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Crostata Santa Rosa ovvero la crostata al sapore di sfogliatella







Se c'era una cosa che odiava era gettare gli avanzi tra i rifiuti. Buttare il cibo voleva dire rinnegare la grazia di Dio che in quei tempi era già bella scarsa.

Quel giorno la semola cotta nel latte la guardava dal ripiano della cucina. Le altre sorelle erano già andate fuori, alcune lavoravano nell'orto, altre ricamavano e lei, lei era lì che cercava un'ispirazione dall'alto, un istinto o un'illuminazione capace di suggerirle una nuova ricetta a base di quella benedetta semola.

Tra le pareti di quel piccolo monastero di clausura a Conca dei Marini, sulla Costiera Amalfitana, il tempo, in quel lontano 1600, scorreva lento e indolente. A lei piaceva preparare dolci perché come diceva sua madre "Chi prepara dolci il ciel l'aiuta". E il sorriso delle altre suore quando assaggiavano le sue ricette, spesso improvvisate, le riempiva il cuore di gioia.

Fa del tuo meglio con quello che hai, quante volte aveva sentito quella frase! Diede un rapido sguardo alla dispensa. Ricotta di mucca, zucchero, qualche limone, un po' di frutta secca e la pasta di pane che stava aumentando di volume, minuto dopo minuto.

La semola cotta nel latte divenne una crema golosa insieme allo zucchero, al limone, alla ricotta e allo stesso tempo un dolce ripieno racchiuso nella pasta di pane arricchita dallo strutto e dal vino bianco. Bisognava dare una forma a questo nuovo dolce...il pensiero le andò al suo cappello da suora e le mani iniziarono a modellare un pasticcino unico che ha sfidato il tempo per arrivare fino a noi.

Era nata la sfogliatella, la sfogliatella Santa Rosa per la precisione, così chiamata per rendere omaggio al monastero in cui venne creata, grazie all'estro di una suora di clausura che amava preparare dolci.

Con il passare degli anni il dolce venne arricchito con amarene e crema pasticcera ma la ricetta rimase segreta fino ai primi del '900, periodo in cui un famoso pasticcere napoletano, Pasquale Pintauro, riuscì a ottenere la ricetta forse da una zia monaca.

Sapete cosa fece? La portò a Napoli e la modificò, eliminando le amarene, la crema e creando un nuovo pasticcino di pasta sfoglia che custodiva gelosamente tra gli strati croccanti un morbido ripieno a base di canditi, ricotta, zucchero, uova e semola. L'estro di Pintauro lo aveva portato a inventare una variante della sfogliatella Santa Rosa, la Riccia, vero e proprio vanto della pasticceria partenopea.

E la nostra crostata



Beh più che nostra diciamo che nasce da un'ispirazione nata dalla torta realizzata da Sal de Riso che ha voluto unire in un dolce fragrante lo spessore e il cuore dell'antica sfogliatella. Un involucro di pasta frolla racchiude un ripieno goloso, lo stesso del famoso pasticcino. Io ne ho modificato alcune cose, adattandole al mio gusto personale.

La crostata del famoso pasticcere campano prevede uno strato superiore con il crumble di mandorle. Io ho omesso questo passaggio perché ho preferito la rassicurante classicità delle strisce di pasta frolla ma anche perché quella proposta da De Riso è una signora pasta frolla che merita di essere gustata briciola dopo briciola. Comunque, se volete cimentarvi nel crumble, QUI potete trovare le dosi per realizzarlo.


Crostata Santa Rosa


per la frolla

500 g farina
250 g burro
200 g zucchero
3 uova medie
10 g sale
scorza grattugiata di un limone

per il semolino

30 ml acqua
85 g semolino
3 g sale

per il ripieno

semolino cotto in precedenza
250 g ricotta di mucca
100 g zucchero
vaniglia
cannella quanto basta
scorza grattugiata di 1 arancia
2 uova 
Bucce di arancia candita (io le ho omesse)

Marmellata di limoni, arance o confettura di albicocche per il fondo della torta



Per la frolla

Lavora a mano o in planetaria con la foglia. Amalgama velocemente tutti gli ingredienti fino a ottenere un impasto omogeneo e compatto. Fai risposare in frigorifero coperto da una pellicola trasparente.

Per il semolino

Fai bollire l'acqua con il sale e lentamente, a pioggia, versa il semolino. Cuoci per due o tre minuti, mescolando in continuazione. Togli dal fuoco e fai raffreddare.

Per il ripieno

Lavora la ricotta con lo zucchero. Aggiungi il semolino già freddo e tutti gli ingredienti previsti dalla ricetta. regolati con lo zucchero, non aggiungere tutta la dose in un colpo solo ma adattala al tuo personale senso del dolce.

Componi il dolce

Prendi la frolla, dividila in due panetti, uno leggermente più grande dell'altro. e stendili con il mattarello. Fodera uno stampo circolare di 24 cm con della carta forno e rivestilo con la parte più grande del tuo impasto. Bucherella il fondo con una forchetta. Prendi due o tre cucchiai abbondanti di confettura o marmellata e spargili sul fondo bucherellato. Riempi con il ripieno.

Ricava delle strisce di frolla dall'altro panetto e  crea la grata classica per le crostate. Ripiega il bordo in eccesso, rifilano con un piccolo coltellino.

Cottura

Cuoci in forno caldo statico a 180 °C per circa 45 minuti o almeno fino a doratura. Verifica sempre la cottura del tuo forno prima di tirare fuori la Crostata Santa Rosa. La frolla deve essere dorata e croccante.

