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Sharlotka - La torta di mele russa




Sharlotka - La torta di mele russa


Cos'è che fai quando ti innamori?
Se sei un cantante scrivi una canzone d'amore,
se sei un poeta butti giù qualche verso per fermare nel tempo le emozioni...
Ma se invece sei un pasticcere?
Inventi una torta e la dedichi alla tua donna.

Lei si chiamava Charlotte. Bella come un fiore di pesco illuminato dalle gocce di rugiada, sensuale come un éclairs alla panna, semplice come solo una mela appena colta dall'albero sa essere.

Lui trascorreva le sue giornate tra sbuffi di farina, cristalli di zucchero e torrenti di uova. La vita era stata dura con lui, abbandonato in tenera età dai suoi genitori e costretto a mendicare prima e poi a diventare un garzone nei sobborghi di Parigi.

Ma se nasci sotto la buona stella della passione e del talento, prima o poi trovi l'uscita in fondo alla galleria di una vita che non è quella che avevi desiderato.

Un ottimo maestro ti toglie dai guai, ti insegna a tirar fuori quello che hai dentro. Il resto lo fa la tua arte e la tua caparbietà. Ed ecco che da oscuro e povero garzone ti trasformi in Marie-Antoine Careme ovvero il signor Croquembouche, l'inventore di una delle prelibatezze più amate e conosciute della patisserie francese.

A San Pietroburgo era arrivato per caso e sempre per caso quel giorno lo zar Alessandro I gli disse di aver voglia di un dessert a base di mele. Marie-Antoine non ci pensò due volte.

Su un letto di biscotti stese una bavarese di mele e un letto di panna montata. L'amore e l'Eros tradotti nel linguaggio universale del cibo, la passione e la voluttà di un amore mai consumato ma vagheggiato e sognato ogni notte, quando la cucina si svuotava e lui rimaneva da solo con i suoi pensieri.

Era nata la Sharlotka parigina ovvero la Charlotte à la Parisienne, dedicata a quella Charlotte della quale non sappiamo nulla ma che Marie-Antoine ha amato alla follia tanto da dedicarle un dolce che il tempo e le vicissitudini di un popolo hanno trasformato lentamente fino a farlo diventare la Sharlotka semplice ma buonissima che vi propongo in questo nuovo appuntamento.


Durante la dittatura di Stalin questo dolce ha cambiato prima nome diventando semplicemente Torta di mele babka ( vecchia) e perdendo poi, a causa delle ristrettezze economiche imposte dalla guerra, gli ingredienti più costosi. E' diventato un dessert semplice, con pochi ingredienti ma senza dubbio uno delle torte di mele più schiette e sincere che io abbia mai mangiato.

Oggi la ricetta della Sharlotka è un semplice pan di Spagna con le mele. Niente burro, niente olio, nessun grasso ma soltanto l'energia delle uova, dello zucchero e la dolcezza inconfondibile delle mele.

La Sharlotka è la dimostrazione che a volte la semplicità è genialità allo stato puro.

ndr Le fonti storiche sull'origine della Sharlotka sono molte e diverse tra loro. Noi abbiamo scelto la meno accreditata forse ma senza dubbio quella più romantica. Ci piace pensare che questa torta di mele sia il frutto di un amore bello e disperato, passionale e triste come soltanto un amore contrastato sa essere. Lunga vita a Charlotte e Marie-Antoine.



Sharlotka - La torta di mele russa


3 uova
120 g zucchero
130 g farina 00
3 mele grandi
1 cucchiaio di rum
1 cucchiaino di cannella
1 pizzico di sale
1 scorza di limone
1\2 cucchiaino di lievito per dolci
1 pizzico di noce moscata (facoltativa)


Sbuccia le mele, tagliale a fettine, mettile in un piatto con un cucchiaio di zucchero, 1\2 cucchiaino di cannella, la scorza grattugiata e qualche goccia di succo di limone e il rum. 

Accendi il forno a 180 °C (statico) e fodera uno stampo piccolo (massimo 22 cm) con della carta forno bagnata e strizzata.

Setaccia la farina con il lievito, la cannella, il sale, la noce moscata.

Monta le uova con lo zucchero per circa 5 minuti. Questa è la fase più difficile, se vogliamo, del dolce. Le uova devono raddoppiare di volume e il composto deve essere gonfio e spumoso. 

Aggiungi alle uova la farina setacciata con molta delicatezza e mescolando dall'alto in basso per non formare grumi.

Versa le mele tagliate a fettine nella tortiera e ricoprile con l'impasto. Spargi sulla superficie un cucchiaio di zucchero semolato e un po' di cannella.

Fai cuocere a 180 °C per circa 30 minuti. Prima di spegnere il forno verifica il grado di cottura con uno stecchino.

Fai raffreddare e servi così da sola oppure con una pallina di gelato alla vaniglia e panna montata.






