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Pariserbullar - il bombolone svedese alla crema



Pariserbullar, il bombolone svedese


Se vi dicessi Liatorp, Knixhult, StorJorm e Brunsta voi cosa mi rispondereste?
Ikea.

E se vi dicessi Ikea?
Mobili.

E se vi dicessi bottega svedese?
Senza dubbio Kanelbullar!

Il mitico dolce da colazione declinato in una spirale deliziosa di zucchero e cannella è diventato uno dei simboli della nazione svedese insieme al divano Ektorp, 




al letto Malm 




e al tavolino Lack.


Ikea chiama Svezia e la Svezia ci regala una serie di mobili e complementi d'arredo che hanno arredato le case di mezzo mondo.

Ma la Svezia non è soltanto Ikea come il dolcetto alla cannella non è l'unico dolce famoso della pasticceria svedese.

Prendete il Sockerbullar detto anche Pariserbullar. Questa morbida brioche, che ricorda molto da vicino il nostro bombolone, è una prelibatezza tra le più apprezzate al mondo. Un panino profumato racchiude una semplice crema pasticcera. Ma qui, di semplice non c'è null,a a partire dalla calorie!

Non può essere così semplice un prodotto da forno che ha il pregio di rimanere morbido a lungo e di non stancare il palato aggredendolo con il pur sempre apprezzabile sentore di olio fritto.

Il problema è che di Pariserbullar ne mangerete tanti, uno dietro l'altro proprio perché sono irresistibili e, all'apparenza, leggeri.

E il bello, mi sono dovuta ricredere, è che sono veramente semplici. Ci vuole poco per farli, soprattutto se avete una macchina del pane, e ci vuole ancor meno a finirli. Fateli per la colazione della domenica, è quella chicca in più che vi prepara corpo, anima e spirito al lunedì successivo.

Del resto la pasticceria scandinava ci ha riservato veramente tante sorprese a partire dalle famose Brioche ai frutti  rossi  per arrivare alla KladdKaka, la mitica torta al cioccolato che conquista ogni palato, passando per il maritozzo svedese alla panna, il mitico Laskiaispulla.





Una raccomandazione: non friggeteli! La caratteristica di questa brioche è proprio la cottura in forno. Ho visto in troppi blog  maltrattarli con fritture e affini. Questo è il vero Pariserbullar e come tale va trattato 😁

(ricetta originale Le Petrin - crema pasticcera Le Leccornie di Danita)


Pariserbullar


ingredienti lievitino

300 g farina
250 ml latte
15 g lievito (anche in bustina)
10 g zucchero

Impastate in una ciotola questi ingredienti e lasciateli riposare fino al raddoppio (se utilizzate la mdp impostate il programma solo impasto per 10 minuti).

Impasto

300 g farina
1 uovo medio
2 tuorli
100 g burro morbido
1 pizzico di sale
1 cucchiaino di vaniglia
cardamomo (se vi piace)
100 g zucchero
60 ml latte

Mettete i lievitino maturo in una ciotola e aggiungete tutti gli ingredienti partendo dalle uovo, le spezie, il latte, il burro morbido, finendo con la farina.
lavorate fino a ottenere un impasto morbido e omogeneo. Fate lievitare in un luogo caldo per circa due ore (o almeno fino al raddoppio dell'impasto).

La crema

2 uova
120 g zucchero
scorza grattugiata di 1 limone
30 g farina
400 ml latte

Fai scaldare il latte con la buccia del limone. Monta le uova con lo zucchero e aggiungi la farina e il sale. Versa il latte nel composto di uova, mescola con cura e metti di nuovo sul fuoco, facendo addensare la crema. Ci vorranno all'incirca 3/4 minuti. Fai raffreddare.

A questo punto prendi il tuo impasto stendilo leggermente a rettangolo piega i due lati corti verso il centro e poi due lati lunghi. Lascia lievitare per 30'.
Dividilo in pezzi da circa 70 g l'uno e forma con ognuno di questi delle palline che andrai  a posizionare su una teglia rivestita di carta forno.

Composizione dei Pariserbullar

Metti la crema pasticcera in una sac-a-poche con beccuccio a stella. Deposita 1 cm di crema pasticcera al centro di ogni brioche e spennella ognuna di queste con un uovo sbattuto. Fai lievitare per altri 30'.

Cottura

Inforna le brioche nel forno caldo a 190°C per 20 minuti circa. I Pariserbullar devono essere tolti dal forno prima che la cottura li indurisca eccessivamente. Spennella con del burro fuso quando sono tiepidi, cospargi di zucchero semolato e fai raffreddare completamente.

Sharlotka - La torta di mele russa




Sharlotka - La torta di mele russa


Cos'è che fai quando ti innamori?
Se sei un cantante scrivi una canzone d'amore,
se sei un poeta butti giù qualche verso per fermare nel tempo le emozioni...
Ma se invece sei un pasticcere?
Inventi una torta e la dedichi alla tua donna.

Lei si chiamava Charlotte. Bella come un fiore di pesco illuminato dalle gocce di rugiada, sensuale come un éclairs alla panna, semplice come solo una mela appena colta dall'albero sa essere.

Lui trascorreva le sue giornate tra sbuffi di farina, cristalli di zucchero e torrenti di uova. La vita era stata dura con lui, abbandonato in tenera età dai suoi genitori e costretto a mendicare prima e poi a diventare un garzone nei sobborghi di Parigi.

Ma se nasci sotto la buona stella della passione e del talento, prima o poi trovi l'uscita in fondo alla galleria di una vita che non è quella che avevi desiderato.

Un ottimo maestro ti toglie dai guai, ti insegna a tirar fuori quello che hai dentro. Il resto lo fa la tua arte e la tua caparbietà. Ed ecco che da oscuro e povero garzone ti trasformi in Marie-Antoine Careme ovvero il signor Croquembouche, l'inventore di una delle prelibatezze più amate e conosciute della patisserie francese.

A San Pietroburgo era arrivato per caso e sempre per caso quel giorno lo zar Alessandro I gli disse di aver voglia di un dessert a base di mele. Marie-Antoine non ci pensò due volte.

Su un letto di biscotti stese una bavarese di mele e un letto di panna montata. L'amore e l'Eros tradotti nel linguaggio universale del cibo, la passione e la voluttà di un amore mai consumato ma vagheggiato e sognato ogni notte, quando la cucina si svuotava e lui rimaneva da solo con i suoi pensieri.

