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Baingan Bharta, il curry di melanzane perfetto per l'antipasto e per condire la pasta!


Baingan Bharta, Curry di melanzane

Il profumo dell'India è magia e spiritualità, colore e orizzonti senza confini. L'aroma dei suoi piatti ti permette di viaggiare dal deserto del Rajasthan, al golfo del Bengala, passando per Delhi e Mumbai senza muovere un passo.

Questa è la magia nascosta nelle spezie indiane, il viaggio senza tempo e senza scomodi bagagli a mano. Soltanto tu e il desiderio di lasciarsi cullare da un profumo così lontano eppure così seducente e ammaliante.

Si, sono innamorata dell'India, delle sue sfumature e delle contraddizioni che da sempre la animano. Amo i suoi colori, la gente, le ricette, i luoghi e sopratutto la spiritualità, molto affine alla mia.

Oggi ti porto l'India a tavola con piatto vegetariano che non mancherà di stupirti. Si chiama Baingan Bharta ed è un buonissimo curry di melanzane che non solo puoi utilizzare sulle bruschette o sui crostini ma, all'occorrenza, diventa un elegante e inusuale condimento per la pasta. Perfetto per l'alimentazione vegetariana e vegana, ha un profumo e una consistenza pazzeschi!



Le melanzane non hanno bisogno di presentazioni. Alimento base della cucina indiana, hanno percorso non soltanto la via della Seta ma millenni di storia e successi. Basti pensare all'impero ottomano, dove si contavano ben 130 ricette  a base di questo frutto che appartiene alla famiglia delle Solanacee.

Pensate che esisteva un piatto a base di melanzane ripiene che veniva chiamato "Imam bayidi" ovvero l'Imam svenuto perché questa fu la reazione che il leader religioso ebbe dopo averlo assaggiato. Svenne dal piacere!

Il Baingan Bharta nasce nel Punjab, regione del nord dell'India dominata da imponenti valli fluviali (Punjab infatti vuol dire cinque fiumi).

Questa parte dell?India, famosa per il pollo tandoori, ha una vocazione tradizionalmente casearia. Vi consiglio di provare il nostro curry di melanzane con altre due ricette tipiche del luogo e semplicissime da realizzare: il Paneer e il Cheese Naan, rispettivamente pane e formaggio, con la ricetta che trovate qui.

Il Baingan Bharta che vi propongo è liberamente tratto dalla ricetta di Labna, il più vicino a quello che ho avuto il piacere di assaggiare grazie a una mia amica indiana e uno dei pochi che non ha il temibile coriandolo. Non so voi ma a me sembra di masticare terriccio allo stato puro quando lo mangio! Quindi via libera al prezzemolo o al basilico!


Se vuoi altre ricette indiane e vegetariane puoi provare il Chole Bathure, a base di ceci, il Curry di patate  e l'Aloo Matar ovvero il curry di patate e piselli.






BAINGAN BHARTA


3 melanzane medie
3 pomodori tagliati a cubetti
zenzero fresco
1 spicchio di aglio tritato
1 cipolla media tritata
1 cucchiaino di curcuma
1 cucchiaino di paprika 
1 peperoncino piccante
1 cucchiaino di semi di cumino
1 mazzetto di prezzemolo tritato
foglie di basilico per decorare
1 cucchiaino di garam masala ( se non l'avete sostituitelo con un mix di: semi di coriandolo, cannella, cardamomo e un pizzico di curry in polvere)

Per prima cosa cuocete le melanzane seguendo questa ricetta qui . E' facile, veloce e regala al piatto un sottile aroma di affumicato che stuzzica l'appetito!

Una volta cotte, togliete la buccia, con un cucchiaino ricavate la polpa, schiacciatela con la forchetta e mettete da parte.

Mettete i semi di cumino in una padella antiaderente e fate scaldare. Il calore "a secco" farà uscire tutto il profumo e il sapore tipici della spezia. Aggiungete l'olio e quando sarà caldo unite la cipolla, l'aglio e il peperoncino.

Quando la cipolla sarà dorata, unite zenzero, pomodori, garam masala, paprika, curcuma, il prezzemolo e melanzane. Fate cuocere per qualche minuto, aggiustate di sale e pepe, spegnete e fate raffreddare.

Servite con crostini di pane o in alternativa come sugo per la pasta.

Korkouto, la torta di zucchine greca




KORKOUTO la torta greca alle zucchine


Correva l'anno 2008.

