Visualizzazione post con etichetta Piatti vegetariani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Piatti vegetariani. Mostra tutti i post

Le patate Yachni di Jamie Oliver




Le patate Yachni sono, tra le ricette con patate, una delle più semplici e veloci. Sono una piacevole via di mezzo tra le patate al forno e le patate in padella. Puoi mangiarle con la feta, con il pollo grigliato o anche da sole, come ho fatto io. Basta un po' di pane tostato, magari all'aglio, e un'ottima compagnia. Non serve altro....

Le patate Yachni

Il termine yachni è uno dei simboli della cucina greca e cipriota, anche se la parola stessa presenta una chiara derivazione turca. La cottura yachni è un metodo utilizzato dalle popolazioni del Mediterraneo per cuocere  a fuoco lento la carne, il pesce e le verdure nella salsa di pomodoro. Questa può essere sia fresca che in scatola. Anticamente venivano utilizzate le gastra, pentole smaltate che permettono una cottura prolungata del cibo senza che questo si attacchi al fondo. Le gastra un tempo erano di terracotta ora, per renderle più leggere, vengono realizzate in ferro smaltato. Se ne avete la possibilità, acquistatene una, ne vale veramente la pena!

La yachni può essere realizzata nel forno, sui fornelli, nel forno a legna...insomma un po' ovunque. L'importante è rispettare la cottura lenta e prolungata, necessaria per ottenere un piatto dove gli ingredienti si amalgamano alla perfezione gli uni con gli altri pur mantenendo intatta la propria individualità.

La ricetta che vi propongo l'ho presa dal magazine online di Jamie Oliver. Come potete vedere nella lista degli ingredienti compaiono due spicchi di aglio. In antichità questo bulbo non era contemplato nella cottura yachni. E' una gradevole aggiunta moderna! Quello che non è cambiato negli anni è il quantitativo considerevole di pane che mangerete insieme a questo piatto. E' la classica ricetta da pucciare in allegria, saporita e gustosa. Se vi piace, potete servire le patate yachni con yogurt greco al naturale. E' quello sprint in più che regala al piatto un gusto delizioso e inedito.

(fonte storica Athena Konstantinoi)

Pronti? Seguitemi in cucina!

PATATE YACHNI

(da una ricetta di Jamie Oliver)

750 g patate tagliate a spicchi
2 spicchi di aglio 
1 cipolla media
4 pomodori maturi o 1 lattina di pomodorini o pelati
200 g olive (possibilmente le kalamata, io non le avevo)
1 cucchiaio origano
4 foglie di alloro
1 cucchiaio di passata di pomodoro
Olio (di ottima qualità)
Sale e pepe

Trita finemente la cipolla con l'aglio e fai rosolare questo battuto in qualche cucchiaio d'olio in una casseruola pesante. Aggiungi l'origano e fai prendere un po' di colore al tuo soffritto.

Aggiungi le patate, i pomodori spezzettati, l'alloro e la passata. Aggiusta di sale e di pepe e versa tanta acqua fino a coprire il cibo. Copri con un coperchio, abbassa la fiamma al minimo e fai cuocere per circa 30 minuti. Unisci le olive a rondelle e continua a cuocere per altri 10 minuti, mescolando delicatamente e versando pochissima acqua se il composto tende ad asciugare.

Termina la cottura quando le patate sono morbide e la salsa addensata. Servi caldo o a temperatura ambiente con un giro d'olio extravergine di ottima qualità.

La Paella vegetariana olè!




Lo so.

Manca l'Arroz bomba.

E anche il Pimentòn de la Vera.

Una ballerina di flamenco.

E un bel torero perchè no.



Però ci sono le buone intenzioni.

E l'allegria che di certo non manca ai nostri amici spagnoli.

Va bene lo stesso?



La mia paella è finita nell'orto.

Totalmente vegetariana.

Totalmente di riciclo.



Che poi, in fin dei conti, è proprio l'origine di questo fantastico piatto spagnolo.



Nasce sulle tavole dei nobili.

Vero.

Ma di certo non veniva mangiata dalle loro altrettanto nobili bocche.



I servi recuperavano gli avanzi delle tavole dei ricchi signori e li mettevano insieme.

Una specie di cucina degli avanzi.

Un mix impreciso, ma cosi allettante in tempi in cui l'importante era semplicemente mangiare.



Adoro il giallo della paella.

Adoro quella sensazione di riso leggermente bruciacchiato eppure morbido.



Ci sono dei diktat che ovviamente andrebbero rispettati.

Oltre ai già citati Arroz Bomba e Pimentòn de la Vera, occorre la padella di ferro.

Il riso non deve superare l'altezza di 2 cm in tale padella e il brodo deve essere sempre il doppio della quantità di riso.



L'ideale sarebbe ,per questa versione vegetariana, avere i fagiolini verdi e i fagioli bianchi di Spagna.

Se sono presenti nella vostra dispensa utilizzateli.


Altrimenti metteteci tutto quello che la fantasia e il cassetto delle verdure in frigo vi suggeriscono!






