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Korkouto, la torta di zucchine greca




KORKOUTO la torta greca alle zucchine


Correva l'anno 2008.

Google lanciava Android, Obama diventava Presidente degli Stati Uniti, Federica Pellegrini vinceva l'oro olimpico. Miriam Leone conquistava il titolo di Miss Italia e nei blog di mezzo mondo impazzava questa ricetta greca ideata dalla chef Dina Nikolaou. Peter Minakis di Kalofagas la riprende, la adatta, ne migliora la consistenza e il resto è storia. Korkouto ovvero la torta di zucchine greca diventa uno dei piatti più proposti e copiati nei blog oltre i nostri confini.

Quando l'ho vista la prima volta mi è sorta una domanda: ma è una quiche o una frittata? Beh, è tutte e due le cose! Sembra una specie di Pita falsa, perché non c'è la solita pasta fillo ma il sapore ricorda molto da vicino le classiche torte salate greche. Però il nome con cui la conosciamo Korkouto, da Korkouti, se non sbaglio vuol dire farina, che è un ingrediente fondamentale per la pastella quindi....questa torta è una via di mezzo, un falso di quelli ben riusciti che a volte apprezzi più dell'originale.


Qui è stata approvata soprattutto dalla mia dodicenne, la figlia difficile di palato, quella che mangerebbe una pasticceria intera senza passare dal via ma le zucchine...beh le zucchine non fanno parte del suo credo religioso. Le è piaciuta e nemmeno poco. Alla quasi diciottenne è indifferente ma nel senso buono perché ama sperimentare, soprattutto nel campo del salato. Mio marito non l'ha nemmeno vista ma lui è intollerante ai latticini e questa è tutta un'altra storia.

Dicevamo i latticini. Protagonista assoluta, per chiudere gli occhi e immaginare di essere a Santorini, è la feta. La ricetta originale vuole anche il Kasseri...se lo trovate mettetelo altrimenti sostituitelo con la nostrana mozzarella o con un cheddar dolce. Abbinatela a un'insalatina fresca e di stagione oppure alle baked Greek Fries delle quali presto vi svelerò la ricetta.



Alla prossima 😍

P.s- Solitamente la superficie della Korkouto viene decorata con delle rondelle di zucchine. Io, ehm, mi sono dimenticata ^_^



KORKOUTO


3  zucchine grandi
4 uova medie
1 cipolla tritata finemente
1 panetto di feta
200 ml yogurt greco bianco
1 bicchiere di farina (ho usato quello di carta pieno fino all'orlo)
mezza bustina di lievito Pizzaiolo
1 manciata di prezzemolo fresco tritato
1 mozzarella a cubetti
pepe, paprika dolce e origano

Fai a rondelle le zucchine e mettile a rosolare in una casseruola con un po' di olio, sale e le cipolle tritate. Porta a cottura.

Scalda il forno a 180 °C e rivesti una teglia con della carta forno inumidita leggermente. In una ciotola sbatti le uova con lo yogurt greco e aggiungi la farina setacciata con il lievito.

Unisci le zucchine, i formaggi sbriciolati, le spezie e aggiusta di sale (ricorda che la feta è molto saporita). 

Versa il composto nella teglia e cuoci per circa 30 minuti modalità statica. Prima di togliere la torta dal forno verifica il grado di cottura.

Lasciala riposare per mezz'ora e servila, sia come secondo sia come antipasto sfizioso.

Brazadela o ciambella bolognese




La Brazadela o ciambella bolognese


Ci sono eh? Torno poco ma torno, compatibilmente con il lavoro, l'umore, il sonno. E stavolta torno con un dolce storico, la Brazadela. Lo avevo seppellito nei meandri nella memoria e non perché non mi fosse piaciuto ma semplicemente perché delle volte gli anni che passano (troppi) e il desiderio di sperimentare sempre cose nuove ti portano un po' via dalle certezze della cucina antica italiana.

La Brazadela l'ho vista due o tre sere fa, per caso, su Cortesie per gli Ospiti (a proposito ma che capelli si è fatta la Csaba??). L'ho guardata e ho pensato in ordine sparso:

1) ma quanto è buona

2) oh my God ma io non l'ho mai preparata alle mie figlie

3) ops manco a mio marito 

Ho conosciuto la Brazadela, quella autentica, all'Università. Annamaria era una bolognese Doc venuta a studiare a Roma. Quando tornava dalle vacanze a casa ci portava sempre una valigia piena di dolci e stuzzichini. I nostri codici penali erano invasi da molliche, ditate e tante risate. Se c'è una cosa del cibo emiliano che adoro è proprio la capacità di farti sorridere fin dal primo boccone.