Crostata Santa Rosa ovvero la crostata al sapore di sfogliatella







Se c'era una cosa che odiava era gettare gli avanzi tra i rifiuti. Buttare il cibo voleva dire rinnegare la grazia di Dio che in quei tempi era già bella scarsa.

Quel giorno la semola cotta nel latte la guardava dal ripiano della cucina. Le altre sorelle erano già andate fuori, alcune lavoravano nell'orto, altre ricamavano e lei, lei era lì che cercava un'ispirazione dall'alto, un istinto o un'illuminazione capace di suggerirle una nuova ricetta a base di quella benedetta semola.

Tra le pareti di quel piccolo monastero di clausura a Conca dei Marini, sulla Costiera Amalfitana, il tempo, in quel lontano 1600, scorreva lento e indolente. A lei piaceva preparare dolci perché come diceva sua madre "Chi prepara dolci il ciel l'aiuta". E il sorriso delle altre suore quando assaggiavano le sue ricette, spesso improvvisate, le riempiva il cuore di gioia.

Fa del tuo meglio con quello che hai, quante volte aveva sentito quella frase! Diede un rapido sguardo alla dispensa. Ricotta di mucca, zucchero, qualche limone, un po' di frutta secca e la pasta di pane che stava aumentando di volume, minuto dopo minuto.

La semola cotta nel latte divenne una crema golosa insieme allo zucchero, al limone, alla ricotta e allo stesso tempo un dolce ripieno racchiuso nella pasta di pane arricchita dallo strutto e dal vino bianco. Bisognava dare una forma a questo nuovo dolce...il pensiero le andò al suo cappello da suora e le mani iniziarono a modellare un pasticcino unico che ha sfidato il tempo per arrivare fino a noi.

Era nata la sfogliatella, la sfogliatella Santa Rosa per la precisione, così chiamata per rendere omaggio al monastero in cui venne creata, grazie all'estro di una suora di clausura che amava preparare dolci.

Con il passare degli anni il dolce venne arricchito con amarene e crema pasticcera ma la ricetta rimase segreta fino ai primi del '900, periodo in cui un famoso pasticcere napoletano, Pasquale Pintauro, riuscì a ottenere la ricetta forse da una zia monaca.

Sapete cosa fece? La portò a Napoli e la modificò, eliminando le amarene, la crema e creando un nuovo pasticcino di pasta sfoglia che custodiva gelosamente tra gli strati croccanti un morbido ripieno a base di canditi, ricotta, zucchero, uova e semola. L'estro di Pintauro lo aveva portato a inventare una variante della sfogliatella Santa Rosa, la Riccia, vero e proprio vanto della pasticceria partenopea.

E la nostra crostata



Beh più che nostra diciamo che nasce da un'ispirazione nata dalla torta realizzata da Sal de Riso che ha voluto unire in un dolce fragrante lo spessore e il cuore dell'antica sfogliatella. Un involucro di pasta frolla racchiude un ripieno goloso, lo stesso del famoso pasticcino. Io ne ho modificato alcune cose, adattandole al mio gusto personale.

La crostata del famoso pasticcere campano prevede uno strato superiore con il crumble di mandorle. Io ho omesso questo passaggio perché ho preferito la rassicurante classicità delle strisce di pasta frolla ma anche perché quella proposta da De Riso è una signora pasta frolla che merita di essere gustata briciola dopo briciola. Comunque, se volete cimentarvi nel crumble, QUI potete trovare le dosi per realizzarlo.


Crostata Santa Rosa


per la frolla

500 g farina
250 g burro
200 g zucchero
3 uova medie
10 g sale
scorza grattugiata di un limone

per il semolino

30 ml acqua
85 g semolino
3 g sale

per il ripieno

semolino cotto in precedenza
250 g ricotta di mucca
100 g zucchero
vaniglia
cannella quanto basta
scorza grattugiata di 1 arancia
2 uova 
Bucce di arancia candita (io le ho omesse)

Marmellata di limoni, arance o confettura di albicocche per il fondo della torta



Per la frolla

Lavora a mano o in planetaria con la foglia. Amalgama velocemente tutti gli ingredienti fino a ottenere un impasto omogeneo e compatto. Fai risposare in frigorifero coperto da una pellicola trasparente.

Per il semolino

Fai bollire l'acqua con il sale e lentamente, a pioggia, versa il semolino. Cuoci per due o tre minuti, mescolando in continuazione. Togli dal fuoco e fai raffreddare.

Per il ripieno

Lavora la ricotta con lo zucchero. Aggiungi il semolino già freddo e tutti gli ingredienti previsti dalla ricetta. regolati con lo zucchero, non aggiungere tutta la dose in un colpo solo ma adattala al tuo personale senso del dolce.

