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Torta di pane, mele e nocciole




La Torta di pane, mele e nocciole


La Torta di pane, mele e nocciole è perfetta per iniziare la settimana e non solo perché è delicatamente golosa ma anche perché ci permette di riciclare un po' di pane avanzato dal pasto domenicale.

Non so voi ma qui spesso la domenica sembra debba venire un esercito. Preparo tante cose per il pranzo e immancabilmente c'è sempre un po' di pane, qualche fetta di arrosto o le lasagne che finiscono per essere scaldate in padella il giorno dopo.

Penso di avere un vero e proprio problema con questo giorno della settimana, un problema diventato ancora più forte da quando lavoro tanto, anzi tantissimo. La domenica ho bisogno di tenere spento il pc, di far lavorare le mani, di impastare senza sentire il ticchettio della tastiera e le mie dita che scorrono impazzite per cercare di rispettare la consegna degli articoli.

"Nun te regoli", come diciamo qui a Roma, me lo dico spesso, me lo dicono i miei familiari che guardano con timore la pila di pentole che mano mano deposito sul lavello.

Stavolta ho preparato troppo pane. Ho aperto il frigorifero, ho dato un'occhiata al latte in scadenza, alle mele che mi facevano l'occhiolino e alle nocciole stufe di stare in dispensa.

Il risultato è stata una torta per la colazione, buona come solo le torte di mele sanno essere e rassicurante come tutto ciò che sa di antico, quasi di ancestrale.
Ne avevo già realizzata una tempo fa, la Torta del pane e del latte, e da questa ho preso ispirazione per la nuova ricetta. Che dire? Venite in cucina con me!


TORTA DI PANE, MELE e NOCCIOLE

300 grammi di pane raffermo
1 litro di latte
150 grammi di zucchero
2 uova
80 grammi di nocciole tritate in modo grossolano
3 mele di media grandezza
1 cucchiaino raso di lievito per dolci
1/2 cucchiaino di cannella (se non ti piace la cannella sostituiscila con la scorza grattugiata di 1 limone o essenza di vaniglia)

Metti il pane in un contenitore con il latte e lascialo ammorbidire. Strizza bene  con le mani e sistemalo in una ciotola. Unisci lo zucchero, le mele tagliate a dadini, la cannella, le uova sbattute, le nocciole e infine il lievito.

Prendi una teglia, ungila con il burro, cospargi di pangrattato e sistema il tuo impasto, livellando con cura la superficie.

Cuoci a 180° per 30 minuti circa. Prima di tirare fuori la torta, controlla con uno stecchino il grado di cottura.


Le polpette di zucca e pancetta




Le polpette di zucca mi hanno sempre ricordato gli anonimi. No, non è una coppia di Pechino Express ma quella categoria di persone che immancabilmente dimentichi dopo cinque minuti.

Buone sono buone eh (le polpette)
Affabili sono affabili eh (le persone)
però non c'è niente da fare...non hanno quel quid, quel guizzo che ti rimane impresso nelle trame dei ricordi e che ti fa dire beh adesso le cucino (le polpette), beh adesso la chiamo (la persona).

Parliamoci chiaro. A volte basta uno sguardo, una parola, un modo di dire o semplicemente un vezzo o una cadenza a rendere particolare una persona. per non parlare poi di un'idea, di un modo di fare, di qualcosa che possa fare la differenza tra lei/lui e tutti gli altri.

E non parlo soltanto di rapporti amorosi ma anche di amicizia, di rapporti di lavoro. Vi siete mai chiesti perché vi ricordate di X e non di Y? Io sempre.

E ho capito una cosa.
A me le persone piacciono "saporite" ovvero piene di entusiasmo, di idee, di voglia di vivere. Ma anche cazzute. A una gatta morta che va d'accordo con tutti preferisco l'amica che mi fa le pulci per ogni cosa. Questione di carattere. Al collega che mi offre un caffè e mi informa del tempo nel week-end preferisco quello che mi parla della forma dell'acqua.

Alle polpette di zucca anonime, quasi un po' dolciastre, preferisco quelle dove il brie incontra la pancetta, la paprika e l'aglio. Alla ricetta di polpette di zucca con la solita provoletta incerata del supermercato preferisco quella che al primo boccone mi piglia a schiaffi il palato.