Buona sin da subito, diventa perfetta con una nottata di riposo.


Le crostatine di Sezze



Le crostatine di visciole sono un dessert tipico di Sezze. Siamo sui Monti Lepini, in una delle zone più belle del Lazio. Se vi trovate a passare da quelle parti vi consiglio un bel tour, occhi per aria e mani dentro i vari forni della zona per fare incetta di tutte le tipiche leccornie che vengono vendute in ogni periodo dell'anno.

Queste crostatine sono i dolci tipici delle fiere, dei matrimoni, sono il dolce piccolo che delizia per la dolcezza della frolla e l'acidità della confettura di visciole. Qui nel Lazio questa confettura è tra le più gettonate, soprattutto in abbinamento con la ricotta ( qui potete trovare la Crostata ricotta e visciole per intolleranti). A noi capita di trovarla dal contadino ed è buonissima, anche se costa quanto un rene. Potete utilizzare anche quella del supermercato. 

La tradizione vuole che le visciole raccolte per realizzare queste crostatine provengano dai boschi dei Monti Lepini. Sono quindi un frutto selvatico, quasi magico....La ricetta originale prevede nella frolla lo strutto. E vi dico che è proprio l'ingrediente che fa la differenza. Però...è anche un grasso che mal si concilia con le moderne esigenze salutiste. Quindi o chiudete gli occhi per una volta oppure ripiegate sul burro o sull'olio. Non saranno fragranti come le originali ma vi offriranno sicuramente un assaggio di queste terre meravigliose.

Ok, dopo questo proclama (penso che la pro loco mi assumerà sicuramente) passiamo alla ricetta 😀 Ovviamente, come tutte le ricette popolane, esistono varie versioni, io vi propongo quella che usavamo anni fa nel ristorante di mio fratello.


CROSTATINE DI SEZZE

300 g farina
2 uova
100 g strutto (o burro)
1 pizzico di sale
150 g zucchero
scorza limone grattugiata

marmellata di visciole

Fai la frolla

Impasta velocemente tutti gli ingredienti. Imburra e infarina una decina di stampini per crostatine e rivestile con la pasta frolla che hai preparato. Aggiungi la marmellata, decora con due striscioline di frolla.

Una volta che avrai terminato di foderare tutti gli stampi, mettili in frigorifero per circa una mezz'ora. Questo piccolo trucco aiuta l'impasto ad assumere un certo tono😏

Spennella con un uovo sbattuto e cuoci in forno per circa 20 minuti a 180°. Controlla sempre il grado di cottura prima di tirarle fuori.

La Crostata Vegan perfetta (anche per gli intolleranti)

vegan-vegetariano-senza glutine-senza lattosio-senza uova-crostata-marmellata

Annunciaziò! Annunciaziò!

Se vi dico che è lei dovete crederci.
Lei chi? 
La frolla vegan o adatta per intolleranti al lattosio, alle uova o addirittura al glutine (utilizzando farina apposita), che vi farà gridare: FINALMENTE!!!

Ne ho provate molte nel corso degli anni. Non sono vegana né vegetariana (anche se lentamente mi sto avvicinando a questo mondo) ma sono mediamente intollerante (più alle persone che ai cibi).

E allora vai con la frolla allo yogurt, la frolla senza questo, senza quello, senza uova...uff, mai trovata una che mi abbia fatto gridare Eccola! L'unica che nel corso degli anni mi ha dato molte soddisfazioni è QUESTA, ma ha comunque le uova! 

Finché Santo Pinterest non mi ha fatto scovare questa ricetta di crostata integrale vegana e ho deciso di provare.

E' veramente buona, morbida, gustosa e si fa in un battibaleno. Con la dose che vi do fate una crostata di circa 24 cm di diametro e un buon numero di biscottini che si sciolgono in bocca.

Questa frolla è adatta agli amici vegan e agli intolleranti. Visto che amo la precisione, devo chiarire alcuni punti.

Per noi intolleranti, la scelta delle farine o dello zucchero è libera. Possiamo utilizzare sia il bianco che quello di canna. Per le farine, se vogliamo realizzare un prodotto senza glutine, utilizziamo la farina di grano saraceno.

Se siete vegani e volete realizzare questa frolla :

-  utilizzate farina integrale, farina di tipo 1, farina integrale di grano saraceno, farina integrale di farro, kamut o riso

- il lievito  da utilizzare è il cremor tartaro, un agente lievitante naturale estratto dall'uva oppure leggere le etichette! Molte aziende stanno iniziando a produrre i propri lieviti chimici in assenza di ingredienti animali

- per lo zucchero il discorso è più complesso. A volte, nemmeno lo zucchero integrale di canna è totalmente privo di ingredienti animali. Il suo processo di raffinazione prevede, a volte, l'utilizzo di carbone proveniente da ossa animali incenerite per lo sbiancamento. Cosa fare? Consultando il sito della PETA o quello del The Vegetal Resource Group potete trovare la lista degli zuccheri di canna integrali certificati vegan.

Spero di essere stata abbastanza esaustiva. Vi fornisco la ricetta con tutte le possibili varianti degli ingredienti....provatela ne vale davvero la pena!!!


