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Riso Venere con i gamberoni, il fascino di un piatto sensuale



Riso Venere con i gamberoni


Ospiti raffinati a pranzo? Niente paura! Il Riso Venere con i Gamberoni è un primo elegante, sensuale, adatto anche a chi (come me) non ama molto i piatti di mare. Puoi prepararlo com un classico risotto oppure se non hai tempo e voglia di cucinarlo, puoi acquistare il riso già pronto. Lo trovi negli scaffali del supermercato in comode buste. In questo caso ti basta realizzare la base del risotto come ti elencherò nel procedimento, aggiungere il contenuto della busta e in dieci minuti porti a tavola una ricetta in grado di stupire i palati più raffinati!

Nomen Omen direbbero i romani. In effetti questa breve locuzione latina calza a pennello al nostro riso nero. Venere evoca atmosfere sensuali, intriganti, ricche di seduzione. Tutte caratteristiche che possiamo ritrovare in un chicco di questo riso che io personalmente non avevo mai avuto il piacere di provare. La consistenza è quasi croccante, il sapore ricorda lievemente una pennellata di nocciola tostata, legno di sandalo e il profumo del pane appena sfornato. Pura poesia, un'emozione sensoriale che vi invito a provare!

Il riso Venere è un incrocio tra una varietà asiatica e un riso italiano. Senza glutine, ricco di fibre e vitamine, è coltivato in Piemonte, in un'area protetta e certificata.

E' conosciuto anche con il nome di riso proibito dell'Imperatore. Il perché ve lo spiego subito. Pare infatti che il Venere abbia delle stupefacenti proprietà afrodisiache. Il nostro caro Imperatore beh, voleva essere il solo a conquistare la fascia di Mandrillo of World😉

La morte sua sono i gamberi, le mazzancolle, i gamberoni. La relazione tra i crostacei e il riso nero è stupefacente. Hanno la straordinaria capacità di esaltarsi a vicenda senza perdere la propria personalità. Servitelo con una bollicina italiana, la stessa che userete in cottura per sfumare. Pronti?

Andiamo in cucina!

RISO VENERE CON I GAMBERONI


400 g riso Venere
400 g gamberoni già puliti
2 scalogni
50 g burro
50 ml vino bianco di ottima qualità (io ho utilizzato un prosecco extra brut)
brodo di pesce o vegetale

Se utilizzi i gamberoni freschi, non buttare i carapaci e le teste perché puoi realizzare un ottimo fumetto di pesce con il quale cuocere il tuo risotto. Se come me invece hai soltanto dei crostacei surgelati, prepara un ottimo brodo vegetale.

Fai sciogliere metà burro in una padella e aggiungi lo scalogno tritato finemente. Dopo qualche istante aggiungi i gamberoni, falli insaporire brevemente e sfuma con il vino. Aggiusta di sale e pepe.

In una casseruola a parte fai fondere il burro restante e rosola lo scalogno tritato. Aggiungi il riso Venere, fai tostare leggermente per qualche istante e portalo a cottura aggiungendo mano mano il brodo che ha i preparato.

Quando mancano pochi minuti al termine della cottura, aggiungi i tuoi gamberoni al riso, fai insaporire aggiungendo qualche cucchiaio di brodo se tende ad asciugare e completa con un ciuffo di prezzemolo tritato.

Tonnarelli mediterranei, ricetta super veloce!





Tonnarelli mediterranei


Ode al tonnarello, quel formato di pasta che un po' come il beige sta bene con tutto. E la dimostrazione è la nostra cacio e pepe che già buona di suo, acquista una personalità ancora più distinta con messere tonnarello.

Se lo guardi da vicino, ti ricorda uno spaghetto alla chitarra abruzzese. In effetti, la lavorazione è la stessa e il mitonnarello romano in realtà non è altro che una variante di quello tuo abruzzese. Quanto mi piacciono queste corrispondenze culinarie, la dimostrazione che il detto tutto il mondo è paese non è un semplice luogo comune!

Torniamo a noi. Quando hai un tonnarello che ti fa l'occhietto ma i tuoi commensali sono allergici al formaggio, cosa fai? Fai un bel piatto con tonno e pomodori secchi. Perché spesso, beh si sa, gli ospiti sono improvvisi, la fame tanta.  La voglia di cucinare dopo una giornata passata a strimpellare testi sul pc e a cercare di spiegare a un cliente che "apposto" non è l'equivalente di "a posto" non è tanta quindi...o passo il grembiule, il mestolo e il tonnarello ai miei ospiti o invento qualcosa che stimola il mio palato e accarezza la dispensa.

Voilà, il piatto che stupisce. Lo preparate mentre bolle l'acqua, venti minuti e siete in tavola. Noi l'abbiamo bevuto con una Ribolla Gialla!


