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Pariserbullar - il bombolone svedese alla crema



Pariserbullar, il bombolone svedese


Se vi dicessi Liatorp, Knixhult, StorJorm e Brunsta voi cosa mi rispondereste?
Ikea.

E se vi dicessi Ikea?
Mobili.

E se vi dicessi bottega svedese?
Senza dubbio Kanelbullar!

Il mitico dolce da colazione declinato in una spirale deliziosa di zucchero e cannella è diventato uno dei simboli della nazione svedese insieme al divano Ektorp, 




al letto Malm 




e al tavolino Lack.


Ikea chiama Svezia e la Svezia ci regala una serie di mobili e complementi d'arredo che hanno arredato le case di mezzo mondo.

Ma la Svezia non è soltanto Ikea come il dolcetto alla cannella non è l'unico dolce famoso della pasticceria svedese.

Prendete il Sockerbullar detto anche Pariserbullar. Questa morbida brioche, che ricorda molto da vicino il nostro bombolone, è una prelibatezza tra le più apprezzate al mondo. Un panino profumato racchiude una semplice crema pasticcera. Ma qui, di semplice non c'è null,a a partire dalla calorie!

Non può essere così semplice un prodotto da forno che ha il pregio di rimanere morbido a lungo e di non stancare il palato aggredendolo con il pur sempre apprezzabile sentore di olio fritto.

Il problema è che di Pariserbullar ne mangerete tanti, uno dietro l'altro proprio perché sono irresistibili e, all'apparenza, leggeri.

E il bello, mi sono dovuta ricredere, è che sono veramente semplici. Ci vuole poco per farli, soprattutto se avete una macchina del pane, e ci vuole ancor meno a finirli. Fateli per la colazione della domenica, è quella chicca in più che vi prepara corpo, anima e spirito al lunedì successivo.

Del resto la pasticceria scandinava ci ha riservato veramente tante sorprese a partire dalle famose Brioche ai frutti  rossi  per arrivare alla KladdKaka, la mitica torta al cioccolato che conquista ogni palato, passando per il maritozzo svedese alla panna, il mitico Laskiaispulla.





Una raccomandazione: non friggeteli! La caratteristica di questa brioche è proprio la cottura in forno. Ho visto in troppi blog  maltrattarli con fritture e affini. Questo è il vero Pariserbullar e come tale va trattato 😁

(ricetta originale Le Petrin - crema pasticcera Le Leccornie di Danita)


Pariserbullar


ingredienti lievitino

300 g farina
250 ml latte
15 g lievito (anche in bustina)
10 g zucchero

Impastate in una ciotola questi ingredienti e lasciateli riposare fino al raddoppio (se utilizzate la mdp impostate il programma solo impasto per 10 minuti).

Impasto

300 g farina
1 uovo medio
2 tuorli
100 g burro morbido
1 pizzico di sale
1 cucchiaino di vaniglia
cardamomo (se vi piace)
100 g zucchero
60 ml latte

Mettete i lievitino maturo in una ciotola e aggiungete tutti gli ingredienti partendo dalle uovo, le spezie, il latte, il burro morbido, finendo con la farina.
lavorate fino a ottenere un impasto morbido e omogeneo. Fate lievitare in un luogo caldo per circa due ore (o almeno fino al raddoppio dell'impasto).

La crema

2 uova
120 g zucchero
scorza grattugiata di 1 limone
30 g farina
400 ml latte

Fai scaldare il latte con la buccia del limone. Monta le uova con lo zucchero e aggiungi la farina e il sale. Versa il latte nel composto di uova, mescola con cura e metti di nuovo sul fuoco, facendo addensare la crema. Ci vorranno all'incirca 3/4 minuti. Fai raffreddare.

A questo punto prendi il tuo impasto stendilo leggermente a rettangolo piega i due lati corti verso il centro e poi due lati lunghi. Lascia lievitare per 30'.
Dividilo in pezzi da circa 70 g l'uno e forma con ognuno di questi delle palline che andrai  a posizionare su una teglia rivestita di carta forno.

Composizione dei Pariserbullar

Metti la crema pasticcera in una sac-a-poche con beccuccio a stella. Deposita 1 cm di crema pasticcera al centro di ogni brioche e spennella ognuna di queste con un uovo sbattuto. Fai lievitare per altri 30'.

Cottura

Inforna le brioche nel forno caldo a 190°C per 20 minuti circa. I Pariserbullar devono essere tolti dal forno prima che la cottura li indurisca eccessivamente. Spennella con del burro fuso quando sono tiepidi, cospargi di zucchero semolato e fai raffreddare completamente.

Kolache, la brioche ceca che vi conquisterà al primo morso!



KOLACHES


Posso dire di essere orgogliosa dei miei lettori? E lo sono non soltanto perché dopo un lungo periodo di assenza ho ripreso in mano queste pagine abbandonate e ho avuto un riscontro di pubblico inaspettato, ma anche perché le ricette internazionali che vi propongo sono quelle che vi suscitano più interesse e curiosità.

Questo tanto per sfatare il luogo comune che vede l'italiano attaccato soltanto alle sue tradizioni culinarie. Lo siamo ma amiamo anche la cultura che ci viene regalata da un cibo diverso perché ogni sapore racconta la storia di un popolo.

Quindi mille volte grazie!

Oggi è la volta dei Kolaches, brioche di origine ceca che vi conquisteranno con molta facilità. Quando le ho viste per la prima volta è stato amore, un colpo di fulmine di quelli che lasciano il segno. 




Tradizionalmente ripieni di formaggio o semi di papavero, i Kolaches sono l'anello di congiunzione tra il vecchio continente e gli Stati Uniti. Questi morbidi pasticcini di pasta lievitata infatti nascono nella Repubblica Ceca ma vengono importati negli Stati Uniti nel diciannovesimo secolo, quando il popolo ceco arriva nel Nuovo Mondo in cerca di fortuna.

