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Gli spiedini di pomodorini e siamo tutte Carlotta Pallotta




Tempo fa ho scritto un piccolo incipit. Era il periodo in cui i blog erano un crocevia di commenti, di mail private in cui ti trovavi a raccogliere segrete confessioni o a dispensare consigli in pieno Donna Letizia's style. Una sera, dopo una conversazione con una ragazza, nacque Pallotta e il suo mondo fatto di sensazioni ed emozioni comuni a tutte noi. Un progetto accantonato nel tempo ma che ieri ho ritrovato e rispolverato. Mi ha fatto sorridere, teneramente....


Mi chiamo Carlotta. 
Totta per gli amici, Carlotta Pallotta tra me e me.
Perché Pallotta? Perché dopo la gravidanza non sono più la stessa.

Ho scoperto che la legge di gravità mi attira le terga verso il basso. Le tette ce le ho a pera e nei miei fianchi ci possono soggiornare tre famiglie in colonia estiva con relativi ombrelloni aperti.

Non sono bella.
Sono carina.
Non sono alta, non sono né bionda né mora, non sono una cima.

Sono una di quelle ragazze che appartengono al genere “mediamente”.
Un genere affollato sapete. Siamo in parecchie, alcune consapevoli, altre no.
Come quando ti trovi per strada la ragazza insalsicciata in fuseaux che nemmeno Naomi Campbell potrebbe permettersi.
Ecco, quella è una mediamente, ma non lo sa ed è convinta di stare sull'Olimpo insieme alle dee.

Però a pensarci bene...se il tuo uomo ti ci fa sentire una dea, beh..perché negarsi questa piacevole sensazione.
Una sensazione che io non ho.
O forse non la voglio avere.
Perché oltre ad essere una mediamente sono anche terribilmente cocciuta.Vedo solo ciò che voglio vedere.

Mi importa un fico secco degli occhi degli altri.
Non mi entrano i jeans.
Ma sei bella lo stesso.
Si, ma intanto i jeans non mi entrano lo stesso.

Il mio lui si chiama Ernesto.
"Ernesto fa presto" per gli amici e a volte anche per me, ma per altre ragioni, accidenti alla barba di Zeus.
Per lui non ci sono mai problemi, risolve tutto in un lampo.

Nel suo ufficio è idolatrato manco come fosse un'apparizione di Freddy Mercury in baffi e ossa riconosciuta dalla Chiesa .
Hai un problema?
Lui te lo risolve.
Beata me? Ne riparleremo.

Tappetta è la mia piccola. Lei non è una mediamente. Lei è un' “olimpica” perché se ne sta lassù, con le sue cosciotte cicciotte, i suoi buchini sulle gambe. Buchini che all'età sua sono motivo di orgoglio e che alla mia età sono il motivo migliore per passare al burka.

Tappetta è bella. E' una mangiona e non dorme.
E nemmeno io dormo.
Io sono una passeggiatrice domestica.
Trascorro la notte a passeggiare.
Però mi manca la divisa d'ordinanza delle passeggiatrici: minigonne, tacchi a spillo e labbra a canotto.
La mia divisa invece è una vecchia vestaglia con quello che una volta, tanti rigurgiti fa, doveva essere un orsetto o un coniglietto. In più ho i capelli alla Mirco dei Bee Hive, un ciuffo scolorito che passa dal panna violetto acceso al rosso rosa azzurrino....




To be continued?

Questo è un primo capitolo pilota, un incipit. C'è un po' di tutte noi dentro, perché tutte siamo un po' Carlotta "inside". E come ogni opera che si rispetti è frutto della fantasia della sottoscritta, di storie ascoltate strada facendo 😉




Non so a voi ma a me leggere mette fame. Oddio, se la devo dire tutta, ogni cosa mi mette fame. Ve l'ho mai raccontata quella storia del vecchietto che mi ha rivelato la sua chiave per arrivare a ottanta anni belli arzilli? No, va beh, in un prossimo post vi elargirò a piene mani la sua teoria! 

Oggi vi propongo una ricetta che trovato sul giornale della Coop e perfetta per chi vuole un piatto sano ma gustoso. E' adatto ai vegani vegetariani? Si, ma solo trovando un formaggio che non preveda l'aggiunta di caglio di origine animale ovviamente. lascio quindi a voi la scelta del prodotto adatto alle vostre esigenze. E' prevista anche l'aggiunta di panna. Anche qui sostituitela con quella vegetale se le vostre esigenze o preferenze alimentari vi impongono altre scelte. Per tutti gli altri sappiate che potete utilizzare la feta oppure un qualsiasi formaggio morbido. Ci vogliono dieci minuti di orologio e portate in tavola una ricetta squisita e perfetta per il caldo estivo....che qui ancora non è arrivato!


