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Pariserbullar - il bombolone svedese alla crema



Pariserbullar, il bombolone svedese


Se vi dicessi Liatorp, Knixhult, StorJorm e Brunsta voi cosa mi rispondereste?
Ikea.

E se vi dicessi Ikea?
Mobili.

E se vi dicessi bottega svedese?
Senza dubbio Kanelbullar!

Il mitico dolce da colazione declinato in una spirale deliziosa di zucchero e cannella è diventato uno dei simboli della nazione svedese insieme al divano Ektorp, 




al letto Malm 




e al tavolino Lack.


Ikea chiama Svezia e la Svezia ci regala una serie di mobili e complementi d'arredo che hanno arredato le case di mezzo mondo.

Ma la Svezia non è soltanto Ikea come il dolcetto alla cannella non è l'unico dolce famoso della pasticceria svedese.

Prendete il Sockerbullar detto anche Pariserbullar. Questa morbida brioche, che ricorda molto da vicino il nostro bombolone, è una prelibatezza tra le più apprezzate al mondo. Un panino profumato racchiude una semplice crema pasticcera. Ma qui, di semplice non c'è null,a a partire dalla calorie!

Non può essere così semplice un prodotto da forno che ha il pregio di rimanere morbido a lungo e di non stancare il palato aggredendolo con il pur sempre apprezzabile sentore di olio fritto.

Il problema è che di Pariserbullar ne mangerete tanti, uno dietro l'altro proprio perché sono irresistibili e, all'apparenza, leggeri.

E il bello, mi sono dovuta ricredere, è che sono veramente semplici. Ci vuole poco per farli, soprattutto se avete una macchina del pane, e ci vuole ancor meno a finirli. Fateli per la colazione della domenica, è quella chicca in più che vi prepara corpo, anima e spirito al lunedì successivo.

Del resto la pasticceria scandinava ci ha riservato veramente tante sorprese a partire dalle famose Brioche ai frutti  rossi  per arrivare alla KladdKaka, la mitica torta al cioccolato che conquista ogni palato, passando per il maritozzo svedese alla panna, il mitico Laskiaispulla.





Una raccomandazione: non friggeteli! La caratteristica di questa brioche è proprio la cottura in forno. Ho visto in troppi blog  maltrattarli con fritture e affini. Questo è il vero Pariserbullar e come tale va trattato 😁

(ricetta originale Le Petrin - crema pasticcera Le Leccornie di Danita)


Pariserbullar


ingredienti lievitino

300 g farina
250 ml latte
15 g lievito (anche in bustina)
10 g zucchero

Impastate in una ciotola questi ingredienti e lasciateli riposare fino al raddoppio (se utilizzate la mdp impostate il programma solo impasto per 10 minuti).

Impasto

300 g farina
1 uovo medio
2 tuorli
100 g burro morbido
1 pizzico di sale
1 cucchiaino di vaniglia
cardamomo (se vi piace)
100 g zucchero
60 ml latte

Mettete i lievitino maturo in una ciotola e aggiungete tutti gli ingredienti partendo dalle uovo, le spezie, il latte, il burro morbido, finendo con la farina.
lavorate fino a ottenere un impasto morbido e omogeneo. Fate lievitare in un luogo caldo per circa due ore (o almeno fino al raddoppio dell'impasto).

La crema

2 uova
120 g zucchero
scorza grattugiata di 1 limone
30 g farina
400 ml latte

Fai scaldare il latte con la buccia del limone. Monta le uova con lo zucchero e aggiungi la farina e il sale. Versa il latte nel composto di uova, mescola con cura e metti di nuovo sul fuoco, facendo addensare la crema. Ci vorranno all'incirca 3/4 minuti. Fai raffreddare.

A questo punto prendi il tuo impasto stendilo leggermente a rettangolo piega i due lati corti verso il centro e poi due lati lunghi. Lascia lievitare per 30'.
Dividilo in pezzi da circa 70 g l'uno e forma con ognuno di questi delle palline che andrai  a posizionare su una teglia rivestita di carta forno.

Composizione dei Pariserbullar

Metti la crema pasticcera in una sac-a-poche con beccuccio a stella. Deposita 1 cm di crema pasticcera al centro di ogni brioche e spennella ognuna di queste con un uovo sbattuto. Fai lievitare per altri 30'.

Cottura

Inforna le brioche nel forno caldo a 190°C per 20 minuti circa. I Pariserbullar devono essere tolti dal forno prima che la cottura li indurisca eccessivamente. Spennella con del burro fuso quando sono tiepidi, cospargi di zucchero semolato e fai raffreddare completamente.