PAELLA VEGETARIANA


400 gr riso
800 ml di buon brodo vegetale
4 pomodori maturi
3 zucchine
3 peperoni rossi
3 carote
1 pugno di piselli
1 cipolla grande
1 spicchio di aglio
fili di zafferano
olio extravergine d'oliva
1 cucchiaio di paprika

Preparate in anticipo un buon brodo vegetale.
Fa la differenza (io ultimamente ne preparo grosse quantità, che poi suddivido in contenitori da freezer e congelo. Così ho sempre un prodotto valido a portata di mano).
In una padella bassa e possibilmente larga mettete a soffriggere lo spicchio di aglio (che poi andrete a togliere) e la cipolla tritata.
Unite i peperoni tagliati a dadini e fate soffriggere per cinque minuti.
Unite carote, zucchine, piselli e pomodori tagliati a dadini e la paprika.
Fate insaporire per due, tre minuti e unite il riso.
Tostatelo per circa 1 minuto.
A questo punto iniziate a versare il brodo bollente dove avrete sciolto lo zafferano.
Girate il riso per i primi minuti.
Poi non giratelo più.
Il primo strato deve essere LEGGERMENTE bruciacchiato.
Cuocetelo a fiamma medio-alta, aggiungendo brodo quando vedete che si asciuga troppo.
Ci vorranno un dieci, quindici minuti per la cottura.
Aggiustate di sale e di pepe.


Spegnete il fornello e fate riposare per dieci minuti prima di servirlo.


Biscotti ai fiocchi di avena


biscotti vegani

Prima cosa....siete andate su Sex and the ciabatte? No? Come no? E' il fratellino minore dell'Emporio 21, il salotto virtuale delle chiacchiere tra donne...perché mica possiamo stare sempre in cucina! Vi aspetto!

Quando al marito si impenna il colesterolo ne risente tutta la cucina. Perché quello no, quello ni, quello si.

E leva le uova e metti le uova, l'olio col contagocce, le verdure si ma tanto lui non le mangia, la carne solo bianca e pesce almeno 4 volte a settimana.

Io una cosa l'ho capita.
Se vuoi o devi mangiar sano beh, devi vendere un rene. Non mi è chiaro il principio per cui meno cose ci sono in un alimento e più costa.

Prendete i biscotti. Quelli che trasudano burro e uova costano al massimo....due euro?
Quelli senza burro, uova, latte, zucchero costano quanto un biglietto di sola andata per New York.

Il problema poi è che lui ha fame. 
Ha fame la mattina, la sera, a pranzo, durante le feste comandate e durante la notte a fasi alterne.
Ha fame al lavoro, ha fame a casa, ha fame quando usciamo e quando torniamo.
Sogna fiumi di olio extravergine di oliva e uova sfrigolanti, venderebbe sua moglie alias la sottoscritta per una salsiccia alla brace.

Ora, per evitare di essere venduta come un cammello, cerco di preparargli delle cosucce che possano sfamarlo con buona pace del suo colesterolo. 

Non ci sono uova, non c'è il burro ma tanti ingredienti semplici che possono essere consumati sempre con moderazione.

Nella lista degli ingredienti trovate il grano saraceno in chicchi. Lo vendono in qualsiasi supermercato ben fornito o nei negozi biologici. Serva per regalare croccantezza al biscotto. Se non lo trovate non fa nulle, vengono bene lo stesso!


BISCOTTI AI FIOCCHI DI AVENA


250 g farina integrale
150 g fiocchi di avena
80 g chicchi di grano saraceno
80 g zucchero (anche di canna)
1 cucchiaino di essenza di vaniglia (o cannella)
1 pizzico di sale
80 ml olio vegetale (riso, mais o girasole)
130 ml di acqua
1/2 bustina di lievito per dolci

aggiunte facoltative: uvetta, bacche di goji, nocciole tritate, gocce di cioccolato fondente o bianco.

La preparazione è semplicissima. Prendi una ciotola capiente e mescola tutti gli ingredienti, tranne i chicchi di grano saraceno.

Forma un cilindro e metti in frigorifero per circa mezz'ora.

Intanto prendi una padella antiaderente e fai tostare i chicchi di grano. Fai attenzione a non farli bruciare.

Tira fuori il composto dal frigorifero, stendilo col mattarello e ritaglia tanti biscotti della forma che preferisci. Distribuisci su ognuno i chicchi di grano e cuoci in forno caldo a 180° per circa 10 minuti. 

Cerca di non farli scurire troppo.
Se ti sembrano troppo morbidi non ti preoccupare, raffreddandosi si induriscono.

Spolvera con zucchero a velo e accompagnali con una buona tazza di tè!



Mousse vegana al cioccolato|Le meraviglie dell'aquafaba


Aquafaba

Non so a voi ma a me la parola aquafaba evoca orizzonti magici, boschi fatati, riti celtici. E credetemi, non è perché ho appena visto l'ultima puntata di Britannia 😊

Prima di sapere cosa fosse mi ha incantato il suono della parola, una consuetudine nemmeno troppo remota per chi, come me, ogni giorno lavora  proprio con loro, con le parole.

Un piccolo excursus nella fonte linguistica alla quale dobbiamo buona parte del nostro patrimonio linguistico, il latino, ha permesso di coniare questo termine:

aqua ovvero acqua

faba ovvero legumi

Aspetta, rewind.

Legumi? Passi per l'acqua che con le atmosfere celtiche ci sta bene, ma i legumi? 

I legumi non mi fanno pensare a nulla di magico se non a una bella scodella fumante quando fuori fa freddo. O all'insalata con i fagioli rossi, il tonno, il mais e la cipolletta di Tropea in estate.

Come vedete, nulla di ancestrale, piuttosto fame, quel languorino che a mezzogiorno o giù di lì ti fa vedere al posto della testa del capoufficio una bella teglia di melanzane alla parmigiana.

Oppure, mentre la tua collega parla parla e parla, tu pensi soltanto alle lasagne di tua mamma.



Io, fino a ieri, l'acqua dei legumi l'ho buttata, anche se Jamie Oliver dallo schermo del Gambero Rosso mi ha detto "My darling, non si fa, è un liquido prezioso". Ora è vero che mangerei pure la sola de na scarpa cucinata dal mio Jamie (mio capito, non vostro, solo mio😜) però.....boh, ma non se buttava sto liquido? Pare 'na melmetta, a guardarlo bene....