Era nata la Sharlotka parigina ovvero la Charlotte à la Parisienne, dedicata a quella Charlotte della quale non sappiamo nulla ma che Marie-Antoine ha amato alla follia tanto da dedicarle un dolce che il tempo e le vicissitudini di un popolo hanno trasformato lentamente fino a farlo diventare la Sharlotka semplice ma buonissima che vi propongo in questo nuovo appuntamento.


Durante la dittatura di Stalin questo dolce ha cambiato prima nome diventando semplicemente Torta di mele babka ( vecchia) e perdendo poi, a causa delle ristrettezze economiche imposte dalla guerra, gli ingredienti più costosi. E' diventato un dessert semplice, con pochi ingredienti ma senza dubbio uno delle torte di mele più schiette e sincere che io abbia mai mangiato.

Oggi la ricetta della Sharlotka è un semplice pan di Spagna con le mele. Niente burro, niente olio, nessun grasso ma soltanto l'energia delle uova, dello zucchero e la dolcezza inconfondibile delle mele.

La Sharlotka è la dimostrazione che a volte la semplicità è genialità allo stato puro.

ndr Le fonti storiche sull'origine della Sharlotka sono molte e diverse tra loro. Noi abbiamo scelto la meno accreditata forse ma senza dubbio quella più romantica. Ci piace pensare che questa torta di mele sia il frutto di un amore bello e disperato, passionale e triste come soltanto un amore contrastato sa essere. Lunga vita a Charlotte e Marie-Antoine.



Sharlotka - La torta di mele russa


3 uova
120 g zucchero
130 g farina 00
3 mele grandi
1 cucchiaio di rum
1 cucchiaino di cannella
1 pizzico di sale
1 scorza di limone
1\2 cucchiaino di lievito per dolci
1 pizzico di noce moscata (facoltativa)


Sbuccia le mele, tagliale a fettine, mettile in un piatto con un cucchiaio di zucchero, 1\2 cucchiaino di cannella, la scorza grattugiata e qualche goccia di succo di limone e il rum. 

Accendi il forno a 180 °C (statico) e fodera uno stampo piccolo (massimo 22 cm) con della carta forno bagnata e strizzata.

Setaccia la farina con il lievito, la cannella, il sale, la noce moscata.

Monta le uova con lo zucchero per circa 5 minuti. Questa è la fase più difficile, se vogliamo, del dolce. Le uova devono raddoppiare di volume e il composto deve essere gonfio e spumoso. 

Aggiungi alle uova la farina setacciata con molta delicatezza e mescolando dall'alto in basso per non formare grumi.

Versa le mele tagliate a fettine nella tortiera e ricoprile con l'impasto. Spargi sulla superficie un cucchiaio di zucchero semolato e un po' di cannella.

Fai cuocere a 180 °C per circa 30 minuti. Prima di spegnere il forno verifica il grado di cottura con uno stecchino.

Fai raffreddare e servi così da sola oppure con una pallina di gelato alla vaniglia e panna montata.






Olive Garden Breadsticks ovvero i Grissini di pane che vi stupiranno





I Grissini di Pane dell'Olive Garden


Ci sono parole che lasciano il segno.

Mamma senza dubbio. Figli nemmeno a parlarne. Ma anche fame, torta, cibo, cellulite e nel mio caso la locuzione "Per la barba di Zeus". La utilizzo quando la mia verve umbro-toscana, condita dagli anni romani, sta per farmi esplodere in una declinazione di parolacce che farebbero impallidire Tomas Milian.

E allora me la cavo con la barba di quel poverino di Zeus, a volte con i poveri defunti di Pippo altre ancora con un porca paletta alias porca zozza, in base al contesto.

Quali sono le vostre parole preferite?

Ne ho alcune anche nelle altre lingue.

Je m'en foute, ad esempio, che mi regala un'aria deliziosamente parigina quando voglio comunicare che di quella cosa non me ne importa un fico secco.

Ich liebe dich in tedesco perché, se masticate un po' questo idioma, sapete che pronunciarlo sembra una sentenza a morte del KGB invece che un dolcissimo e meraviglioso "Ti amo". Poi va beh, in tedesco so tante parolacce, le prime che ho imparato 😊.

In inglese che dire, tutto il mio mestiere si fonda sulle parole inglesi. Sono una web content writer, una ghostwriter, una copywriter, una foodblogger. Queste parole le amo, sono il mio mondo.

Poi esiste lei, il top del top.

Copycat.

Imitazione, copione, copia...fate un po' voi, a me basta aver reso il concetto.

Quando mi diletto a leggere i blog statunitensi, questa è la parola che mi fa dire alt, qui c'è pane per i miei denti.

Dovete sapere che gli americani (e anche gli inglesi ovviamente) la utilizzano quando tentano di replicare un cibo famoso. C'è il copycat della Torta al limone di Starbucks e del suo Frappuccino oppure quella dei Texan RoadRolls. Per non parlare delle ricette del McDonald's! In quel caso i tentativi di imitazione sono rivolti soprattutto alle loro salse.

Credetemi, c'è un mondo, i blogger americani passano ore e ore a sperimentare, a cercare quel quid che ti fa esclamare "Eccolo un perfetto copycat!".

Spesso mi sono imbattuta nelle ricette, anzi nei tentativi di imitazione delle ricette dell'Olive Garden, in particolare dei suoi grissini.



L'Olive Garden è un ristorante italiano che fa dell'accoglienza familiare il suo biglietto da visita. Conta ben 800 punti ristoro in tutta la Nazione, e ognuno di questi è contraddistinto dall'amore verso la materia prima. Ricette italiane (molto rivisitate), clima intimo perfetto per le famiglie: dal 1982 gli americani amano l'Olive Garden.

A detta di molti però è un po' caro anche se le ricette sono assolutamente sensazionali. Cosa dirvi? I Breadsticks, che vi propongo e per il quali gli statunitensi vanno pazzi, sono divini. 



Abbandonate l'idea del grissino secco e croccante. I Breadstick dell'Olive Grden assomigliano di più a piccoli panini ricchi di sapore. Soffici e fragranti, vi risolvono una cena, uno spuntino, la gita di vostro figlio o una colazione.

Il segreto sta tutto nel burro e sembra un paradosso per un ristorante che si fa chiamare il Giardino degli Ulivi. Però questa è la realtà. Un po' di burro (pochissimo non temete) nell'impasto e una leggera spennellatura prima di infornarli è il quid che li rende diversi, unici.