Ecco, se anche voi amate il carattere del brie addolcito dal tocco vellutato della zucca, questa è la ricetta giusta per voi. Se non amate questo formaggio, sostituitelo con un altro che vi piace.

L'importante è che non sia anonimo!



Polpette di zucca e pancetta


200 g di polpa di zucca
200 g di formaggio brie
1 uovo
50 g pancetta dolce
100 g pangrattato
2 cucchiaini rasi di paprika affumicata o dolce
2 pizzichi di aglio in polvere
olio e sale

Taglia la zucca a julienne e cospargila di sale grosso. Lasciala riposare per circa 30 minuti, sciacquala e tampona l'acqua in eccesso.

Prendi un mixer e nel contenitore metti: la zucca, il formaggio a pezzi, l'uovo, il sale e il pepe. Aggiungi 2 cucchiai di pangrattato e inizia a tritare, poco alla volta. Se ti sembra che l'impasto sia troppo morbido, aggiungi dell'altro pangrattato. Unisci la paprika, l'aglio e la pancetta sminuzzata. Copri e passa in frigo per circa un'ora.

Forma delle palline leggermente schiacciate, passale nel pangrattato e disponile su una teglia rivestita di carta forno. Condisci con dell'olio extravergine d'oliva e passa in forno a 200 °C per circa 20 minuti. Servile calde .

Formaggio da spalmare, le non ricette estive per chi non ha voglia ma fame!








Sembra sia una questione di dimensioni parallele.
Un po' come nel film Sliding Doors. 
Un evento apparentemente semplice come un orecchino caduto a terra dà il via a una vita che si sdoppia. 
E' la classica questione del bivio.
Prendi una strada e gli eventi prendono una piega.
Ne scegli un'altra e ti costruisci tutt'altra vita.

Sarebbe però un gesto carino da parte del fato regalarci la possibilità di vivere consapevolmente la dimensione parallela per poi poter scegliere la strada definitiva. Un po' come affacciarsi curiosi alla finestra per vedere come va finire.
E invece vaghiamo con le spalle rese pesanti da scelte che forse era meglio non fare. E lo leggi nei visi di chi incontri per strada per puro caso. Occhi e sorrisi spenti, gesti consueti e consumati dall'abitudine.


Questi sono i pensieri che si snodavano come improbabili gomitoli di lana mentre l'henné (vi ho mai parlato di quanto sia fantastico?) colava a più non posso sul mio collo. Perché nell'altra dimensione parallela ho scelto di diluirlo con meno acqua.
In questa ahimè, l'ho annegato😔




Stasera vi propongo un classico delle cene estive in campagna.
Pane e formaggio.
Quando sei stanco.
Quando non hai voglia di non cucinare.
Quando ti vuoi coccolare perché, ebbene si, il formaggio è consolatorio.
E buono.
E chi se ne frega del colesterolo.

Questo è particolare.
Una non ricetta ma tanto è estate, fa caldo.

Usate solo ingredienti di qualità.
Grande protagonista è la panna acida.
Un tempo mi ostinavo a farla da sola.
Ora la compro perché costa pochissimo ed è così buona!

Prendete la ricotta fresca, saltando a piè pari le simpatiche confezioni del supermercato...utilissime per carità...ma non in questo caso.
Olio, sale pepe, limone e una cascata di erba cipollina fresca. O aneto. O rucola. O scalogno tagliato finemente.
O quello che vi pare insomma.

Procuratevi un quadrato di stelle, una sedia comoda e un po' di pane. Spalmate e sognate......magari la vostra sliding door!







Formaggio da spalmare

200 grammi di ricotta vaccina
70 gr panna acida
erba cipollina (o altre spezie)
mezzo cucchiaino di scorza di limone
olio, sale pepe

In una ciotola lavorate e lungo la ricotta per renderla cremosa. Unite la panna acida e mescolate con cura- Aggiungete l'erba cipollina, l'olio, il sale, il pepe.
fate riposare in frigorifero per almeno mezz'ora.


I pici con le molliche e la rivoluzione delle 'ntamate




pane raffermo-Toscana-pici

Bionda con occhi grigio topo.



Mediamente alta verso il basso.



Mediamente sorridente.



Mediamente malinconica.