TONNARELLI MEDITERRANEI


500 g tonnarelli freschi (o spaghetti alla chitarra)
200 g pomodori secchi
4 scatolette di tonno sottolio
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro sciolto in poca acqua calda
2 cucchiai di vino bianco secco per sfumare
1 cucchiaio di capperi
1 spicchi di aglio tritato
1/2 cucchiaino di origano
1/2 cucchiaino di erba cipollina
1/2 cucchiaino di prezzemolo
scorza di 1 limone grattugiata

Metti l'acqua per la pasta. In una padella fai soffriggere l'aglio, aggiungi il tonno  e i capperi  e sfuma con il vino. Aggiungi i pomodori secchi tagliati fini e il concentrato di pomodoro. Aggiusta di sale e pepe, fai insaporire per qualche minuto e completa con le erbe aromatiche.

Tiene da parte un po' di acqua di cottura. Scola la pasta, falla saltare per qualche secondo in padella aiutandoti con l'acqua di cottura se dovesse risultare troppo asciutta.

Servi decorando con un po' di scorza di limone grattugiata.


Spaghetti al tonno e pomodori secchi e i Chiappareddi



La prima volta non ho incontrato i pomodori secchi ma i "Chiappareddi". Ero in Sicilia, in una di quella bellissime case a picco sul mare, circondata dalle ceramiche di Caltagirone, dai fichi d'India e da una tavola imbandita perché bisognava far festa. Lo scapolo impenitente aveva deciso di metter su famiglia con la sottoscritta.

E la sottoscritta era appena scesa dai venti freddi europei. Abituata a crauti, polente e risottini doveva essere svezzata a sapori diversi da quelli che era abituata a mangiare.

Di quella mia prima settimana in Sicilia ricordo l'Etna e il cibo. Passavo come una principessa di casa in casa a stringere mani, dare baci e a mangiare. L'ospitalità siciliana è meravigliosa, unica al mondo. Assaggia qua, assaggia là, polpi, ricci di mare, pesce spada, cannoli e pasta, tanta pasta. mai mangiata così tanta in quel periodo.

Un giorno una cara amica di famiglia del mio futuro marito mi regala un vaso con dentro i "chiappareddi". Ussignur, cosa sono? Apro, annuso e inizio a mangiare estasiata. Da quel momento in poi non ho più smesso, praticamente sono 23 anni che mangio chiappareddi. Nella pasta, da soli, sul pane, come ingrediente di millemila ricette..il pomodoro secco è una religione, una filosofia di vita, un ingrediente che non deve mai mancare nella dispensa.

Durante un'estate particolarmente calda ho provato a farli anche qui a Roma. Sono venuti bene ma gli manca quel quid, quel brio che soltanto il sole della Trinacria riesce a dare al suo cibo.

Il pomodoro secco potete anche acquistarlo al mercato e metterlo sottolio, seguendo le consuete regole per una buona conservazione. Oppure potete ricorrere a un prodotto industriale di ottima marca.


La dimostrazione della sua versatilità è racchiusa in questa ricetta. L'ho trovata sul sito di Sale&Pepe. E' veloce, buona e semplice. Eppure gli ingredienti tra loro creano una speciale alchimia. 



Spaghetti veloci al tonno e pomodori secchi

400 g spaghetti di ottima qualità

1 spicchio di aglio
10 pomodori secchi
3 scatolette tonno sottolio
1\2 bicchiere di vino bianco secco
1 cucchiaio di capperi dissalati
1 ciuffo di prezzemolo
1 limone

Abbinamento consigliato: Collio Bianco "Villa Runc"

Metti la pentola sul fuoco.

Prendi il tagliere e fai un battuto con i pomodori secchi, l'aglio e i capperi dissalati. Fallo soffriggere con un po' di olio e aggiungi il tonno che avrai sminuzzato con la forchetta. Aggiungi il vino bianco.

Quando la componete alcolica è evaporata, aggiungi il prezzemolo tritato, il succo di mezzo limone e la scorza grattugiata. La ricetta originale prevede soltanto qualche goccia. A me piacciono i sapori un po' spinti quindi ne ho messo di più. Tu decidi in base alle tue preferenze.

Spegni la fiamma e intanto cuoci la pasta, tendendo da parte un po' di acqua di cottura. Fai saltare i tuoi spaghetti in padella, aggiungendo un po' dell'acqua di cui ti ho parlato se vedi che tendono ad asciugare un po'.


Decora con altro prezzemolo, aggiungi (se vuoi) un po' di peperoncino.



Orecchiette al pesce spada e finocchietto selvatico




Che Dio ci salvi dalla cellulite sulle braccia, Barbara D'Urso e dai sapientoni. 