Joel Roessel , noto blogger francese, nel 2014 quest'acqua non l'ha buttata e ha scoperto una cosa fenomenale: una volta montata diventa come un albume a neve. Prova a realizzare le meringhe ma ha bisogno comunque di uno stabilizzante per ottenere un risultato decente.

Nel 2014 arriva l'estro pratico e arguto dello statunitense Goose Wholt. Studia il liquido di governo dei ceci, lavora sulla quantità dello zucchero e la densità del suddetto liquido ed...EUREKA! Abbiamo trovato un sostituito interamente vegetale delle uova!

Una scoperta sensazionale che ha rivoluzionato il mondo della pasticceria veg e non solo. Perché sostituire o limitare le uova nella propria alimentazione non è soltanto una questione etica ma anche una necessità dettata da alcuni problemi, come un livello di colesterolo troppo alto.

Quindi cos'è l'aquafaba? E' semplicemente il liquido che trovate dentro le lattine dei legumi! Economico vero?

Basta montarlo per qualche minuto per provare una piccola sensazione di disorientamento...ma ho montato l'acquetta der cecio oppure un albume? la consistenza è la stessa!



Ovviamente il mio consiglio è quello di scegliere marche conosciute e soprattutto prediligere barattoli in vetro. Costano un pochino di più ma ne vale la pena. C'è chi dice che l'aquafaba può essere realizzata anche a casa. Io ancora non ho provato e per ora non ne ho intenzione. Se volete cimentarvi fate un giro su Vegolosi, troverete spunti e suggerimenti.

Con l'aquafaba possiamo preparare maionese, meringhe, mousse e tutto quello che viene realizzato normalmente con gli albumi.

La mousse vegana al cioccolato mi è piaciuta?



No

Come no?

Piaciuta è un termine riduttivo.

Pensavo di aver raggiunto la perfezione con la Mousse al cioccolato in due ingredienti, ma questa le batte tutte.
E mettiamoci anche che si prepara in un battibaleno!

Quindi esperimento riuscitissimo e ve lo consiglio, vegani o no. Una volta provata non ne potrete fare più a meno, parola di Emporio 21!

Una piccola precisazione: pare che vada bene qualsiasi legume. Dopo un po' di ricerche nei blog vegani di mezzo mondo, ho visto che i risultati migliori si ottengono con l'aquafaba dei ceci. 



MOUSSE VEGANA AL CIOCCOLATO

Aquafaba ricavata da un barattolo di ceci

150 g di cioccolato fondente di ottima qualità

3 cucchiai di zucchero integrale di canna (qui scegliete in base al vostro tipo di alimentazione, va bene anche il semolato, lo zucchero a velo o la stevia)

qualche goccia di limone

cannella (facoltativa)

Scola i ceci raccogliendo il liquido in una ciotola. mettilo in frigorifero o, se il tempo stringe, per dieci minuti in freezer. Per montare bene deve essere freddo!

Nel frattempo sciogli il cioccolato a bagnomaria e fallo intiepidire.

Togli l'aquafaba dal frigo (o freezer), aggiungi qualche goccia di limone e inizia a montarla con le fruste, così come faresti con gli albumi. In pochi minuti cambierà consistenza, acquistando spessore e compattezza.

Unisci lo zucchero continuando a montare. E' la volta del cioccolato fuso ormai freddo. Aggiungilo mescolando delicatamente con una spatola. SE ti piace la cannella aggiungine un pizzico, esalta l'aroma del cioccolato!

Una volta ottenuto un composto omogeneo, distribuisci nelle coppette e fai riposare in  frigorifero.

Se vuoi puoi servire accompagnato dalla panna di cocco (la ricetta la trovi QUI)




Chole Bathure, il perfetto piatto veg, e famolo strano!





emporio 21 india


Famolo strano, almeno una volta a settimana.
Liberiamoci dalle convinzioni ataviche, dai pregiudizi e dal sentito dire.

Famolo strano, come da copione, durante i week-end o, se siamo particolarmente curiosi, almeno una o due volte nei giorni lavorativi.

Famolo strano quando la gola e la lussuria sono le nostre abituali dimore o famolo strano quando il colesterolo bussa alle nostre porte.

Ehhh?

Rewind.

Aspetta un attimo, mi sa che ti sei fumata l'intonaco e qualche zucchina dell'orto. Ma cosa intendevi quando dicevi famolo strano?

Mangiamo strano.
O almeno allarghiamo i nostri confini sensoriali alla ricerca di ricette etniche che ci conducano lentamente in un comodo viaggio low cost, pigramente seduti intorno alla nostra tavola.

Facciamo come gli americani. Destiniamo un giorno, magari il venerdì o il sabato, al cibo da asporto etnico. Ma l'"asporto" che sia dalla nostra cucina al tavolo della sala da pranzo perché non c'è niente di più sano e prezioso di un alimento fatto con le nostre mani.

Non c'è nulla di più evocativo di un cibo. Profumi, sapori e modi di cucinare diversi eppure così semplici e affini alle nostre corde di esploratori.

Però non tutti amiamo sconfinare nella cucina degli altri. Questo è un aspetto che fondamentalmente non comprendo negli altri, forse per la mia vita da girovaga. Escludere a priori quello che non conosciamo mi sembra una prova di superficialità come il rimanere chiusi nei confini del proprio comfort cittadino.

La curiosità anche culinaria è una molla che spinge alla conoscenza. E conoscere allarga le maglie del cervello.

Prendete questo Chole Bhature. Un nome inusuale per un piatto capace di far sorridere qualsiasi studente universitario indiano. E' una semplice e inedita combinazione tra chana masala (i ceci) e un pane, bhatura, che una volta provato difficilmente dimenticherete,



E' tipico della cucina del Punjabi anche se non esiste posto nel nord dell'India dove questa deliziosa specialità non venga proposta. Dove? Ma per strada, perché è uno street food tra i più acquistati.