SPIEDINI DI POMODORINI con CROSTINI ALLA CREMA DI FORMAGGIO e BASILICO

500 g di pomodorini ciliegia o datterini
4 fette di pane
200 g di feta greca o altro formaggio morbido (o altro adatto ai veg)
100 ml di panna fresca (vegetale per i veg)
2 cucchiai di erba cipollina e origano
1 limone
basilico
olio
sale e pepe


Prendi gli spiedini di legno, quelli lunghi e tienili a bagno in acqua fredda per circa dieci minuti. Infilza i pomodorini su questi bastoncini di legno, condiscili con olio, sale e pepe. Cuocili su una griglia rovente, spolverizzandoli con le erbe aromatiche fino a che saranno leggermente appassiti e bruciacchiati.

Spennella con l'olio le fette di pane e falle grigliare.

Frulla la feta o un altro formaggio in un mixer fino a ottenere una crema. Aggiungi la panna, il basilico, 1 cucchiaio di succo di limone e 2 cucchiai la scorza grattugiata. Frulla ancora per qualche secondo.

Servi gli spiedini con i crostini e la crema di formaggio.

Sedano Raw, l'antipasto vegano



A venti anni masticavo sedano e sogni.
Oggi a 47 suonati continuo fare la stessa cosa: mastico sedano intriso di sogni.
E già, se c'è una cosa che non capisco di molti coetanei è proprio questa.

Arrivano i 40? Si smette di sognare, come se la vita fosse arrivata al traguardo. Un buon lavoro, la famiglia, la casa di proprietà, la settimana di vacanza. Un quadro rassicurante senza dubbio ma che magari andava a bene a mia madre, non a me.

La nostra è una generazione di nomadi. Nomadi nel cuore, nel lavoro, nelle intenzioni. In un mondo dove nulla è scontato arriviamo a questa età con le radici che ancora non sono piantate in un terreno fertile. Scelta o destino, la vita è ancora lì che ci aspetta.

E il sogno, il desiderio, la capacità di andare oltre le brutte giornate è la nostra assicurazione sulla vita.

Quello che mi piace del cibo è proprio questo. E' il pensiero che prende forma mentre taglio, soffriggo o semplicemente apparecchio la tavola.

Il sedano in particolare è il protagonista della me ventenne china sui libri di procedura penale. A volte non mi alzavo nemmeno per mangiare, il tempo poco, le leggi tante.

E allora, per pranzo, mi mettevo accanto un po' di sedano e un formaggio, il bel Gioioso della Yomo, che non ha mai capito perché hanno smesso di produrlo.

Anche le mie figlie masticano sedano e sogni. Adorano il suo profumo, il sapore. L'altro giorno ho trovato una ricetta su Naturalentamente che mi ha catturato all'istante. Il Sedano Goloso è uno stuzzichino raw, crudo adatto all'alimentazione vegana e crudista che conquista ogni palato. Al posto del formaggio utilizziamo la frutta secca e una manciata di erbe e spezie.

Il risultato è gourmet, un mix di sapori autentici e delicati. Adatto a qualsiasi momento, è un piccola variazione sana e gustosa del pinzimonio, oltre a un'ottima occasione per avvicinarsi al mondo veg.

Io ho modificato la ricetta originale, pur mantenendo l'idea di base.

Cosa dirvi allora, buon sedano e buoni sogni!


SEDANO RAW

4 coste di sedano
100 grammi di frutta secca mista (mandorle, noci e nocciole)
erba cipollina
1\2 cucchiaino di curcuma
1 pizzico di paprika dolce o affumicata
1\2 bicchiere di acqua
1 cucchiaio di succo di limone
sale
1 cucchiaino di olio extravergine di oliva

Prendi la frutta secca e frullala con il mixer.

Aggiungi tutte le spezie, l'acqua e l'olio. Assaggia e aggiusta di sale.

Dopo aver lavato il sedano, taglialo a bastoncini e servi accompagnato dalla salsina.



Chole Bathure, il perfetto piatto veg, e famolo strano!





emporio 21 india


Famolo strano, almeno una volta a settimana.
Liberiamoci dalle convinzioni ataviche, dai pregiudizi e dal sentito dire.

Famolo strano, come da copione, durante i week-end o, se siamo particolarmente curiosi, almeno una o due volte nei giorni lavorativi.

Famolo strano quando la gola e la lussuria sono le nostre abituali dimore o famolo strano quando il colesterolo bussa alle nostre porte.

Ehhh?

Rewind.

Aspetta un attimo, mi sa che ti sei fumata l'intonaco e qualche zucchina dell'orto. Ma cosa intendevi quando dicevi famolo strano?

Mangiamo strano.
O almeno allarghiamo i nostri confini sensoriali alla ricerca di ricette etniche che ci conducano lentamente in un comodo viaggio low cost, pigramente seduti intorno alla nostra tavola.

Facciamo come gli americani. Destiniamo un giorno, magari il venerdì o il sabato, al cibo da asporto etnico. Ma l'"asporto" che sia dalla nostra cucina al tavolo della sala da pranzo perché non c'è niente di più sano e prezioso di un alimento fatto con le nostre mani.

Non c'è nulla di più evocativo di un cibo. Profumi, sapori e modi di cucinare diversi eppure così semplici e affini alle nostre corde di esploratori.