Una giornata persa quella di oggi. Persa dietro a un problema di lavoro di facile risoluzione ma che, in mano a un incompetente, rischiava di diventare un macigno.

Vi capita mai di avere a che fare con colleghi o, peggio ancora, superiori ottusi? Io lavoro da casa, scrivo tutto il giorno e spesso mi confronto via web con colleghi che hanno l'intelletto di una pietra. Il problema è che la loro stupidità o forse incoscienza rischia di rovinare un tuo lavoro che tra l'altro è anche fatto bene.

E ti ritrovi a sprecare il tuo tempo per spiegare che al tizio che la terra è tonda, che non ci sono più le mezze stagioni e che "a capo" si scrive proprio così e non "accapo". Ecco, devo aggiungere al Dio ci salvi iniziale anche gli sgrammaticati presuntuosi. 

Alla fine, e sto parlando della mezzanotte, abbiamo partorito. Avevo ragione, grazie, scusa e arrivederci!

Nonostante l'ora tarda però sono qui a scrivervi perché volevo condividere con voi un ottimo piatto di pasta uscito dalle mani di mio marito, una ricetta semplice ma buonissima.

Come tutte le ricette che richiedono pochi ingredienti anche qui è necessario che siano di ottima qualità, a partire dalla pasta. Le orecchiette devono essere fresche perché hanno un callo e una consistenza fenomenali.

Pronte? Buon appetito a voi e una pernacchia virtuale al mio simpatico collega!



ORECCHIETTE AL PESCE SPADA E FINOCCHIETTO

per 4 persone:

400 g orecchiette fresche
2 spicchi di aglio
1 mazzo di finocchietto secco
1 fetta da 400 g di pesce spada
1/2 cucchiaino di curcuma in polvere
300 g pomodori pachino
1/2 peperoncino crudo
erba cipollina secca o prezzemolo fresco tritato
olio sale e pepe


Taglia i pomodorini a metà e togli tutti i semi. 
Taglia a quadratini il pesce spada.
Trita l'aglio con il peperoncino e fallo soffriggere per qualche minuto.
Unisci i pomodorini e falli insaporire. Aggiungi un po' di finocchietto, aggiusta di sale e pepe e fai cuocere per circa dieci minuti.

In una padella a parte fai saltare il pesce spada in poco olio. Fallo cuocere per circa 3 minuti. Unisci i due condimenti, falli cuocere per 5 minuti e aggiungi il prezzemolo tritato, l'erba cipollina e la curcuma. Se il fondo tende ad asciugare troppo aggiungi dell'acqua calda.

Scola le orecchiette e falle saltare con il pesce. Servi subito aggiungendo il finocchietto fresco nel piatto.

Calamarata mari e monti




Prendi un pacco di pasta. Aprilo e versa il contenuto sul tavolo. Guarda bene, davanti a te hai una tela bianca da dipingere. I tuoi pennelli saranno il coltello, il tagliere, le pentole. I colori invece gli ingredienti che deciderai di utilizzare. Ogni sapore una sfumatura diversa. Alla fine la tua bravura, la tua ispirazione riuscirà ad armonizzare l'insieme e alla fine avrai un quadro indimenticabile davanti a te.

Un buon piatto di pasta è figlio della fantasia e della tecnica ma soprattutto di ottimi ingredienti. 

Se scegli la qualità otterrai sempre un risultato eccellente. Fantasia e savoir-faire, un binomio indissolubile.

Prendi ad esempio questa ricetta. Gli ingredienti sono pochi ma scelti con cura. La pasta è quella di Gragnano, i calamari sono di prima scelta. I pomodori sono quelli di Pachino. L'aglio? Beh è quello fresco, siamo in primavera, ha un profumo inebriante. 

E i funghi? Per me i funghi secchi sono solo quelli di Filotei Loreto. E mi puoi credere perché li conosco da sempre, abito a due passi dall'azienda e so come lavorano! Quando apri una confezione di funghi secchi Filotei hai la sensazione di camminare dentro un bosco. Un aroma inconfondibile di sottobosco ti seduce l'olfatto e ti solletica la fantasia. Ti sembra quasi di averli raccolti con  le tue mani. Li guardi e gli occhi sono appagati da un colore vivace e da una consistenza vellutata, piacevole.

Scegliere un ottimo fungo secco vuol dire portare in tavola la garanzia di un piatto ben riuscito. Ogni fungo è tagliato in fette sottili, è integro e soprattutto privo di residui terrosi. Non ci sono briciole e questa è la certezza che i funghi secchi Filotei Loreto sono il top della qualità.

Pensa poi se ti prende la voglia di un bel piatto di tagliatelle ai funghi porcini a luglio. Ti basta avere in dispensa una confezione di funghi secchi, lasciarli mezz'ora in ammollo e poi cucinarli come preferisci.