Solitamente hanno un leggero sentore di aglio in polvere. Se vi piace mettetelo altrimenti potete anche farne a meno, tanto a noi non interessa che siano fedelissimi all'originale non trovate?

Alcuni di questi grissini li ho aromatizzati con un mix di semi di sesamo e papavero. Potete metterci anche la paprika, il prezzemolo, l'erba cipollina, insomma .. largo alla fantasia.

Li preparate in due ore e in più non dovete fare la faticaccia di convertire le benedette cups in grammi. L'ho fatto io per voi. Cosa aspettate? Iniziate a prendere la farina!


I Grissini di pane dell'Olive Garden


450 g farina (metà manitoba metà 00)
50 g burro fuso
200 ml acqua naturale tiepida
2 cucchiai di zucchero
2 cucchiaini scarsi di sale
1 bustina di lievito di birra

per il topping:

aglio in polvere
2 cucchiai di burro fuso
semi di papavero, sesamo o quello che vi suggerisce la fantasia


Un piccolo consiglio per quanto riguarda il burro. Prendi un pentolino e fai sciogliere 70 grammi totali. Di questi 50 ti serviranno per l'impasto mentre due cucchiai per spennellare la superficie dei tuoi grissini. Se il burro tende a solidificarsi di nuoco, rimettilo in bagnomaria per qualche minuto. 

Con la macchina del pane

Metti tutti gli ingredienti (tranne quelli del topping) nel cestello, partendo da quelli liquidi e terminando con il lievito di birra. Avvia il programma impasto e lievitazione (se hai la SilverCrest come me è il numero 10).

Con la planetaria o a mano

Metti nella boule della planetaria tutti gli ingredienti tranne la farina. Lavora con il gancio e aggiungi lentamente la farina. fai incordare fino a ottenere un impasto uniforme e compatto. Fai raddoppiare di volume, ci vorranno circa due ore.

Una volta che il tuo impasto sarà lievitato, mettilo sul piano di lavoro e stacca una serie di "pezzetti" da circa 50 grammi l'uno ( a me ne sono venuti 14).

Fodera una teglia con la carta forno.

Rotola ogni pezzetto di impasto fino a dargli una forma allungata, tipo grissini cicciotti.




Metti i Breadsticks nella teglia e falli lievitare per un'altra ora.

Accendi il forno a 180 °C, spennella i tuoi grissini con un po' di burro fuso. Aggiungi se vuoi dell'aglio in polvere, semi di papavero e sesamo oppure lasciali così al naturale.


Fai cuocere per circa 20 minuti, fino a doratura.







Kolache, la brioche ceca che vi conquisterà al primo morso!



KOLACHES


Posso dire di essere orgogliosa dei miei lettori? E lo sono non soltanto perché dopo un lungo periodo di assenza ho ripreso in mano queste pagine abbandonate e ho avuto un riscontro di pubblico inaspettato, ma anche perché le ricette internazionali che vi propongo sono quelle che vi suscitano più interesse e curiosità.

Questo tanto per sfatare il luogo comune che vede l'italiano attaccato soltanto alle sue tradizioni culinarie. Lo siamo ma amiamo anche la cultura che ci viene regalata da un cibo diverso perché ogni sapore racconta la storia di un popolo.

Quindi mille volte grazie!

Oggi è la volta dei Kolaches, brioche di origine ceca che vi conquisteranno con molta facilità. Quando le ho viste per la prima volta è stato amore, un colpo di fulmine di quelli che lasciano il segno. 




Tradizionalmente ripieni di formaggio o semi di papavero, i Kolaches sono l'anello di congiunzione tra il vecchio continente e gli Stati Uniti. Questi morbidi pasticcini di pasta lievitata infatti nascono nella Repubblica Ceca ma vengono importati negli Stati Uniti nel diciannovesimo secolo, quando il popolo ceco arriva nel Nuovo Mondo in cerca di fortuna.

Gli emigranti si fermano nelle comunità rurali del Texas, e qui, nel West più profondo, si insediano pacificamente mantenendo intatte lingua e cultura. La cosa curiosa è che parlano ancora il dialetto di circa 100 anni fa, tanto è vero che i giovani che arrivano dalla repubblica ceca fanno un po' fatica a capirli!

I Kolaches sono diventati negli anni un must della gastronomia statunitense. Pensate che esistono negozi e siti dove potete acquistarne in gran quantità. Sono capitata su uno store dove addirittura il proprietario sosteneva che mangiare i Kolaches a un meeting di lavoro portasse una fortuna incredibile! E la celebrazione di questi pasticcini non finisce qui. A Caldwell, una cittadina texana, organizzano ogni anno il Kolache Festival.




Ma cosa hanno di tanto speciale? L'impasto tanto per iniziare! Ha la consistenza di una nuvola e il bello è che si mantiene così almeno per due giorni. Pensate che è talmente soffice che con i ritagli di pasta abbiamo fatto dei simil panini tondi (quelli dei buffet per intenderci) e abbiamo deciso che da oggi in poi li faremo sempre con la ricetta dell'impasto dei Kolaches.

Altra cosa il ripieno. Io l'ho semplificato, ho utilizzato semplicemente la confettura di albicocca, ciliegie e la crema al cioccolato. Tradizionalmente però i ripieni sono quattro: formaggio, albicocche (secche), crema di semi di papavero e prugne. Ogni ripieno ha bisogno di una preparazione precisa ma penso che il risultato sia strepitoso. Ci proverò quando il tempo a disposizione sarà un po' più clemente con la sottoscritta😊. 

Se volete cimentarvi vi lascio il link di Tori Avey, famosa blogger americana, che spiega molto bene come realizzare le varie farciture (Kolaches di Tori Avey)

Ci vuole poco per farli, giusto il tempo delle lievitazioni. Io ho utilizzato la mia fedele macchina del pane ma possono essere realizzati anche a mano o nella planetaria. Unica deroga alla tradizione la cottura. Le nonne ceche utilizzavano il forno a legna, io no 😇

Vuoi altre ricette come questa? Prova la Chec in trei culori, la ciambella ai tre colori, un celebre dessert rumeno, la profumata brioche Babka, le piccole Bouldouk per una super colazione o, per un antipasto saporito l'Ajvar il caviale (vegetariano) preferito nei Balcani!