Google lanciava Android, Obama diventava Presidente degli Stati Uniti, Federica Pellegrini vinceva l'oro olimpico. Miriam Leone conquistava il titolo di Miss Italia e nei blog di mezzo mondo impazzava questa ricetta greca ideata dalla chef Dina Nikolaou. Peter Minakis di Kalofagas la riprende, la adatta, ne migliora la consistenza e il resto è storia. Korkouto ovvero la torta di zucchine greca diventa uno dei piatti più proposti e copiati nei blog oltre i nostri confini.

Quando l'ho vista la prima volta mi è sorta una domanda: ma è una quiche o una frittata? Beh, è tutte e due le cose! Sembra una specie di Pita falsa, perché non c'è la solita pasta fillo ma il sapore ricorda molto da vicino le classiche torte salate greche. Però il nome con cui la conosciamo Korkouto, da Korkouti, se non sbaglio vuol dire farina, che è un ingrediente fondamentale per la pastella quindi....questa torta è una via di mezzo, un falso di quelli ben riusciti che a volte apprezzi più dell'originale.


Qui è stata approvata soprattutto dalla mia dodicenne, la figlia difficile di palato, quella che mangerebbe una pasticceria intera senza passare dal via ma le zucchine...beh le zucchine non fanno parte del suo credo religioso. Le è piaciuta e nemmeno poco. Alla quasi diciottenne è indifferente ma nel senso buono perché ama sperimentare, soprattutto nel campo del salato. Mio marito non l'ha nemmeno vista ma lui è intollerante ai latticini e questa è tutta un'altra storia.

Dicevamo i latticini. Protagonista assoluta, per chiudere gli occhi e immaginare di essere a Santorini, è la feta. La ricetta originale vuole anche il Kasseri...se lo trovate mettetelo altrimenti sostituitelo con la nostrana mozzarella o con un cheddar dolce. Abbinatela a un'insalatina fresca e di stagione oppure alle baked Greek Fries delle quali presto vi svelerò la ricetta.



Alla prossima 😍

P.s- Solitamente la superficie della Korkouto viene decorata con delle rondelle di zucchine. Io, ehm, mi sono dimenticata ^_^



KORKOUTO


3  zucchine grandi
4 uova medie
1 cipolla tritata finemente
1 panetto di feta
200 ml yogurt greco bianco
1 bicchiere di farina (ho usato quello di carta pieno fino all'orlo)
mezza bustina di lievito Pizzaiolo
1 manciata di prezzemolo fresco tritato
1 mozzarella a cubetti
pepe, paprika dolce e origano

Fai a rondelle le zucchine e mettile a rosolare in una casseruola con un po' di olio, sale e le cipolle tritate. Porta a cottura.

Scalda il forno a 180 °C e rivesti una teglia con della carta forno inumidita leggermente. In una ciotola sbatti le uova con lo yogurt greco e aggiungi la farina setacciata con il lievito.

Unisci le zucchine, i formaggi sbriciolati, le spezie e aggiusta di sale (ricorda che la feta è molto saporita). 

Versa il composto nella teglia e cuoci per circa 30 minuti modalità statica. Prima di togliere la torta dal forno verifica il grado di cottura.

Lasciala riposare per mezz'ora e servila, sia come secondo sia come antipasto sfizioso.

Torta di pane, mele e nocciole




La Torta di pane, mele e nocciole


La Torta di pane, mele e nocciole è perfetta per iniziare la settimana e non solo perché è delicatamente golosa ma anche perché ci permette di riciclare un po' di pane avanzato dal pasto domenicale.

Non so voi ma qui spesso la domenica sembra debba venire un esercito. Preparo tante cose per il pranzo e immancabilmente c'è sempre un po' di pane, qualche fetta di arrosto o le lasagne che finiscono per essere scaldate in padella il giorno dopo.

Penso di avere un vero e proprio problema con questo giorno della settimana, un problema diventato ancora più forte da quando lavoro tanto, anzi tantissimo. La domenica ho bisogno di tenere spento il pc, di far lavorare le mani, di impastare senza sentire il ticchettio della tastiera e le mie dita che scorrono impazzite per cercare di rispettare la consegna degli articoli.

"Nun te regoli", come diciamo qui a Roma, me lo dico spesso, me lo dicono i miei familiari che guardano con timore la pila di pentole che mano mano deposito sul lavello.