Oggi te li propongo con i calamari, in una versione mari e monti della famosa calamarata. Le ricette pesce e funghi sono tra le più apprezzate a tavola!

Se ami anche tu le ricette con i funghi visita il sito di Filotei Loreto e consulta l'elenco dei punti vendita più vicini a casa tua!

CALAMARATA MARI E MONTI

500 g pasta formato calamarata
1 confezione di Funghi secchi Filotei
1 kg di calamari (freschi o congelati)
300 g pomodori pachino tagliati a metà
1/2 bicchiere di vino bianco secco 
2 spicchi di aglio
1 cucchiaio abbondante di concentrato di pomodoro
prezzemolo
peperoncino fresco

Prendi una ciotola e metti a bagno in acqua tiepida i funghi secchi Filotei per mezz'ora.


Intanto pulisci i calamari, togli la sacca interna, stacca i tentacoli e tagliali ad anelli. 


Fai soffriggere uno spicchio di aglio e il peperoncino in abbondante olio. Aggiungi i calamari e i tentacoli (se ti piacciono) e fai insaporire. Sfuma con il vino.


Diluisci il concentrato con 1 cucchiaio di acqua bollente e aggiungilo ai calamari.
Unisci i pomodorini, aggiusta di sale e pepe. Cuoci per circa 8 minuti.



Prendi i funghi secchi, strizzali leggermente, tagliali a pezzetti non troppo piccoli e tieni da parte l'acqua. In una padella a parte fai soffriggere uno spicchi d'aglio schiacciato. Aggiungi i funghi e fai insaporire. Regola di sale e pepe e fai cuocere per 10 minuti, aiutandoti con l'acqua d'ammollo per mantenere il fondo sempre umido.


Quando sono cotti mettili nella pentola con i calamari e fai insaporire per qualche minuto.

Fai cuocere la pasta. Prima di scolarla prendi un po' di acqua di cottura e mettila da parte. Fai saltare la calamarata con il condimento versando un po' di acqua di cottura . Spolvera con abbondante prezzemolo e servi in tavola!



#funghifilotei #funghiporcini #ricetteconifunghi #ad



Linguine al pesto di piselli e asparagi




Cosa succede quando una cellula smette di muoversi?

Una cellula inerte è una cellula improduttiva.

E le altre?

Beh caspita le altre dovranno pur fare il suo lavoro, dovranno compensare.

E invece no. Imiteranno la cellula impazzita, inizieranno a diventare inerti anche loro.

E l'organismo?

L'organismo muore.

Ma la biologia è una cosa straordinaria e questo processo degenerativo può essere invertito.

Come quando una ferita inizia a guarire.

E quando una cellula inizia a guarire crea energia e questa energia fa muovere anche le altre. Si crea tutto un rimescolamento, le cellule iniziano a ballare la samba.

Ma che dico samba...

Samba, rumba, bossanova e perché no pure lo Zumba
E si urtano, si spingono, si guardano magari in cagnesco finché...finché capiterà una che dirà all'altra, in mezzo a tutto quel bordello:

"Ma io ti conosco. Io so chi sei, tu sei mia amica. Lavoriamo insieme."

E il processo di guarigione inizia.

Quando tutte le cellule lavorano insieme, l’intero sistema guarisce.

Pura biologia? No, pura realtà.

Perché basta una persona inerte, come la cellula di cui parlavamo all’inizio, e l’amicizia, l’amore, la famiglia, il gruppo, una comunità, la scuola, la società intera si fermano anch'esse. Iniziano a diventare improduttive. Si ammalano. Un singolo che si inceppa è l'intervento a gamba tesa ma non c'è l'arbitro che fischia il fallo e ferma l'azione.

E' un po’ quando in un rapporto d'amore uno inizia ad essere stanco. E molla la presa. E poi si ferma. L’altro quanto può tirare avanti da solo? I primi tempi, forse, e poi l'apatia dell'altro lo contagerà. E la coppia, nella maggior parte dei casi, muore.

Ma basta un pizzico di energia a rimescolare le carte. A risanare la ferita.
A risanare una famiglia.
Un’amicizia.

A risanare una società

Perché l'energia è contagiosa.

Più del morbillo,

Più della scarlattina,

Più del mal di pancia.

E all'inizio quando un individuo si risveglia beh, mizzica, ti sta pure antipatico.

Perché tu sei lì bello bello, buono buono che ronfi sognando i mari del Sud e quello ti viene a svegliare.

Non ti vuoi muovere, non ce la fai.

Pensi che ormai non servirà a nulla.

Ma poi arriva il contagio e ti rendi conto, dopo un semplice check-up che tutto ti funziona.