Kolaches


500 g farina (metà manitoba metà 00)
1 bustina di lievito di birra
100 g zucchero
120 g burro morbido
2 uova
125 ml latte tiepido
1 punta di noce moscata
1 scorza di limone grattugiata
1 scorza di arancia grattugiata
vaniglia (estratto, semini o vanillina fate voi)
1 pizzico di sale

per il ripieno:

confetture varie
crema la cioccolato e nocciole

latte e rosso d'uovo per la superficie


Se hai la macchina del pane:

Se ha la macchina del pane metti tutti gli ingredienti nel cestello, partendo da quelli liquidi e terminando con il lievito di birra, e avvia il programma impasto e lievitazione. Se hai la SilverCrest del Lidl, corrisponde la programma numero 10.

Se hai la planetaria:

Sciogli il lievito nel latte appena tiepido. Monta il gancio e nella ciotola metallica versa: latte e lievito,, burro, uova, zucchero, sale, noce moscata, vaniglia e scorze degli agrumi.

Lavora fino a ottenere un composto omogeneo e aggiungi poco a poco la farina. Visto che non tutte le farine sono uguali, potrebbe verificarsi che la tua assorbe molto più liquido rispetto alla mia. In tal caso, se il composto è troppo asciutto puoi unire ancora un po' di latte. Al contrario, se lo vedi troppo morbido, puoi unire latra farina ma ricorda: non più di 50 grammi!

Lavora con il gancio finché l'impasto non incorda. Trasferiscilo in una ciotola oliata, copri con la pellicola e lascia raddoppiare di volume.

Trascorso il tempo, metti il tuo impasto su un piano di lavoro e sgonfialo leggermente. Dividilo a metà.

Prendi una di queste metà e stendila con il mattarello a un'altezza non inferiore ai 2 centimetri. In parole povere, non fare una sfoglia troppo sottile come ho fatto io perché altrimenti i Kolaches non vengono con quella bella forma tonda e alta che rappresenta il loro marchio di fabbrica.

Prendi un coppapasta tondo di media grandezza e ritaglia tanti pasticcini. Fai così anche con l'altro impasto. Metti i tuoi pasticcini su teglie foderate di carta forno e lasciali lievitare per almeno 45 minuti.

Prepara un mix di latte e rosso d'uovo e, trascorso il periodo di riposo, spennella con cura la superficie. Prendi un cucchiaino fai una fossetta al centro e riempila con il ripieno da te prescelto.

Metti inforno caldo e cuoci a 180 °C fino a doratura (ci vorranno all'incirca venti minuti).

Fai raffreddare e buona colazione!





Korkouto, la torta di zucchine greca




KORKOUTO la torta greca alle zucchine


Correva l'anno 2008.

Google lanciava Android, Obama diventava Presidente degli Stati Uniti, Federica Pellegrini vinceva l'oro olimpico. Miriam Leone conquistava il titolo di Miss Italia e nei blog di mezzo mondo impazzava questa ricetta greca ideata dalla chef Dina Nikolaou. Peter Minakis di Kalofagas la riprende, la adatta, ne migliora la consistenza e il resto è storia. Korkouto ovvero la torta di zucchine greca diventa uno dei piatti più proposti e copiati nei blog oltre i nostri confini.

Quando l'ho vista la prima volta mi è sorta una domanda: ma è una quiche o una frittata? Beh, è tutte e due le cose! Sembra una specie di Pita falsa, perché non c'è la solita pasta fillo ma il sapore ricorda molto da vicino le classiche torte salate greche. Però il nome con cui la conosciamo Korkouto, da Korkouti, se non sbaglio vuol dire farina, che è un ingrediente fondamentale per la pastella quindi....questa torta è una via di mezzo, un falso di quelli ben riusciti che a volte apprezzi più dell'originale.


Qui è stata approvata soprattutto dalla mia dodicenne, la figlia difficile di palato, quella che mangerebbe una pasticceria intera senza passare dal via ma le zucchine...beh le zucchine non fanno parte del suo credo religioso. Le è piaciuta e nemmeno poco. Alla quasi diciottenne è indifferente ma nel senso buono perché ama sperimentare, soprattutto nel campo del salato. Mio marito non l'ha nemmeno vista ma lui è intollerante ai latticini e questa è tutta un'altra storia.

Dicevamo i latticini. Protagonista assoluta, per chiudere gli occhi e immaginare di essere a Santorini, è la feta. La ricetta originale vuole anche il Kasseri...se lo trovate mettetelo altrimenti sostituitelo con la nostrana mozzarella o con un cheddar dolce. Abbinatela a un'insalatina fresca e di stagione oppure alle baked Greek Fries delle quali presto vi svelerò la ricetta.



Alla prossima 😍

P.s- Solitamente la superficie della Korkouto viene decorata con delle rondelle di zucchine. Io, ehm, mi sono dimenticata ^_^



KORKOUTO


3  zucchine grandi
4 uova medie
1 cipolla tritata finemente
1 panetto di feta
200 ml yogurt greco bianco
1 bicchiere di farina (ho usato quello di carta pieno fino all'orlo)
mezza bustina di lievito Pizzaiolo
1 manciata di prezzemolo fresco tritato
1 mozzarella a cubetti
pepe, paprika dolce e origano

Fai a rondelle le zucchine e mettile a rosolare in una casseruola con un po' di olio, sale e le cipolle tritate. Porta a cottura.

Scalda il forno a 180 °C e rivesti una teglia con della carta forno inumidita leggermente. In una ciotola sbatti le uova con lo yogurt greco e aggiungi la farina setacciata con il lievito.

Unisci le zucchine, i formaggi sbriciolati, le spezie e aggiusta di sale (ricorda che la feta è molto saporita). 

Versa il composto nella teglia e cuoci per circa 30 minuti modalità statica. Prima di togliere la torta dal forno verifica il grado di cottura.

Lasciala riposare per mezz'ora e servila, sia come secondo sia come antipasto sfizioso.

Laskiaispulla, il maritozzo scandinavo che amerete alla follia!




Laskiaispulla

Sarà il mio segno zodiacale, sarà il voler vivere dieci, cento, mille vite o semplicemente una forma di pazzia che mi accompagna sin dalla prima valigia riempita...Fatto sta che oscillo in modo vertiginoso tra il voler vivere a Spaccanapoli, in uno di quei condomini dove tutti si conoscono, dove la porta è sempre aperta e la caffettiera sul fornello e il rintanarmi nel mio amato Nord Europa. Caldo e freddo, neve e sole, chiasso e silenzio. Vivo di dicotomie.