Stavolta ho preparato troppo pane. Ho aperto il frigorifero, ho dato un'occhiata al latte in scadenza, alle mele che mi facevano l'occhiolino e alle nocciole stufe di stare in dispensa.

Il risultato è stata una torta per la colazione, buona come solo le torte di mele sanno essere e rassicurante come tutto ciò che sa di antico, quasi di ancestrale.
Ne avevo già realizzata una tempo fa, la Torta del pane e del latte, e da questa ho preso ispirazione per la nuova ricetta. Che dire? Venite in cucina con me!


TORTA DI PANE, MELE e NOCCIOLE

300 grammi di pane raffermo
1 litro di latte
150 grammi di zucchero
2 uova
80 grammi di nocciole tritate in modo grossolano
3 mele di media grandezza
1 cucchiaino raso di lievito per dolci
1/2 cucchiaino di cannella (se non ti piace la cannella sostituiscila con la scorza grattugiata di 1 limone o essenza di vaniglia)

Metti il pane in un contenitore con il latte e lascialo ammorbidire. Strizza bene  con le mani e sistemalo in una ciotola. Unisci lo zucchero, le mele tagliate a dadini, la cannella, le uova sbattute, le nocciole e infine il lievito.

Prendi una teglia, ungila con il burro, cospargi di pangrattato e sistema il tuo impasto, livellando con cura la superficie.

Cuoci a 180° per 30 minuti circa. Prima di tirare fuori la torta, controlla con uno stecchino il grado di cottura.


Lo sformato di zucchine e spinaci e il proclama di guerra



Lo sformato di zucchine e spinaci è un secondo perfetto per smaltire con gusto avanzi di verdure, formaggi e  salumi che circolano disperati nel frigorifero. Una manciata di ingredienti per un piatto ottimo da gustare sia freddo che caldo in compagnia di un eccellente Pinot Grigio.

Lo sformato di zucchine e spinaci


La sindrome da proclama di guerra ti coglie all'improvviso.
Entri al supermercato e non prendi nemmeno un cestino, tanto sono due cose.




A passi decisi entri nel reparto detersivi e ti senti quasi un'eroina perché non cedi alle lusinghe della polverina magica che lava "che più bianco non si può" e non ti lasci attrarre dai nuovi profumatori da bucato che, l'animaccia loro, costano quanto un rene e a me hanno profumato il bucato soltanto nel tragitto che va dalla lavatrice al balcone.

Il problema si presenta al reparto pasta. Va beh, 'na confezione di fusilli e spaghetti che non si sa mai.

Due pelati, che non si sa mai.

Una bottiglia d'olio, ne ho due a casa, ma sai com'è un goccino qua e uno là...non si sa mai.

Le braccia cominciano a far male ma imperterrita continui e arrivi lì al reparto ortofrutta, dove il sogno di spendere soltanto 5 euro se ne va in frantumi come il servizio orrendo che lo zia Assunta ti ha regalato al matrimonio. Ops, è caduto durante il trasloco. Ma tutto?? Erano più di cento bicchieri! E c'ho le mani fragili...

Al reparto ortofrutta senti il proclama di entrata in guerra. Devi fare scorte che non si sa mai. Un bombardamento, 'na carestia, una causa di forza maggiore.

Con un braccio tieni pelati, olio e pasta e con l'altro in ordine sparso sacchetti di zucchine, peperoni, melanzane, carote e due patate che servono sempre.

Arrivi in cassa e depositi il trofeo, guardando con sufficienza gli avventori che mettono sul rullo tre o quattro cose. Ma non li hanno sentiti i venti di guerra? Incauti!

Arrivi a casa, ti sistemi le cose, ti dedichi poi a quello che devi o vuoi fare. I giorni passano e la tua famiglia guarda con preoccupazione crescente quel cassetto pieno di vegetali...

A casa mia stavolta è toccata a una tonnellata di zucchine e tre, quattro chili di spinaci. Al burro, all'agro, fritte, con la pasta, con i gamberetti...non ne potevo più. 

Poi ho trovato questa ricetta che ha sedato il mio animo inquieto. Ho giurato di non ascoltare più i venti di guerra. Ho giurato sui peperoni, sull'aglio in polvere, sulla dentiera di nonna Giacomina e sull'estratto conto della mia banca.