Sharlotka - La torta di mele russa




Sharlotka - La torta di mele russa


Cos'è che fai quando ti innamori?
Se sei un cantante scrivi una canzone d'amore,
se sei un poeta butti giù qualche verso per fermare nel tempo le emozioni...
Ma se invece sei un pasticcere?
Inventi una torta e la dedichi alla tua donna.

Lei si chiamava Charlotte. Bella come un fiore di pesco illuminato dalle gocce di rugiada, sensuale come un éclairs alla panna, semplice come solo una mela appena colta dall'albero sa essere.

Lui trascorreva le sue giornate tra sbuffi di farina, cristalli di zucchero e torrenti di uova. La vita era stata dura con lui, abbandonato in tenera età dai suoi genitori e costretto a mendicare prima e poi a diventare un garzone nei sobborghi di Parigi.

Ma se nasci sotto la buona stella della passione e del talento, prima o poi trovi l'uscita in fondo alla galleria di una vita che non è quella che avevi desiderato.

Un ottimo maestro ti toglie dai guai, ti insegna a tirar fuori quello che hai dentro. Il resto lo fa la tua arte e la tua caparbietà. Ed ecco che da oscuro e povero garzone ti trasformi in Marie-Antoine Careme ovvero il signor Croquembouche, l'inventore di una delle prelibatezze più amate e conosciute della patisserie francese.

A San Pietroburgo era arrivato per caso e sempre per caso quel giorno lo zar Alessandro I gli disse di aver voglia di un dessert a base di mele. Marie-Antoine non ci pensò due volte.

Su un letto di biscotti stese una bavarese di mele e un letto di panna montata. L'amore e l'Eros tradotti nel linguaggio universale del cibo, la passione e la voluttà di un amore mai consumato ma vagheggiato e sognato ogni notte, quando la cucina si svuotava e lui rimaneva da solo con i suoi pensieri.

Era nata la Sharlotka parigina ovvero la Charlotte à la Parisienne, dedicata a quella Charlotte della quale non sappiamo nulla ma che Marie-Antoine ha amato alla follia tanto da dedicarle un dolce che il tempo e le vicissitudini di un popolo hanno trasformato lentamente fino a farlo diventare la Sharlotka semplice ma buonissima che vi propongo in questo nuovo appuntamento.


Durante la dittatura di Stalin questo dolce ha cambiato prima nome diventando semplicemente Torta di mele babka ( vecchia) e perdendo poi, a causa delle ristrettezze economiche imposte dalla guerra, gli ingredienti più costosi. E' diventato un dessert semplice, con pochi ingredienti ma senza dubbio uno delle torte di mele più schiette e sincere che io abbia mai mangiato.

Oggi la ricetta della Sharlotka è un semplice pan di Spagna con le mele. Niente burro, niente olio, nessun grasso ma soltanto l'energia delle uova, dello zucchero e la dolcezza inconfondibile delle mele.

La Sharlotka è la dimostrazione che a volte la semplicità è genialità allo stato puro.

ndr Le fonti storiche sull'origine della Sharlotka sono molte e diverse tra loro. Noi abbiamo scelto la meno accreditata forse ma senza dubbio quella più romantica. Ci piace pensare che questa torta di mele sia il frutto di un amore bello e disperato, passionale e triste come soltanto un amore contrastato sa essere. Lunga vita a Charlotte e Marie-Antoine.



Sharlotka - La torta di mele russa


3 uova
120 g zucchero
130 g farina 00
3 mele grandi
1 cucchiaio di rum
1 cucchiaino di cannella
1 pizzico di sale
1 scorza di limone
1\2 cucchiaino di lievito per dolci
1 pizzico di noce moscata (facoltativa)


Sbuccia le mele, tagliale a fettine, mettile in un piatto con un cucchiaio di zucchero, 1\2 cucchiaino di cannella, la scorza grattugiata e qualche goccia di succo di limone e il rum. 

Accendi il forno a 180 °C (statico) e fodera uno stampo piccolo (massimo 22 cm) con della carta forno bagnata e strizzata.

Setaccia la farina con il lievito, la cannella, il sale, la noce moscata.

Monta le uova con lo zucchero per circa 5 minuti. Questa è la fase più difficile, se vogliamo, del dolce. Le uova devono raddoppiare di volume e il composto deve essere gonfio e spumoso. 

Aggiungi alle uova la farina setacciata con molta delicatezza e mescolando dall'alto in basso per non formare grumi.

Versa le mele tagliate a fettine nella tortiera e ricoprile con l'impasto. Spargi sulla superficie un cucchiaio di zucchero semolato e un po' di cannella.