Non è però uno snack, ma un vero e proprio pasto completo. E' talmente buono che difficilmente avrete bisogno di altro.

Anzi, magari un bel bicchiere di Lassi che oltre a essere molto buono dà sempre quel tocco di Indian Style che ci piace tanto.

Separare il chole dal bathure è impossibile. Sarebbe come togliere la Beatrice a Dante, la Laura al Petrarca, la patatina a Rocco Siffredi 😀

Si completano a vicenda, come i matrimoni ben riusciti.



Ma perché parlavi di colesterolo all'inizio?
Allora il chole bathure ha circa 450 calorie. 

Il problema non è tanto il chole, è un intingolo di pomodori, ceci e spezie ma il bathure ovvero il pane fritto!

Se avete problemi di linea, colesterolo incipiente o cistifellea capricciosa beh avete una doppia scelta:

-  li separate (scelta SCONSIGLIATISSIMA)

- il bathure lo cuocete al forno, non sarà la stessa cosa ma almeno potrete gustarvi senza troppi problemi questo meravigliosa ricetta del Punjabi!

Una precisazione: il bathure va fatto lievitare coperto per circa un'ora e mezzo. Quando avrà raddoppiato il volume, dividetelo in otto porzioni e cercate di dar loro una forma tonda senza mattarello ma semplicemente con le mani. Non verranno certo perfette, ma così vuole la tradizione!

CHOLE BATHURA

dose per 2 o 3 persone

Per il bathura

250 g farina di tipo 2 o grani antichi
100 ml yogurt (vaccino o vegetale)
1 cucchiaio di latte (vaccino o vegetale)
sale 
1\2 cucchiaino di zucchero
1\2 bustina di lievito di birra liofilizzato 
5 cucchiai di olio extravergine

Per il chole

1 lattina di ceci lessati
3 pomodori pelati
1 cucchiaio di doppio concentrato di pomodoro
1\2 cipolla
1 spicchio di aglio
1 cucchiaino di semi di cumino
2 foglie di alloro
1 stecca di cannella
1\2 cucchiaino di curcuma
1\2 cucchiaino di zenzero
1\2 cucchiaino di peperoncino 
1\2 cucchiaino di garam masala o curry


Fai il bathure

In una ciotola mescola la farina con il sale. Aggiungi tutti gli ingredienti previsti. Se noti che l'impasto tende a non formarsi o risulta poco elastico aggiungi poca acqua per volta finché non ottieni un composto morbido e uniforme.

Metti in una ciotola e copri il tutto con un panno umido. Fai Lievitare fino al raddoppio.

Fai il chole

Trita finemente aglio e  cipolla

In un wok o in una padella scalda qualche cucchiaio di olio e aggiungi la stecca di cannella, il cumino e le foglie di alloro.

Fai sfrigolare leggermente (devi sentire il profumo delle spezie).

Aggiungi il mix di cipolla e aglio e fallo soffriggere . Aggiungi lo zenzero, il peperoncino , la curcuma, il garam masala (o il curry).


Unisci i pomodori pelati e schiacciali con la forchetta. Aggiusta di sale e pepe e aggiungi mezzo cucchiaino di zucchero (per togliere l'acidità del pomodoro) e mezzo bicchiere di acqua. Fai cuocere lentamente per circa cinque minuti.

Versa i ceci scolati e continua la cottura per circa 30 minuti.

Spegni e fai riposare

Cuoci il Bathure

Prendi il panetto di bathure lievitato e dividilo in 8 porzioni. 
Fai scaldare una pentola con abbondante olio per friggere.

Stendi ogni pezzo di impasto con le mani, fino a dargli una forma semicircolare (cerca di tiralo il più possibile, deve essere molto sottile)

Friggi nell'olio caldo. Il tuo bathure si gonfierà come per magia e farà tante piccole bolle. Scola e assorbi l'olio in eccesso.

Servi caldo con il composto di ceci.

- Se vuoi evitare la frittura cuoci il bathure in forno caldo a 180 °C per circa 5 minuti










Zuppa di farro, rape rosse e...| Zuppe e minestre

Zuppa di farro-rape rosse-panna acida


La zuppa di farro, rape rosse e panna acida è un primo piatto sorprendente.
E considerate che ha sorpreso me in primo luogo.

La mia storia personale con le rape rosse inizia nei lontani anni '80 quando ero una baldanzosa adolescente alle prese con il liceo classico. Pomeriggi interi con le terga gentilmente appoggiate sulla sedia e trascorsi a declinare anche l'Infinito di Leopardi in pieno greek-style.

Per supportare tali fatiche degne del forzuto Ercole, a casa mia cercavano di rifocillarmi con ogni sorta di ben di Dio.

Alt!

Non iniziate a pensare a torte, lasagne e intingoli vari.
Macché.

Da una parte un fratello chef, dall'altra uno architetto naturopata.
Il risultato?

Facevo la cavia con il pesce perché c'ha il fosforo.

La carne di cavallo perché c'ha il ferro.

Gli spinaci perché hai visto mai che ci diventi come Braccio di Ferro.

Le rape rosse, alias barbabietole rosse, perché sono poco caloriche...siedi oggi, siedi domani, sulle terga hai visto mai dovesse comparire la tanto democratica cellulite!

Solo che non so voi ma a me le rape rosse mi si fermano nell'epiglottide. Manco se bevo l'acqua santa vanno giù.

Questo finché sulla rivista della Coop non ho incontrato la ricetta della minestra di rape rosse, farro e panna acida. Che faccio, do una possibilità a 'ste benedette rape? Ma si dai!