Poi sono tornata al supermercato..ma questa è un'altra storia.😊



TORTINO ZUCCHINE e SPINACI


1 busta di spinaci surgelati in foglie (450 g)
1 kg di zucchine
speck a cubetti o pancetta affumicata (100 g)
80 g di parmigiano grattugiato
2 mozzarelle ( o altro formaggio)
prezzemolo
2 spicchi di aglio
1 cipolla piccola
3 uova
pepe sale paprica dolce

Prendi le zucchine, lavale con cura e grattugiale. Mettile nel colapasta, aggiungi un po' di sale e lasciale lì per 30 minuti a perdere l'acqua di vegetazione.

Metti gli spinaci surgelati in una padella , aggiungi un po' di acqua e fai scongelare a fiamma bassa (se invece hai tempo togli gli spinaci dal freezer qualche ora prima, mettili in un piatto e falli scongelare).

In un'altra padella fai soffriggere in poco olio gli spicchi schiacciati insieme alla cipolla tritata, aggiungi speck o pancetta e fai rosolare. Unisci gli spinaci e le zucchine grattugiate, che avrai provveduto a sciacquare ed asciugare.

Aggiusta di sale e pepe, unisci la paprica e il prezzemolo. Fai raffreddare leggermente. In una ciotola sbatti le uova con il parmigiano e uniscile alle tue verdure.

Ungi con un po' di olio una pirofila. Cospargila di pangrattato. Vresa metà del tuo composto, distribuisci sulla superficie le fette di mozzarella (o altro formaggio), ricopri con quello che resta delle verdure.

Sulla superficie distribuisci un po' di parmigiano e inforna per circa 30 minuti a 180°.

Io ho abbinato il Friuli Colli Orientali Pinot Grigio di Livio Felluga.

MUFFIN AL GRANO SARACENO, CAFFÈ e CACAO e Carlotta Pallotta e le amiche


Nelle mie notti passate a misurare l'area delle piastrelle di casa mia ho preso una decisione.
Anche queste pareti sono delle “mediamente”. Settanta metri quadri, terzo piano senza ascensore. Due camere, una cucina che ha visto tempi migliori, un salottino e un bagno. Va beh bagno è una parola grossa. Diciamo che in due non ci si sta. Ci si deve chiedere permesso e appiattirsi contro il lavandino per far passare l'altro. E, credetemi, è una cosa alquanto seccante. A meno che lo strusciamento non presupponga un approccio di altro tipo. E allora è un altro paio di maniche. Comunque, approcci o no, la casa non va più bene. Bisogna cambiarla. Almeno novanta metri quadri. Un attico ecco. E pure in centro.
Stamattina l'ho comunicato alle mie amiche.
Avete presente il buono, il brutto e il cattivo? Ecco, noi dai tempi dell'università siamo la grassa, la bassa e la smilza.
Io la smilza (ai tempi), Lara è la bassa e Ginger è la grassa. Tre scalcinate studentesse di lettere perennemente fuori corso e perennemente dentro il bar dell'Università. La prima lezione andava, la seconda iniziavano gli sbadigli, la terza presupponeva la fuga incondizionata. Ore passate sedute a chiacchierare. Più che altro di uomini. Più che altro di anatemi lanciati contro gli uomini. Caffè, tramezzini e lacrime. E poi risate. E poi ancora lacrime. E le ore passavano.
Abbiamo capito che forse stavamo esagerando quando il barista un giorno ci ha messo in mano la scopa, il Mocio e la pezzetta per lavare il bancone al grido di "E che minchia".
Nessuna di noi tre alla fine si è laureata. Ginger si è sposata a ventiquattro anni. Ha tre figli. Tre maschi. E due mariti. Sforna torte a casa in nero con l'incubo della Guardia di finanza. I Nas se li sogna anche la notte.
Lara fa la segretaria in un'agenzia immobiliare. Non si è sposata, non ha fidanzati, ha solo un gatto.
Nando si chiama. Le ho detto che non è un nome da gatto.
Lei mi ha mandato a cogliere ravanelli.
Ma lei è così. E mi piace proprio per questo. Ognuno dovrebbe avere una Lara nella propria vita. Ognuno dovrebbe avere una persona che ogni tanto ti manda sinceramente e brutalmente a coglier ravanelli. Con affetto senza dubbio. Ma ti ci manda. E questa cosa ti riporta con i piedi a terra.
Perché io ho la sindrome dei piedi in mongolfiera. Ogni tanto mi alzo in volo. Troppo. E Lara è come se riempisse la mia mongolfiera di sacchi di sabbia. E mi riporta giù…



Oggi vi propongo una ricetta molto carina per la colazione del sabato. Un muffin che si prepara in 20 minuti di orologio e che vede una grande protagonista che io spesso ho sottovalutato nel corso degli anni: la farina di grano saraceno.