Un giorno arrivò con la Brazadela, un filoncino consistente da pucciare nel latte o in un calice di buon vino rosso. Questa caratteristica sottolinea la grande particolarità di questo dolce buonissimo ovvero la consistenza. Quindi dopo un accurato giro nel web posso dirvi una cosa:

- Non è un ciambellone
- Non è morbida

Del resto, se fosse morbida, come potremmo affogarla in un mare di latte caldo/vino sublime? Impossibile, a meno che non amiate le briciole in pieno stile pappone!

La Brazadela era il dolce della festa, quello riservato alle occasioni speciali. Secondo alcune fonti nasce addirittura nel 1250. La sua importanza era tale che addirittura veniva regalata dai padrini e dalle madrine ai propri figliocci dopo la Cresima. L'impasto originale prevedeva l'utilizzo dello strutto invece del burro e aveva una caratteristica forma a ciambella non dovuta allo stampo ma all'usanza di cuocerla arrotolata sul pomello di un coperchio.

Ho cercato a lungo la ricetta in rete ma nessuna mi ha convinto fino a che non ho trovato quella di Martina. Le ho dato fiducia e ho fatto bene. La sua Brazedela è esattamente quella della tradizione. Compatta al punto giusto, armoniosa e delicata, è la ricetta che meglio la rappresenta. E io ve la propongo 😉




Brazadela o Ciambella Bolognese


500 g farina
3 uova
100 g burro morbido a pezzetti
200 g zucchero
1 limone grattugiato
1 pizzico di sale
10 g lievito chimico
20 g liquore all'Anice o Sambuca

per decorare

granella di zucchero

50 ml latte per spennellare


Prendi una spianatoia o semplicemente una ciotola. Non ti servono strumenti o fruste, puoi fare tutto con le mani. Metti la farina a fontana e aggiungi tutti gli ingredienti. Impasta con cura e forma un filoncino allungato.

Fodera una teglia con della carta forno. Adagia sopra la tua ciambella bolognese e con un pennello bagna con cura la superficie. Aggiungi con cura la granella, cercando di ricoprire tutta la superficie.

Fai cuocere in forno caldo, statico a 180°. Questo dolce ha bisogno di essere cotto bene, non deve essere morbido. La cottura totale non dovrebbe essere inferiore ai 40/45 minuti. Dopo la prima mezz'ora, copri con un foglio di alluminio la superficie qualora tenda a scurirsi troppo.

Lasciala raffreddare e servila con latte caldo o a fine pasto con un calice di vino rosso.






fonte: Ricette Gourmet



Torta di pane, mele e nocciole




La Torta di pane, mele e nocciole


La Torta di pane, mele e nocciole è perfetta per iniziare la settimana e non solo perché è delicatamente golosa ma anche perché ci permette di riciclare un po' di pane avanzato dal pasto domenicale.

Non so voi ma qui spesso la domenica sembra debba venire un esercito. Preparo tante cose per il pranzo e immancabilmente c'è sempre un po' di pane, qualche fetta di arrosto o le lasagne che finiscono per essere scaldate in padella il giorno dopo.

Penso di avere un vero e proprio problema con questo giorno della settimana, un problema diventato ancora più forte da quando lavoro tanto, anzi tantissimo. La domenica ho bisogno di tenere spento il pc, di far lavorare le mani, di impastare senza sentire il ticchettio della tastiera e le mie dita che scorrono impazzite per cercare di rispettare la consegna degli articoli.

"Nun te regoli", come diciamo qui a Roma, me lo dico spesso, me lo dicono i miei familiari che guardano con timore la pila di pentole che mano mano deposito sul lavello.

Stavolta ho preparato troppo pane. Ho aperto il frigorifero, ho dato un'occhiata al latte in scadenza, alle mele che mi facevano l'occhiolino e alle nocciole stufe di stare in dispensa.

Il risultato è stata una torta per la colazione, buona come solo le torte di mele sanno essere e rassicurante come tutto ciò che sa di antico, quasi di ancestrale.
Ne avevo già realizzata una tempo fa, la Torta del pane e del latte, e da questa ho preso ispirazione per la nuova ricetta. Che dire? Venite in cucina con me!


