare nulla (o poco più)


mele-cannella-vaniglia-apple pie



Le torte di mele non mi stancano mai.
Sono il mio angolo privato fatto di sogni e piccole malinconie, di dolcezze promesse e mantenute. Adoro ogni consistenza e abbinamento, soprattutto con la cannella.

Questa è l'apple pie tipica irlandese. Una promessa di delicate consistenze che vi conquisterà immediatamente.
Ma la cosa bella, mie care chef o cuoche improvvisate, è che ci vuole una spatola e un contenitore, massimo due per realizzarla. Abbandonate l'idea di cucine invase dalla farina e da miriadi di posate, fruste e ciotole.

Non avete scuse, dovete prepararla!
(ricetta letta e modificata da Formine e Mattarello)



TORTA DI MELE IRLANDESE

360 grammi farina
150 grammi burro freddo a tocchetti
150 gr zucchero
2 uova
160 ml latte
2 cucchiaini di lievito
1 cucchiaino pieno di cannella (potete anche aumentare la dose)
qualche goccia di essenza di vaniglia
1 pizzico di sale
4 mele grandi
2 cucchiai di zucchero

Accendi il forno a 180°.
Fodera uno stampo con carta forno (diametro 24 cm).
Sbuccia le mele e tagliale a pezzetti.
Prendi una ciotola capiente e versa dentro la farina, la cannella, il lievito e la vaniglia.
Prendi il burro, mettilo nel mix di farina e inizia a lavorare con le mani fino ad ottenere un composto sbriciolato. Unisci lo zucchero, le mele, il latte, le uova sbattute e il sale.
Versa tutto nella tortiera, spolvera con i due cucchiai di zucchero semolato la superficie e metti in forno. Cuoci per venti minuti a 180°, abbassa la temperatura a 170° e continua la cottura per altri dieci minuti.
Prima di tirare fuori dal forno la tua torta, verifica la cottura con uno stecchino. Se esce pulito...è pronta!



E mentre gustiamo una fetta di torta parliamo di....


Qual'è la forma dell'amicizia?
Secondo me questa:
L'amicizia è un insieme come questi qui sopra.
Prendetene uno a caso. Quello con gli animali ad esempio. La radice è comune ed eguale per tutti i componenti, ma sono i componenti stessi dell'insieme ad essere diversi.
Così come le varie sfumature dell'amicizia stessa.
Ci sono quelle amiche con le quali sei una cosa sola, un solo respiro, una sola anima. Quelle amiche che si accorgono del tuo stato d'animo semplicemente con un'occhiata. Quelle amiche che sanno quello che tu vuoi prima ancora di te. L'affetto che provano nei tuoi confronti le pone sempre un passo davanti a te. Pronte a sostenerti, a spronarti o anche a pigliarti a testate se necessario. Avete presente il detto: "Chi trova un amico trova un tesoro?"

Poi ci sono quelle con le quali non ti senti da un secolo. Non vi chiamate, non vi vedete. Ma questo risulta essere un particolare trascurabile. Alla prima difficoltà ci siete l'una per l'altra. Oppure al primo incontro riprendete tutto dal punto in cui vi siete lasciate. Senza rancore. Perché questa è la forma della vostra amicizia.

E poi ci sono quelle dal potenziale inespresso. Riuscite a cogliere una grande affinità d'animo, d'intenti. Volete un gran bene a quella persona, magari per alcuni periodi riuscite anche a far funzionare la cosa.....ma poi alla fine vi accorgete che nonostante tutto manca sempre qualcosa. Voi non ci siete e lei non c'è. Vi girate indietro e vi rendete conto che in tutti i momenti importanti della vostra vita lei non c'è stata e nemmeno voi per lei. Ma non per cattiveria, ma perché i binari sono paralleli e proprio per loro natura non si incontreranno mai. Non ci sono recriminazioni ma una sorta di "celeste nostalgia" per qualcosa che poteva essere e non sarà mai perché alla fine gettate la spugna.

Complicato parlare di amicizia, incastonarla in assiomi e teoremi. Non si può. Soprattutto quella femminile. Le sfumature sono enormi, le tinte sono fosche, brillanti, tenui, neutre. Proprio come l'animo femminile.


5 gennaio 2017

La torta al limone di Mrs Pettigrew

Mrs Pettigrew-Lemon Cake-limone



Mi sono sempre chiesta perché la torta di Mrs Pettigrew sia speciale.
E me lo chiedo ogni volta che la preparo.
E' il mio pronto intervento quando ho bisogno di genuinità, quando mi accorgo che a volte ci si muove in un mondo di sentimenti tarocchi, ma così tarocchi che a confronto la Vuitton del senegalese sotto casa sembra vera.

Perché il segreto di questa torta è proprio la schiettezza.
Non ha trucchi, non ha inganni, solo ingredienti ancestrali e classici. Eppure è buonissima e ho perso il conto delle volte che l'ho realizzata.

La Lemon Cake di Mrs Pettigrew è una delle torte più famose di questa deliziosa signora inglese che ha fatto del tè la sua vocazione e il suo lavoro. Vi dico soltanto che nelle librerie italiane gira un suo libro intitolato "Manuale del sommelier del tè"! Negli anni '80 era la proprietaria di un bellissimo locale a Clapham Common, a Londra, realizzato in art decò, dove serviva un tè fantastico e tanti bocconcini dolci e salati. Oggi è una signora pluridecorata, con tanto di medaglie avute da quella simpatica ragazza che indossa cappellini bizzarri e che risponde al nome di Queen Elizabeth!😊

Provatela, in un pomeriggio piovoso e freddo con l'immancabile tazza di tè accanto, ne vale la pena. E' semplicemente perfetta, anche se non ha effetti speciali o ingredienti particolari.