CROSTATA VEGANA  o ADATTA per INTOLLERANTI

500 gr farina (se vegani: farina integrale di frumento, farina di grano saraceno, farina integrale di riso, farina di kamut, orzo o segale)

180 g zucchero integrale di canna certificato (se intolleranti potete utilizzare zucchero di canna o zucchero bianco)

120 ml acqua naturale tiepida
120 ml olio vegetale

1 bustina di cremor tartaro ( o 2 cucchiaini abbondanti di lievito chimico se non siete vegani, se celiaci o intolleranti al glutine controllate l'etichetta)
scorza 1 limone grattugiata

marmellata per farcire

Nella planetaria metti lo zucchero e l'acqua tiepida. Aziona la frusta per qualche secondo, in modo tale da amalgamare i due ingredienti.
Versa tutti gli altri ingredienti previsti ed aziona la planetaria per pochi minuti.
Rovescia l'impasto sul piano infarinato, forma una palla con le mani e mettilo da parte (se utilizzi la farina di grano integrale potresti aver bisogno di una dose di acqua leggermente maggiore per compattare l'impasto. Aggiungine poca per volta fino al momento in cui il composto non si sbriciola più)

Accendi il forno a 180 °C statico e metti sul piano di lavoro uno stampo da 24 cm.
Dividi il tuo panetto in due metà, una leggermente più grande. Prendi quest'ultima, stendila tra due fogli di carta forno e rivesti il fondo dello stampo.

Stendi la marmellata .

Aiutandoti con un po' di farina, stendi il panetto restante e forma le strisce che andrai a posizionare delicatamente sulla superficie della tua crostata.

Con l'impasto che avanza puoi farci dei biscottini buonissimi!

Cuoci per circa 30 minuti (180 °C) e controlla bene il grado di cottura prima di tirarla fuori dal forno.

La crostata ricotta e confettura per intolleranti al lattosio

senza lattosio-dairy free-marmellata-ricotta-crostata-intolleranze alimentari



La cosa che mi diverte di più quando propongo ricette adatte agli intolleranti è la frase: "Ma le torte con burro, uova e latte vaccino sono migliori, non c'è paragone".

Grazie.
Ogni giorno c'è qualcuno che sale sulla cattedra e impartisce una lezione.

Magari lo sappiamo anche noi intolleranti o noi mamme di figli con qualche intolleranza.

Però cosa dobbiamo fare?
Metterci in ginocchio sui ceci e praticare l'astinenza da dolci?

Giammai, sotto questo cielo c'è posto per tutti.
Anche per noi.
E non è detto che un dolce "rivisitato" sia meno buono.
Occorre semplicemente allargare i confini.
E a forza di allargare i confini...si allarga anche la mente.
Parola mia😏

Prendiamo il caso di questa crostata.
Strizza l'occhio alla famosa crostata del ghetto ebraico qui a Roma.
A proposito... diffidate delle ricette che trovate in giro, soprattutto quelle che vi raccontano di utilizzare la marmellata di ciliegie. No, no e ancora no. Visciole.
In alternativa amarene.

Altrimenti chiamatela come vi pare, ma non è nemmeno lontana parente di quella del forno Boccione, dove le sorelle omonime vi servono una delizia inenarrabile. Senza un sorriso eh? Ma la caratteristica di quel posto è anche la loro ruvidezza. L'unica ricetta che in rete si avvicina a quella reale è quella del caro Zi Piero. Pertanto, se volete imitare pericolosamente l'originale, fidatevi di lui.
E di me, visto che al forno Boccione avevo preso la residenza durante l'Università!

La mia crostata le strizza l'occhio per un vago richiamo di sapori e accostamenti, ma poi segue una strada tutta sua. Frolla all'olio e un mix di ricotta e confettura di visciole, necessaria per avere quel quid di acido che alla fine incuriosisce il palato.

La frolla all'olio è adatta agli intolleranti al lattosio. A volte è un po' noiosa da assemblare ma basta un piccolo trucco: qualche gocciolina d'acqua per formare l'impasto. Non deve riposare in frigo ma è subito pronta all'uso e potete realizzarci anche dei biscottini rustici niente male.

Enjoy it...e non fate gli intolleranti 😉




CROSTATA RICOTTA E CONFETTURA

per la frolla:

400 gr farina (anche integrale)
2 uova
100/120 ml olio vegetale
1 pizzico di sale
2 cucchiaini di lievito
180 gr zucchero
scorza di un limone grattugiata

per il ripieno:

250 gr ricotta di pecora
1 uovo
1 cucchiaio di sambuca
5 cucchiai di zucchero
marmellata di visciole o amarene

Prepara la farcia della crostata:

Setaccia la ricotta con lo zucchero (trucchetto di una nonnina siciliana: prendi il passaverdure o un setaccio, unisci ricotta e zucchero e mescola fino a ottenere una cremina). Unisci l'uovo e la sambuca. Metti da parte.

Prendi gli ingredienti destinati alla frolla e sistemali sul piano di lavoro o in una planetaria (se decidi di utilizzare quest'ultima, metti insieme tutti gli ingredienti e impasta brevemente con il gancio K).

Disponi la farina sul tavolo, fai un buco al centro e unisci tutti gli ingredienti. Inizia a lavorare. Se l'impasto tende a sbriciolarsi, unisci poche gocce d'acqua per volta fino ad ottenere un composto omogeneo e malleabile.

Accendi il forno a 180 °C, statico.

Prendi due fogli di carta forno e stendi la tua frolla (tenendo da parte un pezzetto di impasto che ti servirà per fare le strisce).

Sistema l'impasto steso dentro lo stampo. Prendi la marmellata e versane circa 5 cucchiai sul fondo. Livellala con cura e copri con la crema di ricotta.
Stendi l'impasto rimasto e ricavane alcune strisce per decorare la tua crostata.

Cuoci nel forno caldo (180°) per circa 30 minuti.
Se la superficie tende a scurirsi, coprila con un foglio di carta forno.
Verifica la cottura della tua crostata prima di tirarla fuori.
Servila fredda decorata con zucchero a velo.