TORTA DI PANE, MELE e NOCCIOLE

300 grammi di pane raffermo
1 litro di latte
150 grammi di zucchero
2 uova
80 grammi di nocciole tritate in modo grossolano
3 mele di media grandezza
1 cucchiaino raso di lievito per dolci
1/2 cucchiaino di cannella (se non ti piace la cannella sostituiscila con la scorza grattugiata di 1 limone o essenza di vaniglia)

Metti il pane in un contenitore con il latte e lascialo ammorbidire. Strizza bene  con le mani e sistemalo in una ciotola. Unisci lo zucchero, le mele tagliate a dadini, la cannella, le uova sbattute, le nocciole e infine il lievito.

Prendi una teglia, ungila con il burro, cospargi di pangrattato e sistema il tuo impasto, livellando con cura la superficie.

Cuoci a 180° per 30 minuti circa. Prima di tirare fuori la torta, controlla con uno stecchino il grado di cottura.


Rollini alla Nutella e la storia di Letizia






Bionda con occhi grigio topo.

Mediamente alta verso il basso.

Mediamente sorridente.

Mediamente malinconica.

L'espressione ricordava quella di una gallina, tipo Rosita, si proprio quella del Mulino Bianco. Gli occhietti roteavano ingenui, la testa si chinava a dir di sì. Al marito, al padre, alla madre, al cane, al gastroenterologo, al capoufficio…
Non prestava molta cura all'abbigliamento. Grigetto con una naturale inclinazione verso lo scozzese sbiadito.

Letizia, il suo nome. Beffa del destino.

Io la guardavo sconcertata ogni volta. Non riuscivo a capire come non riuscisse a prendere mai una decisione, un colpo di testa. Che so, un tuffo in mare il 12 di marzo. Cosi tanto per dimostrare a se stessi che la follia è un abito colorato.

Conduceva la sua vita a piccoli passetti adoranti. I figli, un maschio e una femmina che avrebbero fatto incazzare di brutto anche la Montessori. Avidi, prevaricatori. Ma lei faceva finta di nulla. E sopportava con quella schiena sempre più china, sempre più curva. Le malelingue dicevano che la gobba si accentuava al crescere delle corna che il marito le metteva puntualmente. Con la vicina, con l'insegnante di pianoforte, con la fioraia e voci di corridoio azzardavano pure con la suocera.

Ma di questo non ho prova e non vi racconterò.

Lei sapeva?

Noi pensavamo tutte di no.

Almeno fino alla sua sparizione.

Scomparsa, cosi, di punto in bianco, dalla sera alla mattina. Volatilizzata come se non fosse mai esistita. Ad allarmarsi fu proprio il gastroenterologo. Ora, a dirla tutta, noi avevamo sempre pensato che Letizia avesse preso tale medico come il suo confessore. Ci andava ogni mese, sempre un giorno dispari e sempre con largo anticipo.  "Non si sa mai" diceva lei. "E' fusa "pensavamo noi.

Però c'era chi aveva il personal trainer, il personal coach, lei aveva il personal gastroenterologo. Che poi era proprio "personal”, visto che venimmo a sapere che durante le visite tutto le controllava tranne le condizioni della cistifellea.

Rimanemmo sconvolti.

La cara e grigia Letizia con i suoi abiti scozzesi sbiaditi in realtà era una panterona gaudente.

Non è stata più trovata.

Mi piacerebbe raccontarvi che il marito e i figli si consumarono come candele al pensiero di questa mamma e moglie scomparsa.

Il simil-lutto durò tre mesi appena. I ragazzi andarono via di casa e il marito si diede alla caccia di vedove facoltose.

L'unico pensiero che mi consola è che pare l'abbiano vista a bordo di una Harley, vestita di pelle nera e borchie, avvinghiata alle spalle di un baldo giovane muscoloso.

Ciao 'ntamata!


'Ntamata è un termine palermitano che sta ad indicare una persona perennemente rintronata, addormentata, passiva. A me piace pensare che molte volte, dietro un aspetto compassato, ingenuo e Rinco.... Si nasconda una furia!

(ndr Letizia esiste davvero!)