Fai cuocere a 180 °C per circa 30 minuti. Prima di spegnere il forno verifica il grado di cottura con uno stecchino.

Fai raffreddare e servi così da sola oppure con una pallina di gelato alla vaniglia e panna montata.






Kolache, la brioche ceca che vi conquisterà al primo morso!



KOLACHES


Posso dire di essere orgogliosa dei miei lettori? E lo sono non soltanto perché dopo un lungo periodo di assenza ho ripreso in mano queste pagine abbandonate e ho avuto un riscontro di pubblico inaspettato, ma anche perché le ricette internazionali che vi propongo sono quelle che vi suscitano più interesse e curiosità.

Questo tanto per sfatare il luogo comune che vede l'italiano attaccato soltanto alle sue tradizioni culinarie. Lo siamo ma amiamo anche la cultura che ci viene regalata da un cibo diverso perché ogni sapore racconta la storia di un popolo.

Quindi mille volte grazie!

Oggi è la volta dei Kolaches, brioche di origine ceca che vi conquisteranno con molta facilità. Quando le ho viste per la prima volta è stato amore, un colpo di fulmine di quelli che lasciano il segno. 




Tradizionalmente ripieni di formaggio o semi di papavero, i Kolaches sono l'anello di congiunzione tra il vecchio continente e gli Stati Uniti. Questi morbidi pasticcini di pasta lievitata infatti nascono nella Repubblica Ceca ma vengono importati negli Stati Uniti nel diciannovesimo secolo, quando il popolo ceco arriva nel Nuovo Mondo in cerca di fortuna.

Gli emigranti si fermano nelle comunità rurali del Texas, e qui, nel West più profondo, si insediano pacificamente mantenendo intatte lingua e cultura. La cosa curiosa è che parlano ancora il dialetto di circa 100 anni fa, tanto è vero che i giovani che arrivano dalla repubblica ceca fanno un po' fatica a capirli!

I Kolaches sono diventati negli anni un must della gastronomia statunitense. Pensate che esistono negozi e siti dove potete acquistarne in gran quantità. Sono capitata su uno store dove addirittura il proprietario sosteneva che mangiare i Kolaches a un meeting di lavoro portasse una fortuna incredibile! E la celebrazione di questi pasticcini non finisce qui. A Caldwell, una cittadina texana, organizzano ogni anno il Kolache Festival.




Ma cosa hanno di tanto speciale? L'impasto tanto per iniziare! Ha la consistenza di una nuvola e il bello è che si mantiene così almeno per due giorni. Pensate che è talmente soffice che con i ritagli di pasta abbiamo fatto dei simil panini tondi (quelli dei buffet per intenderci) e abbiamo deciso che da oggi in poi li faremo sempre con la ricetta dell'impasto dei Kolaches.

Altra cosa il ripieno. Io l'ho semplificato, ho utilizzato semplicemente la confettura di albicocca, ciliegie e la crema al cioccolato. Tradizionalmente però i ripieni sono quattro: formaggio, albicocche (secche), crema di semi di papavero e prugne. Ogni ripieno ha bisogno di una preparazione precisa ma penso che il risultato sia strepitoso. Ci proverò quando il tempo a disposizione sarà un po' più clemente con la sottoscritta😊. 

Se volete cimentarvi vi lascio il link di Tori Avey, famosa blogger americana, che spiega molto bene come realizzare le varie farciture (Kolaches di Tori Avey)

Ci vuole poco per farli, giusto il tempo delle lievitazioni. Io ho utilizzato la mia fedele macchina del pane ma possono essere realizzati anche a mano o nella planetaria. Unica deroga alla tradizione la cottura. Le nonne ceche utilizzavano il forno a legna, io no 😇

Vuoi altre ricette come questa? Prova la Chec in trei culori, la ciambella ai tre colori, un celebre dessert rumeno, la profumata brioche Babka, le piccole Bouldouk per una super colazione o, per un antipasto saporito l'Ajvar il caviale (vegetariano) preferito nei Balcani!


Kolaches


500 g farina (metà manitoba metà 00)
1 bustina di lievito di birra
100 g zucchero
120 g burro morbido
2 uova
125 ml latte tiepido
1 punta di noce moscata
1 scorza di limone grattugiata
1 scorza di arancia grattugiata
vaniglia (estratto, semini o vanillina fate voi)
1 pizzico di sale

per il ripieno:

confetture varie
crema la cioccolato e nocciole

latte e rosso d'uovo per la superficie


Se hai la macchina del pane:

Se ha la macchina del pane metti tutti gli ingredienti nel cestello, partendo da quelli liquidi e terminando con il lievito di birra, e avvia il programma impasto e lievitazione. Se hai la SilverCrest del Lidl, corrisponde la programma numero 10.