Però non tutti amiamo sconfinare nella cucina degli altri. Questo è un aspetto che fondamentalmente non comprendo negli altri, forse per la mia vita da girovaga. Escludere a priori quello che non conosciamo mi sembra una prova di superficialità come il rimanere chiusi nei confini del proprio comfort cittadino.

La curiosità anche culinaria è una molla che spinge alla conoscenza. E conoscere allarga le maglie del cervello.

Prendete questo Chole Bhature. Un nome inusuale per un piatto capace di far sorridere qualsiasi studente universitario indiano. E' una semplice e inedita combinazione tra chana masala (i ceci) e un pane, bhatura, che una volta provato difficilmente dimenticherete,



E' tipico della cucina del Punjabi anche se non esiste posto nel nord dell'India dove questa deliziosa specialità non venga proposta. Dove? Ma per strada, perché è uno street food tra i più acquistati.

Non è però uno snack, ma un vero e proprio pasto completo. E' talmente buono che difficilmente avrete bisogno di altro.

Anzi, magari un bel bicchiere di Lassi che oltre a essere molto buono dà sempre quel tocco di Indian Style che ci piace tanto.

Separare il chole dal bathure è impossibile. Sarebbe come togliere la Beatrice a Dante, la Laura al Petrarca, la patatina a Rocco Siffredi 😀

Si completano a vicenda, come i matrimoni ben riusciti.



Ma perché parlavi di colesterolo all'inizio?
Allora il chole bathure ha circa 450 calorie. 

Il problema non è tanto il chole, è un intingolo di pomodori, ceci e spezie ma il bathure ovvero il pane fritto!

Se avete problemi di linea, colesterolo incipiente o cistifellea capricciosa beh avete una doppia scelta:

-  li separate (scelta SCONSIGLIATISSIMA)

- il bathure lo cuocete al forno, non sarà la stessa cosa ma almeno potrete gustarvi senza troppi problemi questo meravigliosa ricetta del Punjabi!

Una precisazione: il bathure va fatto lievitare coperto per circa un'ora e mezzo. Quando avrà raddoppiato il volume, dividetelo in otto porzioni e cercate di dar loro una forma tonda senza mattarello ma semplicemente con le mani. Non verranno certo perfette, ma così vuole la tradizione!

CHOLE BATHURA

dose per 2 o 3 persone

Per il bathura

250 g farina di tipo 2 o grani antichi
100 ml yogurt (vaccino o vegetale)
1 cucchiaio di latte (vaccino o vegetale)
sale 
1\2 cucchiaino di zucchero
1\2 bustina di lievito di birra liofilizzato 
5 cucchiai di olio extravergine

Per il chole

1 lattina di ceci lessati
3 pomodori pelati
1 cucchiaio di doppio concentrato di pomodoro
1\2 cipolla
1 spicchio di aglio
1 cucchiaino di semi di cumino
2 foglie di alloro
1 stecca di cannella
1\2 cucchiaino di curcuma
1\2 cucchiaino di zenzero
1\2 cucchiaino di peperoncino 
1\2 cucchiaino di garam masala o curry


Fai il bathure

In una ciotola mescola la farina con il sale. Aggiungi tutti gli ingredienti previsti. Se noti che l'impasto tende a non formarsi o risulta poco elastico aggiungi poca acqua per volta finché non ottieni un composto morbido e uniforme.

Metti in una ciotola e copri il tutto con un panno umido. Fai Lievitare fino al raddoppio.

Fai il chole

Trita finemente aglio e  cipolla

In un wok o in una padella scalda qualche cucchiaio di olio e aggiungi la stecca di cannella, il cumino e le foglie di alloro.

Fai sfrigolare leggermente (devi sentire il profumo delle spezie).

Aggiungi il mix di cipolla e aglio e fallo soffriggere . Aggiungi lo zenzero, il peperoncino , la curcuma, il garam masala (o il curry).


Unisci i pomodori pelati e schiacciali con la forchetta. Aggiusta di sale e pepe e aggiungi mezzo cucchiaino di zucchero (per togliere l'acidità del pomodoro) e mezzo bicchiere di acqua. Fai cuocere lentamente per circa cinque minuti.

Versa i ceci scolati e continua la cottura per circa 30 minuti.

Spegni e fai riposare

Cuoci il Bathure

Prendi il panetto di bathure lievitato e dividilo in 8 porzioni. 
Fai scaldare una pentola con abbondante olio per friggere.

Stendi ogni pezzo di impasto con le mani, fino a dargli una forma semicircolare (cerca di tiralo il più possibile, deve essere molto sottile)

Friggi nell'olio caldo. Il tuo bathure si gonfierà come per magia e farà tante piccole bolle. Scola e assorbi l'olio in eccesso.

Servi caldo con il composto di ceci.

- Se vuoi evitare la frittura cuoci il bathure in forno caldo a 180 °C per circa 5 minuti










Le polpette di ceci, sesamo e limone e anche le foodblogger sbagliano ^_^


polpette, ceci, secondi, legumi

Bella scoperta le polpette di ceci. 
Buone, semplici e soprattutto mi sono riuscite.
Ho trovato la ricetta perfetta!