La pasta frolla senza burro

La frolla alla ricotta è un compromesso semplice tra gusto e alimentazione corretta.

frolla-ricotta-cucina sana-senza burro



Certo, se fossi una blogger un po' cialtrona, vi direi che la frolla alla ricotta è migliore di quella al burro.

Vi narrerei della bontà senza paragoni di una frolla senza grassi della serie ma perché ci ammazziamo di grassi animali & co. quando abbiamo altre soluzioni.






Purtroppo quello che ho in testa passa direttamente in bocca, in questo caso alla tastiera.
E perdonatemi l'ardire, ma il burro sta alla frolla come il fondotinta a Valeria Marini.
O la patatina a Rocco Siffredi.
Il profumo, la friabilità che regala ai prodotti di cui è protagonista non ha termini di paragone.


Ma a volte, o per troppa cellulite intorno alle ginocchia o per un colesterolo ballerino il burro finisce nella lista nera dove campeggia a chiare lettere l'avvertimento "Sparate a vista".


E allora tiriamo fuori una soluzione che consenta di salvare capra e cavoli, crostata e biscotti.






La frolla alla ricotta è la soluzione ideale. Il prodotto che otteniamo è godibile, soprattutto il giorno dopo.

Più che per i biscotti, vi consiglio l'utilizzo per crostate e affini. L'unione con la confettura ne esalta la delicatezza dell'aroma.


La provate così il vostro colesterolo mi sarà grato  e mi riempirà di tanti pensierini dedicati?



La ricetta della frolla alla ricotta viene dal sito Non Sprecare.




PASTA FROLLA alla RICOTTA




300 gr farina

100 gr zucchero
150 gr di ricotta fresca vaccina
1 pizzico di sale
2 uova
scorza grattugiata di un limone
1 cucchiaino di lievito

Metti lo zucchero e la farina in una ciotola e aggiungi gli altri ingredienti . Impasta fino a ottenere un composto omogeneo. fai riposare in frigo per circa mezz'ora e utilizzala come meglio preferisci. Nella foto la crostata è realizzata con confettura di amarene. Con questa dose di frolla, ho rivestito uno stampo di circa 20 cm di diametro. La crostata è stata cotta in forno statico a 180 °C per circa 30 minuti.



La crostata farcita vegan

vegan-vegetariano-marmellata-confettura-otto minuti-cannella- mandorle-uvetta-

Un colpo al cuore
Per la prima volta ero riuscita a trovare una combinazione di diaframma e iso soddisfacenti per la mia combattiva bridge.
Angolazioni giuste, atmosfera e una bella dose di soddisfazione personale.

Peccato che inavvertitamente io abbia cancellato tutto.
Un clic sul cestino e via, in un attimo , la cartella.
Mi sono rimaste solo pochissime prove foto.
Quelle dove inizi a prendere la mano con il cibo, l'ambiente e le luci.

In un attimo ho iniziato a parlare in dialetto assiro babilonese con una leggera inflessione bergamasca.

Nemmeno Recuva, il software che utilizzo per questi danni accidentali è riuscito a recuperarle.
Anzi, ha recuperato files e foto che nemmeno un archeologo avrebbe potuto riesumare.
Ma quelle no.

E visto che sono testarda io pubblico le foto prova.
Con relativa ricetta, scusandomi in anticipo per la qualità delle immagini.
Ma sono delle sopravvissute.
Anzi, nel caso della ricetta in questione è LA sopravvissuta.
Mi è rimasta solo lei

La ricetta di oggi, che fa parte della raccolta "Back to the school, colazioni sane ed economiche" è una rielaborazione della frolla vegana di Marco Bianchi.

Stavolta la suddetta frolla l'ho resa un morbido involucro che racchiude una composta buona e genuina, quella che si ottiene con la ricetta della marmellata in otto minuti.

Preparatela la sera precedente.
Impastate la frolla che vuole un'ora di riposo in frigorifero.
Nel frattempo cuocete la composta .
Cuocete in forno caldo e lasciate riposare tutta la notte.
La mattina dopo avrete una meravigliosa sorpresa: un impasto umido, pieno di sapore, morbido al punto giusto.

Le dosi che vi propongo sono per una piccola frolla ripiena (il mio stampo è da 18 cm).
Raddoppiate le dosi se intendete farla più grande.


CROSTATA FARCITA VEGAN

per la frolla:

250 grammi di farina integrale
80 grammi di zucchero di canna
60 ml acqua fredda
60 ml olio di girasole
1 cucchiaino abbondante di ,lievito per dolci
scorza di limone grattugiata

composta di frutta:

3 pere
3 mele
50 grammi di mandorle leggermente tritate
80 grammi di zucchero
qualche goccia di limone
1 manciata di uvetta
cannella in polvere a piacere
1 cucchiaino di pangrattato

Prepara la frolla :

Sciogli l'acqua con lo zucchero.
Unisci la scorza del limone e la farina setacciata con il lievio.
Impasta velocemente fino ad ottenere un composto omogeneo.
Copri con la pellicola alimentare e fai riposare in frigorifero per un'ora.