Se hai la planetaria:

Sciogli il lievito nel latte appena tiepido. Monta il gancio e nella ciotola metallica versa: latte e lievito,, burro, uova, zucchero, sale, noce moscata, vaniglia e scorze degli agrumi.

Lavora fino a ottenere un composto omogeneo e aggiungi poco a poco la farina. Visto che non tutte le farine sono uguali, potrebbe verificarsi che la tua assorbe molto più liquido rispetto alla mia. In tal caso, se il composto è troppo asciutto puoi unire ancora un po' di latte. Al contrario, se lo vedi troppo morbido, puoi unire latra farina ma ricorda: non più di 50 grammi!

Lavora con il gancio finché l'impasto non incorda. Trasferiscilo in una ciotola oliata, copri con la pellicola e lascia raddoppiare di volume.

Trascorso il tempo, metti il tuo impasto su un piano di lavoro e sgonfialo leggermente. Dividilo a metà.

Prendi una di queste metà e stendila con il mattarello a un'altezza non inferiore ai 2 centimetri. In parole povere, non fare una sfoglia troppo sottile come ho fatto io perché altrimenti i Kolaches non vengono con quella bella forma tonda e alta che rappresenta il loro marchio di fabbrica.

Prendi un coppapasta tondo di media grandezza e ritaglia tanti pasticcini. Fai così anche con l'altro impasto. Metti i tuoi pasticcini su teglie foderate di carta forno e lasciali lievitare per almeno 45 minuti.

Prepara un mix di latte e rosso d'uovo e, trascorso il periodo di riposo, spennella con cura la superficie. Prendi un cucchiaino fai una fossetta al centro e riempila con il ripieno da te prescelto.

Metti inforno caldo e cuoci a 180 °C fino a doratura (ci vorranno all'incirca venti minuti).

Fai raffreddare e buona colazione!





Ciambellone alle arance e cannella



 Ciambellone alle arance e cannella



Non è che a me siano sempre piaciuti i thriller e i noir. C'è stato un tempo, durante l'adolescenza, in cui amavo nuotare in un mare di zucchero.

Sognavo guardando film e leggendo libri d'amore.
Sospiravo guardando Via col vento con quel gran pezzo d'uomo di Clark Gable, sognavo guardando il Tempo delle mele ,Pretty Woman e sognavo davanti alla tartaruga di Brad Pitt in Thelma e Louise.
Poi sono cresciuta e ho capito che il Principe Azzurro non è proprio quello dei film, che la carenza di maneggi in città rende impossibile il suo arrivo a cavallo e che non sempre è biondo con gli occhi azzurri. Non fosse altro per il fatto che oltre la metà degli uomini presenti sulla terra non sono certo cugini di primo grado dei vichinghi!

Però almeno ho sognato quando avevo l'età giusta per farlo.

Oggi le mie figlie godono di un panorama diverso.
Non ci sono più Richard Gere e Clark Gable a farle sognare...
Ci sono stuoli di vampiri pallidi che t'azzannano la giugulare, ragazzini cresciuti a braccetto con Dragon Ball  con l'unz unz della tecno sparato nell'iPod.

Il nostro Principe Azzurro è passato a miglior vita. Kaputt, stecchito, ora corre nei prati celesti con Heidi e con le caprette che gli fanno ciao!

Oggi c'è un suo lontano parente a calcare le scene.
Il principe Tamarro.

Non ci credete? C'è una lista inquietante che gira sul web, il vademecum del rimorchio maschile.
Su Twitter l'hashtag del momento è: #ipeggiorimodiperrimorchiare. Ecco a voi la lista:
  • Ti chiami Elisabetta? No perché? Perché sei una regina
  • Ma che sei Google? No perché? Perché sei tutto quello che cerco!
  • Ti sei fatta male? Quando? Ma quando sei caduta dal cielo!
  • Tuo padre è un terrorista?...Perché sei una ragazza bomba
  • Ti piace l'acqua? Si perché? Perché ti piace già il 70% di me!
  • Sei uguale a mia madre     (O mio Dio questa è orribile)
  • Credi all'amore a prima vista o devo ripassarti davanti?




                                                                                          (fonte della classifica Roba da donne)



Che dite? Ho di che essere preoccupata per le mie figlie oppure no? ^_^ E considerate che vi ho risparmiate quelli più hot, il massimo della demenza!