Come la maggior parte delle ricette anglosassoni, nella lista trovate la farina autolievitante. Potete sostituirla in questo modo: 160 grammi farina 00+50 grammi di fecola+1/2 bustina di lievito.

E se ti piacciono le torte al limone prova anche queste ricette:
 e per gli amici vegani un classico di questo blog:







LA TORTA AL LIMONE DI Mrs. PETTIGREW

200 grammi farina autolievitante
100 grammi burro morbido
2 uova
3 limoni
175 grammi di zucchero (io ne metto sempre 150 al massimo)
2 cucchiai colmi di zucchero a velo
90 ml latte

Accendi il forno a 180°.
Imburra e infarina uno stampo il cui diametro non deve superare i 22 cm.
Grattugia la scorza dei limoni, spremi per ottenere il succo.
Preleva circa la metà del succo ottenuto e mettilo da parte.
Sbatti il burro morbido con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso .
Aggiungi le uova, una per volta.
Prendi una spatola in silicone e mescola dopo aver aggiunto il succo di limone e la scorza grattugiata.
Unisci la farina (o il mix creato per sostituire la farina autolievitante), mescola per togliere gli eventuali grumi e aggiungi il latte.
Metti nello stampo e cuoci per circa 35 minuti (ovviamente controlla sempre prima di tirarla fuori dal forno).
Mentre cuoce, mescola lo zucchero a velo previsto con il limone tenuto da parte.
Togli la torta dal forno, falla raffreddare per cinque minuti e poi, aiutandoti con uno stecchino, fai tanti piccoli buchini sulla superficie. versa lo sciroppo al limone e fai raffreddare totalmente.
Se ti va, spolvera la superficie con lo zucchero a velo.







27 dicembre 2016

Il Pain d'Epices...quello vero!

spezie-Natale-dolci tipici-



Il Pain D'Epices è una specialità alsaziana. Origini antichissime e una fama pressoché immutata nel tempo. 
E' un dolce rustico, deciso, profumato. I mitteleuropei lo consumano a colazione per tutto il periodo natalizio (e anche oltre).
E' delizioso da solo ma stupefacente se accompagnato da una pallina di gelato alla vaniglia.
O panna semimontata. O, e questa è la morte sua, da un velo di burro salato. Una mia amica francese lo utilizzava come panure per le fette di petto di pollo. Lo faceva tostare nel forno, lo passava nel mixer e panava la carne, dopo averla leggermente passata nell'olio. Alcuni lo accompagnano con il foie gras.
Io sono purista.
Lo mangio da solo, semplicemente con una tazza di caffè americano tra le mani.
E' stato difficile trovare una ricetta che fosse simile all'originale che compravo durante i miei viaggi. Alla fine l'ho trovata e, con qualche leggera modifica, l'ho resa quasi uguale al pain d'epices che si compra dai fornai d'Oltralpe.

Un discorso a parte lo merita il mix di spezie.
Ho avuto la fortuna di trovare nei supermercati Carrefour un barattolino di spezie già pronte per il pain d'epices. E' un piccolo barattolino con l'etichetta nera il cui costo non dovrebbe superare i 3 euro. Se non lo trovate o non avete voglia di comprarle, nella ricetta trovate tutte le spezie necessarie e la loro quantità. Una piccola precisazione: l'elenco delle spezie è abbastanza lungo. Se non le avete tutte, non c'è problema. Provate comunque a farlo. Non sono una purista ma una convinta sostenitrice del "di necessità virtù". Non otterrete il pain d'epices originale, ma un pane dolce speziato comunque gradevole.
Non vi spaventate per il contenuto di miele....il pain d'epices non viene dolce né stucchevole. Anzi, pensate che in passato, proprio per il contenuto in miele e spezie, era considerato una medicina!

Provatelo se non lo conoscete, crea dipendenza...almeno fino a Pasqua!!




ricetta tratta e modificata da Tutto Green

PAIN D'EPICES

225 grammi di farina integrale (o metà 00 e metà integrale)
2 uova
150 gr miele 
90 ml olio vegetale (mais o girasole)
50 gr zucchero di canna 
1 tazzina piena di caffè
1\2 bustina di lievito per dolci
1\2 cucchiaino raso di bicarbonato

Spezie:

1 cucchiaino abbondante di miscela di spezie per pain d'epices

o in alternativa

1\2 cucchiaino raso di cannella
1\2 cucchiaino raso di noce moscata grattugiata
3 grammi di pepe nero
1 punta di chiodi di garofano in polvere
1\2 cucchiaino di zenzero in polvere
4 bacche di cardamomo
4 semi anice

Prepara il caffè, mettilo in una tazzina e metti in infusione le bacche di cardamomo leggermente schiacciate ( così escono i semini).

Mescola il miele (se dovesse essere solido fallo sciogliere prima sul fornello) con l'olio, lo zucchero, le uova, la cannella, la noce moscata, lo zenzero, il pepe nero.

Unisci la farina setacciata con il lievito e il bicarbonato al composto con l'olio, alternandola con il caffè.

Prendi uno stampo da plumcake non molto grande, foderalo con la carta da forno inumidita e mettici il composto.

Cuoci in forno caldo a 170°, forno statico, per circa 35/40 minuti.

Dopo circa 20 minuti dall'inizio della cottura, copri la superficie con un foglio di alluminio (la superficie tende a scurirsi).

Si conserva a lungo avvolto nella pellicola.