Dolcino del Lunedi. Il mini rollino. Uno dei dolci che preferisco e che sono veramente semplici da preparare. Potete farcirlo come volete. Io sono rimasta sul classico con la Nutella, ma potete metterci la marmellata, la crema di latte, il miele.

Quando togliete il rotolo dalla carta forno e fate per arrotolarlo, stringetelo stretto stretto mi raccomando!

(Fonte Super-Superotte)



Rollini alla Nutella 

(dose base per 6 rollini)


75 gr farina

75 gr zucchero

2 uova

1 pizzico di sale.

3 cucchiai di latte


Per farcire:


Nutella


Per glassare:


100 gr cioccolato fondente (70%)




Separate albumi e tuorli.

Montate gli albumi con il sale a neve fermissima.

Montate i tuorli per cinque minuti con lo zucchero fino ad ottenere una massa spumosa.

Unite la farina e il latte e mescolate fino ad ottenere un composto omogeneo.

Unite gli albumi unendoli a cucchiaiate al composto.

Prendete una teglia, stendete un foglio di carta forno. Rovesciate l'impasto su questo foglio, livellatelo e dategli la forma di un rettangolo (lo spessore non deve essere eccessivo).

Cuocete per 10-15 minuti in forno a 180 gradi.

A cottura ultimata rovesciate la pasta su un canovaccio, staccate la carta forno e arrotolate la pasta su se stessa. Lasciate raffreddare. A questo punto, srotolatela, farcitela con la crema al cioccolato e richiudetela stretta stretta. Tagliate tanti piccoli cilindri. Sciogliete il cioccolato previsto a bagnomaria oppure nel microonde. Armatevi di pennello e glassate mini rollini, spennellandoli su tutti i lati. Fate asciugare la glassa.

Lo sformato di zucchine e spinaci e il proclama di guerra



Lo sformato di zucchine e spinaci è un secondo perfetto per smaltire con gusto avanzi di verdure, formaggi e  salumi che circolano disperati nel frigorifero. Una manciata di ingredienti per un piatto ottimo da gustare sia freddo che caldo in compagnia di un eccellente Pinot Grigio.

Lo sformato di zucchine e spinaci


La sindrome da proclama di guerra ti coglie all'improvviso.
Entri al supermercato e non prendi nemmeno un cestino, tanto sono due cose.




A passi decisi entri nel reparto detersivi e ti senti quasi un'eroina perché non cedi alle lusinghe della polverina magica che lava "che più bianco non si può" e non ti lasci attrarre dai nuovi profumatori da bucato che, l'animaccia loro, costano quanto un rene e a me hanno profumato il bucato soltanto nel tragitto che va dalla lavatrice al balcone.

Il problema si presenta al reparto pasta. Va beh, 'na confezione di fusilli e spaghetti che non si sa mai.

Due pelati, che non si sa mai.

Una bottiglia d'olio, ne ho due a casa, ma sai com'è un goccino qua e uno là...non si sa mai.

Le braccia cominciano a far male ma imperterrita continui e arrivi lì al reparto ortofrutta, dove il sogno di spendere soltanto 5 euro se ne va in frantumi come il servizio orrendo che lo zia Assunta ti ha regalato al matrimonio. Ops, è caduto durante il trasloco. Ma tutto?? Erano più di cento bicchieri! E c'ho le mani fragili...

Al reparto ortofrutta senti il proclama di entrata in guerra. Devi fare scorte che non si sa mai. Un bombardamento, 'na carestia, una causa di forza maggiore.

Con un braccio tieni pelati, olio e pasta e con l'altro in ordine sparso sacchetti di zucchine, peperoni, melanzane, carote e due patate che servono sempre.

Arrivi in cassa e depositi il trofeo, guardando con sufficienza gli avventori che mettono sul rullo tre o quattro cose. Ma non li hanno sentiti i venti di guerra? Incauti!

Arrivi a casa, ti sistemi le cose, ti dedichi poi a quello che devi o vuoi fare. I giorni passano e la tua famiglia guarda con preoccupazione crescente quel cassetto pieno di vegetali...

A casa mia stavolta è toccata a una tonnellata di zucchine e tre, quattro chili di spinaci. Al burro, all'agro, fritte, con la pasta, con i gamberetti...non ne potevo più. 

Poi ho trovato questa ricetta che ha sedato il mio animo inquieto. Ho giurato di non ascoltare più i venti di guerra. Ho giurato sui peperoni, sull'aglio in polvere, sulla dentiera di nonna Giacomina e sull'estratto conto della mia banca.