Oggi vi propongo una torta super casalinga, adatta alla colazione e alla merenda. Sa di caldo,di inverno, di buono. E' un semplice ciambellone alle arance e cannella. Il tocco in più? Tre amaretti sbriciolati nell'impasto. Pochi, per non sovrastare il gusto dell'agrume e della spezia, ma capaci di dare un retrogusto tutto da scoprire!




Ciambellone alle arance e alla cannella

300 gr farina
3 uova
1 bicchiere di olio
1 bicchiere di succo d'arancia
scorza di un'arancia grattugiata
1 bustina di lievito
1 pizzico di sale
200 gr zucchero
1 cucchiaio scarso di cannella
3 amaretti
1 cucchiaio di Grand Marnier (facoltativo)


Montare con le fruste elettriche per cinque minuti le uova con lo zucchero. Quando saranno ben gonfie e spumose,unite il pizzico di sale, la cannella e i tre amaretti sbriciolati. Mescolate per amalgamare tutti gli ingredienti e unite il succo d'arancia e la scorza grattugiata. Se utilizzate il Grand Marnier aggiungetelo a questo punto.


Setacciate la farina insieme al lievito e aggiungete all'impasto la farina in tre volte intervallandola con l'olio.


Imburrate e infarinate uno stampo a ciambella e infornate a 180 gradi forno statico (160°\170° forno ventilato) per circa quaranta minuti (fate sempre la prova stecchino.Se esce pulito, il dolce è pronto.


Laskiaispulla, il maritozzo scandinavo che amerete alla follia!




Laskiaispulla

Sarà il mio segno zodiacale, sarà il voler vivere dieci, cento, mille vite o semplicemente una forma di pazzia che mi accompagna sin dalla prima valigia riempita...Fatto sta che oscillo in modo vertiginoso tra il voler vivere a Spaccanapoli, in uno di quei condomini dove tutti si conoscono, dove la porta è sempre aperta e la caffettiera sul fornello e il rintanarmi nel mio amato Nord Europa. Caldo e freddo, neve e sole, chiasso e silenzio. Vivo di dicotomie.

Qualche giorno fa mi è capitato di vedere un film bello e spontaneo, semplice e divertente "Troppo napoletano" con Serena Rossi. Era una giornata particolare, di quelle che te ne vuoi stare rintanata nel tuo guscio perché ti rendi conto che il mondo là fuori gira al contrario e le persone non sono mai quello che sembrano. Apro Netflix e clicco a caso sul primo titolo. Poche scene e nella mia mente avevo già fatto la valigia per Napoli. 

Qualche ora più tardi capito per caso su Youtube e il mio sguardo viene attirato da un video sulla vita in Finlandia. Eccolo il mio Nord...Si parla di colazioni gustose e corroboranti, perfette per affrontare il grande freddo. Dopo qualche scena arriva lei, la Laskiaispulla che non è una parolaccia ma un panino dolce che potete mangiare così oppure farcirlo con panna montata. Una sorta di maritozzo scandinavo, tanto per intenderci!

Mi si è aperto un tassello della memoria e il ricordo di questo panino ha invaso la mia mente. Saranno vent'anni che non ne mangio uno e poi... nel blog non c'è! Non ho mai condiviso questa splendida ricetta!

Ecco, da Napoli sono finita in Finlandia, senza nemmeno fare il check-in!

Cos'ha di speciale la Laskiaispulla? Che questo non sarebbe il periodo più indicato per mangiarla perché è il panino del martedì grasso, quando i bimbi per festeggiare il Carnevale, prima del periodo quaresimale, prendevano slittini e merende sostanziose prima di lanciarsi a capofitto sulla neve.

Oggi le cose sono un po' cambiate. In Finlandia la trovate nel bancone dei surgelati. La portate a casa, la cuocete e la farcite per mangiarla quando volete. Ed è un bene perché è veramente buona. Ora noi non la troviamo tra una scatola di piselli Findus e una di bastoncini del Capitano ma possiamo rimediare...facendola noi. 

Semplice e abbastanza veloce, la preparate la sera e la farcite la mattina. Se volete essere scandinavi DOC dovete farcirla con la panna e con una soffice confettura di lamponi o fragole, il top.

Nell'impasto trovate il cardamomo ed è la spezia che fa la differenza però non a tutti piace e magari, se il vostro palato non è abituato, potrete trovarla troppo forte. Quindi, o la togliete sacrificando il sapore reale del panino, oppure diminuite leggermente la dose. Pronti?