Componi il dolce

Prendi la frolla, dividila in due panetti, uno leggermente più grande dell'altro. e stendili con il mattarello. Fodera uno stampo circolare di 24 cm con della carta forno e rivestilo con la parte più grande del tuo impasto. Bucherella il fondo con una forchetta. Prendi due o tre cucchiai abbondanti di confettura o marmellata e spargili sul fondo bucherellato. Riempi con il ripieno.

Ricava delle strisce di frolla dall'altro panetto e  crea la grata classica per le crostate. Ripiega il bordo in eccesso, rifilano con un piccolo coltellino.

Cottura

Cuoci in forno caldo statico a 180 °C per circa 45 minuti o almeno fino a doratura. Verifica sempre la cottura del tuo forno prima di tirare fuori la Crostata Santa Rosa. La frolla deve essere dorata e croccante.

Buona sin da subito, diventa perfetta con una nottata di riposo.


Ciambellone alle arance e cannella



 Ciambellone alle arance e cannella



Non è che a me siano sempre piaciuti i thriller e i noir. C'è stato un tempo, durante l'adolescenza, in cui amavo nuotare in un mare di zucchero.

Sognavo guardando film e leggendo libri d'amore.
Sospiravo guardando Via col vento con quel gran pezzo d'uomo di Clark Gable, sognavo guardando il Tempo delle mele ,Pretty Woman e sognavo davanti alla tartaruga di Brad Pitt in Thelma e Louise.
Poi sono cresciuta e ho capito che il Principe Azzurro non è proprio quello dei film, che la carenza di maneggi in città rende impossibile il suo arrivo a cavallo e che non sempre è biondo con gli occhi azzurri. Non fosse altro per il fatto che oltre la metà degli uomini presenti sulla terra non sono certo cugini di primo grado dei vichinghi!

Però almeno ho sognato quando avevo l'età giusta per farlo.

Oggi le mie figlie godono di un panorama diverso.
Non ci sono più Richard Gere e Clark Gable a farle sognare...
Ci sono stuoli di vampiri pallidi che t'azzannano la giugulare, ragazzini cresciuti a braccetto con Dragon Ball  con l'unz unz della tecno sparato nell'iPod.

Il nostro Principe Azzurro è passato a miglior vita. Kaputt, stecchito, ora corre nei prati celesti con Heidi e con le caprette che gli fanno ciao!

Oggi c'è un suo lontano parente a calcare le scene.
Il principe Tamarro.

Non ci credete? C'è una lista inquietante che gira sul web, il vademecum del rimorchio maschile.
Su Twitter l'hashtag del momento è: #ipeggiorimodiperrimorchiare. Ecco a voi la lista:
  • Ti chiami Elisabetta? No perché? Perché sei una regina
  • Ma che sei Google? No perché? Perché sei tutto quello che cerco!
  • Ti sei fatta male? Quando? Ma quando sei caduta dal cielo!
  • Tuo padre è un terrorista?...Perché sei una ragazza bomba
  • Ti piace l'acqua? Si perché? Perché ti piace già il 70% di me!
  • Sei uguale a mia madre     (O mio Dio questa è orribile)
  • Credi all'amore a prima vista o devo ripassarti davanti?




                                                                                          (fonte della classifica Roba da donne)



Che dite? Ho di che essere preoccupata per le mie figlie oppure no? ^_^ E considerate che vi ho risparmiate quelli più hot, il massimo della demenza!




Oggi vi propongo una torta super casalinga, adatta alla colazione e alla merenda. Sa di caldo,di inverno, di buono. E' un semplice ciambellone alle arance e cannella. Il tocco in più? Tre amaretti sbriciolati nell'impasto. Pochi, per non sovrastare il gusto dell'agrume e della spezia, ma capaci di dare un retrogusto tutto da scoprire!




Ciambellone alle arance e alla cannella

300 gr farina
3 uova
1 bicchiere di olio
1 bicchiere di succo d'arancia
scorza di un'arancia grattugiata
1 bustina di lievito
1 pizzico di sale
200 gr zucchero
1 cucchiaio scarso di cannella
3 amaretti
1 cucchiaio di Grand Marnier (facoltativo)


Montare con le fruste elettriche per cinque minuti le uova con lo zucchero. Quando saranno ben gonfie e spumose,unite il pizzico di sale, la cannella e i tre amaretti sbriciolati. Mescolate per amalgamare tutti gli ingredienti e unite il succo d'arancia e la scorza grattugiata. Se utilizzate il Grand Marnier aggiungetelo a questo punto.


Setacciate la farina insieme al lievito e aggiungete all'impasto la farina in tre volte intervallandola con l'olio.


Imburrate e infarinate uno stampo a ciambella e infornate a 180 gradi forno statico (160°\170° forno ventilato) per circa quaranta minuti (fate sempre la prova stecchino.Se esce pulito, il dolce è pronto.