Gli emigranti si fermano nelle comunità rurali del Texas, e qui, nel West più profondo, si insediano pacificamente mantenendo intatte lingua e cultura. La cosa curiosa è che parlano ancora il dialetto di circa 100 anni fa, tanto è vero che i giovani che arrivano dalla repubblica ceca fanno un po' fatica a capirli!

I Kolaches sono diventati negli anni un must della gastronomia statunitense. Pensate che esistono negozi e siti dove potete acquistarne in gran quantità. Sono capitata su uno store dove addirittura il proprietario sosteneva che mangiare i Kolaches a un meeting di lavoro portasse una fortuna incredibile! E la celebrazione di questi pasticcini non finisce qui. A Caldwell, una cittadina texana, organizzano ogni anno il Kolache Festival.




Ma cosa hanno di tanto speciale? L'impasto tanto per iniziare! Ha la consistenza di una nuvola e il bello è che si mantiene così almeno per due giorni. Pensate che è talmente soffice che con i ritagli di pasta abbiamo fatto dei simil panini tondi (quelli dei buffet per intenderci) e abbiamo deciso che da oggi in poi li faremo sempre con la ricetta dell'impasto dei Kolaches.

Altra cosa il ripieno. Io l'ho semplificato, ho utilizzato semplicemente la confettura di albicocca, ciliegie e la crema al cioccolato. Tradizionalmente però i ripieni sono quattro: formaggio, albicocche (secche), crema di semi di papavero e prugne. Ogni ripieno ha bisogno di una preparazione precisa ma penso che il risultato sia strepitoso. Ci proverò quando il tempo a disposizione sarà un po' più clemente con la sottoscritta😊. 

Se volete cimentarvi vi lascio il link di Tori Avey, famosa blogger americana, che spiega molto bene come realizzare le varie farciture (Kolaches di Tori Avey)

Ci vuole poco per farli, giusto il tempo delle lievitazioni. Io ho utilizzato la mia fedele macchina del pane ma possono essere realizzati anche a mano o nella planetaria. Unica deroga alla tradizione la cottura. Le nonne ceche utilizzavano il forno a legna, io no 😇

Vuoi altre ricette come questa? Prova la Chec in trei culori, la ciambella ai tre colori, un celebre dessert rumeno, la profumata brioche Babka, le piccole Bouldouk per una super colazione o, per un antipasto saporito l'Ajvar il caviale (vegetariano) preferito nei Balcani!


Kolaches


500 g farina (metà manitoba metà 00)
1 bustina di lievito di birra
100 g zucchero
120 g burro morbido
2 uova
125 ml latte tiepido
1 punta di noce moscata
1 scorza di limone grattugiata
1 scorza di arancia grattugiata
vaniglia (estratto, semini o vanillina fate voi)
1 pizzico di sale

per il ripieno:

confetture varie
crema la cioccolato e nocciole

latte e rosso d'uovo per la superficie


Se hai la macchina del pane:

Se ha la macchina del pane metti tutti gli ingredienti nel cestello, partendo da quelli liquidi e terminando con il lievito di birra, e avvia il programma impasto e lievitazione. Se hai la SilverCrest del Lidl, corrisponde la programma numero 10.

Se hai la planetaria:

Sciogli il lievito nel latte appena tiepido. Monta il gancio e nella ciotola metallica versa: latte e lievito,, burro, uova, zucchero, sale, noce moscata, vaniglia e scorze degli agrumi.

Lavora fino a ottenere un composto omogeneo e aggiungi poco a poco la farina. Visto che non tutte le farine sono uguali, potrebbe verificarsi che la tua assorbe molto più liquido rispetto alla mia. In tal caso, se il composto è troppo asciutto puoi unire ancora un po' di latte. Al contrario, se lo vedi troppo morbido, puoi unire latra farina ma ricorda: non più di 50 grammi!

Lavora con il gancio finché l'impasto non incorda. Trasferiscilo in una ciotola oliata, copri con la pellicola e lascia raddoppiare di volume.

Trascorso il tempo, metti il tuo impasto su un piano di lavoro e sgonfialo leggermente. Dividilo a metà.

Prendi una di queste metà e stendila con il mattarello a un'altezza non inferiore ai 2 centimetri. In parole povere, non fare una sfoglia troppo sottile come ho fatto io perché altrimenti i Kolaches non vengono con quella bella forma tonda e alta che rappresenta il loro marchio di fabbrica.

Prendi un coppapasta tondo di media grandezza e ritaglia tanti pasticcini. Fai così anche con l'altro impasto. Metti i tuoi pasticcini su teglie foderate di carta forno e lasciali lievitare per almeno 45 minuti.

Prepara un mix di latte e rosso d'uovo e, trascorso il periodo di riposo, spennella con cura la superficie. Prendi un cucchiaino fai una fossetta al centro e riempila con il ripieno da te prescelto.

Metti inforno caldo e cuoci a 180 °C fino a doratura (ci vorranno all'incirca venti minuti).

Fai raffreddare e buona colazione!





Laskiaispulla, il maritozzo scandinavo che amerete alla follia!




Laskiaispulla

Sarà il mio segno zodiacale, sarà il voler vivere dieci, cento, mille vite o semplicemente una forma di pazzia che mi accompagna sin dalla prima valigia riempita...Fatto sta che oscillo in modo vertiginoso tra il voler vivere a Spaccanapoli, in uno di quei condomini dove tutti si conoscono, dove la porta è sempre aperta e la caffettiera sul fornello e il rintanarmi nel mio amato Nord Europa. Caldo e freddo, neve e sole, chiasso e silenzio. Vivo di dicotomie.

Qualche giorno fa mi è capitato di vedere un film bello e spontaneo, semplice e divertente "Troppo napoletano" con Serena Rossi. Era una giornata particolare, di quelle che te ne vuoi stare rintanata nel tuo guscio perché ti rendi conto che il mondo là fuori gira al contrario e le persone non sono mai quello che sembrano. Apro Netflix e clicco a caso sul primo titolo. Poche scene e nella mia mente avevo già fatto la valigia per Napoli. 