E inizi a crederci.

E a tua volta inizi a dare gomitate ad un altro dormiente, e ad un altro ancora e così via.

Il sistema guarisce.

L'ideale però sarebbe agire a monte.

Curare il singolo.

Non permettere che l'amica, il tuo compagno, il tuo vicino di scrivania possano smettere di provare energia e interesse.

Non permettere che gli scolari, le squadre, i cittadini possano smettere di credere.

La cura dell'altro è fondamentale.

E aggiungerei, la cura della persona che ti accompagnerà tutta la vita.
Te stesso.


Avete mai pensato a un piatto di pasta come a una sinfonia di accordi? Ieri avevo davanti le linguine Filotea, guardavo la confezione cercando un’idea per esaltare a dovere quella sfoglia ruvida, sottile.

Ho guardato fuori dalla finestra. L’aria è frizzante, ma è primavera inoltrata. Sul tavolo davanti a me i baccelli freschi dei piselli, dono gradito di un’amica, in balcone il basilico profumato, in frigo gli asparagi che aspettano di incontrare un compagno diverso dalle solite uova.

Metto a bollire i piselli, raccolgo il basilico, cerco i pinoli, faccio bollire l’acqua per gli asparagi.
Improvviso un pesto di piselli, lo ingentilisco con gli asparagi semplicemente bolliti, lo nobilito con le linguine all’uovo.

Il risultato è un primo piatto di quelli che ti sembra di non averne mai abbastanza. Il pesto di piselli è una scoperta e gli asparagi una dolce conferma.
Una sinfonia perfetta, come i notturni di Chopin….


LINGUINE AL PESTO DI PISELLI E ASPARAGI

500 g linguine Filotea
300 g piselli freschi o surgelati
60 g pinoli
1 spicchio di aglio
20 foglie di basilico
1 cucchiaio di parmigiano
Asparagi bolliti (1 a piatto)


Metti a bollire i piselli per circa dieci minuti.

Scolali con cura e mettili in un mixer insieme al basilico, l’aglio, il parmigiano, il sale, e i pinoli. Aggiungi l’olio extravergine d’oliva e inizia a frullare. Fermati quando avrai ottenuto un composto omogeneo ma molto denso, quasi cremoso.

Scola la pasta e tieni da parte un po’ di acqua di cottura.

Condisci le tue linguine all’uovo con il pesto di piselli diluito con un po’ di acqua di cottura.

Versa la pasta nei piatti. Decora con gli asparagi conditi semplicemente con un filo d’olio e sale.

Il ragù di lenticchie di Marco Bianchi




Avete presente il gioco del Bersaglio sulla Settimana Enigmistica? Quello dove devi, tramite una serie di associazioni, cambi lettera e assonanze, arrivare al centro del bersaglio?

Ecco, io sono una schiappa.
Me la cavo per il cambio della lettera, anche per l'assonanza ma l'associazione...

Il problema è che penso di essere una persona abbastanza intelligente ma a volte mi manca la perspicacia.

E per me certe associazioni sono inviolabili e immediate.

Il sole è giallo.
Il cielo è blu.
La cioccolata è buona.
I legumi servono per fare le zuppette😊

Quando ho letto per la prima volta la ricetta di Marco Bianchi le mie sinapsi hanno avuto un collasso.

Ragù di lenticchie.
Ragù di lenticchie??????
Aspetta, ragù e lenticchie non possono stare nella stessa frase.

Il ragù è ciccia, è carne, è macinato, tritato, quello che volete...ma carne.

E le lenticchie stanno nella zuppetta, quella fumante, quella che in in inverno mi fa pensare che dai, il mondo è un posto accettabile nel quale vivere.

Ragù di lenticchie.
Mmmhhh ragù di lenticchie...che idea!

Ve l'ho detto, le associazioni mi partono in ritardo.

Dopo dieci minuti di sinapsi collassate, ho cominciato a elaborare il concetto. Ma dai? Un ragù di lenticchie? Na figata pazzesca.

E così ho provato.
Va beh ho provato perché mi fido ciecamente di Marco.

E ho fatto bene.
Chi mi conosce lo sa che, tranne per mio marito, qui in casa Emporio 21 la pasta è un accessorio. Io e le mie ragazze ne facciamo a meno senza sentirne la mancanza.

In questo caso non c'è stato solo il bis, ma anche il tris e il quater, in finale ce la siamo litigata 😉

Rispetto alla ricetta originale mi sono presa una libertà (Marco perdonami): ho fatto il soffritto, con buona pace del mio colesterolo, di quello di mio marito e dei trigliceridi della mia dirimpettaia.

Però che vi devo dire...un sugo senza soffritto è come un cielo senza stelle!
Vi è piaciuta l'associazione?