La ricetta originale viene da uno dei sancta sanctorum della cucina finlandese, il blog Kaakao kermavaahdolla. Io ve la propongo nella versione semplificata e adattata alle nostre misure di Anna, simpaticissima proprietaria del blog Profumo di follia. Posso dirvi che il risultato si avvicina tantissimo, anzi è lo stesso di quelle che trovate nella fredda ma meravigliosa penisola scandinava.


Laskiaispulla

500 g farina
100g burro
1 uovo
250 ml latte intero
1/2 cucchiaino di cardamomo in polvere (non vi piace? non lo usate oppure sostituitelo con la cannella)
1 pizzico di sale
1 bustina di lievito di birra secco
vaniglia (nel modo in cui la preferite, non sono una talebana del gusto😀)

per la superficie

zucchero a velo
granella di zucchero
1 uovo
5 cucchiai di latte

per farcire

panna montata fresca
confettura di lamponi o fragole


Se hai una macchina del pane metti tutti gli ingredienti nel cestello, partendo da quelli liquidi, e avvia il programma impasto e lievitazione (io ho quella della Silvercrest e utilizzo il programma numero 10).

Non hai la mdp? Procedi in questo modo. Prendi la planetaria, scalda leggermente il latte e mettilo nella ciotole insieme allo zucchero, cardamomo, sale e uovo. Mescola con cura.

Aggiungi la farina, il lievito e il burro morbido e lavora con il gancio a foglia. Quando l'impasto è compatto e ben lavorato, spegni la planetaria e lascialo lievitare fino al raddoppio.

Prendi il tuo impasto, lavoralo brevemente per sgonfiarlo e stacca dei piccoli pezzi di circa 60 grammi l'uno. forma delle palline e mettile distanziate sulla placca rivestita di carta forno. Lascia riposare per altri 30 minuti, spennella la superficie con l'uovo sbattuto con i 5 cucchiai di latte e cospargi con la granella di zucchero.

Metti nel forno già caldo e cuoci, con la superficie coperta da un foglio di carta forno a 200°C per circa 25 minuti (controlla sempre il grado di cottura, ogni forno è diverso). Dopo il primo quarto d'ora, scopri i tuoi panini e termina la cottura.

Lasciali raffreddare e tagliali a metà per poterli farcire con la panna e,se vuoi, anche la confettura. Spolvera con lo zucchero a velo.



Brazadela o ciambella bolognese




La Brazadela o ciambella bolognese


Ci sono eh? Torno poco ma torno, compatibilmente con il lavoro, l'umore, il sonno. E stavolta torno con un dolce storico, la Brazadela. Lo avevo seppellito nei meandri nella memoria e non perché non mi fosse piaciuto ma semplicemente perché delle volte gli anni che passano (troppi) e il desiderio di sperimentare sempre cose nuove ti portano un po' via dalle certezze della cucina antica italiana.

La Brazadela l'ho vista due o tre sere fa, per caso, su Cortesie per gli Ospiti (a proposito ma che capelli si è fatta la Csaba??). L'ho guardata e ho pensato in ordine sparso:

1) ma quanto è buona

2) oh my God ma io non l'ho mai preparata alle mie figlie

3) ops manco a mio marito 

Ho conosciuto la Brazadela, quella autentica, all'Università. Annamaria era una bolognese Doc venuta a studiare a Roma. Quando tornava dalle vacanze a casa ci portava sempre una valigia piena di dolci e stuzzichini. I nostri codici penali erano invasi da molliche, ditate e tante risate. Se c'è una cosa del cibo emiliano che adoro è proprio la capacità di farti sorridere fin dal primo boccone.

Un giorno arrivò con la Brazadela, un filoncino consistente da pucciare nel latte o in un calice di buon vino rosso. Questa caratteristica sottolinea la grande particolarità di questo dolce buonissimo ovvero la consistenza. Quindi dopo un accurato giro nel web posso dirvi una cosa:

- Non è un ciambellone
- Non è morbida

Del resto, se fosse morbida, come potremmo affogarla in un mare di latte caldo/vino sublime? Impossibile, a meno che non amiate le briciole in pieno stile pappone!

La Brazadela era il dolce della festa, quello riservato alle occasioni speciali. Secondo alcune fonti nasce addirittura nel 1250. La sua importanza era tale che addirittura veniva regalata dai padrini e dalle madrine ai propri figliocci dopo la Cresima. L'impasto originale prevedeva l'utilizzo dello strutto invece del burro e aveva una caratteristica forma a ciambella non dovuta allo stampo ma all'usanza di cuocerla arrotolata sul pomello di un coperchio.