Qualche ora più tardi capito per caso su Youtube e il mio sguardo viene attirato da un video sulla vita in Finlandia. Eccolo il mio Nord...Si parla di colazioni gustose e corroboranti, perfette per affrontare il grande freddo. Dopo qualche scena arriva lei, la Laskiaispulla che non è una parolaccia ma un panino dolce che potete mangiare così oppure farcirlo con panna montata. Una sorta di maritozzo scandinavo, tanto per intenderci!

Mi si è aperto un tassello della memoria e il ricordo di questo panino ha invaso la mia mente. Saranno vent'anni che non ne mangio uno e poi... nel blog non c'è! Non ho mai condiviso questa splendida ricetta!

Ecco, da Napoli sono finita in Finlandia, senza nemmeno fare il check-in!

Cos'ha di speciale la Laskiaispulla? Che questo non sarebbe il periodo più indicato per mangiarla perché è il panino del martedì grasso, quando i bimbi per festeggiare il Carnevale, prima del periodo quaresimale, prendevano slittini e merende sostanziose prima di lanciarsi a capofitto sulla neve.

Oggi le cose sono un po' cambiate. In Finlandia la trovate nel bancone dei surgelati. La portate a casa, la cuocete e la farcite per mangiarla quando volete. Ed è un bene perché è veramente buona. Ora noi non la troviamo tra una scatola di piselli Findus e una di bastoncini del Capitano ma possiamo rimediare...facendola noi. 

Semplice e abbastanza veloce, la preparate la sera e la farcite la mattina. Se volete essere scandinavi DOC dovete farcirla con la panna e con una soffice confettura di lamponi o fragole, il top.

Nell'impasto trovate il cardamomo ed è la spezia che fa la differenza però non a tutti piace e magari, se il vostro palato non è abituato, potrete trovarla troppo forte. Quindi, o la togliete sacrificando il sapore reale del panino, oppure diminuite leggermente la dose. Pronti?



La ricetta originale viene da uno dei sancta sanctorum della cucina finlandese, il blog Kaakao kermavaahdolla. Io ve la propongo nella versione semplificata e adattata alle nostre misure di Anna, simpaticissima proprietaria del blog Profumo di follia. Posso dirvi che il risultato si avvicina tantissimo, anzi è lo stesso di quelle che trovate nella fredda ma meravigliosa penisola scandinava.


Laskiaispulla

500 g farina
100g burro
1 uovo
250 ml latte intero
1/2 cucchiaino di cardamomo in polvere (non vi piace? non lo usate oppure sostituitelo con la cannella)
1 pizzico di sale
1 bustina di lievito di birra secco
vaniglia (nel modo in cui la preferite, non sono una talebana del gusto😀)

per la superficie

zucchero a velo
granella di zucchero
1 uovo
5 cucchiai di latte

per farcire

panna montata fresca
confettura di lamponi o fragole


Se hai una macchina del pane metti tutti gli ingredienti nel cestello, partendo da quelli liquidi, e avvia il programma impasto e lievitazione (io ho quella della Silvercrest e utilizzo il programma numero 10).

Non hai la mdp? Procedi in questo modo. Prendi la planetaria, scalda leggermente il latte e mettilo nella ciotole insieme allo zucchero, cardamomo, sale e uovo. Mescola con cura.

Aggiungi la farina, il lievito e il burro morbido e lavora con il gancio a foglia. Quando l'impasto è compatto e ben lavorato, spegni la planetaria e lascialo lievitare fino al raddoppio.

Prendi il tuo impasto, lavoralo brevemente per sgonfiarlo e stacca dei piccoli pezzi di circa 60 grammi l'uno. forma delle palline e mettile distanziate sulla placca rivestita di carta forno. Lascia riposare per altri 30 minuti, spennella la superficie con l'uovo sbattuto con i 5 cucchiai di latte e cospargi con la granella di zucchero.

Metti nel forno già caldo e cuoci, con la superficie coperta da un foglio di carta forno a 200°C per circa 25 minuti (controlla sempre il grado di cottura, ogni forno è diverso). Dopo il primo quarto d'ora, scopri i tuoi panini e termina la cottura.

Lasciali raffreddare e tagliali a metà per poterli farcire con la panna e,se vuoi, anche la confettura. Spolvera con lo zucchero a velo.



Quadrotti al cioccolato





Non amo particolarmente le Fiesta. Troppo alcoliche, poco delicate. O almeno non le amo nella vita di tutti i giorni.

In gravidanza è stata tutta un'altra storia. Quindici di agosto e una voglia tremenda di Fiesta, appunto. Il problema è che quasi 18 anni fa non esisteva l'apertura selvaggia di centri commerciali & co. e soprattutto, con quella canicola, le confezioni di merendine al cioccolato erano piuttosto rare.

Beh, quel sant'uomo di mio marito è riuscito a trovare un distributore automatico dove faceva bella mostra di sé una Fiesta. Meglio del Sacro Graal. A dire il vero avrei anche da ridire sulla frase "bella mostra". La merendina era floscia, sudata e accartocciata ma non sia mai che la bambina venga con una voglia di Fiesta stampata sulla fronte 😏.

Ho avuto il coraggio di mangiarla, anzi di divorarla, dicendo boccone dopo boccone "No, non mi piace". In quel frangente mio marito ha capito che noi donne siamo un mistero a metà strada tra una visione angelica e il braccio destro di Lucifero. Paranormal activity a noi ce fa 'n baffo!