Qualche giorno fa mi è capitato di vedere un film bello e spontaneo, semplice e divertente "Troppo napoletano" con Serena Rossi. Era una giornata particolare, di quelle che te ne vuoi stare rintanata nel tuo guscio perché ti rendi conto che il mondo là fuori gira al contrario e le persone non sono mai quello che sembrano. Apro Netflix e clicco a caso sul primo titolo. Poche scene e nella mia mente avevo già fatto la valigia per Napoli. 

Qualche ora più tardi capito per caso su Youtube e il mio sguardo viene attirato da un video sulla vita in Finlandia. Eccolo il mio Nord...Si parla di colazioni gustose e corroboranti, perfette per affrontare il grande freddo. Dopo qualche scena arriva lei, la Laskiaispulla che non è una parolaccia ma un panino dolce che potete mangiare così oppure farcirlo con panna montata. Una sorta di maritozzo scandinavo, tanto per intenderci!

Mi si è aperto un tassello della memoria e il ricordo di questo panino ha invaso la mia mente. Saranno vent'anni che non ne mangio uno e poi... nel blog non c'è! Non ho mai condiviso questa splendida ricetta!

Ecco, da Napoli sono finita in Finlandia, senza nemmeno fare il check-in!

Cos'ha di speciale la Laskiaispulla? Che questo non sarebbe il periodo più indicato per mangiarla perché è il panino del martedì grasso, quando i bimbi per festeggiare il Carnevale, prima del periodo quaresimale, prendevano slittini e merende sostanziose prima di lanciarsi a capofitto sulla neve.

Oggi le cose sono un po' cambiate. In Finlandia la trovate nel bancone dei surgelati. La portate a casa, la cuocete e la farcite per mangiarla quando volete. Ed è un bene perché è veramente buona. Ora noi non la troviamo tra una scatola di piselli Findus e una di bastoncini del Capitano ma possiamo rimediare...facendola noi. 

Semplice e abbastanza veloce, la preparate la sera e la farcite la mattina. Se volete essere scandinavi DOC dovete farcirla con la panna e con una soffice confettura di lamponi o fragole, il top.

Nell'impasto trovate il cardamomo ed è la spezia che fa la differenza però non a tutti piace e magari, se il vostro palato non è abituato, potrete trovarla troppo forte. Quindi, o la togliete sacrificando il sapore reale del panino, oppure diminuite leggermente la dose. Pronti?



La ricetta originale viene da uno dei sancta sanctorum della cucina finlandese, il blog Kaakao kermavaahdolla. Io ve la propongo nella versione semplificata e adattata alle nostre misure di Anna, simpaticissima proprietaria del blog Profumo di follia. Posso dirvi che il risultato si avvicina tantissimo, anzi è lo stesso di quelle che trovate nella fredda ma meravigliosa penisola scandinava.


Laskiaispulla

500 g farina
100g burro
1 uovo
250 ml latte intero
1/2 cucchiaino di cardamomo in polvere (non vi piace? non lo usate oppure sostituitelo con la cannella)
1 pizzico di sale
1 bustina di lievito di birra secco
vaniglia (nel modo in cui la preferite, non sono una talebana del gusto😀)

per la superficie

zucchero a velo
granella di zucchero
1 uovo
5 cucchiai di latte

per farcire

panna montata fresca
confettura di lamponi o fragole


Se hai una macchina del pane metti tutti gli ingredienti nel cestello, partendo da quelli liquidi, e avvia il programma impasto e lievitazione (io ho quella della Silvercrest e utilizzo il programma numero 10).

Non hai la mdp? Procedi in questo modo. Prendi la planetaria, scalda leggermente il latte e mettilo nella ciotole insieme allo zucchero, cardamomo, sale e uovo. Mescola con cura.

Aggiungi la farina, il lievito e il burro morbido e lavora con il gancio a foglia. Quando l'impasto è compatto e ben lavorato, spegni la planetaria e lascialo lievitare fino al raddoppio.

Prendi il tuo impasto, lavoralo brevemente per sgonfiarlo e stacca dei piccoli pezzi di circa 60 grammi l'uno. forma delle palline e mettile distanziate sulla placca rivestita di carta forno. Lascia riposare per altri 30 minuti, spennella la superficie con l'uovo sbattuto con i 5 cucchiai di latte e cospargi con la granella di zucchero.

Metti nel forno già caldo e cuoci, con la superficie coperta da un foglio di carta forno a 200°C per circa 25 minuti (controlla sempre il grado di cottura, ogni forno è diverso). Dopo il primo quarto d'ora, scopri i tuoi panini e termina la cottura.

Lasciali raffreddare e tagliali a metà per poterli farcire con la panna e,se vuoi, anche la confettura. Spolvera con lo zucchero a velo.



Le frittelle di mais di Corfù, le Tzaletia

TZALETIA- frittelle di mais di Corfù



Tzaletia, grecia, cucina


Cucina greca mon amour. La scoperta delle tzaletia, frittelle di farina di mais, ha deliziato non solo le mie papille ma anche quelle del vicinato. Sono dolcetti fragranti, semplici da realizzare, poveri di ingredienti come piace a noi, ricchi di sapore e di storia. Pare infatti, e il nome ne è una precisa testimonianza, che siano la conseguenza delle dominazione veneziana nell'isola di Corfù. Del resto il termine tzaleti cosa vi ricorda? Gli zaleti, i rustici biscottini veneziani che appunto vengono realizzati, come queste frittelle, con la farina di mais.


Io le ho scoperte grazie a uno dei miei blog preferiti, GREAT - Mangiare greco. Ricco di informazioni e piccole curiosità che spaziano dalla storia alla gastronomia, è senza dubbio, a mio modesto avviso, uno dei punti di riferimento più sicuri ed esaustivi per la cucina e la cultura greca.



Le tzaletia hanno come ingrediente principale la farina di mais. Non so voi ma io l'adoro e non soltanto perché è senza glutine. Utilizzata nelle ricette dolci regala quel quid croccantino che rende speciale ogni piatto! Nell' impasto non è presente lo zucchero. Questa particolarità le rende ideali per uno snack sia dolce che salato. Potete mangiarle in compagnia di un buon formaggio oppure, come la sottoscritta, inondarle con lo zucchero a velo e cannella, il miele oppure il buonissimo sciroppo d'acero, ricco di sostanze benefiche.