Prepara la composta :

Metti a bagno in acqua tiepida l'uvetta .Sbuccia e taglia a dadini la frutta (il peso della frutta deve essere pari a 250 grammi). Mettila con lo zucchero e il limone in una padella antiaderente e falla cuocere a fuoco vivace. Schiaccia leggermente con la forchetta, spolvera con la cannella. Dopo otto minuti spegni e fai raffreddare

Accendi il forno a 180 gradi.
Dividi la frolla in due parti, una più grande.
Stendi quest'ultima tra due fogli di carta forno e appoggiala poi sulla teglia con i bordi della frolla che fuoriescono.
Cospargi il fondo con il pangrattato.
Unisci la composta .
Stendi il secondo disco di frolla e appoggialo sopra la composta stessa
Ripiega i bordi, sigilla bene e cuoci per circa 30 minuti in forno caldo a 180 gradi.
Controlla sempre che sia cotta , prima di tirarla fuori
Fai riposare tutta la notte
Spolvera poi di zucchero a velo e servila a colazione



Le crostatine alla pesca e la malattia di Facebook


Athazagorafobia.
Un termine difficile di quelli che la lingua si accavalla a Milano e riesce a districarsi a Cosenza.
E’ la fobia del secolo, letteralmente significa la paura di essere dimenticati, ignorati.
E’ la malattia che affligge l’ottanta percento degli utenti dei social.
Soprattutto quelli che postano allegramente ogni cosa, dai calli della zia Lucilla alla telecronaca di qualsivoglia spostamento, anche quello da casa al supermercato dietro l’angolo.
E’ quel benedetto impulso che spinge a postare foto in presa diretta :la doglia decisiva in un parto totalmente documentato manco fossimo al cospetto di William e Kate e del pargolo reale.
Oppure l’attimo primo di infilare la fede al dito a Sigismondo.
Oppure selfie a manetta o sproloqui su quanto si è belli, buoni, bravi fosse anche solo  a rammendar calzini.
Tutto questo che potrebbe facilmente essere criticabile , ma in realtà stringe il cuore.
Perché è il sintomo di questa paura dal nome impossibile.
Guariremo senza utilizzare fiumi di Prozac & Co.?



La volete una crostatina buona buona al sapor di pesca?
Io ve la offro.
Una preparazione semplice, ci vuole di più a spiegarla che a farla
Una frolla tradizionale che però chiedo aiuto ad un po’ di lievito ( che gli dei della pasticceria mi perdonino ) e una crema veloce da preparare che mi ha incuriosito perché contrariamente a molte ricette viste , non prevede la cottura della frutta.
Quindi vitamine e Sali minerali intatti..
Un fine pasto delizioso e rassicurante.
Ovviamente potete variare la ricetta e utilizzare la frutta che più vi piace.
(fonti ricette: per la pasta frolla: Sale & pepe
Per la crema alle pesche : le ricette perfette )


CROSTATINE ALLA PESCA

Ingredienti per quattro crostatine

per la frolla:

300 grammi di farina
150 grammi di burro freddo
120 grammi di zucchero
1 uovo
2 tuorli
Scorza grattugiata di un limone
1 pizzico di sale
1 cucchiaino di lievito

Per la crema alla pesca:

400 millilitri di latte
1 tuorlo
7 cucchiaini di zucchero
2 cucchiai colmi di maizena
4 pesche ridotte a dadini

Per la frolla:

Taglia velocemente il burro a pezzetti a altrettanto velocemente lavoralo sul tavolo con la farina.
Dovrai ottenere un composto sabbioso, granuloso.
Fai con questo composto la classica fontana con il buco al centro dove andrai a sistemare tutti gli ingredienti previsti.
Lavorando il meno possibile cerca di ottenere un composto omogeneo che poi farai riposare in frigorifero almeno un’ora .
Ovviamente puoi accorciare i tempi della preparazione che ti ho descritto utilizzando una planetaria.

Per la crema :

Riscalda il latte.
Nel pentolino dove preparerai la crema ,monta il tuorlo con lo zucchero.
Unisci la maizena (il primo cucchiaio) stemperandola mano mano con il latte caldo.
Una volta tolti tutti i grumi aggiungi il secondo cucchiaio utilizzando sempre il latte caldo per amalgamare.
Unisci il resto del latte e porta a bollore. Quando vedrai la crema densa (ci vorranno circa due tre minuti dall’inizio del bollore) spegni e fai raffreddare.
Frulla le pesche fino a renderle lisce.
Uniscile alla crema raffreddata

Composizione delle tortine:

Prendi gli stampini.
Ungi ed infarina bene.
Stendi la frolla e rivesti ognuno dei quattro stampini previsti.
Bucherella il fondo, copri con della carta forno, riempi con dei fagioli secchi e metti in forno caldo a 180 gradi per circa quindici minuti (attenzione a non farle scurire troppo come è successo a me).

A questo punto fai raffreddare bene i gusci di frolla, estraili dagli stampi , farcisci con la crema che avrai precedentemente preparato, decora con la frutta fresca e gusta!

La Crostata al succo di frutta,l'ultima chance di una maledetta rivista!


Se la cucina fosse un'autostrada zen,
allora io sarei sulla via della catarsi.
Forse sto diventando un monaco.
Sotto mentite spoglie femminee, ma pur sempre un monaco.
Perchè ultimamente ,come non mai, cucino.
E cucino.
E cucino ancora.
A volte cibi essenziali, altre vago nei continenti ala ricerca di qualche viaggio mentale .
E taglio taglio.
Affetto affetto.
Sminuzzo sminuzzo.
Soffriggo, annuso, aggiusto.
Friggo, butto sale, pepe e spezie come se stessi dando semi ad una terra avida di semi.
Aggiusto e cerco colori e contrasti.
Cerco ricette come il santo Graal.

E mi libero.
Taglio siepi mentali e di "pancia".
Sorrido e magari anniento col mio coltellone qualche sensazione o qualche viso non gradito (lo so questo è poco zen ma è tanto liberatorio!!).