A guardarla bene l'espressione ricordava quella di una gallina, tipo Rosita, quella del Mulino Bianco. Gli occhietti roteavano ingenui, la testa si chinava a dir di si. Al marito, al padre, alla madre, al cane, al gastroenterologo e al direttore della banca dove lavorava.
Non prestava molta cura all'abbigliamento. Grigetto con una naturale inclinazione verso lo scozzese sbiadito.
Letizia, il suo nome.

Beffa del destino.



Io la guardavo sconcertata ogni volta. Non riuscivo a capire come riuscisse a non prendere mai una decisione, un colpo di testa. Che so, un tuffo in mare il 12 di marzo. Cosi tanto per dimostrare a se stessi che la follia è un abito colorato.
Conduceva la sua vita a piccoli passetti adoranti. I figli, un maschio e una femmina, avrebbero fatto incazzare di brutto anche la Montessori. Avidi, prevaricatori. Ma lei faceva finta di nulla. E sopportava con quella schiena sempre più china, sempre più curva. Le malelingue dicevano che la gobba si accentuava al crescere delle corna che il marito puntualmente le metteva. Con la vicina ,con l'insegnante di pianoforte, con la fioraia e voci di corridoi azzardavano pure con la suocera.




Ma di questo non ho prova e non vi racconterò.



Lei sapeva?
Noi pensavamo tutte di no.
Almeno fino alla sua sparizione.
Scomparsa, cosi, di punto in bianco, dalla sera alla mattina. Volatilizzata come se non fosse mai esistita. Ad allarmarsi fu proprio il gastroenterologo. Ora, a dirla tutta, noi avevamo sempre pensato che Letizia avesse preso tale medico come il suo confessore. Ci andava ogni mese, sempre un giorno dispari e sempre con largo anticipo.  "Non si sa mai" diceva lei.

 "E' fusa "pensavamo noi.



Del resto, c'era chi aveva il personal trainer, il personal coach, lei aveva il personal gastroenterologo. Che poi era proprio "personal", visto che venimmo a sapere che durante le visite tutto le controllava tranne le condizioni della cistifellea.



Rimanemmo sconvolti.



La cara e grigia Letizia con i suoi abiti scozzesi sbiaditi in realtà era una panterona gaudente.
Non è stata più trovata.
Ora, mi piacerebbe raccontarvi che il marito e i figli si consumarono come candele al pensiero di questa mamma e moglie scomparsa.
Il simil-lutto durò tre mesi appena. I ragazzi andarono via di casa e il marito si diede alla caccia di vedove facoltose.
L'unico pensiero che mi consola è che pare l'abbiano vista a bordo di una Harley, vestita di pelle nera e borchie, avvinghiata alle spalle di un baldo giovane muscoloso.
Ciao 'ntamata!

'Ntamata è un termine palermitano che sta ad indicare una persona perennemente rintronata, addormentata, passiva. A me piace pensare che molte volte, dietro un aspetto compassato,ingenuo e rinco.... si nasconda una furia!





Oggi un piatto della mia terra semplice e buono: i pici con le molliche. Ve li propongo in una versione eretica, che si discosta dalla versione ufficiale per la presenza dell' aglio e del peperoncino.

Questa ricetta è un sistema economico e gustoso per recuperare il pane avanzato!



PICI CON LE MOLLICHE


500 grammi di pici
300 grammi di mollica di pane raffermo, secca e sbriciolata
olio
parmigiano o pecorino
aglio e peperoncino

In una casseruola soffriggere uno spicchio d'aglio e un po' di peperoncino . Aggiungete le molliche di pane e fatele tostare, rimestandole con un mestolo per evitare che si formino delle briciole piccole. Una volta cotta la pasta, versate tutto nella casseruola, aggiungete il parmigiano a fate saltare per qualche minuto.






Detersivo per lavatrice fai da te ovvero aiutiamo ambiente e portafoglio!

autorpoduzione-detersivo-sapone di marsiglia





Uno dei miei buoni propositi per il 2017 è la consapevolezza.
Di chi ho intorno.
Di quello che ho intorno.
Di quello che voglio fare.
Di quello che posso fare.