Brazadela o ciambella bolognese




La Brazadela o ciambella bolognese


Ci sono eh? Torno poco ma torno, compatibilmente con il lavoro, l'umore, il sonno. E stavolta torno con un dolce storico, la Brazadela. Lo avevo seppellito nei meandri nella memoria e non perché non mi fosse piaciuto ma semplicemente perché delle volte gli anni che passano (troppi) e il desiderio di sperimentare sempre cose nuove ti portano un po' via dalle certezze della cucina antica italiana.

La Brazadela l'ho vista due o tre sere fa, per caso, su Cortesie per gli Ospiti (a proposito ma che capelli si è fatta la Csaba??). L'ho guardata e ho pensato in ordine sparso:

1) ma quanto è buona

2) oh my God ma io non l'ho mai preparata alle mie figlie

3) ops manco a mio marito 

Ho conosciuto la Brazadela, quella autentica, all'Università. Annamaria era una bolognese Doc venuta a studiare a Roma. Quando tornava dalle vacanze a casa ci portava sempre una valigia piena di dolci e stuzzichini. I nostri codici penali erano invasi da molliche, ditate e tante risate. Se c'è una cosa del cibo emiliano che adoro è proprio la capacità di farti sorridere fin dal primo boccone.

Un giorno arrivò con la Brazadela, un filoncino consistente da pucciare nel latte o in un calice di buon vino rosso. Questa caratteristica sottolinea la grande particolarità di questo dolce buonissimo ovvero la consistenza. Quindi dopo un accurato giro nel web posso dirvi una cosa:

- Non è un ciambellone
- Non è morbida

Del resto, se fosse morbida, come potremmo affogarla in un mare di latte caldo/vino sublime? Impossibile, a meno che non amiate le briciole in pieno stile pappone!

La Brazadela era il dolce della festa, quello riservato alle occasioni speciali. Secondo alcune fonti nasce addirittura nel 1250. La sua importanza era tale che addirittura veniva regalata dai padrini e dalle madrine ai propri figliocci dopo la Cresima. L'impasto originale prevedeva l'utilizzo dello strutto invece del burro e aveva una caratteristica forma a ciambella non dovuta allo stampo ma all'usanza di cuocerla arrotolata sul pomello di un coperchio.

Ho cercato a lungo la ricetta in rete ma nessuna mi ha convinto fino a che non ho trovato quella di Martina. Le ho dato fiducia e ho fatto bene. La sua Brazedela è esattamente quella della tradizione. Compatta al punto giusto, armoniosa e delicata, è la ricetta che meglio la rappresenta. E io ve la propongo 😉




Brazadela o Ciambella Bolognese


500 g farina
3 uova
100 g burro morbido a pezzetti
200 g zucchero
1 limone grattugiato
1 pizzico di sale
10 g lievito chimico
20 g liquore all'Anice o Sambuca

per decorare

granella di zucchero

50 ml latte per spennellare


Prendi una spianatoia o semplicemente una ciotola. Non ti servono strumenti o fruste, puoi fare tutto con le mani. Metti la farina a fontana e aggiungi tutti gli ingredienti. Impasta con cura e forma un filoncino allungato.

Fodera una teglia con della carta forno. Adagia sopra la tua ciambella bolognese e con un pennello bagna con cura la superficie. Aggiungi con cura la granella, cercando di ricoprire tutta la superficie.

Fai cuocere in forno caldo, statico a 180°. Questo dolce ha bisogno di essere cotto bene, non deve essere morbido. La cottura totale non dovrebbe essere inferiore ai 40/45 minuti. Dopo la prima mezz'ora, copri con un foglio di alluminio la superficie qualora tenda a scurirsi troppo.

Lasciala raffreddare e servila con latte caldo o a fine pasto con un calice di vino rosso.






fonte: Ricette Gourmet



Le Madeleine de Commercy e perché si diventa foodblogger




Le madeleines rappresentano l'idea che un cibo abbia la capacità neurologica di scatenare un'emozione. In fin dei conti lo abbiamo sempre saputo. Il profumo del ciambellone della mamma rievoca nelle nostre menti le vecchie cucine della nostra infanzia, il dolce forno, il grembiule delle nonne, il camino acceso o la vecchia cartella della scuola.

Sono pennellate fugaci eppure indelebili, capaci di rimanere sepolte nelle coltri della memoria per poi riemergere con tutta la potenza scatenata da...una briciola. Basta infatti un minuscolo atomo di quel cibo a scatenare in noi un'onda anomala di ricordi e sensazioni talmente vividi da sembrare reali. Ripeto, noi lo abbiamo sempre saputo, ma questa supposizione oggi è supportata da una precisa ricerca scientifica contenuta nel libro "Proust era un neuroscienziato" di Lehrer.