Avevo già provato altre volte a realizzare le polpette con i legumi. Oh, è stato un attimo: dalla padella alla pattumiera senza passare dal via.

Vi sembra strano? Fidatevi, anche noi foodblogger (noi? chi?) realizziamo ciofeche al ritmo di una, due alla settimana.
Solo che non ve lo diciamo.

E' un po' come le foto.
Voi vedete un angolo di paradiso più o meno realizzato con cura, lindo, ordinato, bianco. Piatti immacolati, cibo sistemato con l'attenzione di un amanuense.

Il bello sarebbe fotografare il resto della stanza.
Pentole, bicchieri sono lì da ieri...no, questa era la sigla dei Cesaroni, ve li ricordate?

Però rende l'idea.
A destra la gatta che tenta di rubare una polpetta o quanto meno di rovinare il set per puro spirito vendicativo, il sugo sul fuoco ha deciso di sganciare un attacco nucleare nei confronti della cappa appena lucidata. Una figlia è infilata nel mobile della cucina alla ricerca della merenda perduta, l'altra parla con un non precisato antenato greco in cerca dell'ispirazione per tradurre una versione.

E in mezzo c'è la foodblogger farlocca (ossia io) che tenta di realizzare una misera foto in mezzo a quella bolgia infernale che Dante, vista la scena, ha girato le poetiche terga bofonchiando che l'Inferno non è più quello di una volta.

Ecco, ho reso l'idea?😊

Ora vi dovrei raccontare delle proprietà nutritive dei ceci ma non ci penso proprio. Chi sono io per snocciolarvi concetti appresi un po' qui un po' lì?

Basta cercarli su Google..ma attenzione ricordatevi che per mestiere faccio la ghost writer. Magari vi capita di imbattervi in un testo scritto proprio dalla sottoscritta😁

Un'ultima cosa: questa fantastica ricetta l'ho presa su Fiorfiore in cucina, mensile della Coop!


Polpette di ceci, limone e sesamo

240 grammi di ceci lessati
1 uovo
1 mazzetto di prezzemolo
1 spicchio di aglio
1 limone
50 grammi semi sesamo
pangrattato
1/1 cucchiaino di paprika affumicata (facoltativa)
sale pepe olio

Prendi una padella antiaderente.
Tosta per tre minuti circa di semi di sesamo, facendo attenzione a non bruciarli.
Versali nel mixer con un filo di extravergine e una presa di sale.
Tritali molto finemente fino a ottenere una cremina oleosa.
Aggiungi, sempre nel mixer, i ceci, l'aglio, il prezzemolo, l'uovo, un po' di sale, il pepe, la paprika se ti piace e il succo del limone.
Frulla fino a ottenere une purea densa ma soprattutto omogenea.
Aggiungi il pangrattato e avvia di nuovo le lame per almeno un minuto.
Fai riposare al fresco (io l'ho tenuto in frigo per circa trenta minuti).
Scalda l'olio per friggere in padella.
Aiutandoti con un cucchiaio se il composto è troppo morbido, forma delle polpette che farai cuocere fino a doratura.

La confettura in otto minuti

ciliegie-frutti

La marmellata è il pomo della discordia a casa mia.
Io le adoro tutte, ma proprio tutte eh.
Mele, pere, fragole, albicocche, mix tra i vari frutti.
Tutte, ma proprio tutte.
Tranne una.
Quella di ciliegie.
E guarda caso è l'unica che mangia mio marito e l'unica che io guardo come se fosse uno strano insetto della catena degli Appalachi.
Davanti lo scaffale del supermercato durante i primi mesi di matrimonio si sono consumati drammi degni del miglior Kramer contro Kramer.
Sbuffi, occhi alzati al cielo, commessi in soccorso a fare da intermediari familiari
La maggior parte delle volte tornavamo a casa senza averne presa nessuna



.
Cara prendiamone una che piace a te.
Ma no amore tu mangi solo quella
Ma non fa nulla.

Prenderne un barattolo a testa?
Le mie cavallette alias figlie ancora non erano nate , noi stavamo poco a casa e le marmellate aperte avrebbero rischiato di attaccarsi al frigo come l'Attak sulle dita.

Il problema fu presto risolto in questa maniera.
La marmellata di ciliegie la compriamo e le altre me le faccio da sola 
Ho resistito all'incirca una settimana, poi ho chiuso pentole zucchero e pectina in fondo al cassetto e mi sono data all'ippica, no volevo dire alla Nutella.

Perchè parliamoci chiaro, preparare la marmellata alias confettura è 'na gran palla.
E sbuccia, e taglia, e pesa.
E metti in pentola, e gira, e ti bruci, e fai la prova del piattino .
E sterilizzi i barattoli, e ci metti la marmellata, ti aribruci, chiudi e capovolgi i barattoli.
E aspetti.
E poi arriva la suocera che ti dice ma il botulino lo conosci?
No, non ho mai avuto il piacere.
Eeeee è pericoloso eh, basta un niente, basta un barattolo che non fa plop quando lo apri.
E acchiappa i tuoi barattoli e vedi se fanno plop.
Ma cosi li hai aperti tutti .
E allora minimo minimo la muffa gli viene, senza scomodare il signor botulino.