RAGU' DI LENTICCHIE di Marco Bianchi

1 barattolo di lenticchie lessate
1 carota piccola
1/2 cipolla 
50 g pomodori secchi
200 ml passata pomodoro

Fai un battuto con carota e cipolla e fallo soffriggere in una casseruola con un po' di olio extravergine di oliva.

Aggiungi i pomodori secchi tritati e lasciali insaporire.

Unisci le lenticchie scolate e aggiungi la passata di pomodoro. Aggiusta con il sale, il pepe e un cucchiaino di zucchero.

Fai cuocere per venti minuti e condisci la tua pasta!





Fettuccine alla papalina e "zazzica culo"


ricette tipiche romane emporio 21

Un titolo un po' audace ma assolutamente necessario per presentarvi la ricetta delle Fettuccine alla papalina. Stiamo per fare infatti un viaggio nella romanità più verace e schietta!

Che d'è?
Come che d'è? Una fettuccina no?
Seee, na fettuccina. Che c'ha a ruga? Si nun c'ha la ruga, nun è na fettuccina.

Questo è uno dei siparietti con la famosa Assuntacheproblemac'è (QUI trovate la storia) che hanno segnato la mia adolescenza. Trascorrevo i miei pomeriggi in compagnia di una versione di greco e una domanda esistenziale che mi teneva sveglia la notte:
Ma la fettuccina con le rughe esattamente...cos'è?

Durante i fine settimana andavo dietro le quinte del ristorante di mio fratello. Vera cucina romana condita da personaggi che sembravano usciti da un sonetto di Trilussa. C'era Severino il cameriere che amava i gatti e Anna Magnani, Franco il lavapiatti che ce l'aveva sempre con il governo e Assunta che aveva una missione: insegnarmi l'arte culinaria romana perché "te se coce er cervello sempre su sti libbri".

Prima ricetta: le Fettuccine alla Papalina, un piatto che sta a Roma come il babà a Napoli. Dovete sapere che a via del Mascherino c'era un tipico ristorante, il Ristorante del Colonnato, che affacciava direttamente su San Pietro. Il suo titolare, Ceseretto Simmi, era un tipino tutto pepe e pieno d'inventiva. Siamo a metà degli anni Trenta. I piatti di Cesarino, vista la vicinanza con il "Cuppolone" erano richiesti spesso in Vaticano dall'allora segretario di Stato Eugenio Pacelli, il futuro papa Pio XII.

Un giorno il segretario avvisò di corsa il ristoratore. Un pranzo improvviso con ospiti stranieri molto importanti e la necessità di tirare fuori un piatto di pasta diverso dal solito.
Cesarì, aiutame tu a fa' bella figura.

E Ceseretto Simmi, avendo poco tempo a disposizione, decise di puntare su una versione un po' ingentilita della carbonara. Così nacquero le Fettuccine alla papalina.

Assunta aveva una sola missione: 'ste fettuccine io le dovevo fare a mano. Prendi a spianatora (spianatoia), metti la farina, fai la fontana, metti le uova e comincia.

Dondola.
T'ho detto dondola.
Come dondolo?
Dondola, avanti e indietro.
Ma come dondolo?
Mmmmmmhhhhh, mannaggia li pescetti, mettete a "zazzica culo"

😮

Non ci credete? Vi basta aprire un semplice libro dove si narra la storia della Roma che fu, di quella autentica e vera per trovare questa espressione così colorita. Non è semplice invenzione di chi scrive, ma credetemi, spaccati di vita reale normali e autentici nella vita dei romani. Quando ho cercato la storia della papalina mi sono imbattuta in questa espressione che mi ha riportato indietro di ehm...circa trent'anni!

Ora perdonerete l'audacia ma l'espressione tipica romana di Assunta voleva significare una cosa importante: la vera fettuccina la fai solo se mentre impasti dondoli avanti e indietro con il posteriore. Un movimento lento e leggero che corrisponde al movimento delle braccia intente a impastare.

Ecco, ora spianale e tagliale.

Fatto.

Le prendeva, le tirava su e con una piccola smorfia attaccava la solita litania...

Nun c'hanno la ruga.

Ma che diamine era 'sta ruga?

L'ho capito il giorno che giurai che quelle sarebbero state le ultime fettuccine fatte dalla sottoscritta.

Assunta tirò su una fettuccina, la guardò in controluce e senza dire nulla le mise in pentola.


Una volta pronte mi disse di assaggiare.
Come te parono Monachè? (quanto ho odiato questo vezzeggiativo del mio nome).

Ruvide Assu'.

Nun so' ruvide, c'hanno la ruga.
E so' perfette così!