Poi sono tornata al supermercato..ma questa è un'altra storia.😊



TORTINO ZUCCHINE e SPINACI


1 busta di spinaci surgelati in foglie (450 g)
1 kg di zucchine
speck a cubetti o pancetta affumicata (100 g)
80 g di parmigiano grattugiato
2 mozzarelle ( o altro formaggio)
prezzemolo
2 spicchi di aglio
1 cipolla piccola
3 uova
pepe sale paprica dolce

Prendi le zucchine, lavale con cura e grattugiale. Mettile nel colapasta, aggiungi un po' di sale e lasciale lì per 30 minuti a perdere l'acqua di vegetazione.

Metti gli spinaci surgelati in una padella , aggiungi un po' di acqua e fai scongelare a fiamma bassa (se invece hai tempo togli gli spinaci dal freezer qualche ora prima, mettili in un piatto e falli scongelare).

In un'altra padella fai soffriggere in poco olio gli spicchi schiacciati insieme alla cipolla tritata, aggiungi speck o pancetta e fai rosolare. Unisci gli spinaci e le zucchine grattugiate, che avrai provveduto a sciacquare ed asciugare.

Aggiusta di sale e pepe, unisci la paprica e il prezzemolo. Fai raffreddare leggermente. In una ciotola sbatti le uova con il parmigiano e uniscile alle tue verdure.

Ungi con un po' di olio una pirofila. Cospargila di pangrattato. Vresa metà del tuo composto, distribuisci sulla superficie le fette di mozzarella (o altro formaggio), ricopri con quello che resta delle verdure.

Sulla superficie distribuisci un po' di parmigiano e inforna per circa 30 minuti a 180°.

Io ho abbinato il Friuli Colli Orientali Pinot Grigio di Livio Felluga.

Spaghetti al tonno e pomodori secchi e i Chiappareddi



La prima volta non ho incontrato i pomodori secchi ma i "Chiappareddi". Ero in Sicilia, in una di quella bellissime case a picco sul mare, circondata dalle ceramiche di Caltagirone, dai fichi d'India e da una tavola imbandita perché bisognava far festa. Lo scapolo impenitente aveva deciso di metter su famiglia con la sottoscritta.

E la sottoscritta era appena scesa dai venti freddi europei. Abituata a crauti, polente e risottini doveva essere svezzata a sapori diversi da quelli che era abituata a mangiare.

Di quella mia prima settimana in Sicilia ricordo l'Etna e il cibo. Passavo come una principessa di casa in casa a stringere mani, dare baci e a mangiare. L'ospitalità siciliana è meravigliosa, unica al mondo. Assaggia qua, assaggia là, polpi, ricci di mare, pesce spada, cannoli e pasta, tanta pasta. mai mangiata così tanta in quel periodo.

Un giorno una cara amica di famiglia del mio futuro marito mi regala un vaso con dentro i "chiappareddi". Ussignur, cosa sono? Apro, annuso e inizio a mangiare estasiata. Da quel momento in poi non ho più smesso, praticamente sono 23 anni che mangio chiappareddi. Nella pasta, da soli, sul pane, come ingrediente di millemila ricette..il pomodoro secco è una religione, una filosofia di vita, un ingrediente che non deve mai mancare nella dispensa.

Durante un'estate particolarmente calda ho provato a farli anche qui a Roma. Sono venuti bene ma gli manca quel quid, quel brio che soltanto il sole della Trinacria riesce a dare al suo cibo.

Il pomodoro secco potete anche acquistarlo al mercato e metterlo sottolio, seguendo le consuete regole per una buona conservazione. Oppure potete ricorrere a un prodotto industriale di ottima marca.


La dimostrazione della sua versatilità è racchiusa in questa ricetta. L'ho trovata sul sito di Sale&Pepe. E' veloce, buona e semplice. Eppure gli ingredienti tra loro creano una speciale alchimia. 



Spaghetti veloci al tonno e pomodori secchi

400 g spaghetti di ottima qualità

1 spicchio di aglio
10 pomodori secchi
3 scatolette tonno sottolio
1\2 bicchiere di vino bianco secco
1 cucchiaio di capperi dissalati
1 ciuffo di prezzemolo
1 limone

Abbinamento consigliato: Collio Bianco "Villa Runc"

Metti la pentola sul fuoco.