Mi prendo in giro silenziosamente dicendomi che mi manca un bel calice con il vino e la mia cucina potrebbe essere benissimo un set cinematografico.
Una novella Doris Day o Sandra Dee col grembiulino, il sorriso stampato perenne come incollato, intenta a sfornare prelibatezze per la propria famiglia media americana.
Marito,moglie,figlio maschio,figlia femmina, giardino d’ordinanza.
E un cane di nome Buck.
Io però non ce l'ho il maschio e la femmina.
Ho solo due figlie femmine.
E una gatta snob e simpatica a giorni alterni ,proprio come le targhe
Che dite rovino l'immagine, il clichè yankee?

Poco importa se magari dopo una giornata passata con i fornelli accesi la cucina sia degna di un traghettamento di Caronte verso il ben noto posto caldo e diabolico.
E se magari, tiro fuori un uovo e nel micro-tragitto tra frigo e fornelli  cade silenzioso.

Io sto bene.
Mi sento bene.

Cooking therapy.
Suona anche in maniera confortevole.

Un’altra cosa che mi rilassa è leggere riviste e libri di cucina.
La ricetta di oggi è l’ultima possibilità che ho dato ad una rivista che compravo anni fa.
Tante belle ricette.
Foto meravigliose.
Ma mai e dico mai e lo sottolineo..mai che me ne fosse venuta una.
Il primo flop?
Va beh è colpa mia.
Il secondo?
Colpa della bilancia che non ha pesato bene.
Il terzo?
Il lievito, lo yogurt, il latte boh ma che ne so..
Al quarto ho realizzato che forse non ero io.
Dosi imprecise, passaggi poco chiari, ingredienti omessi.
E allora ho educatamente salutato l’abbonamento a tale rivista.

Questa ricetta l’ultimo avamposto di quelle pagine.
Ritagliata e finita nelle pagine di un vecchio libro.
Ieri mi è finita tra le mani e le ho dato una chance.
Con mille dubbi e pronta a chiedere scusa al Dio del cibo perché prevedevo già un bel tonfo nella pattumiera.
Perché io il succo di frutta non l’ho mai infilato in una crostata.
E anche le foto hanno risentito di questa sfiducia.
Poco convinta ho buttato giù due scatti tanto per fare qualcosa.

E , come eccezione che conferma la regola, la ricetta è venuta bene .
Una pasta frolla delicata, un ripieno delicato e ingentilito dal retrogusto del succo di frutta.
Insomma, se anche voi, come me, avete ogni tanto quel brick di succo che non sapete come smaltire, è la ricetta che fa per voi.


Ma io quella rivista non la compro più J



 CROSTATA CON IL SUCCO DI FRUTTA


Per la frolla:
250 grammi di farina
120 grammi di burro
100 grammi di zucchero
1 uovo
Scorza limone grattugiata
2 cucchiaini di lievito per dolci
 vaniglia (nella forma che preferite)

Per la crema :
150 millilitri succo di frutta (io tropical)
40 grammi burro fuso
75 grammi di zucchero
2 tuorli
1 uovo
Scorze grattugiate di: limone e arancia
Confettura a piacere

Per la frolla:
lavora con le fruste a bassa velocità il burro morbido con lo zucchero. Aggiungi l’uovo, la farina, il lievito, la vaniglia e la scorza del limone
Avvolgi la pasta in una pellicola e falla riposare per un’ora in frigo.
Stendila poi abbastanza sottile e mettila in uno stampo foderato di carta forno

Per la crema al succo di frutta:
sbatti in una ciotola l’uovo e i tuorli con lo zucchero, aggiungi il burro fuso, le scorze di limone e incorpora il succo alla fine.
Bucherella il fondo della pasta e velalo con la confettura da te scelta.
Metti la tua crostata in forno a 180 gradi per circa 15 minuti.
Trascorso questo tempo , toglila dal forno e versa delicatamente sulla superficie la crema al succo di frutta.
Rimetti in forno e cuoci per circa 20 minuti a 170 gradi.


La crostata di mele e le casalinghe disperate ma tanto felici!!

Siamo quelle che spolverano mobili ascoltando i Deep Purple a tutto volume.

Siamo quelle che lavano un piatto con la fretta di finire.

Siamo quelle che ,se ho voglia ti imbandisco un pranzo "menù a la carte" ma se non ho voglia ti accontenti del menù turistico.
Che a casa mia vuol dire bastoncini Findus e insalata.

Siamo quelle che gli zainetti della scuola,se proprio dobbiamo,li laviamo alle feste comandate.
Natale e Pasqua,anzichè ogni fine settimana.Anzi,facciamo che li laviamo alla fine della scuola e amen.

Siamo quelle che entrano all'iper per comprare lo sgrassatore ed escono invece con il mascara e la crema sorreggi glutei ^_^.

Siamo quelle che col piumino per spolverare giriamo attorno al soprammobile anzichè alzarlo.

Siamo quelle che stirano guardando film e se capita una piega ahimè,pazienza.Johnny Deep ci ha distratte e se permettete la maglietta con le ranocchiette stesa sull'asse da stiro,è meno interessante di suddetto attore.

Siamo quelle che tirano avanti una casa,nella maniera migliore ma con allegria.

Siamo una nuova generazione.

Le casalinghe disperate ma anche tanto ma tanto felici.