E ho fatto bene.

Le rape? Perdono tutto il retrogusto terroso che le caratterizza.

La panna acida? Come il cacio sui maccheroni.

Il farro? Va beh, lo adoro, colpa del DNA mezzo toscano.

Provatela, soprattutto quando avvertite il bisogno di un cibo sano e un piatto caldo che sappia regalarvi un sapore ricco eppure ingenuo e semplice....

L'ispirazione viene dalla rivista, la ricetta con le varianti dalla mia fantasia malata!


Minestra di farro, rape rosse e panna acida

per 4 persone:

400 g di rape rosse già lessate
2 patate
150 g farro perlato biologico
1 cipolla bianca
1 l brodo vegetale
120 g panna acida
erba cipollina secca
curcuma 
4 cucchiai di doppio concentrato di pomodoro

Prendi una pentola e versa un filo d'olio. Fai soffriggere la cipolla.

Sbuccia le patate e, con una grattugia a fori grossi, grattugiale direttamente nella pentola. Fai soffriggere per circa tre minuti, mescolando spesso e con cura

Versa il brodo caldo, il concentrato di pomodoro e unisci le rape, grattugiandole come hai fatto con le patate.

Cuoci per circa 15 minuti. Trascorso questo lasso di tempo, aggiungi il farro e porta a cottura. Ci vorranno all'incirca 30, 40 minuti. Se la minestra si asciuga, aggiungi altro brodo!

Spegni la fiamma, aggiusta di sale e pepe.

Versa nei piatti la minestra. Aggiungi l'erba cipollina e un filo d'olio. Su un lato del piatto metti un cucchiaio di panna acida, impreziosito da una spruzzata di curcuma in polvere, potente antinfiammatorio naturale.

Servi subito!

Ajvar, il caviale rosso vegan dei balcani

vegan-vegetariano-pasta-risotto-etnico


Caviale.
Rosso.
Vegan.

Come dire una giornata piovosa di sole. Oppure il dietetico tiramisù.
A prima vista non centrano nulla gli uni con gli altri, anzi accostarli è alquanto bizzarro. Invece, nel caso dell'Ajvar, è proprio così. Questo condimento, nato nel nord della Serbia ma noto in tutti i Balcani, è chiamato anche caviale rosso. Ma il bello è che i suoi ingredienti sono esclusivamente vegetali!

Le origini dell'Ajvar


La parola Ajvar deriva da Havyar, una parola che viene utilizzata per indicare le uova di pesce salate, il caviale appunto. A Belgrado, fino al diciannovesimo secolo, la produzione di caviale era enorme e rendeva bene. I conflitti sociali influirono sulla sua commercializzazione decretandone un fermo improvviso. La parola Ajvar venne utilizzata quindi per indicare il cugino povero, vegan diremmo oggi, del ricco e sontuoso caviale.
Un po' come la ricetta delle vongole fujute di Eduardo de Filippo. Ovvero di necessità virtù. Dove non arriva il portafoglio arriva la fantasia, che sia essa italiana, balcana o dell'Uzbekistan.

La ricetta dell'Ajvar


La ricetta dell'Ajvar sta alle famiglie balcane come la ricetta delle melanzane sottolio sta alle famiglie italiane. Ognuno ha la sua. Questo buonissimo condimento viene prodotto nelle campagne (anche se si trova già pronto nei negozi ma è tutta un'altra storia), grazie alle mani operose delle donne. Preparare l'Ajvar in realtà è un'occasione che impegna tutta la famiglia e forse anche il vicinato visto che in media ogni famiglia ne prepara sui dieci, venti kg a testa. Come tutte le ricette popolari, ognuno ha la sua. Conosciuto come Zacusca in Romania o Lyutenica in Bulgaria, l'Ajvar ha comunque una base comune: i peperoni che vanno arrostiti. Su questo almeno sono tutti concordi. Poi ci sono alcune varianti che prevedono le melanzane (che è quella che faremo oggi e pare, dico pare, la tradizionale) oppure pomodori o ancora cipolle. E' la classica conserva che si prepara per l'inverno, quando i peperoni succosi e carnosi sono ormai un ricordo messo in naftalina insieme alle cicale e al bikini giallo.

Come si mangia l'Ajvar?


La morte sua è sul pane tostato
Sulla pasta.
Nel risotto.
Perfetto come salsa per gli hamburger al posto del Ketchup.
Il mio amato Jamie Oliver lo usa nel gyros ma anche nei panini.
Insomma vale la pena farlo vero?
Certo, non vi dico di farne quantità industriali e non vi do nemmeno la quantità per realizzarne, che so io, una decina di barattoli. E' talmente veloce prepararlo, con qualche accortezza che vi dirò in corso d'opera, che potete cucinarlo al momento.
Nulla vieta che se l'Ajvar vi conquista il palato, potete raddoppiare, triplicare le dosi e farne una perfetta provvista da tenere in dispensa!


Ajvar


4 peperoni rossi
1 melanzana
2 spicchi di aglio
olio extravergine d'oliva
sale pepe

Lavate i peperoni, apriteli a metà e togliete semi e il picciolo.
Foderate una teglia con della carta forno, sistemate i peperoni e via in forno a 180°C per circa 30 minuti. Trascorso il tempo indicato, tirateli fuori e metteteli in un sacchetto di carta e fateli raffreddare.

Per la melanzana utilizzate un piccolo trucchetto che vi permetterà di risparmiare tempo e dare un gradevole aroma affumicato all'intera preparazione. Rivestitela interamente con l'alluminio e mettetela a contatto diretto con la fiamma del fornello. Giratela due o tre volte. In un quarto d'ora sarà pronta, ve ne accorgerete perché toccandola con la forchetta, questa entrerà nella polpa senza incontrare resistenza. Fatela raffreddare.