Habemus papam, non solo c'ero riuscita ma avevo anche capito cos'era sta benedetta ruga. Era un concetto molto semplice ma capace di distinguere tra una pasta all'uovo buona e un'altra meno.

La sfoglia deve essere ruvida, deve trattenere il condimento, lo deve stringere in un abbraccio senza tempo e non farlo scivolare via.

Soprattutto quando la ricetta è semplice, con pochi ingredienti..come le fettuccine alla Papalina.


emporio 21 primi piatti ricette romane recipe


Se decidete di realizzarla, fate attenzione alla pasta. Fatela a mano, se potete, tirandola con il mattarello e non con la macchinetta. Oppure se il tempo stringe affidatevi alla sicurezza di un'ottima marca, capace di garantirvi un risultato simile a quello che otterreste con le vostre mani, come le fettuccine Filotea.

Una piccola precisazione. Vi sarà capitato di vedere tra gli ingredienti delle Fettuccine alla Papalina i piselli. Variante gustosa, ma pur sempre una variante. 

La ricetta che vi propongo è quella di Fausto Simmi, figlio di Ceseretto, la fonte più attendibile dalla quale attingere la vera Papalina, non trovate?

(fonte ricerca storica Livio Jannattoni)


FETTUCCINE ALLA PAPALINA

400 g fettuccine
4 uova
150 g prosciutto crudo
burro
cipolla
parmigiano grattugiato

Fai soffriggere in un tegame, con burro e cipolla tritata, il prosciutto crudo tagliato a dadini.

Fai cuocere le fettuccine in abbondante acqua salata.

Batti le uova insieme al formaggio grattugiato.

Scola le fettuccine, rimettile in pentola e versa il soffritto con il prosciutto. 

Fai mantecare per qualche istante e aggiungi le uova battute. La fiamma deve essere bassa. Continua con delicatezza la tua mantecatura.

Servi subito e aggiungi se vuoi pepe fresco di mulinello.






Pasta con birra e salsiccia ovvero con poco fai un figurone!



Birra doppio malto e pasta all'uovo

Le fettuccine birra e salsiccia

La pasta alla birra e salsiccia è un primo piatto perfetto per fare bella figura senza trascorrere ore e ore in cucina. Pochi ingredienti di prima qualità e qualche piccola astuzia ti permetteranno di ottenere una ricetta indimenticabile!

La birra

Grande protagonista di questa ricetta, la birra è un ingrediente che può sembrarti insolito, soprattutto se utilizzato in una ricetta di pasta. In realtà il mix di luppolo, lieviti e acqua tipici di questa bevanda riescono a regalare un tocco di originalità anche a un primo piatto.

La pasta e fagioli alla romana secondo Ada Boni e Gigi Fazi


Pasta e fagioli di Ada Boni


La storia della mia pasta e fagioli secondo Ada Boni parte da uno scaffale di un vecchio mobile.

Un palazzo un po' âgée con scale di pietra e soffitti alti. Il muro un po' scrostato, un androne buio dove ogni volta che entravi sentivi soltanto l'eco del tuo cuore. Batteva un po' più forte perché le ombre sembravano celare orribili segreti.

Il Ragù alla bolognese|La ricetta depositata


il vero ragù


La questione nasce durante la visione di un programma che allieta i miei martedì sera ovvero Quattro ristoranti di Alessandro Borghese. 

Durante la puntata bolognese, dove il grande protagonista era ovviamente il ragù, mia figlia grande che poco tollera le trasmissioni di cucina alza il naso dal libro e mi fa con aria candida: "Il tuo blog non è completo"

Oh my God, il mio figliolo così amato, accudito, cullato...come osi, sangue del mio sangue...

"Non è completo perché quando andrò a vivere da sola e dovrò preparami che ne so un ragù o una carbonara beh, dovrò cercare la ricetta altrove, tu mica le hai mai messe".

Per la barba di Zeus, ha ragione la mia meravigliosa serpe in seno. Nell'Emporio ci sono oltre 700 ricette ma mancano le più semplici. E in un blog nato per mantenere intatto nel tempo un filo di ricordi per le mie figlie, questo è imperdonabile.

Quindi ho deciso..mi dedicherò anche alle ricette classiche, perché in effetti bisognerebbe partire proprio da lì!

Oggi tocca al ragù alla bolognese.
Partiamo da un presupposto: si fa presto a dire ragù.
provate ad andare all'estero. Sotto il bolognese sauce vi ci mettono pure i grilli ripassati in padella.
E nelle nostre case? Ognuno ha la sua ricetta, il suo tocco segreto, il suo ingrediente particolare.

Io però sono del parere che se una cosa va fatta va fatta bene. E per fare bene il ragù beh, devo andare in camera di Commercio!!