E allora ritorni al supermercato e te la compri sta benedetta marmellata.
Ma una volta che hai provato quella casalinga quella industriale ti fa l'effetto de 'na chilata de zuccchero mandata giù a cuore aperto.

E che zucchine.
Poi però arriva Terry che scrive su Fb le meraviglie della marmellata in otto minuti.
Io mi fido di Terry e mi precipito a guardare.
E trovo che lei l'ha presa dal mitico ZIO.
Ho bisogno di altre garanzie?
Due su due.
Io sto a posto cosi.
E la provo.
E mi piace.

Perchè sa di frutta.


Perchè in otto minuti è pronta.
Perchè posso fare dei mini vasetti che consumo nel giro di due giorni (salvo aumentare le dosi in proporzione se magari voglio preparare una crostata).


Perchè posso sperimentare, comporre, unire a mio piacimento i vari frutti.
E' economica.
E' sana.
E' ormai la mia ricetta!




Se siete delle marmellate addict provatela non ve ne pentiterete

(quella che vedete in foto l'ho realizzata con mele,pere e una spolverata di cannella)

(n.b- in questo post sono state volutamente saltate e annebbiate le varie differenze tra marmellata e confettura, visto che nell'uso quotidiano utilizziamo sempre il termine marmellata e voglio sentirvi dire: Mi preparo un panino burro e confettura :-)

Per i puristi e gli attaccabrighe marmellatari preciso che:

-siamo in presenza di marmellate solo se prodotte con qualsiasi tipo di agrume, nella ragione di: 1 chilo di marmellata deve avere almeno 200 grammi di agrumi (di cui almeno 75 grammi provenienti dall'endocarpo) come da Dlgs 50/04

-la confettura, pur se simile nella consistenza e nella struttura, è preparata esclusivamente con gli altri tipi di frutta)





CONFETTURA IN OTTO MINUTI

250 grammi di frutta al netto degli scarti
80 grammi di zucchero
succo i mezzo limone



Metti la frutta in una larga padella ANTIADERENTE
Aggiungi lo zucchero e il limone e fai andare a fuoco vivace.
Cinque minuti lo zucchero si scioglie e la frutta tende  sfaldarsi.
A questo punto puoi:

- frullarla se non gradisci i pezzi
- schiacciarla semplicemente con la forchetta, se ti piace la frutta a pezzi

Rimetti sul fornello per altri tre minuti massimo e voilà, è pronta.
Io faccio dosi minime che consumo nel giro di due giorni.
Quindi conservo in frigo .
Se decidi di prepararne di più, mi raccomando: mettila in barattoli sterilizzati!






Le crepes senza uova di Marco Bianchi



vegetariano -vegan-pochi ingredienti


Qualche dato.
Mi piacciono le crepes.
Mi piace Marco Bianchi.
Mi piacciono i suoi libri.
Mi piacciono le sue ricette.


E sapete perchè?
Perchè posso cucinare una cosa sana e leggera senza dovermi imbarcare nel tunnel senza uscita del:
miso
tofu
seitan
alghe come se piovesse
con una spruzzata di lievito alimentare in scaglie.


Ma no amici vegani.
Non ce l'ho con il mondo vegan e vegetariano.
Ognuno fa della propria bocca nonchè stomaco quel cavolo che gli pare.
Io ce l'ho con la distribuzione, media o grande che sia.
Perchè ci sono ostacoli insormontabili:
sul cucuzzolo della montagna di Heidi magari l'alga wakame ho difficoltà a trovarla (che poi, a dirla tutta, anche io ho problemi a trovarla e vivo vicino la Capitale).
La distribuzione ancora non è capillare



In secondo luogo a conti fatti se una famiglia decide di nutrire tutti i componenti
non dico vegan ma anche solo bio deve accendere un mutuo a tasso fisso per circa ottocentoquattordicianni...e sono buona.

Ma insomma.
Decine di libri sul mangiar sano ,sulle sostituzioni della carne e il mercato che fa?
Invece di venirci incontro impenna, raddoppia...a volte triplica.
E che cacchio.


Ma io, signore e signori, ho l'asso nella manica.
Marco e i suoi libri.
Sono tutti nella mia libreria.
E sapete perchè?
Perchè so che per realizzare una sua ricetta devo semplicemente aprire il frigo o la dispensa.
Pochi e semplici ingredienti.
Ma sani



Prendete queste crepes.
Le avevo viste a gennaio sulla pagina facebook di Marco.
Poi
le ho ritrovate pochi giorni fa da Lei e...niente...
Mi sono stancata di farle.
Ogni sacrosanta mattina per colazione.
Perchè sono veramente buone e leggere.
Qui le vedete nella versione golosa con la crema alla
e nocciole per le mie figlie.
Io la mia l'ho farcita con una marmellata particolare di cui vi parlerò nel prossimo post.

E sapete quanti ingredienti?
Tre
Solamente tre!!

Venite in cucina con me?