Che c'entra la Fiesta con questi quadrotti? Niente, se non che li ho tirati fuori dopo che una delle mie figlie mi ha detto "Non ci vedo più dalla fame", proprio come recita il fortunato spot della merendina. Una frase che, seppur nella sua semplicità, rimane infilata nelle sinapsi. Siamo bravi noi copywriter eh? O almeno, quelli dello spot sono bravi, io magari un po' meno😅

Non ci vedeva più dalla fame, la donzella in piena crisi puberale. A mezzogiorno va bene, ma alle cinque del pomeriggio una matriciana la vedo poco indicata. Ci voleva qualcosa di diverso..

I suddetti pasticcini si preparano in poco tempo. Sono piccoli ma sostanziosi e placano quella sensazione di temporanea cecità provocata da uno stomaco super attivo.

Non avete bisogno di grandi attrezzature. Oltre alla succitata fame, dovete armarvi di uno stampo rettangolare (piccolo), carta forno e fruste (o planetaria). Non alzate il sopracciglio sinistro se dopo la cottura sono leggermente umidi e la famosa prova stecchino vi restituirà un legnetto con un po' di impasto appiccicato.

Il dolcino è umido, non pastoso, insomma non fa l'effetto "mappazzone" (Barbieri docet).




Quadrotti al cioccolato

2 uova
40 g farina
1/2 cucchiaino di cannella e noce moscata (facoltativo)
40 g burro
100 g cioccolato fondente di ottima qualità
1 pizzico di sale
1/2 cucchiaino di lievito per dolci
130 g zucchero di canna
50 g di noci o nocciole tritate
1 cucchiaino di polvere di caffè

Fai sciogliere a bagnomaria il cioccolato e il burro, aggiungi il caffè in polvere. Mescola con cura e metti da parte per far intiepidire.

Intanto sbatti le uova con lo zucchero e aggiungi  le spezie, la frutta secca tritata, il cioccolato poco alla volta e la farina setacciata con il lievito.

Prendi il tuo stampo rettangolare, foderalo con la carta forno leggermente inumidita, stendi il composto livellandolo con cura.

Fai cuocere a 180°C per circa venti minuti.

Fai raffreddare, taglia a quadrotti e servi con un ciuffo di panna montata.


Le Madeleine de Commercy e perché si diventa foodblogger




Le madeleines rappresentano l'idea che un cibo abbia la capacità neurologica di scatenare un'emozione. In fin dei conti lo abbiamo sempre saputo. Il profumo del ciambellone della mamma rievoca nelle nostre menti le vecchie cucine della nostra infanzia, il dolce forno, il grembiule delle nonne, il camino acceso o la vecchia cartella della scuola.

Sono pennellate fugaci eppure indelebili, capaci di rimanere sepolte nelle coltri della memoria per poi riemergere con tutta la potenza scatenata da...una briciola. Basta infatti un minuscolo atomo di quel cibo a scatenare in noi un'onda anomala di ricordi e sensazioni talmente vividi da sembrare reali. Ripeto, noi lo abbiamo sempre saputo, ma questa supposizione oggi è supportata da una precisa ricerca scientifica contenuta nel libro "Proust era un neuroscienziato" di Lehrer.

Proust, scrittore che con la sua Recherche ha sfidato la pazienza di qualsiasi lettore accanito, dal buio della sua camera aveva intuito una cosa fondamentale: i sensi hanno un ruolo fondamentale nella ricerca di se stessi e delle proprie radici. E lo dimostra proprio il passo dedicato alle famose Madeleines:

"Al mio ritorno a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di bere, contrariamente alla mia abitudine, una tazza di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, cambiai idea. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti che chiamano Petites Madeleines e che sembrano modellati dentro la valva scanalata di una “cappasanta”. 

E subito, meccanicamente, oppresso dalla giornata uggiosa e dalla prospettiva di un domani malinconico, mi portai alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato che s’ammorbidisse un pezzetto di madeleine. Ma nello stesso istante in cui il liquido al quale erano mischiate le briciole del dolce raggiunse il mio palato, io trasalii, attratto da qualcosa di straordinario che accadeva dentro di me. 

Una deliziosa voluttà mi aveva invaso, isolata, staccata da qualsiasi nozione della sua casa. Di colpo mi aveva reso indifferenti le vicissitudini della vita, inoffensivi i suoi disastri, illusoria la sua brevità, agendo nello stesso modo dell’amore, colmandomi di un’essenza preziosa: o meglio, quell’essenza non era dentro di me, io ero quell’essenza. Avevo smesso di sentirmi mediocre, contingente mortale...."


Capite perché adoro le madeleines? Queste piccole conchiglie sono il lasciapassare per l'anima. Una tazza di tè, un buon libro e un pomeriggio uggioso il contorno per tentare di ripercorrere la tenera nostalgia di quello che è stato e che mi ha permesso di essere oggi quella che sono.

Adoro il cibo importante dove per importante intendo semplicemente dotato di un perché. Forse è questo il segreto dell'essere una buona foodblogger. Riuscire a dialogare con un tessuto ancestrale fatto di burro, farina, uova ...riuscire a coglierne il respiro segreto, l'anima silente, e trasmetterla a chi ha la pazienza di sedere un attimo nel silenzio della propria cucina per leggere  queste parole.

Proust e il mondo del food...chi l'avrebbe mai detto!

La ricetta che vi propongo è quella classica, quella di Commercy. Ahimè manca la tipica gobba che caratterizza questi profumati dolcetti. Colpa delle mie scarse abilità o forse dello stampo mini chi lo sa😅.

L'impasto come potete vedere è molto semplice, animato semplicemente dall'unione della scorza di limone e dalla vaniglia. Potete mantenere invariato questo mix ravvivandolo con le note speziate dei semi di cardamomo oppure un pizzico di noce moscata e zenzero.

(fonte testo Proust Il Post)


Le Madeleines de Commercy


(ricetta di Chef Bernard)

120 g farina
100 zucchero
100 burro morbido
2 uova intere
1 tuorlo 
scorza grattugiata di un limone
1 cucchiaino di essenza di vaniglia
1/2 cucchiaino di lievito in polvere

Imburra e infarina lo stampo per madeleines.