Nella pastella, se vi piace, potete anche aggiungere dell'uvetta. Io non l'ho fatto perché le accanite sostenitrici dell'uvetta a casa mia siamo soltanto io, sempre, e mia figlia grande a giorni alterni. 


Ci vogliono dieci minuti a prepararle, con la dose indicata ne viene una porzione sufficiente per 4 persone. Adatte alla merenda dei bambini, le tzaletia offrono il meglio di sé anche il giorno dopo, basta scaldarle leggermente...per la serie noi non buttiamo mai via niente!



TZALETIA- frittelle di mais di Corfù



180 g farina di mais fine (fioretto)

50 g farina bianca

50 ml di succo d'arancia

1 cucchiaino di lievito istantaneo per dolci

180 ml di acqua

olio per friggere



Servirle con:



zucchero a velo

cannella

sciroppo d'acero

miele



Prendi una ciotola e mescola le due farina con il lievito. Aggiungi il succo d'arancia e tanta acqua fino a ottenere una pastella non troppo liquida. I 180 ml ovvero quasi un bicchiere di plastica pieno, è la dose massima! Regolati mano mano, aggiungendone un po' alla volta.

Fai scaldare l'olio nella padella (mi raccomando deve essere abbondante, più ne metti meno ne assorbe la frittura). Aiutandoti con un cucchiaio deposita un po' di pastella nella padella e fai friggere fino alla doratura del lato. Gira e completa la cottura. Togli  e sistema le tue frittelle in un piatto con la carta assorbente.


Servile in compagnia i formaggio e prosciutto per la versione salata. Se le vuoi dolci puoi scegliere tra zucchero a velo, cannella. miele o sciroppo d'acero.



Chec în trei culori, la ciambella tre colori e il Viaggio







Dicono che l'importante non sia la meta ma il viaggio.
Forse è vero, o forse no.
Forse sono importanti entrambi.

E' la storia della cornice e del quadro o del pacchetto regalo ......
E' il tutto, il pacchetto completo. 

La meta è un punto essenziale della nostra bussola.
Ma il bello è che può essere cambiata. 
In corsa o in dirittura d'arrivo.
A pochi passi dal traguardo ci inventiamo una curva che proprio non c'era, la rendiamo reale e finiamo dove mai avremmo detto.

Ovviamente parlo dei viaggi "interni", cosa nelle quale noi donne siamo ferratissime. Quanti viaggi, quante mete nelle vostre vite?

Nella mia tanti e tutti questi viaggi mi hanno resa diversa. Né migliore né peggiore.

Solo diversa.

La meta è stata cambiata dal destino o dalle mie mani guidate dal destino.

E oggi posso dire per fortuna.

Ma sapete il viaggio che adoro di più?
Quello che mi riporta esattamente al punto di partenza.
Parto,viaggio e poi torno.
Diversa.
Per ripartire dallo stesso punto.
Ma con una mente diversa, perché il viaggio me l'ha cambiata.

Un brindisi virtuale a tutti i vostri e i miei viaggi interni. A quelli che vi cambiano, a quelli che vi fanno gioire o che vi fanno soffrire. A quelli che vi portano altrove o a quelli che vi fanno tornare esattamente lì, proprio al punto iniziale.

Uguali ma sempre diverse...perché come sappiamo rinnovarci noi donne, mi dispiace ma non lo sa fare nessuno.

Oggi andiamo in Romania!
Quando ho visto questa torta nel blog di Lucilla me ne sono innamorata perdutamente.
Poi mi sono scoraggiata..chissà quanto ci vorrà per fare quei tre strati di colore diverso.

Dieci minuti tondi tondi. Questo è il bello!
E' una torta semplicissima ma che mette tanta allegri solo a guardarla. E' perfetta per la colazione insieme al latte o al tè.

Due avvertenze: non cambiate le dosi. Io la prima volta ho diminuito le uova ed è venuta fuori una torta troppo asciutta. 

Se guardate bene lo strato di cacao della mia ciambella è troppo sottile. Fate uno strato consistente, ripassate due o tre volte con il colino colmo di cacao, l'effetto visivo ne guadagnerà in bellezza!



Chec în trei culori


impasto bianco

5 albumi
40 g farina
40 g zucchero
25 g olio di semi
3 g lievito per dolci
1 cucchiaio di essenza di vaniglia

impasto giallo

5 tuorli 
40 g zucchero
40 g farina
25 g olio di semi
3 g lievito per dolci
scorza di limone grattugiata

cacao amaro per lo strato centrale


Accendi il forno a 180 °C.
Metti un foglio di carta forno in uno stampo a ciambella di 22 massimo 24 cm.

Separa i tuorli dagli albumi. 

Impasto giallo

Prendi la planetaria, versa nella ciotola i tuorli e lo zucchero. Monta fino a ottenere un composto gonfio e spumoso. Aggiungi l'olio e la scorza di limone.  Unisci la farina setacciata con il lievito. Mescola fino a ottenere un impasto omogeneo.

Impasto bianco

In un'altra ciotola monta a neve ferma gli albumi. Aggiungi lo zucchero, l'olio, la vaniglia e la farina setacciata con il lievito.

Prendi il tuo stampo a ciambella e versa sul fondo l'impasto giallo. Aiutandoti con un colino versa il cacao sull'impasto giallo fino a ricoprirne interamente la superficie.

Completa la torta mettendo l'impasto bianco sullo strato di cacao.

Metti nel forno e cuoci a 180°C per circa 30 minuti.

Assicurati che la torta sia cotta prima di tirarla fuori dal forno.

Chole Bathure, il perfetto piatto veg, e famolo strano!





emporio 21 india


Famolo strano, almeno una volta a settimana.
Liberiamoci dalle convinzioni ataviche, dai pregiudizi e dal sentito dire.

Famolo strano, come da copione, durante i week-end o, se siamo particolarmente curiosi, almeno una o due volte nei giorni lavorativi.

Famolo strano quando la gola e la lussuria sono le nostre abituali dimore o famolo strano quando il colesterolo bussa alle nostre porte.

Ehhh?

Rewind.

Aspetta un attimo, mi sa che ti sei fumata l'intonaco e qualche zucchina dell'orto. Ma cosa intendevi quando dicevi famolo strano?

Mangiamo strano.
O almeno allarghiamo i nostri confini sensoriali alla ricerca di ricette etniche che ci conducano lentamente in un comodo viaggio low cost, pigramente seduti intorno alla nostra tavola.