Prendi il tagliere e fai un battuto con i pomodori secchi, l'aglio e i capperi dissalati. Fallo soffriggere con un po' di olio e aggiungi il tonno che avrai sminuzzato con la forchetta. Aggiungi il vino bianco.

Quando la componete alcolica è evaporata, aggiungi il prezzemolo tritato, il succo di mezzo limone e la scorza grattugiata. La ricetta originale prevede soltanto qualche goccia. A me piacciono i sapori un po' spinti quindi ne ho messo di più. Tu decidi in base alle tue preferenze.

Spegni la fiamma e intanto cuoci la pasta, tendendo da parte un po' di acqua di cottura. Fai saltare i tuoi spaghetti in padella, aggiungendo un po' dell'acqua di cui ti ho parlato se vedi che tendono ad asciugare un po'.


Decora con altro prezzemolo, aggiungi (se vuoi) un po' di peperoncino.



Mousse vegana al cioccolato|Le meraviglie dell'aquafaba


Aquafaba

Non so a voi ma a me la parola aquafaba evoca orizzonti magici, boschi fatati, riti celtici. E credetemi, non è perché ho appena visto l'ultima puntata di Britannia 😊

Prima di sapere cosa fosse mi ha incantato il suono della parola, una consuetudine nemmeno troppo remota per chi, come me, ogni giorno lavora  proprio con loro, con le parole.

Un piccolo excursus nella fonte linguistica alla quale dobbiamo buona parte del nostro patrimonio linguistico, il latino, ha permesso di coniare questo termine:

aqua ovvero acqua

faba ovvero legumi

Aspetta, rewind.

Legumi? Passi per l'acqua che con le atmosfere celtiche ci sta bene, ma i legumi? 

I legumi non mi fanno pensare a nulla di magico se non a una bella scodella fumante quando fuori fa freddo. O all'insalata con i fagioli rossi, il tonno, il mais e la cipolletta di Tropea in estate.

Come vedete, nulla di ancestrale, piuttosto fame, quel languorino che a mezzogiorno o giù di lì ti fa vedere al posto della testa del capoufficio una bella teglia di melanzane alla parmigiana.

Oppure, mentre la tua collega parla parla e parla, tu pensi soltanto alle lasagne di tua mamma.



Io, fino a ieri, l'acqua dei legumi l'ho buttata, anche se Jamie Oliver dallo schermo del Gambero Rosso mi ha detto "My darling, non si fa, è un liquido prezioso". Ora è vero che mangerei pure la sola de na scarpa cucinata dal mio Jamie (mio capito, non vostro, solo mio😜) però.....boh, ma non se buttava sto liquido? Pare 'na melmetta, a guardarlo bene....

Joel Roessel , noto blogger francese, nel 2014 quest'acqua non l'ha buttata e ha scoperto una cosa fenomenale: una volta montata diventa come un albume a neve. Prova a realizzare le meringhe ma ha bisogno comunque di uno stabilizzante per ottenere un risultato decente.

Nel 2014 arriva l'estro pratico e arguto dello statunitense Goose Wholt. Studia il liquido di governo dei ceci, lavora sulla quantità dello zucchero e la densità del suddetto liquido ed...EUREKA! Abbiamo trovato un sostituito interamente vegetale delle uova!

Una scoperta sensazionale che ha rivoluzionato il mondo della pasticceria veg e non solo. Perché sostituire o limitare le uova nella propria alimentazione non è soltanto una questione etica ma anche una necessità dettata da alcuni problemi, come un livello di colesterolo troppo alto.

Quindi cos'è l'aquafaba? E' semplicemente il liquido che trovate dentro le lattine dei legumi! Economico vero?

Basta montarlo per qualche minuto per provare una piccola sensazione di disorientamento...ma ho montato l'acquetta der cecio oppure un albume? la consistenza è la stessa!



Ovviamente il mio consiglio è quello di scegliere marche conosciute e soprattutto prediligere barattoli in vetro. Costano un pochino di più ma ne vale la pena. C'è chi dice che l'aquafaba può essere realizzata anche a casa. Io ancora non ho provato e per ora non ne ho intenzione. Se volete cimentarvi fate un giro su Vegolosi, troverete spunti e suggerimenti.