Spellate i peperoni con cura e tagliateli a filetti. Ricavate dalla melanzana fredda la polpa con l'aiuto di un cucchiaino. Mescolateli e aggiungete gli spicchi di aglio sbucciati.

A questo punto dovreste prendere un tritacarne per passare i due ortaggi, necessario perché non dovrete ottenere un purè ma un composto abbastanza granuloso. In sua assenza, potete utilizzare il frullatore a immersione con la funzione pulse e solo per tre o quattro secondi. Ricordate, non è un purè!

A questo punto mettete tre cucchiai abbondanti di olio in una padella e fate asciugare/cuocere il composto per una ventina di minuti. Tenete la fiamma bassa e sorvegliate spesso.

Regolate di sale e pepe.

L'Ajvar è pronto.
Si conserva, se resistete, per quindici giorni in frigorifero.

Per utilizzarlo come condimento per la pasta vi basta metterlo in padella, farlo riscaldare con un po' di olio e mantecarvi la pasta, aiutandovi con l'acqua di cottura.







Insalata di grano saraceno




Riaprire le pagine di un blog è un po' come tornare a casa dopo un lungo viaggio di lavoro. Apri la porta, respiri l'aria familiare resa solo leggermente più acre dall'odore di chiuso. Appoggi la tua borsa sul tavolo, le chiavi, gli occhiali da sole e ti guardi intorno. Sei tornata, finalmente.
Dopo due mesi di buio e problemi, eccomi di nuovo qui a raccontarvi le mie strampalate avventure, culinarie e non.

Forse sarebbe il caso di vivere seguendo il principio delle doppie possibilità perché non sempre è buona la prima. Un odore, un sapore, una persona possono non piacerci un granché nell'immediato. Questione di pelle, premonizione o semplice indisposizione transitoria.
Le cose cambiano però. Cambiamo noi, i nostri pensieri, i gusti. Prendete me ad esempio. A vent'anni odiavo il giallo e Titti il canarino. A quarantasei odio sempre Titti (forza Silvestro) ma il giallo è uno dei miei colori preferiti perché gli ho dato una seconda possibilità.

Io e il grano saraceno non abbiamo mai avuto un gran rapporto. Ci siamo studiati da lontano, ci siamo avvicinati, scrutati, provati e poi, come un rapporto dove entrambi i protagonisti pensano di aver dato tutto, ci siamo salutati e allontanati.

L'ho incontrato di nuovo ma stavolta nella sua forma primordiale: i chicchi. E ho deciso che forse era il caso di provare di nuovo. E ho fatto bene, è nato un amore. Con la calura estiva, l'insalata a base di questo falso cereale è non solo buona, ma una miniera di sostanze nutritive.




Senza glutine, energizzante, utile per la pressione, controlla il livello di zuccheri nel sangue, è ricco di flavonoidi, necessari per prevenire l'invecchiamento cutaneo. La qualità che lo rende assolutamente necessario in estate è l'alto contenuto in magnesio e potassio, sali minerali che si disciolgono come un Calippo al sole appena iniziamo a sudare.

Ve lo propongo in due versioni. La prima è quella basic, senza tanti fronzoli. la seconda è la stessa ma impreziosita da una chicca della quale ormai non posso più fare a meno in cucina ovvero la Mousse di cipolla di Delizie Vaticane di Tropea.







INSALATA FREDDA DI GRANO SARACENO

dose per 1 persona

50 grammi di grano saraceno
2 cucchiai di lenticchie già lessate
1/2 carota
1/2 gambo di sedano
2 cucchiai di mais
1 punta di paprica affumicata
2 foglie grandi di basilico
1/2 spicchio d'aglio (anche meno)
olio sale e pepe

Lava il grano saraceno e fallo cuocere per venti minuti. Nel frattempo con il mixer frulla le foglie di basilico, l'olio, il sale, il pepe e l'aglio e metti da parte. Scola il grano saraceno, fallo raffreddare e sistemalo in un piatto da portata. Unisci le lenticchie, la carota e il sedano puliti e tagliati a dadini, il mais. Condisci con l'emulsione e metti in frigo per almeno due ore.

Servila così oppure, se vuoi una marcia in più, utilizza la Mousse di Cipolla Delizie Vaticane di Tropea.



Crostini di polenta


polenta-cipolle-antipasti

Se finissi in un'isola deserta mi porterei un mascara, lo spazzolino da denti, un libro, una meringa e la polenta.

Lo confesso: sono una polenta addicted.
La mangerei anche a Ferragosto, tanto per intenderci.
Insieme a un bicchiere di Mojito.

Stavolta ne ho preparata veramente tanta, complice una domenica fredda e sonnacchiosa. Metà l'abbiamo santificata come di dovere con tanto di sugo robusto e saporito.

L'altra metà me l'ha salvata Santo Pinterest, grazie a un pin di tanto tempo fa. Ho modificato qualche ingrediente, sottraendo o aggiungendo qui e là, secondo il mio personalissimo gusto.

Crostini con cipolle caramellate.


Ovvio, vi deve piacere la cipolla.
Ovvio, vi deve piacere la polenta.
Se adorate entrambe, avete fatto bingo.

Accompagnateli con un bel bicchiere di vino rosso corposo, se vi piace, e un'ideale fuoco di camino che fa tanto winter-style.