CREPES SENZA UOVA
 di
 Marco Bianchi

170 ml di latte  (riso soia o vaccino)
70 grammi di farina( farro, integrale, farina 1, 0,00..fate voi!!)
zucchero a velo


olio di semi per ungere la padella

Sbattete latte e farina insieme.
Scaldate una padella unta di olio.
Versate un mestolo di preparato.
Fate cuocere circa un minuto per lato
Farcite e spolverate di zucchero a velo





Il Chili di Jamie e giù le mani dalla mia privacy!!!




Videochiamate, skype, webcam.
E non basta.
Pochi giorni fa la notizia che presto sarà messa sul mercato un app che consentirà ovunque, comunque e a chiunque al costo della sola connessione, di telefonare guardando in faccia il proprio interlocutore
Io non ci sto
Io non voglio che qualcuno mi veda perché…
Rivendico il mio diritto di rispondere al telefono con il viso bianco per la maschera al cetriolo del Madagascar
Oppure con i bigodini.
Rivendico il diritto di rispondere struccata, spossata e stressata
Rivendico il diritto di parlare al telefono divorando tre etti e mezzo di patatine facendo finta  con chi sto parlando al telefono che siano foglie di insalata particolarmente croccanti.
Rivendico il diritto di fare boccacce e corna di ordinanza al mio interlocutore se non particolarmente gradito, nascosta da una cornetta e dal buio dell’etere.
Rivendico il diritto di nascondere il rossore che deriva da una telefonata attesa, desiderata, sognata.
Rivendico il diritto di parlare al telefono con i mutandoni della nonna o vestita come Madonna nel video “Material Girl”
Rivendico il diritto di parlare seduta, sdraiata o mentre faccio la verticale.
Rivendico il diritto di parlare al telefono e lucidare i rubinetti o girare il minestrone, senza dovermi preoccupare di porgere il mio lato migliore allo schermo del cellulare

Rivendico il diritto del mistero…anche durante una telefonata.
Perché guardarsi necessariamente negli occhi?
Perché non immaginare, pensare, fantasticare?
Io la videochiamata la tollero solo se chiama il lontano parente dall’Uzbekistan.


Chili d’estate?
Ebbene si e per delle ottime ragioni.
La prima è che questa è un’estate strana dal punto di vista meteorologico, è un’estate che chiama l’anguria a pranzo e la bagna cauda a cena.
E poi questo è un chili si cucina da solo, vi risolve il problema della cena in due e più due quattro e vi fa fare delle scarpette che ve le sognerete fino al cenone di Capodanno.
Basta avere l’accortezza di prepararlo a pranzo per gustarlo a cena,leggermente tiepido.
Come potete vedere dalle foto l’ho lasciato particolarmente liquido proprio per il fattore scarpetta.,
Voi regolatevi come meglio pensate.
Procuratevi solo pane.
Tanto pane.
E non dite che non vi avevo avvertito
E’ una versione spuria, il vero chili ha i pezzi di carne ..qui troverete la carne macinata per comodità.
Jamie usa i peperoni già grigliati.
Io vi propongo la mia versione, non avevo voglia di grigliarli a parte.





IL CHILI DI JAMIE

500 grammi di macinato di carne
400 grammi di fagioli rossi lessati
2 peperoncini freschi
4 spicchi di aglio
1 mazzo di prezzemolo
2 carote
1 cucchiaino di paprika (dolce o affumicata)
3 peperoni ridotti a dadini
2 cipollotti
1 cucchiaino di semi di cumino
800 grammi di pelati
1 stecca di cannella

Sbucciare e tritare insieme aglio, cipollotti, prezzemolo e peperoncini.
Soffriggerli in una casseruola con dell’olio e continuare la cottura a fuoco basso per circa 10 minuti (eventualmente aggiungete un po’ d’acqua per non far bruciare il soffritto)
Aggiungere le carote tritate insieme alla stecca di cannella e metà dei semi di cumino.
Cuocere per altri cinque minuti
Aggiungere i dadini di peperone e far insaporire.
Unire la carne e fatele prendere colore girandola spesso.
Unite i pelati (se volete potete anche passarli), prendete un barattolo dei pelati vuoto, riempitelo d’acqua e versatelo sulla carne.
Abbassate la fiamma, coprite e fate cuocere per circa un’ora e un quarto, un ‘ora e mezzo. Se necessario aggiungete altra acqua
Cinque minuti prima della fine della cottura aggiungete i fagioli, i semi di cumino rimasti, aggiustate di sale e di pepe.
Spegnete  e fate riposare.

Servite con un bel giro d’olio e del prezzemolo tritato


Porridge estivo: la colazione che fa bene








Potrei deliziarvi raccontandovi i miei risvegli aulici, al suono degli uccellini  e la sottoscritta che ,come una novella Biancaneve , volteggia per casa canticchiando e dicendo “O acciderbolina, è ora di far colazione”.