Proust, scrittore che con la sua Recherche ha sfidato la pazienza di qualsiasi lettore accanito, dal buio della sua camera aveva intuito una cosa fondamentale: i sensi hanno un ruolo fondamentale nella ricerca di se stessi e delle proprie radici. E lo dimostra proprio il passo dedicato alle famose Madeleines:

"Al mio ritorno a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di bere, contrariamente alla mia abitudine, una tazza di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, cambiai idea. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti che chiamano Petites Madeleines e che sembrano modellati dentro la valva scanalata di una “cappasanta”. 

E subito, meccanicamente, oppresso dalla giornata uggiosa e dalla prospettiva di un domani malinconico, mi portai alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato che s’ammorbidisse un pezzetto di madeleine. Ma nello stesso istante in cui il liquido al quale erano mischiate le briciole del dolce raggiunse il mio palato, io trasalii, attratto da qualcosa di straordinario che accadeva dentro di me. 

Una deliziosa voluttà mi aveva invaso, isolata, staccata da qualsiasi nozione della sua casa. Di colpo mi aveva reso indifferenti le vicissitudini della vita, inoffensivi i suoi disastri, illusoria la sua brevità, agendo nello stesso modo dell’amore, colmandomi di un’essenza preziosa: o meglio, quell’essenza non era dentro di me, io ero quell’essenza. Avevo smesso di sentirmi mediocre, contingente mortale...."


Capite perché adoro le madeleines? Queste piccole conchiglie sono il lasciapassare per l'anima. Una tazza di tè, un buon libro e un pomeriggio uggioso il contorno per tentare di ripercorrere la tenera nostalgia di quello che è stato e che mi ha permesso di essere oggi quella che sono.

Adoro il cibo importante dove per importante intendo semplicemente dotato di un perché. Forse è questo il segreto dell'essere una buona foodblogger. Riuscire a dialogare con un tessuto ancestrale fatto di burro, farina, uova ...riuscire a coglierne il respiro segreto, l'anima silente, e trasmetterla a chi ha la pazienza di sedere un attimo nel silenzio della propria cucina per leggere  queste parole.

Proust e il mondo del food...chi l'avrebbe mai detto!

La ricetta che vi propongo è quella classica, quella di Commercy. Ahimè manca la tipica gobba che caratterizza questi profumati dolcetti. Colpa delle mie scarse abilità o forse dello stampo mini chi lo sa😅.

L'impasto come potete vedere è molto semplice, animato semplicemente dall'unione della scorza di limone e dalla vaniglia. Potete mantenere invariato questo mix ravvivandolo con le note speziate dei semi di cardamomo oppure un pizzico di noce moscata e zenzero.

(fonte testo Proust Il Post)


Le Madeleines de Commercy


(ricetta di Chef Bernard)

120 g farina
100 zucchero
100 burro morbido
2 uova intere
1 tuorlo 
scorza grattugiata di un limone
1 cucchiaino di essenza di vaniglia
1/2 cucchiaino di lievito in polvere

Imburra e infarina lo stampo per madeleines.

Monta le uova e il tuorlo con lo zucchero.
Aggiungi gli aromi e il burro sciolto nel microonde o a bagnomaria.

Monta leggermente, due o tre minuti al massimo non di più.

Aggiungi il lievito (si, hai letto bene, prima della farina) e unisci in 3 volte tutta la farina. Mescola e metti in frigo per almeno due ore.

Al termine di questo periodo di riposo, metti un cucchiaio circa di composto nei classici stampini a conchiglia.

Cuocete a 190°, forno statico, per circa 13 minuti.



I Muffins alla zucca - La ricetta definitiva, quella perfetta!


colazione zucca breakfast



Questi muffins alla zucca, morbidi e profumati, sono l'ideale per iniziare con il piede giusto la nostra giornata. La morbidezza della zucca, la carica delle spezie, l'assoluta perfezione di un'alchimia di ingredienti che creano un dolcetto che non ha bisogno di altro, né di zucchero a velo o frosting particolari.

Il mondo si divide in due grandi fazioni: c'è chi ama la zucca e chi la odia. Beh, questi dolcetti sono il calumet della pace. Perfetti per chi adora la semplice complessità di questo vegetale, sono ideali anche per chi proprio non la sopporta. Il sapore non si sente affatto ma la sua presenza è quel quid necessario per fare di questi muffins delle tortine speciali, che non devono mancare sulla nostra tavola autunnale.

Per quello che mi riguarda, questi muffins sono i migliori che io abbia mai provato. E ve lo dice una che, pur adorando la zucca, ha sempre guardato con occhio perplesso i dolci fatti con questo ortaggio meraviglioso. Ho avuto modo di assaggiarli grazie a un'amica di mia figlia, una deliziosa adolescente che sa davvero mettere le mani in pasta. Assaggiarli e chiederle le dosi è stato un tutt'uno. Del resto, la provenienza della ricetta è una garanzia di riuscita assoluta, perché è di Sonia Peronaci!