Crostini di polenta con cipolle caramellate
(dalla Cucina di Asi)

Fette di polenta già pronta
2 cipolle di Tropea
3 cucchiai di zucchero di canna
2 cucchiai di aceto
olio extravergine d'oliva

Tagliate le cipolle a fettine sottili.
Fatele cuocere in una padella unta con un giro d'olio extravergine d'oliva.
Aggiungete di tanto in tanto dell'acqua e continuate la cottura.
Aggiustate di sale.
In un bicchiere mescolate l'aceto e lo zucchero e versatelo sulle cipolle.
Fate evaporare per circa tre o quattro minuti e spegnete il fuoco.
Grigliate la polenta tagliata a fette.
Una volta pronta, sistemate le cipolle sulla superficie di ogni singola fetta.

La crostata farcita vegan

vegan-vegetariano-marmellata-confettura-otto minuti-cannella- mandorle-uvetta-

Un colpo al cuore
Per la prima volta ero riuscita a trovare una combinazione di diaframma e iso soddisfacenti per la mia combattiva bridge.
Angolazioni giuste, atmosfera e una bella dose di soddisfazione personale.

Peccato che inavvertitamente io abbia cancellato tutto.
Un clic sul cestino e via, in un attimo , la cartella.
Mi sono rimaste solo pochissime prove foto.
Quelle dove inizi a prendere la mano con il cibo, l'ambiente e le luci.

In un attimo ho iniziato a parlare in dialetto assiro babilonese con una leggera inflessione bergamasca.

Nemmeno Recuva, il software che utilizzo per questi danni accidentali è riuscito a recuperarle.
Anzi, ha recuperato files e foto che nemmeno un archeologo avrebbe potuto riesumare.
Ma quelle no.

E visto che sono testarda io pubblico le foto prova.
Con relativa ricetta, scusandomi in anticipo per la qualità delle immagini.
Ma sono delle sopravvissute.
Anzi, nel caso della ricetta in questione è LA sopravvissuta.
Mi è rimasta solo lei

La ricetta di oggi, che fa parte della raccolta "Back to the school, colazioni sane ed economiche" è una rielaborazione della frolla vegana di Marco Bianchi.

Stavolta la suddetta frolla l'ho resa un morbido involucro che racchiude una composta buona e genuina, quella che si ottiene con la ricetta della marmellata in otto minuti.

Preparatela la sera precedente.
Impastate la frolla che vuole un'ora di riposo in frigorifero.
Nel frattempo cuocete la composta .
Cuocete in forno caldo e lasciate riposare tutta la notte.
La mattina dopo avrete una meravigliosa sorpresa: un impasto umido, pieno di sapore, morbido al punto giusto.

Le dosi che vi propongo sono per una piccola frolla ripiena (il mio stampo è da 18 cm).
Raddoppiate le dosi se intendete farla più grande.


CROSTATA FARCITA VEGAN

per la frolla:

250 grammi di farina integrale
80 grammi di zucchero di canna
60 ml acqua fredda
60 ml olio di girasole
1 cucchiaino abbondante di ,lievito per dolci
scorza di limone grattugiata

composta di frutta:

3 pere
3 mele
50 grammi di mandorle leggermente tritate
80 grammi di zucchero
qualche goccia di limone
1 manciata di uvetta
cannella in polvere a piacere
1 cucchiaino di pangrattato

Prepara la frolla :

Sciogli l'acqua con lo zucchero.
Unisci la scorza del limone e la farina setacciata con il lievio.
Impasta velocemente fino ad ottenere un composto omogeneo.
Copri con la pellicola alimentare e fai riposare in frigorifero per un'ora.

Prepara la composta :

Metti a bagno in acqua tiepida l'uvetta .Sbuccia e taglia a dadini la frutta (il peso della frutta deve essere pari a 250 grammi). Mettila con lo zucchero e il limone in una padella antiaderente e falla cuocere a fuoco vivace. Schiaccia leggermente con la forchetta, spolvera con la cannella. Dopo otto minuti spegni e fai raffreddare

Accendi il forno a 180 gradi.
Dividi la frolla in due parti, una più grande.
Stendi quest'ultima tra due fogli di carta forno e appoggiala poi sulla teglia con i bordi della frolla che fuoriescono.
Cospargi il fondo con il pangrattato.
Unisci la composta .
Stendi il secondo disco di frolla e appoggialo sopra la composta stessa
Ripiega i bordi, sigilla bene e cuoci per circa 30 minuti in forno caldo a 180 gradi.
Controlla sempre che sia cotta , prima di tirarla fuori
Fai riposare tutta la notte
Spolvera poi di zucchero a velo e servila a colazione



I Panitos e ammazza ammazza..è tutta una razza





Tutto il mondo è paese.
Una frase fatta ma che porta con sé una grande verità, soprattutto in cucina.
Prendete questi panitos.
Provengono da un blog spagnolo, Questo. Adoro curiosare nelle cucine degli altri paesi, nei blog che parlano lingue diverse dalla mia.
Diversi ma in fondo cosi uguali perché sotto questo cielo siamo solo uomini.
Perché la cucina è un po’ come l’essere umano.
Sangue , organi, cuore.
Funzionano nella stessa maniera, a qualsiasi latitudine.
Nero bianco o giallo. Il cuore batte tanto quanto.
Poi interviene la peculiarità. Un occhio celeste, un capello biondo, una pelle diversa dalla mia.
Cosi è la cucina.
Il sottofondo è fatto dagli stessi ingredienti.
Acqua, farina , sale.
Come un cuore, un fegato o un polmone.
E poi c’è la spezia che non conosci, l’aroma, il frutto che non sai che crea il diverso.
Come un occhio, un colore di pelle, una lingua.
E quello che assaggi è quello che conosci con qualcosa in più…
Questi panitos assomigliano terribilmente allo gnocco fritto. Quasi gli stessi ingredienti, due le differenze.
L’assenza di grasso ( nello gnocco c’è lo strutto ) e la presenza di spezie ed erbe aromatiche.
Io ho aggiunto una cosa che ho imparato ad utilizzare grazie al Condominio del mio cuore :
Il pomodoro secco tritato ( le mie amiche lo utilizzano in questa maniera)
Qui ci sta proprio bene.
Esalta ancora di più gli occhi scuri e mediterranei di questo cugino dello gnocco.
E credetemi…anche lui è uno gnocco da paura!