Il detersivo autoprodotto nasce proprio da quest'ultima esigenza.
Cosa posso fare per l'ambiente?
Non ha senso fare una raccolta differenziata perfetta per poi buttare tonnellate di detersivo chimico intorno a noi. La raccolta differenziata tacita le coscienze ma poi?
Oh, sia ben chiaro. Non sono ecologista ad oltranza, non mi vesto di iuta e cotone, non faccio libagioni a base di semi di canapa del nord dell'Uzbekistan nè mi lavo con la cenere del camino che non ho.
La colpa è di un deodorante per tessuti del quale mi sono innamorata tempo fa. Deodorava pure la cantina di nonno Belardo. Tre spruzzi su tende, divani o tappeti e ti immergevi in una nuvola di profumo. Un giorno prendo la mia gatta in braccio e il suo pelo odorava di quel mefistofelico preparato chimico. Oh my God, ma la mia casa è una bomba chimica perché se lo ha addosso lei, figuriamoci noi. Prendo il detersivo in mano, leggo la lista degli ingredienti e mi sento colpevole quanto un amante scoperto in flagranza di reato. Penso che in quel flacone ci sia tutta la tavola di Mendeleev mescolata a mò di insalata. 
Brava Monica, spruzzalo nell'ambiente. E ti senti a posto perché in cucina hai la plastica nel contenitore adatto, hai tolto il tappo dal latte e buttato il cartone dove si conviene e hai anche lavato la bottiglia della passata di pomodoro prima di metterla nel vetro.
Fa niente se in sala hai una bomba chimica che distruggerebbe la flora e la fauna fin dopo la Via Lattea!
E allora ho deciso di iniziare a intervenire dove si può. Sia chiaro, non si può sostituire tutto ma qualcosa si può fare, fosse solo allungare i detersivi per togliere loro concentrazione e evitare di buttare nell'ambiente flaconi su flaconi.

Il detersivo che vi propongo oggi in realtà lo sto testando a fasi alterne da sei mesi insieme ad altre ricette che però ho abbandonato. Molte prevedono l'utilizzo del sapone per piatti, altre ancora sono troppo concentrate e i panni rimangono sempre chiazzati.
Questa è la più semplice, ma è quella che non mi ha mai tradito. Tre ingredienti per un risparmio super (che non fa mai male) e un impatto ambientale minimo. Io lo realizzo nella versione basic perché, trovando il sapone di Marsiglia adatto, il profumo è ancestrale, sa di panni stesi al sole e di natura. Però volendo, potete aggiungere una decina di gocce di olio essenziale. Se desiderate un efficace antibatterico, utilizzate il Tea tree Oil, imbattibile anche se caratterizzato da un odore pungente. Altrimenti affidatevi all'olio di Limone oppure alla Lavanda! Per la preparazione vi occorrerà una pentola e un frullatore ad immersione. Non devono essere destinati a questo scopo, dopo l'uso vi basta lavarli con cura ...tanto è solo sapone di Marsiglia!
Una volta realizzato sistematelo in vecchi contenitori di plastica, anche quelli del detersivo, e avrete tolto un involucro da smaltire all'ambiente.
Per le dosi regolatevi in questa maniera:

5 kg di bucato→ mezza pallina di detersivo autoprodotto e due cucchiai di acqua.

Per l'ammorbidente ne riparleremo, sto testando, dopo il famigerato aceto, l'acido citrico che, forse, mi piace un filino di più!

Ultima accortezza, se potete cercate un sapone di Marsiglia ecologico altrimenti utilizzate quello che volete e risparmierete ancora di più!
(ricetta originale Profumo di Casa)

Altre proposte di autoproduzione:



DETERSIVO PER LAVATRICE AUTOPRODOTTO

1 litro e mezzo di acqua
100 grammi di sapone di Marsiglia tagliato a pezzi
3 cucchiai di bicarbonato

Taglia il sapone a pezzi e sistemalo nella pentola. Unisci mezzo litro  di acqua e porta a bollore. Gira per far sciogliere il più possibile il sapone ( se non si dovesse sciogliere bene non ti preoccupare, ci penserà il minipimer a fare tutto il lavoro!). Spegni il fuoco, unisci i cucchiai di bicarbonato e l'acqua rimanente.
Chiudi con un coperchio e fai riposare tutta la notte.
Il detersivo da liquido diventerà quasi solido.
La mattina dopo, armati di frullatore ed emulsiona il tuo preparato. Otterrai una specie di panna montata candida! Sistema nel contenitore prescelto e inizi ad utilizzarlo. Semplice vero?