Dedicato alle mie amiche e ai fantomatici zainetti del fine settimana.^_^

Sei mele.Sei mele nel cesto della frutta.Una settimana di "La vuoi una mela?" "No,voglio le fragole" "La vuoi la mela?" "No,voglio la pera" e cosi via.
Alla fine le guardavo con compassione,immaginandole già marroni e prossime alla discarica.
Ho deciso.
Crostata.
E crostata sia.
Ma rustica.
E casalinga tout court.
Ma con un pizzico di esotico che fa sempre nouvelle couisine.
Ve la presento.
Io l'ho appena intravista.
Il tempo di raffreddarsi e ha preso il volo nelle pace di figlie,marito e gatta.
Si,perchè è riuscita a prendersene una fetta.
La mia.

Crostata alle mele

per la pasta:

300 gr farina
100 gr burro morbido
100 gr zucchero
2 uova
1\2 bustina lievito in polvere
1 pizzico di sale

per il ripieno:

6 mele
80 gr zucchero
50 gr uvetta
1\2 cucchiaino di zenzero (facoltativo)
1\2 cucchiaino di cannella
2 biscotti secchi
succo di 1\2 limone


Sbucciamo e tagliamo a dadini le mele.Uniamo lo zucchero,lo zenzero,la cannella.il limone e l'uvetta e facciamo ammorbidire sul fuoco per una decina di minuti.
Sul piano di lavoro infarinato mettiamo la farina e tutti gli altri ingredienti previsti per la pasta.Lavoriamo velocemente fino ad ottenere un composto omogeneo.
Stendiamo con il matterello la pasta e ricopriamo per due terzi una tortiera imburrata e infarinata .Bucherelliamo il fondo con una forchetta ,uniamo i due biscotti secchi sbriciolati.A questo punto riempiamo la nostra tortiera con il composto di mele.
Con la restante pasta formiamo le strisce tipiche della crostata e adagiamole sul composto.
Cuociamo in forno caldo a 180 gradi (statico)per una quarantina di minuti.Facciamola raffreddare e decoriamola con lo zucchero a velo




Crostata arance,cannella e noci e la storia di Lucida Mansi

La conoscete la leggenda di Lucida Mansi?
Lucida era una nobildonna lucchese.Bella,di una bellezza superlativa,avida d'amore e di lussuria secondo le parole arrivate a noi.Dicono che nonostante fosse sposata,la sua camera da letto era teatro di numerosi incontri che terminavano tutti con un triste epilogo:l'omicidio dei suoi amanti.Terribile mantide religiosa un  giorno scoprì una ruga.la sua disperazione richiamò niente meno che Lucifero in persona.Il patto fu presto fatto:la sua anima in cambio della eterna gioventù.Tutto questo per una trentina di anni.
Al termine il Diavolo sarebbe venuto a prenderla per condurla con sè.
Lucida accettò il patto scellerato.
Allo scoccare del trentesimo anno però si rese conto dell'enorme sciocchezza e in una notte buia e tempestosa si arrampicò sulla Torre delle Ore per sfuggire a Mefistofele.Voleva bloccare le lancette l'incauta Lucida per far si che quella mezzanotte non arrivasse mai....ma non fece in tempo.Lucifero arrivò con una carrozza infuocata e la portò via,attraversando le mura di Lucca e gettandosi nel laghetto (che oggi fa parte dell'orto botanico della città).
Leggenda vuole che tutt'ora osservando il pelo dell'acqua di questo laghetto si possa scorgere in profondità il viso addormentato di Lucida e non solo.Nelle notti di luna piena pare sia possibile scorgere la carrozza infuocata e sentire le grida di Lucida.
Lucida io l'ho amata dal primo istante.Ho provato ad immaginare altro nella sua vita.Ho provato ad immaginare una donna  si, forse lussuriosa...ma anche tanto disperata.Ho scavalcato Lucifero in persona per vedere cosa c'era dietro.Ho trasformato il Diavolo in un velo che celava altro.
Se vorrete leggere la mia storia allora cliccate questo link . E' una storia che ho amato,accarezzato.Una storia come forse ce ne sono tante....ma è una di quelle alle quali tengo di più.
Buona lettura!

Oggi una crostata invernale!Un guscio di pasta frolla all'olio che racchiude una delle marmellate più ricche e deliziose che io abbia mai assaggiato:la marmellata di arance,noci e cannella.Si fa velocemente ed è veramente buona!

Crostata alla marmellata di arance,noci e cannella

per la marmellata:

1 kg arance
400 gr zucchero
80 gr noci
50 gr uvetta(facoltativa)
1 cucchiaio (anche 2 se vi piace) di cannella

per la frolla:

400 gr farina
1 bicchiere di olio vegetale (io ho utilizzato quello di plastica pieno fino all'orlo)
2 cucchiaini di lievito per dolci
2 uova
scorza grattugiata di 1 limone
scorza grattugiata 1 arancia
1 pizzico di vaniglia (facoltativa)
1 pizzico di sale
200 gr zucchero

per la marmellata:

Se avete intenzione di usare l'uvetta ammorbiditela in un bicchiere con dell'acqua tiepida.
Prendete le arance e pelatele a vivo cercando di togliere tutta la pellicina bianca interna ( mi raccomando altrimenti rilascia un gusto amaragnolo).
Mettete le arance in una pentola e a fuoco bassissimo lasciatela ammorbidire per una mezz'oretta.Trascorso questo tempo aggiungete lo zucchero,le noci tritate grossolanamente,la cannella,l'uvetta.Fate bollire per non più di una ventina di minuti,rimestando spesso.fate la prova piatto per vedere se è pronta:versatene un goccino su un piatto,inclinatelo .Se la marmellata si ferma senza scivolare via,è pronta.
Mettetela in vasetti sterilizzati e conservate in dispensa.