Ho cercato a lungo la ricetta in rete ma nessuna mi ha convinto fino a che non ho trovato quella di Martina. Le ho dato fiducia e ho fatto bene. La sua Brazedela è esattamente quella della tradizione. Compatta al punto giusto, armoniosa e delicata, è la ricetta che meglio la rappresenta. E io ve la propongo 😉




Brazadela o Ciambella Bolognese


500 g farina
3 uova
100 g burro morbido a pezzetti
200 g zucchero
1 limone grattugiato
1 pizzico di sale
10 g lievito chimico
20 g liquore all'Anice o Sambuca

per decorare

granella di zucchero

50 ml latte per spennellare


Prendi una spianatoia o semplicemente una ciotola. Non ti servono strumenti o fruste, puoi fare tutto con le mani. Metti la farina a fontana e aggiungi tutti gli ingredienti. Impasta con cura e forma un filoncino allungato.

Fodera una teglia con della carta forno. Adagia sopra la tua ciambella bolognese e con un pennello bagna con cura la superficie. Aggiungi con cura la granella, cercando di ricoprire tutta la superficie.

Fai cuocere in forno caldo, statico a 180°. Questo dolce ha bisogno di essere cotto bene, non deve essere morbido. La cottura totale non dovrebbe essere inferiore ai 40/45 minuti. Dopo la prima mezz'ora, copri con un foglio di alluminio la superficie qualora tenda a scurirsi troppo.

Lasciala raffreddare e servila con latte caldo o a fine pasto con un calice di vino rosso.






fonte: Ricette Gourmet



La Torta Vintage ai Mirtilli



torta colazione mirtilli Usa

Torta vintage ai mirtilli


La torta vintage ai mirtilli è un dessert alla vecchia maniera. E' una di quelle torte da dispensa essenziali, senza fronzoli o diavolerie moderne. Nella lista degli ingredienti non troverete la polvere d'unicorno o l'essenza di vaniglia dell'anello di Giove. Uova, burro, farina, zucchero, mirtilli freschi. Tutto qui. Eppure, come tutte le cose d'antan, regala un'emozione unica. Quella stessa emozione che ci coglie all'improvviso quando ritroviamo una foto vintage, con i colori solo un po' sbiaditi ...


La ricetta è del 1915 ed è stata scritta da Linda Hull Larned nel suo "One hundred PicNic Suggestion".


Accanto a ricette un po' improbabili per i nostri giorni, Linda ci suggerisce la torta ai mirtilli, l'ideale per un picnic all'aperto. Secondo l'autrice infatti ogni cibo può diventare un alimento da picnic purché…sia trasportabile. E questa torta lo è perché non fa nemmeno briciole! E' un impasto compatto, denso ma anche magico secondo me perché è abbastanza umida, gradevole da mangiare, per niente asciutta.


Linda, nata a Little Falls nel 1853, era un 'esperta di etichetta e di economia domestica, fervente sostenitrice del progresso del sistema scolastico. Non ebbe figli e si dedicò tutta la vita al marito e ai suoi libri, ne scrisse ben 8 tra cui il famoso "The New Hostess of To-Day", una vera e propria bibbia per le signore dell'epoca 😊.



Dicevamo una torta adatta per i picnic. In effetti è sempre stata regalata un'attenzione speciale a questo momento che incarna la spensieratezza della bella stagione, il divertimento, il tepore regalato da una coperta a quadri stesa su un prato. Il "pique-nique" è nato in Francia intorno al 1600 e inizialmente era soltanto un piccolo break necessario durante i lunghi spostamenti a cavallo o  le battute di caccia. Poi arriva Maria Antonietta e il picnic diventa l'icona dello svago e del divertissement lungo i prati di Versailles.


Molti artisti, nel corso dei secoli, hanno immortalato sulle loro tele l'idea del picnic. Tra tutti i dipinti, quello che amo di più, è La Colazione sull'erba di Monet:



Gli americani sono molto più pragmatici, vi basta dare un'occhiata alla copertina del libro di Linda. Un'automobile, un cestino, cibo facilmente trasportabile. Siamo lontani anni luce dalle atmosfere suadenti di Monet. Eppure l'autrice riproduce il cuore dell'idea moderna di picnic. Facile, veloce, semplice.

Oggi è il 29 ottobre, il vento soffia fortissimo, siamo quasi a 100 Km/h qui a Roma. Le scuole sono chiuse per il maltempo e la pioggia batte furiosa sul vetro. Le scampagnate sono ormai soltanto un ricordo. Eppure questa torta ai mirtilli vintage  è perfetta anche per sognare a colazione, in compagnia di un buon tè profumato.