PANITOS

300 grammi di farina
½ cucchiaio raso di sale
1 cucchiaio di zucchero
10 grammi di lievito di birra fresco (o 4 grammi di quello liofilizzato)
150 / 200 millilitri di acqua tiepida
Mix di spezie ed erbe aromatiche tra cui: paprika, origano, pepe nero, pomodori secchi tritati leggermente


Puoi utilizzare qualsiasi strumento: planetaria, mixer o mani ^_^
Nella ciotola versa la farina, il sale e lo zucchero. Mescola con un cucchiaio.
Unisci le spezie , i pomodori secchi tritati (asciugati dall'eventuale olio), l’acqua e il lievito ( se utilizzi quello fresco, scioglilo prima con un po’ dell’acqua prevista).
Inizia ad impastare fino ad ottenere un composto omogeneo .
Fai lievitare in un luogo tiepido per circa un’ora e mezzo.
Riprendi il tuo composto, stendilo e ricava tanti piccoli panitos ( tondi o triangolari).
Falli lievitare per un’altra mezz’ora.
Friggili in olio bollente e servili cosparsi di sale ed erbe aromatiche a piacere

I Cornetti all'acqua e santo Pinterest






San Giuseppe si occupa dei falegnami.
San Luigi degli studenti
San Cristoforo (manco a dirlo ) dei viaggiatori.

E poi c'è santo Pinterest che si occupa delle stordite come me.

Perchè al grido di:
i cornetti li preparo io,che nessuno compri la colazione per domani...

Mi sono armata fino ai denti:

  1. grembiulino total size a fiori che fa tanto casalinga anni '50
  2. mattarello d'ordinanza nonchè vice mattarello hai visto mai che a quello ufficiale dovesse venire un colpo apoplettico
  3. farina appena presa dal mulino cheamomentimelamacinodasola
  4. spianatoia appena lucidata con olio di gomito 
  5. fascia stile Rambo in pensione a tenere su sti benedetti ricci che ce vorrebbe la Vinavil porca paletta.
  6. Ricetta stampata da un blog che mi sta proprio simpatico(QUESTO)


Ok,ho tutto.
Mizzica quanto sono organizzata.
La Chiara Maci de Roma me chiamano.

Tiro fuori gli ingredienti:
farina..ah si ce l'ho
zucchero...ecchelo qua

Latte...ho detto latte....LATTEE!Ma perchè serviva il latte?
Burro...ho detto burro....oh cacchio non c'è nemmeno il burro.

Mi mancavano i due ingredienti sine qua non,gli essenziali capito?
La tentazione di fiondarmi nella spazzatura è forte ma non saprei in quale secchione dirigermi indifferenziato,organico,carta?
E allora  butto un pò di improperi cosi a caso e cerco la soluzione.

Ad un certo punto mi illumino d'immenso e di connessione internet.
Apro santo Pinterest che la faccia la dovrò pure salvare e cavoli i cornetti devono uscire fuori,dovessi modellarli con la plastilina.

Cos'ho a disposizione?
L'acqua ,mi suggerisce sarcastica l'adolescente di casa.
E acqua sia
Metto insieme un pò di spunti ed eccoli qui,i cornetti all'acqua.
Sono venuti buoni, ma proprio buoni!
Con niente.

Il mix aromatico gli dà un profumo e un sapore che ricorda molto la brioche
La pasta è morbida e dolce.
Ovviamente assomigliano ad una brioche,non sono sfogliati,ma vale la pena provarli!
Del resto, sono come piacciono a me:facili,veloci ed economici!
Grazie San Pinterest!!!



CORNETTI ALL'ACQUA

500 grammi di farina
200 millilitri di acqua naturale tiepida
100 grammi di zucchero
1 cubetto lievito di birra
50 millilitri di olio (mais,girasole o riso)
1 pizzico di sale

mix aromatico:

1 arancia
1 limone
2 cucchiai di marsala
vaniglia



Prepara il mix aromatico:

  • grattugia il limone,l'arancia.Aggiungi la vaniglia e il marsala.Lascia macerare per una mezz'ora.
Prepara la brioche:


  • Su un tavolo infarinato metti la farina a fontana,il mix aromatico,lo zucchero,il sale,l'olio.Aggiungi il lievito e mano mano l'acqua.La dose è puramente indicativa.Mettila fino ad ottenere un composto omogeneo e che puoi lavorare bene.
  • Fai lievitare fino al raddoppio in un luogo tiepido.
  • Intanto in un bicchiere   metti 2 cucchiai di olio,1 di acqua e 1\2 di zucchero.
  • Riprendi l'impasto e lavoralo
  • Stendilo e spennellalo con la miscela di olio e acqua.
  • Ricava dalla sfoglia stesa otto-dieci triangoli e arrotola ciascuno partendo dal vertice,dando appunto la forma di un cornetto.
  • Metti su una teglia rivestita di carta forno a fai lievitare di nuovo per circa 30 minuti.
  • Cuoci in forno caldo  a 180 gradi per circa venti minuti



Con questa ricetta partecipo a Panissimo,la raccolta di lievitati dolci e salati ideata da Sandra, di Sono io,Sandra e Barbara, Bread and Companatico,questo mese ospitata dal blog Un condominio in cucina

                                                                          (Panissimo)