Ne ha fatta di strada questa simpatica palla arancione, diventata uno dei simboli per eccellenza di Halloween. Pensate che quando gli Europei arrivarono in America, guardarono con un certo senso di superiorità questo ortaggio le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Però portarono una manciata di semi di zucca in Europa e qui accadde il miracolo. 

In poco tempo la zucca colorò di arancione anche i campi del vecchio continente. Ma anche allora la gente si divideva in due grandi fazioni. C'era chi la considerava il simbolo della natura indomita del Nord America e di una vita contadina semplice e frugale, e chi invece pensava fosse un simbolo della lussuria e della mancanza di civiltà, il vessillo dei poveri e dei nullatenenti.


Negli Stati Uniti all'inizio non ebbe nemmeno un grande valore commerciale. Le cose iniziarono a cambiare quando alcuni poeti (John Greenleaf Whittier, Sarah Josepha Hale, Lydia Maria Child) cominciarono a celebrarla. Crebbe il suo valore come coltivazione agricola in grado di sfamare senza molto impegno economico. In pratica, la zucca era apprezzata più che per il suo sapore per il suo aspetto e il significato recondito!

Nel secolo scorso Jack O'Lantern compie il miracolo e la zucche lentamente diventa un must ovunque. Negli Stati Uniti ogni americano si reca personalmente nei campi per scegliere la sua zucca, la migliore. E non si tratta di vincere soltanto la gara come miglior decorazione di Halloween. C'è tutto un tentativo sotterraneo di recuperare, secondo gli studiosi di costume oltreoceanico, un passato contadino semplice, ancestrale, un passato che lentamente sta sparendo!

Torniamo alla nostra ricetta. Sonia ne realizza dei divertenti cupcakes. Io vi dico che potete lasciarli così come sono perché sono realmente perfetti. Ha saputo tirar fuori dal cappello una ricetta in cui tutti gli elementi insieme funzionano alla grande, fondendosi in un impasto che ha la capacità di rimanere morbido per qualche giorno. Vi rimando alla sua ricetta se volete creare dei divertenti dolcetti (cliccate QUI). Io ho sostituito il bicarbonato con il lievito (lei utilizza 5g di bicarbonato di sodio) e ho cotto la zucca semplicemente a vapore.




MUFFINS ALLA ZUCCA

230 di polpa di zucca
110 g zucchero di canna
200 g farina
160 g di burro morbido
80g miele
1 uovo
5 g lievito
cannella e noce moscata (a piacere, io abbondo sempre perché adoro le spezie!)




Con questa dose ricavi circa 12 muffins.

Cuoci la zucca a vapore e, una volta morbida, falla scolare in uno scolapasta per circa una mezz'ora e poi frullala fino a ottenere una purea omogenea.

Monta con le fruste elettriche il burro morbido e, una volta ottenuta una consistenza morbida, aggiungi lo zucchero e lavora per qualche istante. Aggiungi il miele, la zucca e l'uovo.


Dopo aver setacciato la farina con le spezie e il lievito aggiungile al mix di burro. Lavora ancora per qualche minuto e trasferisci il composto (puoi aiutarti con una sac-a poche) nei pirottini di carta. Cuoci a 180° per 20/25 minuti. Prima di tirarli fuori dal forno controlla il grado di cottura.


La Torta Vintage ai Mirtilli



torta colazione mirtilli Usa

Torta vintage ai mirtilli


La torta vintage ai mirtilli è un dessert alla vecchia maniera. E' una di quelle torte da dispensa essenziali, senza fronzoli o diavolerie moderne. Nella lista degli ingredienti non troverete la polvere d'unicorno o l'essenza di vaniglia dell'anello di Giove. Uova, burro, farina, zucchero, mirtilli freschi. Tutto qui. Eppure, come tutte le cose d'antan, regala un'emozione unica. Quella stessa emozione che ci coglie all'improvviso quando ritroviamo una foto vintage, con i colori solo un po' sbiaditi ...


La ricetta è del 1915 ed è stata scritta da Linda Hull Larned nel suo "One hundred PicNic Suggestion".


Accanto a ricette un po' improbabili per i nostri giorni, Linda ci suggerisce la torta ai mirtilli, l'ideale per un picnic all'aperto. Secondo l'autrice infatti ogni cibo può diventare un alimento da picnic purché…sia trasportabile. E questa torta lo è perché non fa nemmeno briciole! E' un impasto compatto, denso ma anche magico secondo me perché è abbastanza umida, gradevole da mangiare, per niente asciutta.


Linda, nata a Little Falls nel 1853, era un 'esperta di etichetta e di economia domestica, fervente sostenitrice del progresso del sistema scolastico. Non ebbe figli e si dedicò tutta la vita al marito e ai suoi libri, ne scrisse ben 8 tra cui il famoso "The New Hostess of To-Day", una vera e propria bibbia per le signore dell'epoca 😊.