Facciamo come gli americani. Destiniamo un giorno, magari il venerdì o il sabato, al cibo da asporto etnico. Ma l'"asporto" che sia dalla nostra cucina al tavolo della sala da pranzo perché non c'è niente di più sano e prezioso di un alimento fatto con le nostre mani.

Non c'è nulla di più evocativo di un cibo. Profumi, sapori e modi di cucinare diversi eppure così semplici e affini alle nostre corde di esploratori.

Però non tutti amiamo sconfinare nella cucina degli altri. Questo è un aspetto che fondamentalmente non comprendo negli altri, forse per la mia vita da girovaga. Escludere a priori quello che non conosciamo mi sembra una prova di superficialità come il rimanere chiusi nei confini del proprio comfort cittadino.

La curiosità anche culinaria è una molla che spinge alla conoscenza. E conoscere allarga le maglie del cervello.

Prendete questo Chole Bhature. Un nome inusuale per un piatto capace di far sorridere qualsiasi studente universitario indiano. E' una semplice e inedita combinazione tra chana masala (i ceci) e un pane, bhatura, che una volta provato difficilmente dimenticherete,



E' tipico della cucina del Punjabi anche se non esiste posto nel nord dell'India dove questa deliziosa specialità non venga proposta. Dove? Ma per strada, perché è uno street food tra i più acquistati.

Non è però uno snack, ma un vero e proprio pasto completo. E' talmente buono che difficilmente avrete bisogno di altro.

Anzi, magari un bel bicchiere di Lassi che oltre a essere molto buono dà sempre quel tocco di Indian Style che ci piace tanto.

Separare il chole dal bathure è impossibile. Sarebbe come togliere la Beatrice a Dante, la Laura al Petrarca, la patatina a Rocco Siffredi 😀

Si completano a vicenda, come i matrimoni ben riusciti.



Ma perché parlavi di colesterolo all'inizio?
Allora il chole bathure ha circa 450 calorie. 

Il problema non è tanto il chole, è un intingolo di pomodori, ceci e spezie ma il bathure ovvero il pane fritto!

Se avete problemi di linea, colesterolo incipiente o cistifellea capricciosa beh avete una doppia scelta:

-  li separate (scelta SCONSIGLIATISSIMA)

- il bathure lo cuocete al forno, non sarà la stessa cosa ma almeno potrete gustarvi senza troppi problemi questo meravigliosa ricetta del Punjabi!

Una precisazione: il bathure va fatto lievitare coperto per circa un'ora e mezzo. Quando avrà raddoppiato il volume, dividetelo in otto porzioni e cercate di dar loro una forma tonda senza mattarello ma semplicemente con le mani. Non verranno certo perfette, ma così vuole la tradizione!

CHOLE BATHURA

dose per 2 o 3 persone

Per il bathura

250 g farina di tipo 2 o grani antichi
100 ml yogurt (vaccino o vegetale)
1 cucchiaio di latte (vaccino o vegetale)
sale 
1\2 cucchiaino di zucchero
1\2 bustina di lievito di birra liofilizzato 
5 cucchiai di olio extravergine

Per il chole

1 lattina di ceci lessati
3 pomodori pelati
1 cucchiaio di doppio concentrato di pomodoro
1\2 cipolla
1 spicchio di aglio
1 cucchiaino di semi di cumino
2 foglie di alloro
1 stecca di cannella
1\2 cucchiaino di curcuma
1\2 cucchiaino di zenzero
1\2 cucchiaino di peperoncino 
1\2 cucchiaino di garam masala o curry


Fai il bathure

In una ciotola mescola la farina con il sale. Aggiungi tutti gli ingredienti previsti. Se noti che l'impasto tende a non formarsi o risulta poco elastico aggiungi poca acqua per volta finché non ottieni un composto morbido e uniforme.

Metti in una ciotola e copri il tutto con un panno umido. Fai Lievitare fino al raddoppio.

Fai il chole

Trita finemente aglio e  cipolla

In un wok o in una padella scalda qualche cucchiaio di olio e aggiungi la stecca di cannella, il cumino e le foglie di alloro.

Fai sfrigolare leggermente (devi sentire il profumo delle spezie).

Aggiungi il mix di cipolla e aglio e fallo soffriggere . Aggiungi lo zenzero, il peperoncino , la curcuma, il garam masala (o il curry).


Unisci i pomodori pelati e schiacciali con la forchetta. Aggiusta di sale e pepe e aggiungi mezzo cucchiaino di zucchero (per togliere l'acidità del pomodoro) e mezzo bicchiere di acqua. Fai cuocere lentamente per circa cinque minuti.

Versa i ceci scolati e continua la cottura per circa 30 minuti.

Spegni e fai riposare

Cuoci il Bathure

Prendi il panetto di bathure lievitato e dividilo in 8 porzioni. 
Fai scaldare una pentola con abbondante olio per friggere.

Stendi ogni pezzo di impasto con le mani, fino a dargli una forma semicircolare (cerca di tiralo il più possibile, deve essere molto sottile)

Friggi nell'olio caldo. Il tuo bathure si gonfierà come per magia e farà tante piccole bolle. Scola e assorbi l'olio in eccesso.

Servi caldo con il composto di ceci.

- Se vuoi evitare la frittura cuoci il bathure in forno caldo a 180 °C per circa 5 minuti










Il vero guacamole e Roma



"De la Sierra Morena, cielito lindo, vien bajando un par de ojitos negros, cielito lindo......"


Quando sento la parola Messico la mia mente inizia a percorrere sentieri tutti suoi. Seduta davanti al mio pc, canticchio Cielito Lindo e inizio un viaggio low cost pazzesco.

Dopo una mattinata trascorsa dietro all'Arriba Arriba di Speedy Gonzales, nuoto nell'acqua cristallina di Playa del Amor e, con il mio sombrero calato sul viso,  scivolo in una deliziosa siesta fino a sera.

La notte tutto cambia. La movida messicana mi racconta storie che profumano di chili e margarita, di fajitas e di salsa roja. Le note di Cielito Lindo lasciano il posto a:

"La cucaracha, la cucaracha, ya no puede caminar....."
Già, sarebbe bello immergersi nella cultura tipica messicana vero?

 A Roma questo è possibile.