Con l'aquafaba possiamo preparare maionese, meringhe, mousse e tutto quello che viene realizzato normalmente con gli albumi.

La mousse vegana al cioccolato mi è piaciuta?



No

Come no?

Piaciuta è un termine riduttivo.

Pensavo di aver raggiunto la perfezione con la Mousse al cioccolato in due ingredienti, ma questa le batte tutte.
E mettiamoci anche che si prepara in un battibaleno!

Quindi esperimento riuscitissimo e ve lo consiglio, vegani o no. Una volta provata non ne potrete fare più a meno, parola di Emporio 21!

Una piccola precisazione: pare che vada bene qualsiasi legume. Dopo un po' di ricerche nei blog vegani di mezzo mondo, ho visto che i risultati migliori si ottengono con l'aquafaba dei ceci. 



MOUSSE VEGANA AL CIOCCOLATO

Aquafaba ricavata da un barattolo di ceci

150 g di cioccolato fondente di ottima qualità

3 cucchiai di zucchero integrale di canna (qui scegliete in base al vostro tipo di alimentazione, va bene anche il semolato, lo zucchero a velo o la stevia)

qualche goccia di limone

cannella (facoltativa)

Scola i ceci raccogliendo il liquido in una ciotola. mettilo in frigorifero o, se il tempo stringe, per dieci minuti in freezer. Per montare bene deve essere freddo!

Nel frattempo sciogli il cioccolato a bagnomaria e fallo intiepidire.

Togli l'aquafaba dal frigo (o freezer), aggiungi qualche goccia di limone e inizia a montarla con le fruste, così come faresti con gli albumi. In pochi minuti cambierà consistenza, acquistando spessore e compattezza.

Unisci lo zucchero continuando a montare. E' la volta del cioccolato fuso ormai freddo. Aggiungilo mescolando delicatamente con una spatola. SE ti piace la cannella aggiungine un pizzico, esalta l'aroma del cioccolato!

Una volta ottenuto un composto omogeneo, distribuisci nelle coppette e fai riposare in  frigorifero.

Se vuoi puoi servire accompagnato dalla panna di cocco (la ricetta la trovi QUI)




Panini al cioccolato e olio extravergine e che gran testa di Coccolino


Panini dolci al cioccolato e olio extravergine


Panini dolci al cioccolato con un ingrediente insolito: l'olio extravergine d'oliva. Le gocce di cioccolato incontrano e regalano brio al gusto un po' rétro dell'olio. Il risultato? Una ricetta di quelle destinate a diventare un vero e proprio classico da credenza (la mia 😉)

La preparazione è una di quelle super rapide, adatta ai giorni settimanali quando il tempo è poco e occorre ottimizzare anche il singolo secondo. Vi consiglio di utilizzare un olio non molto forte come quello ligure ad esempio. Se li preparate molto tempo prima rispetto alla colazione, riscaldateli prima di mangiarli.

La marcia in più della ricetta sono le gocce di cioccolato che si sciolgono con il calore  e si fondono con la rusticità dell'olio. Mettetele due minuti in forno o nel tostapane per non perdervi nemmeno una briciola di questi deliziosi panini!


Quella gran testa di Coccolino




Vi capita mai di rivivere una scena del passato?

A me qualche volta.


Il colpevole in questo caso è stata una frase di una delle mie figlie che, dopo aver visto che non c'era più nemmeno una goccia di balsamo, mi ha detto "Ora uso l'ammorbidente".



Stavo per replicare quando mi sono ricordata una cosa.......


Era una mattina buia e tempestosa. Il vento piegava gli alberi e anche il mio umore. Avevo diciassette anni e un appuntamento. Di quelli importanti, di quelli che ti fanno battere il cuore forte forte manco ti stesse venendo una crisi extra-sistolica.


Premessa: io sono intollerante ad alcuni alimenti. Generalmente ci convivo, facendo attenzione ed evitando di mangiarli prima di un evento importante. Uno di questi è il cioccolato. Il secondo è il latte. La sera prima cosa avevo pensato bene di papparmi? Ebbene sì. Una tavoletta di cioccolato al latte, mentre per l'ennesima volta mi guardavo "Gli Uccelli" di Hitchcock e sospiravo (ehm, i film romantici non mi piacciono 😅). Il risultato la mattina dopo? Questo:



Gli occhi erano esattamente così, a palla, stavano uscendo fuori tanto erano gonfi. E qui inizio a benedirmi in latino per aver mangiato il cioccolato.