Monta le uova e il tuorlo con lo zucchero.
Aggiungi gli aromi e il burro sciolto nel microonde o a bagnomaria.

Monta leggermente, due o tre minuti al massimo non di più.

Aggiungi il lievito (si, hai letto bene, prima della farina) e unisci in 3 volte tutta la farina. Mescola e metti in frigo per almeno due ore.

Al termine di questo periodo di riposo, metti un cucchiaio circa di composto nei classici stampini a conchiglia.

Cuocete a 190°, forno statico, per circa 13 minuti.



Le frittelle di mais di Corfù, le Tzaletia

TZALETIA- frittelle di mais di Corfù



Tzaletia, grecia, cucina


Cucina greca mon amour. La scoperta delle tzaletia, frittelle di farina di mais, ha deliziato non solo le mie papille ma anche quelle del vicinato. Sono dolcetti fragranti, semplici da realizzare, poveri di ingredienti come piace a noi, ricchi di sapore e di storia. Pare infatti, e il nome ne è una precisa testimonianza, che siano la conseguenza delle dominazione veneziana nell'isola di Corfù. Del resto il termine tzaleti cosa vi ricorda? Gli zaleti, i rustici biscottini veneziani che appunto vengono realizzati, come queste frittelle, con la farina di mais.


Io le ho scoperte grazie a uno dei miei blog preferiti, GREAT - Mangiare greco. Ricco di informazioni e piccole curiosità che spaziano dalla storia alla gastronomia, è senza dubbio, a mio modesto avviso, uno dei punti di riferimento più sicuri ed esaustivi per la cucina e la cultura greca.



Le tzaletia hanno come ingrediente principale la farina di mais. Non so voi ma io l'adoro e non soltanto perché è senza glutine. Utilizzata nelle ricette dolci regala quel quid croccantino che rende speciale ogni piatto! Nell' impasto non è presente lo zucchero. Questa particolarità le rende ideali per uno snack sia dolce che salato. Potete mangiarle in compagnia di un buon formaggio oppure, come la sottoscritta, inondarle con lo zucchero a velo e cannella, il miele oppure il buonissimo sciroppo d'acero, ricco di sostanze benefiche.

Nella pastella, se vi piace, potete anche aggiungere dell'uvetta. Io non l'ho fatto perché le accanite sostenitrici dell'uvetta a casa mia siamo soltanto io, sempre, e mia figlia grande a giorni alterni. 


Ci vogliono dieci minuti a prepararle, con la dose indicata ne viene una porzione sufficiente per 4 persone. Adatte alla merenda dei bambini, le tzaletia offrono il meglio di sé anche il giorno dopo, basta scaldarle leggermente...per la serie noi non buttiamo mai via niente!



TZALETIA- frittelle di mais di Corfù



180 g farina di mais fine (fioretto)

50 g farina bianca

50 ml di succo d'arancia

1 cucchiaino di lievito istantaneo per dolci

180 ml di acqua

olio per friggere



Servirle con:



zucchero a velo

cannella

sciroppo d'acero

miele



Prendi una ciotola e mescola le due farina con il lievito. Aggiungi il succo d'arancia e tanta acqua fino a ottenere una pastella non troppo liquida. I 180 ml ovvero quasi un bicchiere di plastica pieno, è la dose massima! Regolati mano mano, aggiungendone un po' alla volta.

Fai scaldare l'olio nella padella (mi raccomando deve essere abbondante, più ne metti meno ne assorbe la frittura). Aiutandoti con un cucchiaio deposita un po' di pastella nella padella e fai friggere fino alla doratura del lato. Gira e completa la cottura. Togli  e sistema le tue frittelle in un piatto con la carta assorbente.


Servile in compagnia i formaggio e prosciutto per la versione salata. Se le vuoi dolci puoi scegliere tra zucchero a velo, cannella. miele o sciroppo d'acero.



Rollini alla Nutella e la storia di Letizia






Bionda con occhi grigio topo.

Mediamente alta verso il basso.

Mediamente sorridente.

Mediamente malinconica.

L'espressione ricordava quella di una gallina, tipo Rosita, si proprio quella del Mulino Bianco. Gli occhietti roteavano ingenui, la testa si chinava a dir di sì. Al marito, al padre, alla madre, al cane, al gastroenterologo, al capoufficio…
Non prestava molta cura all'abbigliamento. Grigetto con una naturale inclinazione verso lo scozzese sbiadito.

Letizia, il suo nome. Beffa del destino.

Io la guardavo sconcertata ogni volta. Non riuscivo a capire come non riuscisse a prendere mai una decisione, un colpo di testa. Che so, un tuffo in mare il 12 di marzo. Cosi tanto per dimostrare a se stessi che la follia è un abito colorato.

Conduceva la sua vita a piccoli passetti adoranti. I figli, un maschio e una femmina che avrebbero fatto incazzare di brutto anche la Montessori. Avidi, prevaricatori. Ma lei faceva finta di nulla. E sopportava con quella schiena sempre più china, sempre più curva. Le malelingue dicevano che la gobba si accentuava al crescere delle corna che il marito le metteva puntualmente. Con la vicina, con l'insegnante di pianoforte, con la fioraia e voci di corridoio azzardavano pure con la suocera.

Ma di questo non ho prova e non vi racconterò.

Lei sapeva?

Noi pensavamo tutte di no.

Almeno fino alla sua sparizione.

Scomparsa, cosi, di punto in bianco, dalla sera alla mattina. Volatilizzata come se non fosse mai esistita. Ad allarmarsi fu proprio il gastroenterologo. Ora, a dirla tutta, noi avevamo sempre pensato che Letizia avesse preso tale medico come il suo confessore. Ci andava ogni mese, sempre un giorno dispari e sempre con largo anticipo.  "Non si sa mai" diceva lei. "E' fusa "pensavamo noi.