Vi do un nome: Diana Beltran. Ho conosciuto Diana grazie alle lezioni sulla cucina messicana che ci ha offerto sul Gambero Rosso. Ho imparato a viaggiare con la mente e i sapori. Attraverso i suoi racconti ho sognato iniziando a preparare con le mie mani le tipiche e inimitabili ricette tradizionali messicane.

Il sushi e Roma

Sushi Roma Gyoza


Le strade di Roma sono capaci di raccontarti una storia in ogni angolo. Un piccolo sampietrino, un'iscrizione in latino, un calzolaio che canta uno stornello. 

Il cuore di Roma ama emozionarti anche se lo vedi per la milionesima volta. Ci sarà sempre qualcosa, un angolo, un vicolo, uno sguardo che ti colpirà al cuore per non lasciarlo mai più.

Dreikönigskuchen ovvero la torta magica dell'Epifania...e magica lo è davvero!


torta re magi epifania pane dolce brioche



Una torta magica per poter sognare, per rivestire di oro e argento l'ultimo giorno di festa.

Ventiquattro ore per sentirsi re o regine di un regno fantastico e inesplorato. Ventiquattro ore per sognare epiche lotte con draghi e sfarzosi balli alla corte di Francia.

Impossibile? Beh, forse si.
Però abbiamo un asso nella manica ovvero la Dreikönigskuchen, la torta dei Re Magi.

Cos'ha di magico questa torta?
Al suo interno cela un piccolo tesoro. Chi lo trova, diventa re per un giorno. Certo, non della reggia di Versailles ma semplicemente della propria casa, ma a noi basta vero?

Per me è un ricordo bellissimo delle mie vacanze invernali in Svizzera. Il suo profumo mi parla di mia sorella, delle mie nipoti, dei loro splendidi figli.....non c'è niente da fare, per me quella nazione rimarrà sempre la mia seconda casa, l'oasi dei ricordi felici!

La Dreikönigskuchen è una torta tipica svizzera le cui origini sono antichissime. Dovete sapere che nella Confederazione Elvetica non sanno nemmeno chi sia la Befana. Loro festeggiano semplicemente l'arrivo dei tre Re Magi e lo fanno con questo splendido pane dolce che ha il potere di regalare un giorno indimenticabile alla persona che trova il tesoro in una delle palline che compongono la corona. 

Il tesoro è rappresentato da una figurina in plastica alimentare raffigurante un re oppure da una mandorla, una nocciola o una noce. Ci si siede a tavola e ogni membro della famiglia stacca una pallina. Il fortunato che troverà il piccolo bottino prezioso avrà il potere di farsi servire e riverire per tutta la giornata. Nelle Dreikönigskuchen vendute in Svizzera trovate anche una corona scintillante compresa nella confezione che verrà solennemente apposta sulla testa del fortunato.

Prepararla è molto semplice. Vi consiglio di farlo stasera per gustarla domani mattina durante la prima colazione.

La versione tradizionale vuole la superficie decorata da piccole scaglie di mandorle e granella di zucchero. Io solitamente la decoro soltanto con lo zucchero a velo.

Io credo fermamente che questa torta sia magica.
Metterla a tavola con tutta la famiglia riunita crea complicità, allegria, divertimento..e questo è semplicemente un bel modo di festeggiare la Befana, i Re Magi o semplicemente la vita!



n.b --la ricetta viene da qui:https://famigros.migros.ch/it/festeggiare-e-stagionale/epifania/corona-dei-re-magi-del-sei-gennaio

Prima di addentrarci nella ricetta un piccolo consiglio. Come già vi sarete accorti il nuovo anno è iniziato sotto una pioggia di aumenti. Sul web impazza la polemica sui famosi sacchetti per la frutta i quali pare abbiano un costo medio di 2 centesimi. Giusto o no, sappiate che dietro questo piccolo "obolo" ve ne sono nascosti altri, più incisivi e importnati per la gestione dell'economia domestica. La luce ad esempio E' il caso di iniziare a chiedersi se abbiamo scelto la compagnia giusta, quella più in linea con le nostre personali esigenze. E' arrivato quindi il momento di affidarsi a un Comparatore di offerte per energia elettrica, per calcolare costi, bisogni e qualità del servizio. Con un click è possibile scegliere la tariffa più consona alla proprie esigenze. Tramite il comparatore di offerte per energia elettrica è facile trasformarsi in un consumatore attento e consapevole!



Dreikönigskuchen

per l'impasto:

500 g farina
60 g burro fuso freddo
100 g zucchero
la scorza grattugiata del limone
1 bustina di lievito (tipo Mastrofornaio)
1 uovo
1 cucchiaino di sale
50 g uva passa (facoltativa, potete non mettere nulla o aggiungere semplicemente delle gocce di cioccolato)
2,25 ml latte intero

per la superficie:

versione tradizionale:  1 cucchiaio di granella di zucchero
                                          1 cucchiaio di mandorle a scaglie
                                          1 uovo per spennellare la superficie

versione veloce:             zucchero a velo

1 mandorla o 1 nocciola o 1 noce da inserire dentro una delle palline.


Procedimento:

Su un piano di lavoro sistema la farina, fai un buco al centro e con delicatezza metti tutti gli ingredienti previsti per l'impasto. Lavora fino a ottenere un impasto omogeneo ed elastico (ci vorranno una decina di minuti).

Se vuoi velocizzare la preparazione utilizza la planetaria con il gancio a K.

Sistema l' impasto in una ciotola, coprila e metti a lievitare in un luogo caldo.

Dopo circa due ore, riprendi e lavora leggermente la massa lievitata.

Fodera una teglia circolare con della carta forno.

Dal tuo impasto stacca un pezzo di circa 280 grammi e ricavane una pallina da mettere al centro della teglia. 

Dal restante impasto stacca circa 8 pezzetti più o meno omogenei. Nel primo nascondi la mandorla (o la nocciola), fai una pallina e disponila intorno a quella centrale. fai così anche con le altre palline. 

Fai lievitare di nuovo per circa un'ora. 

Se vuoi realizzare la versione tradizionale spennella la superficie con l'uovo sbattuto e cospargi di mandorle e granella di zucchero.

Cuoci in forno caldo a 190 °C per circa 35 minuti.

Copri per i primi venti minuti la superficie del dolce, altrimenti scurisce troppo (come il mio ahimè).

Prima di togliere dal forno verifica il grado di cottura.

Fai raffreddare e...Buona Befana...o Re magi...insomma Buona Fortuna!