Dicevamo una torta adatta per i picnic. In effetti è sempre stata regalata un'attenzione speciale a questo momento che incarna la spensieratezza della bella stagione, il divertimento, il tepore regalato da una coperta a quadri stesa su un prato. Il "pique-nique" è nato in Francia intorno al 1600 e inizialmente era soltanto un piccolo break necessario durante i lunghi spostamenti a cavallo o  le battute di caccia. Poi arriva Maria Antonietta e il picnic diventa l'icona dello svago e del divertissement lungo i prati di Versailles.


Molti artisti, nel corso dei secoli, hanno immortalato sulle loro tele l'idea del picnic. Tra tutti i dipinti, quello che amo di più, è La Colazione sull'erba di Monet:



Gli americani sono molto più pragmatici, vi basta dare un'occhiata alla copertina del libro di Linda. Un'automobile, un cestino, cibo facilmente trasportabile. Siamo lontani anni luce dalle atmosfere suadenti di Monet. Eppure l'autrice riproduce il cuore dell'idea moderna di picnic. Facile, veloce, semplice.

Oggi è il 29 ottobre, il vento soffia fortissimo, siamo quasi a 100 Km/h qui a Roma. Le scuole sono chiuse per il maltempo e la pioggia batte furiosa sul vetro. Le scampagnate sono ormai soltanto un ricordo. Eppure questa torta ai mirtilli vintage  è perfetta anche per sognare a colazione, in compagnia di un buon tè profumato.

Rispetto alla ricetta originale ho aggiunto il limone grattugiato (un degno compare dei mirtilli freschi) e utilizzato l'olio di mais perché....non avevo nemmeno un grammo di burro nel frigo! Ovviamente ho convertito le dosi, da cup a grammi. 

Non ci resta che...andare in cucina!




TORTA VINTAGE AI MIRTILLI


250 g farina
160 g zucchero
4 cucchiaini di lievito per dolci
1 cestino mirtilli freschi (vanno bene anche surgelati o essiccati)
2 uova
1 pizzico di sale
120 ml di latte
180 ml olio di mais 
la scorza grattugiata  di un limone (mia aggiunta)
1\2 cucchiaino di estratto di vaniglia

Accendi il forno a 180°.

Prepara uno stampo ( se vuoi anche quello per il plumcake) e rivestilo con un foglio di carta forno bagnato e strizzato.

Prendi i mirtilli e spolverali con un cucchiaio di farina per evitare che durante la cottura si depositino sul fondo della torta (come è successo a me!!)

Separa le uova. Monta gli albumi a neve e mettili da parte.

Sbatti leggermente i tuorli con il latte.

In un'altra ciotola mescola la farina, il lievito, il sale. Aggiungi lo zucchero, la scorza del limone, la vaniglia, l'olio, il mix di uova e latte. Mescola bene aiutandoti con uno sbattitore elettrico. L'impasto è molto denso, non ti preoccupare se fai fatica in questa fase!

Prendi una spatola e inizia ad aggiungere gli albumi, cercando di mescolare sempre nella stessa direzione. Unisci i mirtilli e versa con cura nella tortiera. 

Spolvera la superficie con due cucchiai abbondanti di zucchero semolato.

Cuoci nel forno caldo a 180° statico per circa 40/45 minuti. Copri la superficie con un foglio di alluminio per i primo 20 minuti. Prima di estrarre la tua torta vintage ai mirtilli, fai la prova stecchino per vedere se effettivamente è cotta.

La New York Cheesecake, quella vera!



La New York Cheesecake

Adoro le cheesecake e in particolare la New York Cheesecake, una nuvola di dolcezza incredibile con un sottofondo lievemente acido che non cessa mai di stupire il palato. Trovarne una fatta a regola d'arte è un po' difficile, perché diciamocelo con franchezza, sotto il termine cheesecake spacciamo un po' tutto😊 E io sono la prima!


Il problema nasce quando vi capita di incontrare, come è successo alla sottoscritta una manciata di anni fa, una newyorkese doc vi fa assaggiare "the real New York Cheesecake" e lì  crolla il muro delle vostre certezze. La mia torta e la sua erano semplicemente diverse.....diverse come il sole e la luna, l'estate e l'inverno, Salvini e Renzi, lo staccocoscia della Belen e il mio. Insomma, ho reso l'idea?😊


L'origine della Cheesecake si perde nella notte dei tempi. Pare che i lontani avi di questa torta divina siano i piakous greci ovvero delle sottili polpettine di formaggio fresco, rotolate nella farina e nel miele e cotte in un forno di terracotta. Intorno al 1400, in due libri di cucina inglesi, troviamo una Sambocade e una Tarte de Bry, fatte con formaggio, tuorli d'uovo e zenzero.