Ho imparato ad amarla grazie anche alla mia noiosissima gluten sensitivity che mi impone, regolarmente, una dieta totalmente priva di glutine. Ho imparato a renderla più delicata aggiungendo altre farine e a ingentilirla con qualche aroma in più.

Questi muffins arrivano da un librettino che non ho sottomano da un po'. Avevo fotografato la ricetta appena letta per non perderla. A proposito, voi come appuntate le ricette che vi piacciono? Io ho abbandonato fogli e foglietti per il cellulare. Fotografo e lascio lì, almeno sono sicura di non perderla!

Bene, io e Carlotta Pallotta vi salutiamo e vi auguriamo una serena giornata!



MUFFIN AL GRANO SARACENO, CAFFÈ e CACAO

150 g farina di grano saraceno
150 g farina 00 (o priva di glutine se siete intolleranti)
2 uova
100 g zucchero
1 cucchiaino di essenza di vaniglia
1 pizzico di sale
50 g cacao amaro
1 tazzina di caffè
100 ml yogurt (anche di soia)
100 ml latte (vaccino, soia o riso)
1 bustina di lievito per dolci
80 ml olio vegetale

Il procedimento è semplicissimo e comune a qualsiasi ricetta di muffin. Prendi due ciotole, in una metti tutti gli ingredienti liquidi, nell'altra i restanti. mescola e unisci i due composti, mescola leggermente.

Non ti ostinare a togliere i grumi, i muffin necessitano di un impasto grossolano! Versa la massa nei pirottini che hai preparato in precedenza, fai cuocere in forno caldo a 180 °C per circa 20 minuti.

Controlla prima di tirarli fuori il grado di cottura, ogni forno è a sé!

Spolvera con zucchero a velo oppure decora con panna montata.
Servi con una tazza di caffè latte, tè oppure una spremuta d'arancia.

Sedano Raw, l'antipasto vegano



A venti anni masticavo sedano e sogni.
Oggi a 47 suonati continuo fare la stessa cosa: mastico sedano intriso di sogni.
E già, se c'è una cosa che non capisco di molti coetanei è proprio questa.

Arrivano i 40? Si smette di sognare, come se la vita fosse arrivata al traguardo. Un buon lavoro, la famiglia, la casa di proprietà, la settimana di vacanza. Un quadro rassicurante senza dubbio ma che magari andava a bene a mia madre, non a me.

La nostra è una generazione di nomadi. Nomadi nel cuore, nel lavoro, nelle intenzioni. In un mondo dove nulla è scontato arriviamo a questa età con le radici che ancora non sono piantate in un terreno fertile. Scelta o destino, la vita è ancora lì che ci aspetta.

E il sogno, il desiderio, la capacità di andare oltre le brutte giornate è la nostra assicurazione sulla vita.

Quello che mi piace del cibo è proprio questo. E' il pensiero che prende forma mentre taglio, soffriggo o semplicemente apparecchio la tavola.

Il sedano in particolare è il protagonista della me ventenne china sui libri di procedura penale. A volte non mi alzavo nemmeno per mangiare, il tempo poco, le leggi tante.

E allora, per pranzo, mi mettevo accanto un po' di sedano e un formaggio, il bel Gioioso della Yomo, che non ha mai capito perché hanno smesso di produrlo.

Anche le mie figlie masticano sedano e sogni. Adorano il suo profumo, il sapore. L'altro giorno ho trovato una ricetta su Naturalentamente che mi ha catturato all'istante. Il Sedano Goloso è uno stuzzichino raw, crudo adatto all'alimentazione vegana e crudista che conquista ogni palato. Al posto del formaggio utilizziamo la frutta secca e una manciata di erbe e spezie.

Il risultato è gourmet, un mix di sapori autentici e delicati. Adatto a qualsiasi momento, è un piccola variazione sana e gustosa del pinzimonio, oltre a un'ottima occasione per avvicinarsi al mondo veg.

Io ho modificato la ricetta originale, pur mantenendo l'idea di base.

Cosa dirvi allora, buon sedano e buoni sogni!