Ma siccome le disgrazie non vengono mai da sole, ecco i capelli. Esattamente così:


Va beh, mi son detta. Gli occhi li sistemo con un paio di occhiali da sole (ricordatevi che era una giornata buia e tempestosa 😊) e per i capelli, ok, li lavo.

Corsa in pieno Bolt style in bagno.
Shampoo, eccolo.
Schiuma, eccola.
Balsamo...balsamo...non c'è il balsamo!!!!!

Parte la seconda maledizione in greco nei confronti di me medesima. Una riccia come me con una massa di capelli da far impallidire Caparezza può dimenticarsi di comprare il balsamo?

Sono disperata, lo ammetto, quando improvvisamente lo sguardo mi va sul Coccolino.
Quello celeste, avete presente? Ahahahahahah, risata tipo Shining. Trovata la soluzione. Ammorbidisce i vestiti, lo farà anche con i capelli no?

Ok, shampoo.
Risciacquo.
E due tapponi, dico due tapponi del malefico Coccolino.

Massaggio, massaggio e massaggio ancora. Ma senti che buon profumo...quasi quasi lo lascio una ventina di minuti. E già immagino il ragazzo con il quale avevo appuntamento, immergere il suo nasino nella mia folta chioma e dirmi “Amore che capelli profumati che hai e così morbidi…".

I venti minuti si trasformano in quaranta. Risciacquo.

Questo il risultato (faccia compresa):




I miei adorati capelli ricci si erano unti, appiattiti, erano MORTI!!

Non solo.

Il malefico ammorbidente mi aveva provocato una reazione allergica. Avevo tutte chiazze rosse sul viso, sul collo, sulle spalle.

Va beh. Io sono famosa per non perdermi d'animo. Ok.

Tre chili di fondotinta, treccia, occhiali da sole pure con la pioggia, ma non ho più tempo…. devo andare…..pants.pants....

Apro la porta di casa e....
Faccio due premesse: vivevo con mio fratello che aveva quindici anni più di me ed era il mio tutore, non avendo più i genitori.
Seconda premessa: quella mattina avevo marinato la scuola per quell'appuntamento.

Detto questo, apro la porta di casa e….mi trovo davanti mio fratello che aveva dimenticato una cosa e stava tornando a prenderla.

Lo guardo e senza farlo parlare rientro, lancio la terza maledizione in sanscrito e da sola mi metto in punizione per una settimana.

Da quell'esperienza ho imparato che il buongiorno si vede dal mattino e che il coccolino celeste è uno dei miei più acerrimi nemici....




Panini dolci all'olio e al cioccolato

350 g farina
80 g zucchero
100 m di latte intero a temperatura ambiente
60 ml olio extravergine d'oliva
1 bustina di lievito di birra
1 pizzico di sale
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 uovo medio o grande
2 cucchiai di latte in polvere (facoltativo)

per il ripieno:

100 g gocce di cioccolato
60 ml olio extravergine d'oliva
1/2 cucchiaino di cannella (facoltativo)



Ti serve semplicemente una planetaria o un robot. Nella ciotola metti tutti gli ingredienti previsti per l'impasto e mescola con cura. Devi ottenere un composto uniforme e omogeneo. Ci vorranno all'incirca cinque minuti, dieci se impasti a mano.

Copri la ciotola con un panno umido e fai lievitare al caldo per circa un'ora e mezzo. Quando il composto avrà raddoppiato il volume, prendilo e lavoralo leggermente su un piano infarinato.

Stendilo con il mattarello a forma di rettangolo. Spennella la superficie con l'olio previsto per il ripieno, spargi le gocce di cioccolato e la cannella. Arrotola dal lato più lungo e taglia, dando ai panini la forma e la dimensione che preferisci.

Puoi dargli anche la forma del croissant se vuoi!

Appoggia i tuoi panini dolci su una teglia foderata di carta forno e fai lievitare di nuovo per circa mezz'ora.

Metti in forno caldo e fai cuocere per circa 30 minuti. Ovviamente verifica il grado di cottura.

Io ad esempio ho un forno un po' sui generis. Delle volte cuoce in pochissimo, altre invece attende le mie preghiere in aramaico antico per velocizzarsi!

Fai raffreddare e spolvera con zucchero a velo.