Rispetto alla ricetta originale ho aggiunto il limone grattugiato (un degno compare dei mirtilli freschi) e utilizzato l'olio di mais perché....non avevo nemmeno un grammo di burro nel frigo! Ovviamente ho convertito le dosi, da cup a grammi. 

Non ci resta che...andare in cucina!




TORTA VINTAGE AI MIRTILLI


250 g farina
160 g zucchero
4 cucchiaini di lievito per dolci
1 cestino mirtilli freschi (vanno bene anche surgelati o essiccati)
2 uova
1 pizzico di sale
120 ml di latte
180 ml olio di mais 
la scorza grattugiata  di un limone (mia aggiunta)
1\2 cucchiaino di estratto di vaniglia

Accendi il forno a 180°.

Prepara uno stampo ( se vuoi anche quello per il plumcake) e rivestilo con un foglio di carta forno bagnato e strizzato.

Prendi i mirtilli e spolverali con un cucchiaio di farina per evitare che durante la cottura si depositino sul fondo della torta (come è successo a me!!)

Separa le uova. Monta gli albumi a neve e mettili da parte.

Sbatti leggermente i tuorli con il latte.

In un'altra ciotola mescola la farina, il lievito, il sale. Aggiungi lo zucchero, la scorza del limone, la vaniglia, l'olio, il mix di uova e latte. Mescola bene aiutandoti con uno sbattitore elettrico. L'impasto è molto denso, non ti preoccupare se fai fatica in questa fase!

Prendi una spatola e inizia ad aggiungere gli albumi, cercando di mescolare sempre nella stessa direzione. Unisci i mirtilli e versa con cura nella tortiera. 

Spolvera la superficie con due cucchiai abbondanti di zucchero semolato.

Cuoci nel forno caldo a 180° statico per circa 40/45 minuti. Copri la superficie con un foglio di alluminio per i primo 20 minuti. Prima di estrarre la tua torta vintage ai mirtilli, fai la prova stecchino per vedere se effettivamente è cotta.

Torta di pane, mele e nocciole




La Torta di pane, mele e nocciole


La Torta di pane, mele e nocciole è perfetta per iniziare la settimana e non solo perché è delicatamente golosa ma anche perché ci permette di riciclare un po' di pane avanzato dal pasto domenicale.

Non so voi ma qui spesso la domenica sembra debba venire un esercito. Preparo tante cose per il pranzo e immancabilmente c'è sempre un po' di pane, qualche fetta di arrosto o le lasagne che finiscono per essere scaldate in padella il giorno dopo.

Penso di avere un vero e proprio problema con questo giorno della settimana, un problema diventato ancora più forte da quando lavoro tanto, anzi tantissimo. La domenica ho bisogno di tenere spento il pc, di far lavorare le mani, di impastare senza sentire il ticchettio della tastiera e le mie dita che scorrono impazzite per cercare di rispettare la consegna degli articoli.

"Nun te regoli", come diciamo qui a Roma, me lo dico spesso, me lo dicono i miei familiari che guardano con timore la pila di pentole che mano mano deposito sul lavello.

Stavolta ho preparato troppo pane. Ho aperto il frigorifero, ho dato un'occhiata al latte in scadenza, alle mele che mi facevano l'occhiolino e alle nocciole stufe di stare in dispensa.

Il risultato è stata una torta per la colazione, buona come solo le torte di mele sanno essere e rassicurante come tutto ciò che sa di antico, quasi di ancestrale.
Ne avevo già realizzata una tempo fa, la Torta del pane e del latte, e da questa ho preso ispirazione per la nuova ricetta. Che dire? Venite in cucina con me!


TORTA DI PANE, MELE e NOCCIOLE

300 grammi di pane raffermo
1 litro di latte
150 grammi di zucchero
2 uova
80 grammi di nocciole tritate in modo grossolano
3 mele di media grandezza
1 cucchiaino raso di lievito per dolci
1/2 cucchiaino di cannella (se non ti piace la cannella sostituiscila con la scorza grattugiata di 1 limone o essenza di vaniglia)

Metti il pane in un contenitore con il latte e lascialo ammorbidire. Strizza bene  con le mani e sistemalo in una ciotola. Unisci lo zucchero, le mele tagliate a dadini, la cannella, le uova sbattute, le nocciole e infine il lievito.

Prendi una teglia, ungila con il burro, cospargi di pangrattato e sistema il tuo impasto, livellando con cura la superficie.

Cuoci a 180° per 30 minuti circa. Prima di tirare fuori la torta, controlla con uno stecchino il grado di cottura.