Però c'era chi aveva il personal trainer, il personal coach, lei aveva il personal gastroenterologo. Che poi era proprio "personal”, visto che venimmo a sapere che durante le visite tutto le controllava tranne le condizioni della cistifellea.

Rimanemmo sconvolti.

La cara e grigia Letizia con i suoi abiti scozzesi sbiaditi in realtà era una panterona gaudente.

Non è stata più trovata.

Mi piacerebbe raccontarvi che il marito e i figli si consumarono come candele al pensiero di questa mamma e moglie scomparsa.

Il simil-lutto durò tre mesi appena. I ragazzi andarono via di casa e il marito si diede alla caccia di vedove facoltose.

L'unico pensiero che mi consola è che pare l'abbiano vista a bordo di una Harley, vestita di pelle nera e borchie, avvinghiata alle spalle di un baldo giovane muscoloso.

Ciao 'ntamata!


'Ntamata è un termine palermitano che sta ad indicare una persona perennemente rintronata, addormentata, passiva. A me piace pensare che molte volte, dietro un aspetto compassato, ingenuo e Rinco.... Si nasconda una furia!

(ndr Letizia esiste davvero!)



Dolcino del Lunedi. Il mini rollino. Uno dei dolci che preferisco e che sono veramente semplici da preparare. Potete farcirlo come volete. Io sono rimasta sul classico con la Nutella, ma potete metterci la marmellata, la crema di latte, il miele.

Quando togliete il rotolo dalla carta forno e fate per arrotolarlo, stringetelo stretto stretto mi raccomando!

(Fonte Super-Superotte)



Rollini alla Nutella 

(dose base per 6 rollini)


75 gr farina

75 gr zucchero

2 uova

1 pizzico di sale.

3 cucchiai di latte


Per farcire:


Nutella


Per glassare:


100 gr cioccolato fondente (70%)




Separate albumi e tuorli.

Montate gli albumi con il sale a neve fermissima.

Montate i tuorli per cinque minuti con lo zucchero fino ad ottenere una massa spumosa.

Unite la farina e il latte e mescolate fino ad ottenere un composto omogeneo.

Unite gli albumi unendoli a cucchiaiate al composto.

Prendete una teglia, stendete un foglio di carta forno. Rovesciate l'impasto su questo foglio, livellatelo e dategli la forma di un rettangolo (lo spessore non deve essere eccessivo).

Cuocete per 10-15 minuti in forno a 180 gradi.

A cottura ultimata rovesciate la pasta su un canovaccio, staccate la carta forno e arrotolate la pasta su se stessa. Lasciate raffreddare. A questo punto, srotolatela, farcitela con la crema al cioccolato e richiudetela stretta stretta. Tagliate tanti piccoli cilindri. Sciogliete il cioccolato previsto a bagnomaria oppure nel microonde. Armatevi di pennello e glassate mini rollini, spennellandoli su tutti i lati. Fate asciugare la glassa.

MUFFIN AL GRANO SARACENO, CAFFÈ e CACAO e Carlotta Pallotta e le amiche


Nelle mie notti passate a misurare l'area delle piastrelle di casa mia ho preso una decisione.
Anche queste pareti sono delle “mediamente”. Settanta metri quadri, terzo piano senza ascensore. Due camere, una cucina che ha visto tempi migliori, un salottino e un bagno. Va beh bagno è una parola grossa. Diciamo che in due non ci si sta. Ci si deve chiedere permesso e appiattirsi contro il lavandino per far passare l'altro. E, credetemi, è una cosa alquanto seccante. A meno che lo strusciamento non presupponga un approccio di altro tipo. E allora è un altro paio di maniche. Comunque, approcci o no, la casa non va più bene. Bisogna cambiarla. Almeno novanta metri quadri. Un attico ecco. E pure in centro.
Stamattina l'ho comunicato alle mie amiche.
Avete presente il buono, il brutto e il cattivo? Ecco, noi dai tempi dell'università siamo la grassa, la bassa e la smilza.
Io la smilza (ai tempi), Lara è la bassa e Ginger è la grassa. Tre scalcinate studentesse di lettere perennemente fuori corso e perennemente dentro il bar dell'Università. La prima lezione andava, la seconda iniziavano gli sbadigli, la terza presupponeva la fuga incondizionata. Ore passate sedute a chiacchierare. Più che altro di uomini. Più che altro di anatemi lanciati contro gli uomini. Caffè, tramezzini e lacrime. E poi risate. E poi ancora lacrime. E le ore passavano.
Abbiamo capito che forse stavamo esagerando quando il barista un giorno ci ha messo in mano la scopa, il Mocio e la pezzetta per lavare il bancone al grido di "E che minchia".
Nessuna di noi tre alla fine si è laureata. Ginger si è sposata a ventiquattro anni. Ha tre figli. Tre maschi. E due mariti. Sforna torte a casa in nero con l'incubo della Guardia di finanza. I Nas se li sogna anche la notte.
Lara fa la segretaria in un'agenzia immobiliare. Non si è sposata, non ha fidanzati, ha solo un gatto.
Nando si chiama. Le ho detto che non è un nome da gatto.
Lei mi ha mandato a cogliere ravanelli.
Ma lei è così. E mi piace proprio per questo. Ognuno dovrebbe avere una Lara nella propria vita. Ognuno dovrebbe avere una persona che ogni tanto ti manda sinceramente e brutalmente a coglier ravanelli. Con affetto senza dubbio. Ma ti ci manda. E questa cosa ti riporta con i piedi a terra.
Perché io ho la sindrome dei piedi in mongolfiera. Ogni tanto mi alzo in volo. Troppo. E Lara è come se riempisse la mia mongolfiera di sacchi di sabbia. E mi riporta giù…



Oggi vi propongo una ricetta molto carina per la colazione del sabato. Un muffin che si prepara in 20 minuti di orologio e che vede una grande protagonista che io spesso ho sottovalutato nel corso degli anni: la farina di grano saraceno.