Quello tra il mondo anglosassone e le cheesecake è un amore folle...tanto che nel 1730  una taverna di Philadelphia era conosciuta come "Cheesecake House". Inizialmente venivano realizzate con un semplice formaggio fresco di mucca soppiantato poi negli anni '30 da una vera e propria mania, quella del formaggio cremoso.


La New York Cheesecake pare sia nata dall'estro di Arnold Reuben, un immigrato tedesco che possedeva una serie di famosi ristoranti a Manhattan. Una sera da una sua amica assaggiò una stupenda versione della famosa torta. Una volta tornato a casa armeggiò d'estro e di tecnica fino a ricreare una cheese cream soffice e leggermente acidula. Una versione che fece assaggiare ai palati raffinati dei suoi clienti che l'apprezzarono, innamorandosene perdutamente.


Ma la storia non finisce qui perché un altro ristoratore di New York, Leo "Lindy" introdusse la sua versione di cheesecake decorata da un cuore profondo di coulis di fragole. Un successo clamoroso che diede il via alle numerose interpretazioni delle migliori panetterie della città.


In onore dei primi immigrati italiani io utilizzo la ricotta e mi attengo fedelmente alla ricetta originale che prevede un mix leggermente acidulo, grazie al limone e alla panna acida. Anzi, secondo me questo è il particolare che fa la differenza!


Non vi resta che provarla, dedicandole un po' del vostro tempo e riservandola a un'occasione speciale. Non è difficile da preparare e il risultato vi ripagherà di ogni fatica!

Chiedo scusa per la bassa qualità delle foto ma non potevo lasciare i miei commensali troppo a lungo. Le abbiamo fatte di corsa, ma la buona educazione prevedeva un mio rientro fulmineo a tavola 😉

fonte storica: Tori Avey



NEW YORK CHEESECAKE




Per la crosta di biscotti:
  
180 g di biscotti secchi tipo Oro Saiwa
70 g burro sciolto
1/2 cucchiaino di cannella (facoltativo)
2 cucchiai di zucchero



Per la crema:


500 g di formaggio spalmabile (philadephia o ricotta)
200 ml di panna acida
200 ml di yogurt greco naturale 
(se non trovi la panna acida puoi utilizzare 200 ml di yogurt naturale, quindi la quota totale dello yogurt sale a 400g)
4 uova
il succo di 1 limone 
200 g zucchero
1 cucchiaino di essenza di vaniglia
40 g maizena



Per il topping:



confettura ai frutti di bosco sciolta a bagnomaria



Primo step - Prepara la teglia



Utilizza un anello regolabile per torte. Appoggialo sulla superficie piana di una tortiera. Ungi con un po' di burro il fondo della tortiera e copri con un foglio di carta forno.




Prendi un'altra noce di burro e passala con cura sui lati. Taglia un foglio di carta forno della stessa circonferenza dell'anello ma più alto e sistemalo all'interno, facendolo aderire bene alle pareti. Questi i passaggi:




Secondo step - Prepara la crosta di biscotti


Trita finemente i biscotti con un robot, trasferisci le briciole ottenute in una ciotola. Mescola burro, zucchero e cannella e metti il composto così ottenuto sul fondo della tua tortiera. Pressa bene con le mani e riponi in frigo.



Terzo Step - Accendi il forno

Prendi una pentola che può andare in forno senza problemi. Riempila di acqua bollente e mettila all'interno del forno stesso, selezionando 180° e modalità statica. Chiudi con cura lo sportello.

Quarto step  - Prepara la crema


Metti in una ciotola il formaggio spalmabile e lavoralo con cura. Quando la crema sarà liscia e vellutata, aggiungi il succo di limone, 1 pizzico di sale e la vaniglia. Aggiungi le uova, una alla volta, e la maizena. Infine unisci la panna acida e lo yogurt e mescola con cura, il composto deve essere lucido e liscio.




Quinto step - La Cottura

Prendi il tuo stampo e rovescia dentro la crema al formaggio. Livella la superficie con il dorso di un cucchiaio e metti nel forno caldo, coprendo la superficie con un foglio di alluminio.

Fai cuocere per 30 minuti coperto a 180°. Abbassa poi la temperatura a 150°, togli l'alluminio e fai cuocere per altri venti minuti. Il dolce è cotta quando la superficie "balla" poco. La vedi un po' instabile? Tranquilla! La New York Cheesecake si rassoda raffreddandosi.

Sesto step - Il riposo

Fai raffreddare la tua torta e mettila in frigo per almeno 6/8 ore

Settimo step - La decorazione


Io ho scelto un topping alla confettura di frutti di bosco sciolta a bagnomaria con un cucchiaio di brandy. Preferisco decorare la torta al momento, pochi istanti prima di portarla in tavola. Se non ti piacciono i frutti di bosco puoi utilizzare anche altre coperture come alla fragola, cioccolato fondente tritato e puoi lasciarla anche cosi, al naturale. E' buona lo stesso!