Non sto scherzando, la vera ricetta del ragù è stata depositata il 17 ottobre 1982 presso la Camera di Commercio di Bologna. Vi sembra eccessivo? Niente affatto, pensate di dover difendere un vostro congiunto amatissimo dalle grinfie di chi spaccia per ragù un semplice sugo di carne addizionato nientemeno che con l'aceto balsamico. Giuro, esiste, l'ho visto con i miei occhi!!

Quindi quella che vi propongo oggi è la ricetta codificata, la base che occorre conoscere alla perfezione. 

E' un patrimonio dell'arte culinaria italiana e come tale va difeso e amato!




TAGLIATELLE AL RAGU' BOLOGNESE

300 g  Cartella di manzo 
150 g Pancetta distesa 
50 g  Carota gialla 
50 g Costa di sedano 
30 g Cipolla 
 5 cucchiai salsa di pomodoro 
mezzo bicchiere Vino bianco secco

1 bicchiere di latte intero


Utensili necessari

Tegame di terracotta circa 20 cm di diametro
Cucchiaio di legno
Coltello a mezzaluna


Riduci la pancetta a dadini, tritala con il coltello e falla sciogliere a fuoco lento nella pentola di terracotta. Aggiungi le carote, il sedano e la cipolla ben tritate e fai appassire dolcemente con un po' di olio o burro. 

Unisci la carne tritata e falla colorire finché inizierà a sfrigolare. Aggiungi il vino e fai sfumare. Adesso è il momento della passata, versala nel tegame allungandola con poco brodo di carne.

Fai sobbollire per circa tre ore, versando di tanto in tanto il bicchiere di latte e aggiustando di sale e pepe.

Penne cicoria e salsiccia


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Lo avete fatto il Cid con il 2017?
Io si, come ogni anno.
Gliene ho cantate quattro, ho lasciato le cose non dette, i silenzi, i comportamenti stupidi e avvilenti di qualcuno, le assenze, la rabbia e ho portato con me soltanto piccoli semi da far germogliare.

La pazienza.
La tolleranza.
L'affetto.
La cura.

E una to do list che mi fa venire il mal di testa solo a pensarci. Il lavoro, la famiglia, qualche progetto con le mie amiche virtuali da definire e portare avanti, tanti libri da leggere, un nuovo stile alimentare, mille serie tv da vedere e un nuovo sguardo verso chi mi circonda. 
Ah, pure qualche addominale per dire no alle maniglie dell'amore!😊


E la vostra to do list?
Quali sono i vostri buoni propositi per l'anno appena iniziato?

La pasta fa parte della mia to do list. Fino a qualche tempo fa pensavo di non amarla particolarmente ma in realtà ho capito due cose durante queste vacanze di Natale:

1) ammazza quanto me vengono bene le lasagne (chissà perché ero convinta di farle male)

2) adoro la pasta con le verdure

Beh, archiviata la questione lasagne, rimane il fatto che a me la pasta piace soprattutto in bianco e soprattutto con le verdure!

Prendete questa ricetta. Le penne con cicoria e salsiccia sono state una piacevole scoperta. Anche perché la mia testina, a volte così monotematica, aveva sempre calcolato un'unica accoppiata vincente ovvero salsiccia e cime di rapa.

Invece la cicoria regala quella nota di piacevole amaro che si sposa alla perfezione con il sapore robusto e rotondo della salsiccia. Il tocco di peperoncino e il tenue sentore dell'aglio completano il bouquet olfattivo e regalano un gusto particolare.

Unica accortezza: la cicoria compratela fresca, grondante di rugiada. E' tutta un'altra cosa!!

Vi va di provarla?

PENNE CICORIA E SALSICCIA 

1 mazzo di cicoria pulita e tagliata fine
4 salsicce
2 spicchi di aglio
1\ 2 peperoncino
sale pepe olio
1 bicchiere di brodo vegetale
1\2 bicchiere vino bianco secco

Dopo aver lavato e tagliato fine il mazzo di cicoria, mettilo in una padella dove avrai fatto imbiondire i due spicchi di aglio e il mezzo peperoncino. Mescola con cura, aggiungi il sale e il pepe e porta a cottura, aiutandoti con il brodo vegetale se il fondo tendesse ad asciugarsi troppo. Ci vorranno una decina di minuti.

In un'altra padella metti a sfrigolare la salsiccia privata del budello e sminuzzata finemente. Sfuma con del vino bianco e porta a cottura.

Cuoci la pasta.

Nel frattempo fai saltare insieme salsiccia e cicoria e assaggia per verificare se occorre altro sale.

Scola la pasta, tieni da parte un po' di acqua di cottura e fai saltare le penne in padella, utilizzando l'acqua della pasta per evitare che il condimento si asciughi.

Servi subito!