Ho imparato ad amarla grazie anche alla mia noiosissima gluten sensitivity che mi impone, regolarmente, una dieta totalmente priva di glutine. Ho imparato a renderla più delicata aggiungendo altre farine e a ingentilirla con qualche aroma in più.

Questi muffins arrivano da un librettino che non ho sottomano da un po'. Avevo fotografato la ricetta appena letta per non perderla. A proposito, voi come appuntate le ricette che vi piacciono? Io ho abbandonato fogli e foglietti per il cellulare. Fotografo e lascio lì, almeno sono sicura di non perderla!

Bene, io e Carlotta Pallotta vi salutiamo e vi auguriamo una serena giornata!



MUFFIN AL GRANO SARACENO, CAFFÈ e CACAO

150 g farina di grano saraceno
150 g farina 00 (o priva di glutine se siete intolleranti)
2 uova
100 g zucchero
1 cucchiaino di essenza di vaniglia
1 pizzico di sale
50 g cacao amaro
1 tazzina di caffè
100 ml yogurt (anche di soia)
100 ml latte (vaccino, soia o riso)
1 bustina di lievito per dolci
80 ml olio vegetale

Il procedimento è semplicissimo e comune a qualsiasi ricetta di muffin. Prendi due ciotole, in una metti tutti gli ingredienti liquidi, nell'altra i restanti. mescola e unisci i due composti, mescola leggermente.

Non ti ostinare a togliere i grumi, i muffin necessitano di un impasto grossolano! Versa la massa nei pirottini che hai preparato in precedenza, fai cuocere in forno caldo a 180 °C per circa 20 minuti.

Controlla prima di tirarli fuori il grado di cottura, ogni forno è a sé!

Spolvera con zucchero a velo oppure decora con panna montata.
Servi con una tazza di caffè latte, tè oppure una spremuta d'arancia.

I muffin al caffè e il problema delle keyword

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I muffin al caffè


Se fossi una brava web content writer a questo punto dovrei piazzare una bella keyword principale per far trovare questo benedetto post al signor Google. Il problema è che alla voce muffin al caffè esce una kw che a me fa rotolare dalle risate ovvero muffin al caffè gnam gnam.

Furba direte voi. L'hai già piazzata.
Eh già, forse è un trucco del mestiere.
O forse no.

Fatto sta che a me sto gnam gnam mi sta sulle zucchine. Come mmmhhhh, yuppie, slurp. Ma cos'è? Cosa vuol dire?
Buoni, deliziosi, profumati, morbidi oppure duri, amari, cattivi  o indigesti come il cappone della zia Assunta.
Usiamoli 'sti aggettivi!

Gnam gnam.
Ma nella realtà parliamo così?
Io no anche perché mi sentirei una cretina.
Vado a preparare la cena gnam gnam.
I tuoi pasticcini sono slurp.
Ho voglia di qualcosa mmmmmhhh (e non ditemi che una frase del genere non vi fa immaginare immediatamente le calze a rete, Rocco Siffredi e le patatine Crik e Crok, Amica, Pai e vattelappesca tutte insieme)!

Allora mio caro Google il mio post non lo avrai. 
Gnam gnam lo lascio dire a Paperino di fronte alla torta di Nonna Papera.

Io ti dico solo che i muffin al caffè delle mie amiche di Un condominio in cucina sono i migliori .
Buoni, morbidi, soffici e il bello è che non hanno manco un grammo di burro!
Avete letto bene muffin senza burro (si è una keyword principale 😀).

Due raccomandazioni:

- raddoppiate la dose, soprattutto se avete gli amici dei vostri figli a casa

- non usate la panna acida al posto della panna fresca

(p.s. per la storia della panna acida andate a dare un'occhiata nel loro POST alla voce commenti dove le poverine hanno dovuto sopportarmi in qualità di stalker delirante).


Muffin al caffè


Ingredienti secchi:

160 grammi farina
80 grammi zucchero
50 grammi gocce di cioccolato fondente
2 cucchiaini rasi di lievito istantaneo
1 cucchiaino di caffè solubile

Ingredienti liquidi:

1 uovo
100 ml panna fresca
35 ml caffè ristretto
40 ml olio di girasole

Dose per 8 muffin 

Accendi il forno e metti i pirottini nello stampo.
In una ciotola metti tutti gli ingredienti secchi.


Prendi una seconda ciotola e versa gli ingredienti liquidi. Versali sui secchi e gira velocemente con la spatola o addirittura con una forchetta e mi raccomando ...8 giri non di più perché altrimenti il dio dei muffin si vendicherà regalandoti un pasticcino più duro del travertino romano!

Non ti preoccupare se risulta grumoso è proprio così che deve essere!
Riempi gli stampini e cuoci a 180° per circa 15 minuti.
Verifica il grado di cottura e tirali fuori dal forno.

Fai raffreddare e spolvera con zucchero a velo!





I muffins ai frutti di bosco: una ricetta super veloce ed economica


frutti di bosco-muffins-colazione-ricetta-facile-veloce-economica-yogurt



Il Muffin non si discute.
Si ama.
Piccolo, tondo, morbido e profumato.
Ve l’ ho venduto? Si?
Bene.
Ora diciamoci la verità.
Il muffin è comodo, facile e veloce.
Ed è pure economico.
Fa riisparmiare fatica, tempo  e pure soldi. E vi fa fare anche bella figura.
Riempie il buffet in un attimo e alla fine, posso raccontarvi qualsiasi storia, ma la realtà è che ci infilate dentro quello che volete e viene sempre bene.
Due le costanti che vanno rispettate:

- separazione ingredienti umidi dagli altri

-  mescolate poco, quel tanto che basta per amalgamare gli ingredienti.