Ma ho promesso solennemente  davanti ad una Sacher di non dire più bugie.
E allora eccola la verità , nuda e cruda:
Io la mattina mi sveglio con la fame di un minatore del Klondike.
Facciamo pure due minatori , cosi rendo bene l’idea.
E del minatore ho anche modi e grugniti.
E davanti a me devo trovare una tavola ben imbandita con il caffè fumante e qualcosa che sia in grado di tenere la fame a bada non dico tanto, almeno fino a mezzogiorno.
E potrei raccontarvi di torte, cereali e corn flakes.
Li adoro.
Ma alle undici il mio stomaco ha già tirato fuori forchetta, coltello e piatto chiedendomi: ma oggi per caso nun se magna?
L’unica colazione che tiene a bada i miei succhi gastrici…. è il porridge.
Meravigliosa colazione inglese, tipica delle campagne sterminate e fredde.
Una tazza di porridge oltre a riscaldare dava tanta energia, merito della miracolosa avena.
A base di latte o acqua, con o senza zucchero è un toccasana per le fredde mattinate invernali.
Si, però,  cara la mia foodblogger , forse non ti sei accorta che non c’è la neve fuori.
Ce stanno le cicale.
Nessun problema: porridge estivo.
Delizioso, comodo e furbo perché si prepara la sera prima.
Io vi do delle indicazioni di base sugli ingredienti.
Voi metteteci quel che vi pare ma soprattutto provatelo.
Lo so che può scatenare diffidenza solo a guardarlo ed è difficile renderlo carino ed appetibile in foto
Perché a meno che non viviate a pane e cappellini della regina Elisabetta, sta pappetta può destarvi qualche perplessità.
Ma fidatevi è buonissima e soprattutto vi fa un gran bene.
(da un ‘idea de “La Figurina")





PORRIDGE ESTIVO
(ingredienti per una porzione)

90 millilitri di yogurt bianco magro (o greco)
60 millilitri di latte
1 cucchiaino di miele (o zucchero di canna)
1 manciata di uvetta (facoltativa)
Frutta secca a piacere
Frutta fresca a piacere
20 grammi di fiocchi di avena
Cannella a piacere
(eventuali aggiunte da mettere la mattina: cioccolato in pezzi, cacao,semi di chia,)

Prendete un bel contenitore capiente, di vetro.
Mescolate il latte e lo yogurt e versateli nel barattolo.
Unite il miele (o lo zucchero), l’uvetta, i fiocchi di avena, la cannella  e la frutta fresca.
Mescolate con cura e mettete per tutta la notte in frigo.
Al mattino aggiungete la frutta secca da voi preferita ( e se volete anche il cioccolato in pezzi o i semi di chia)

Date una mescolata e gustate!



L'infarinata della Garfagnana e di buffardelli e linchetti-L'Italia nel piatto



Il silenzio lungo le vallate.
La notte che scende lieve su case, prati e montagne.
Il riposo come promessa solenne e ricompensa.
Sospiri e respiri che danzano al di sopra di tetti e cime di alberi.

Due figure corrono lungo i prati,ai margini dei paesi.
Strani tipi.
Uno vestito di rosso e con le scarpe a punta.
l'altro nero come la notte ,a volte invisibile ,a volte con le sembianze di un topo o di un gatto.

Buffardello e Linchetto i loro nomi.
I dispetti la loro missione.
Uno passeggia su petti e pance di ignari dormienti,l'altro scopre piedi e gambe di chi lentamente scivola tra le braccia di Morfeo.
Indecisi tra lo spaventare o adorare i bambini, scelgono di volta in volta vittime o individui da proteggere.

Fantasia? Forse
Realtà?C'è chi giura di averli visti, furtivi e beffardi.

Ma alla fine non importa.
Quello che conta è la terra magica alla quale appartengono,la Toscana e in particolar modo la Garfagnana.
Boschi, croste rocciose, le "nude" erbose dell'Appennino.
Il cielo che sembra venirti incontro,l'aria che profuma di buono,i boschi fitti e cosi fiabeschi che alla fine perdi il contatto tra realtà e fantasia.
I confini scoloriscono.....


Una terra ricca.
Ricca di piatti poveri la Garfagnana.
Piatti che alla fine sono l'elisir di lunga vita.
E di buon umore.


Come l'infarinata.

Una zuppa che si trasforma il giorno dopo in una gustosa polenta.
Pochi e semplici ingredienti,ma di quelli buoni e sani.
La tradizione signori.
Che poi alla fine,non tradisce mai.


Con questa zuppa partecipo all'iniziativa l'Italia nel piatto di febbraio che prevede come tema ricette tipiche regionali con hashtag #VerdureInvernali.