per la frolla:

su un piano infarinato verstae la farina a fontana.Praticate un buco al centro e inserite tutti glia ltri ingredienti:impastate velocemente e fate riposare l'impasto romai omogeneo per una decina di minuti.
Rivestite una teglia da crostata (la mia era da 26 cm) con della carta forno.
Foderatela con l'impasto.Versate la marmellata .Con l'impasto rimanente fate le grate nella parte superiore della crostata.
Coprite con un foglio di carta forno e cuocete in forno caldo (180 gradi,statico) per una mezz'ora.Dopo il primo quarto d'ora potete togliere il foglio di carta forno.
Una volta cotta,fatela raffreddare e spolverizzatela di zucchero a velo.
Eventualmente se volete rafforzare il gusto della cannella addizionate lo zucchero a velo con un pò di cannella in polvere!


La crostata Sofia e la lezione del calzino bucato

A volte anche un calzino bucato può insegnarti qualcosa.
La lezione lapalissiana e spiccia è quella di alzare le terga,prendere ago e filo e cucirlo.
Oppure farci dei pupazzi imbottiti.
Oppure ,se proprio tal calzino ci sta sulle zucchine,fiondiarlo nella spazzatura.
E trovategli un posto nella raccolta differenziata.
C'è un'altra lezione però.
Più sottile,più psico-pedagogica se mi passate il termine :-)
Guardate questa invenzione:


Ora,è assodato che le maggiori diavolerie abbiano i loro natali nel paese del sol Levante.Come dire,i giapponesi ne sanno una più del diavolo.
In questo caso una più del buco.
Consideriamo un fatto essenziale.
Il calzino bucato è senza dubbio imbarazzante a qualsiasi latitudine.ma in Giappone lo è un filino di seta in più.
Perchè loro le scarpe se le tolgono sempre,prima di entrare in casa o al ristorante. E passi per il rientro nella dimensione domestica dove al massimo facciamo una figura del passero solitario solo di fronte a consorte e prole.Ma al ristorante?Imbarazzo totale l'esibire l'alluce valgo nudo come mamma l'ha fatto.
E quindi?
Quindi la geniale o diabolica mente nipponica non prende la strada dell'ovvio e quindi il rinforzo del tessuto per evitare lo spiacevole cedimento.
Giammai.
Rende il buco istituzionale,glamour e funzionale.
Istituzionale perchè deve esserci,nessuno può stupirsi della sua presenza.
Glamour perchè in colore-contrasto con il resto.
Funzionale perchè posizionato esattamente li evita che tallone e punta delle dita (le aree più sottoposte a rotture) subiscano tensioni eccessive.
La lezione del calzino bucato.
Ovvero a volte risolvere un problema non combattendolo ma entrando nella sua stessa natura o anima porta all'inaspettato,porta alla soluzione che non ti aspetti.
E che non avresti mai detto.)
(fonte notizia:Le news più strane

Oggi crostata!
Il dolce che adoro di più in assoluto. Strano forse per una golosa impenitente come me,alla ricerca sempre del dolce che non mi aspetto,di quello che mai avrei detto....
Eppure la crostata ha un che di ancestrale per me,come la torta alle mele..
Quando ho iniziato a combattere, ,una decina di anni fa,con le intolleranze mie e di una delle mie carote ho detto addio alla frolla.Il burro era out come le spalline imbottite delle giacche.
Girando nel web ho trovato questa ricetta di frolla all'olio .Amore a prima vista.La utilizzo da sempre,a volte anche per fare i biscotti.
Ci vuole un attimo per farla e viene sempre bene.
Oggi l'ho utilizzata come base per la Crostata Sofia.
Non ho conservato paternità delle due ricette. All'epoca appuntavo su fogli volanti ,di corsa...Quindi alzi la mano chi le ha partorite.Prontissima io a correggere!
La versione che vi propongo è costituita da nocciole e confettura di albicocche.Ma ci si può sbizzarrire:ciliegie e mandorle,lamponi e nocciole,pesche e noci e via dicendo.L'importante è sempre abbinare una confettura ad una frutta secca!


Crostata Sofia

per la pasta frolla:
400 gr farina
2 uova
2 cucchiaini di lievito per dolci
130 ml olio vegetale
180\200 gr zucchero
1 pizzichi di sale
scorza grattugiata di un limone

per il ripieno:
 confettura di albicocche
nocciole tostate


per la pasta frolla:

su un piano di lavoro infarinato mettete la farina a fontana insieme allo zucchero.Fate un buco al centro e rompete le due uova.Unite il sale,il lievito e la scorza grattugiata del limone.Iniziate a sbattere le uova con una forchetta e mano mano unite anche l'olio.Impastate a questo punto con le mani fino ad ottenere un composto omogeneo e liscio.Se avete una mezz'ora di tempo a disposizione fatelo riposare in frigo,altrimenti potete utilizzarlo subito.
Scaldate il forno a 180 gradi.
Dividete l'impasto in due pezzi.Uno deve essere un pò più grande.
Stendetelo su una teglia (la mia era tonda e il diametro misurava 26 cm) foderata di carta forno.Unite la confettura a cucchiaiate ( ne basteranno cinque,sei belle piene).
Con il panetto più piccolo ricavate le strisce che andranno a comporre la grata della crostata.
Una volta formata la grata,in ogni quadratino posizionate una nocciole.
Mettete nel forno caldo e cuocete (coprendo la superficie con un foglio di carta forno) per 30|35 minuti.
Fate raffreddare completamente e spolverate di zucchero a velo!