Altrimenti invece del muffin avrete la Big Bubble.
Stavolta la ricetta è quella del muffin ai frutti di bosco.
Mi piacciono tanto ma alla fine è un ingrediente che uso poco. Vuoi perché nella mia zona devo accendere un mutuo per poter mangiare due misere vaschette di frutti vuoi perché quelli surgelati sono più aspri di un limone acerbo.
Questa è la ricetta economica dei muffins ai frutti di bosco. Ci facciamo aiutare da uno yogurt e dai mirtilli essiccati (le bustine trasparenti da 0.99 che si trovano al supermercato) che danno quella giusta nota di acidità senza esagerare.

Un quarto d’ ora e sono pronti.
Fateli, mi raccomando.
Vi vengo a controllare tutte, una per una!
Buon fine settimana a tutte voi!



MUFFINS AI FRUTTI DI BOSCO

1 yogurt ai frutti di bosco
50 grammi di mirtilli essiccati 3 vasetti di farina integrale
2 vasetti scarsi di zucchero di canna
1 vasetto di olio di mais
1 pizzico di cannella
Vaniglia (nella forma che preferite. Io ho usato un cucchiaino di essenza pura)
2 uova
1 pizzico di sale
1 bustina scarsa di lievito

Accendi il forno a 180 gradi.
Sistema i pirottini nella teglia dei muffins.
Svuota in una ciotola lo yogurt ai frutti di bosco e lava e asciugate bene il vasetto.
Mescola la farina, il lievito, lo zucchero, il sale e la cannella.
Nella ciotola dove hai messo lo yogurt versa le uova, la vaniglia, l’ olio. Mescola delicatamente e unisci i due impasti. Aggiungi i mirtilli essiccati e mescola pochissimo, quel tanto che basta a sciogliere i grumi.
Cuoci in forno caldo a 180 gradi per 15 minuti. Controlla il grado di cottura.

Fai raffreddare e decora con lo zucchero a velo.


I muffin al limone : la ricetta veloce per farli morbidi ,soffici e profumati


muffin-limone-yogurt-colazione-veloce-facile

I Muffin al limone : piccoli dolci morbidi e soffici

Sono sempre alla ricerca di una ricetta che mi consenta di ottenere dei piccoli muffin profumati e morbidi.
E non mi fermo qui…perché la ricetta deve essere anche facile e veloce.
Pretendo l’impossibile?
A volte si , ne sono consapevole.
Ma immaginate di provare una ricetta cosi a caso.
Immaginate di svegliarvi con la certezza che di li a poco riuscirete a fare una colazione degna di un re.
Thè, latte, succhi di frutta e tatatatata: il muffin al limone, morbido e soffice.
Mica pizza e fichi.
Giù di corsa dal letto, le tre flessioni di ordinanza per far vedere alle vostre terga che vi prendete cura di loro e via in cucina.
Vi sedete, togliete la carta al muffin e……… dovete chiamare qualcuno che vi faccia di corsa la manovra di Heimlich, pena il soffocamento seduta stante.
Perché quel muffin è pari a ‘n blocchetto de tufo del Colosseo.
Non lo mandate giù.
Manco con tutta la sorgente Vitasnella attaccata a mò di flebo nella vostra gola.


 

Questa è la mia ricetta di muffin al limone soffici e morbidi. Semplici e veloci


Sono impreziositi dalla presenza dello yogurt bianco che la fa da padrone per rendere morbido il composto.
Questi poi hanno una chicca in più : lo zucchero al limone.
L’idea l’ho presa dalla mia amica Vale . Seguendo la ricetta potrete ottenere uno zucchero profumato, ricco e stuzzicante. Potete conservarlo in barattoli di vetro in dispensa e utilizzarlo come più vi piace: come decorazione di torte e muffin o anche nel thè.. oppure (ed è una cosa che voglio provare) come ingrediente all’interno di una torta.

Non lavorate troppo il composto per i muffin, altrimenti vi verranno gommosi e duri.
Separate sempre gli ingredienti umidi dagli altri per poi riunirli.
Cuoceteli il minimo indispensabile, non esponeteli ad una cottura eccessiva (il che vuol dire : sorvegliateli in continuazione!)
Questi muffin al limone morbidi e soffici vi consiglio di prepararli la sera prima per farli riposar , ricoperti dello zucchero al limone, per tutta la notte.
Daranno il meglio di sé in questa maniera!
E se la ricetta vi piace…CONDIVIDETELA nei social!




MUFFIN AL LIMONE MORBIDI E PROFUMATI

(per circa 12 muffin)

Per i muffin:


2 uova
200 ml di yogurt bianco
3 vasetti di farina
2 vasetti di zucchero
1\2 cucchiaino di essenza di vaniglia
Scorza e succo di 1 limone grande
100 ml olio di semi di mais
1 pizzico di sale
1 bustina di lievito per dolci
Acqua quanto basta

 

Per lo zucchero al limone:


180 grammi di zucchero
La scorza di 1 limone

Prepara lo zucchero aromatizzato:
frulla zucchero e scorza di limone .
Metti in un contenitore adatto

Accendi il forno a 180 gradi e distribuisci i pirottini nella teglia per i muffin.
Grattugia la buccia al limone e spremilo per ricavarne il succo.
Metti lo yogurt nella ciotola e lava e asciuga il contenitore in plastica :ti servirà da misurino.

In una ciotola mescola la farina , il lievito, lo zucchero, il sale.
In un’altra sbatti leggermente le uova con l’olio, lo yogurt, il succo e la scorza del limone.
Unisci i due composti e mescola velocemente con una spatola di silicone. Mescola quel poco che ti serve per amalgamare gli ingredienti e non di più.
Se il composto dovesse essere troppo denso diluisci con un po’ di acqua o se preferisci latte ) fino ad ottenere un composto fluido.
Metti nei pirottini e cuoci per circa 15 minuti.
Sorveglia comunque il tuo forno, non cuocerli troppo. Il tempo che ti do è sempre indicativo.
Falli raffreddare e possibilmente riposare una notte.

Servili dopo averli spolverati con lo zucchero al limone.