INFARINATA DELLA GARFAGNANA

400 grammi di fagioli borlotti secchi
200 grammi di cavolo nero
150 grammi di farina di mais fioretto
2 patate
soffritto composto da:carota cipolla sedano
1 spicchio di aglio
salvia e rosmarino
70 grammi di lardo salato (facoltativo)
olio sale e pepe



  • La sera prima metti in acqua i fagioli.lasciali cosi per otto ore,poi falli cuocere in acqua fredda con lo spicchio di aglio,la salvia e il rosmarino.
  • Cuocili per circa un'ora o trenta minuti se utilizzi la pentola a pressione (da quando inizia a sbuffare)
  • Una volta cotti, spegni la fiamma e mettili da parte insieme al loro brodo di cottura
  • Prendi il cavolo nero,lavalo e separa le foglie dalla costa centrale.
  • Utilizza solamente le foglie, che cercherai di tagliare a listarelle
  • Sbuccia le patate e tagliale a dadini
  • Soffriggi la carota,la cipolla e il sedano (insieme al lardo se hai decido di utilizzarlo)
  • Unisci il cavolo, le patate ,aggiungi il sale e il pepe e fai colorire.
  • A questo punto aggiungi i fagioli con il loro brodo, aggiusta di sale e e pepe e attendi il bollore.
  • Una volta raggiunto il bollore,fai  cadere a pioggia la farina di mais e mescola energicamente,i grumi lo spettro che dovrai evitare :-)
  • Cuoci mescolando spesso per circa quaranta minuti.
  • La zuppa alla fine dovrà risultare abbastanza densa e provvederai a condirla con olio e pepe fresco di mulinello
  • Le dosi che ti ho dato sono un pò abbondanti.Questo perchè questa zuppa raffreddandosi si indurisce e il giorno dopo potrai gustarla come una succulenta polenta dopo averla riscaldata in padella con poco olio






Curry di patate e Sheherazade









"...Allora Sheherazade disse a sua sorella di prestarle
attenzione: e rivoltasi quindi a Schahriar diede principio
alla narrazione della prima novella, la quale, non essendo
terminata con lo spuntar del sole, fu però capace d’interessar tanto la curiosità del Sultano, che le permise di raccontarla il giorno appresso, e così interrottamente di Novella
in Novella poté la Favorita, col suo stratagemma, invogliare quel Sire ad ascoltarla per mille e una notte......."



Sheherazade è stata un mito della mia infanzia insieme a Candy Candy,Goldrake e le Charlie's Angels.Nella mia mente di bimba ero deliziata dalle storie che raccontava .La immaginavo vestita di veli, con degli smaglianti occhi azzurri,l'unica cosa visibile del suo viso.E sentivo odori, sapori d'Oriente ad ogni pagina che sfogliavo.
Oggi da adulta, una volta appurato che Candy Candy era un pò troppo sfigatella e che Goldrake non esiste (che trauma infantile!Ero convinta che la montagna vicino casa mia fosse il suo rifugio segreto) beh,il mito che ancora mi è rimasto è proprio lei,Sheherazade.
La vedo ancora con quegli occhi penetranti che mi guarda e so anche che è un prototipo di donna che mi piace.
Una donna che usa la sua intelligenza,la sua astuzia,inventa,non attacca,ma pensa e si salva ....non la trovate di una sconcertante modernità questa figura?
Non posso fare a meno di pensarla quando preparo qualche piatto di vago sentore orientale come questo curry,che riempie la mia dimora di profumi inebrianti,che sanno di mistero e di lontano.....


Curry di patate
(fonte:ecurry)

2 cucchiai di olio vegetale
1 cucchiaino di semi di cumino
1 bastoncino di cannella
2 bacche di cardamomo (facoltativo)
1 cipolla media rossa
1\2 peperoncino verde
2 spicchi di aglio
1 cucchiaino colmo di zenzero tritato fresco
1 cucchiaino di coriandolo in polvere
1\2 cucchiaino di peperoncino rosso in polvere
1\2 cucchiaino di curcuma
1 tazza di pomodori freschi (o in scatola) tritati
sale
prezzemolo fresco

Io preferisco cuocere le patate a parte ed aggiungerle solo durante gli ultimi minuti di cottura. Quindi le faccio bollire con la buccia e le tolgo quando ancora si possono tagliare agevolmente.
Le faccio raffreddare un pò, poi le sbuccio e le taglio a dadini di media grandezza.
Per il curry:
per prima cosa tritate l'aglio e mescolatelo insieme allo zenzero fresco tritato.
Prendete una padella (possibilmente il wok) e senza aggiungere olio,fate tostare (avendo cura di girare in continuazione) la cannella e i semi di cardamomo.
Una volta che avranno sprigionato i loro profumi ed insaporito il fondo della padella,toglieteli.
mettete l'olio ,fatelo scaldare e unite i semi di cumino.
Fateli friggere,inizierete a sentire il loro aroma caratteristico.
A questo punto unite la cipolla tritata e il peperoncino verde.
Fatela soffriggere finchè diviene lucida, mescolando con cura.
Aggiungere l'aglio e lo zenzero tritati e fate insaporire a fiamma bassa per cinque minuti.
Aggiungere i pomodori .
A questo punto unite anche il sale,la curcuma, il peperoncino in polvere e il coriandolo (io aggiungo i semini pestati anzichè la versione in polvere).
Si fa evaporare l'acqua dei pomodori e si continua la cottura per una decina di minuti.
Cinque minuti prima del termine della cottura unite le patate lessate e fate insaporire.Se dovesse restringersi troppo il fondo, unite dell'acqua.
Guarnite con coriandolo fresco (se lo trovate) oppure prezzemolo tritato.