SEDANO RAW

4 coste di sedano
100 grammi di frutta secca mista (mandorle, noci e nocciole)
erba cipollina
1\2 cucchiaino di curcuma
1 pizzico di paprika dolce o affumicata
1\2 bicchiere di acqua
1 cucchiaio di succo di limone
sale
1 cucchiaino di olio extravergine di oliva

Prendi la frutta secca e frullala con il mixer.

Aggiungi tutte le spezie, l'acqua e l'olio. Assaggia e aggiusta di sale.

Dopo aver lavato il sedano, taglialo a bastoncini e servi accompagnato dalla salsina.



Mousse vegana al cioccolato|Le meraviglie dell'aquafaba


Aquafaba

Non so a voi ma a me la parola aquafaba evoca orizzonti magici, boschi fatati, riti celtici. E credetemi, non è perché ho appena visto l'ultima puntata di Britannia 😊

Prima di sapere cosa fosse mi ha incantato il suono della parola, una consuetudine nemmeno troppo remota per chi, come me, ogni giorno lavora  proprio con loro, con le parole.

Un piccolo excursus nella fonte linguistica alla quale dobbiamo buona parte del nostro patrimonio linguistico, il latino, ha permesso di coniare questo termine:

aqua ovvero acqua

faba ovvero legumi

Aspetta, rewind.

Legumi? Passi per l'acqua che con le atmosfere celtiche ci sta bene, ma i legumi? 

I legumi non mi fanno pensare a nulla di magico se non a una bella scodella fumante quando fuori fa freddo. O all'insalata con i fagioli rossi, il tonno, il mais e la cipolletta di Tropea in estate.

Come vedete, nulla di ancestrale, piuttosto fame, quel languorino che a mezzogiorno o giù di lì ti fa vedere al posto della testa del capoufficio una bella teglia di melanzane alla parmigiana.

Oppure, mentre la tua collega parla parla e parla, tu pensi soltanto alle lasagne di tua mamma.



Io, fino a ieri, l'acqua dei legumi l'ho buttata, anche se Jamie Oliver dallo schermo del Gambero Rosso mi ha detto "My darling, non si fa, è un liquido prezioso". Ora è vero che mangerei pure la sola de na scarpa cucinata dal mio Jamie (mio capito, non vostro, solo mio😜) però.....boh, ma non se buttava sto liquido? Pare 'na melmetta, a guardarlo bene....

Joel Roessel , noto blogger francese, nel 2014 quest'acqua non l'ha buttata e ha scoperto una cosa fenomenale: una volta montata diventa come un albume a neve. Prova a realizzare le meringhe ma ha bisogno comunque di uno stabilizzante per ottenere un risultato decente.

Nel 2014 arriva l'estro pratico e arguto dello statunitense Goose Wholt. Studia il liquido di governo dei ceci, lavora sulla quantità dello zucchero e la densità del suddetto liquido ed...EUREKA! Abbiamo trovato un sostituito interamente vegetale delle uova!

Una scoperta sensazionale che ha rivoluzionato il mondo della pasticceria veg e non solo. Perché sostituire o limitare le uova nella propria alimentazione non è soltanto una questione etica ma anche una necessità dettata da alcuni problemi, come un livello di colesterolo troppo alto.

Quindi cos'è l'aquafaba? E' semplicemente il liquido che trovate dentro le lattine dei legumi! Economico vero?

Basta montarlo per qualche minuto per provare una piccola sensazione di disorientamento...ma ho montato l'acquetta der cecio oppure un albume? la consistenza è la stessa!



Ovviamente il mio consiglio è quello di scegliere marche conosciute e soprattutto prediligere barattoli in vetro. Costano un pochino di più ma ne vale la pena. C'è chi dice che l'aquafaba può essere realizzata anche a casa. Io ancora non ho provato e per ora non ne ho intenzione. Se volete cimentarvi fate un giro su Vegolosi, troverete spunti e suggerimenti.

Con l'aquafaba possiamo preparare maionese, meringhe, mousse e tutto quello che viene realizzato normalmente con gli albumi.

La mousse vegana al cioccolato mi è piaciuta?



No

Come no?

Piaciuta è un termine riduttivo.

Pensavo di aver raggiunto la perfezione con la Mousse al cioccolato in due ingredienti, ma questa le batte tutte.
E mettiamoci anche che si prepara in un battibaleno!

Quindi esperimento riuscitissimo e ve lo consiglio, vegani o no. Una volta provata non ne potrete fare più a meno, parola di Emporio 21!

Una piccola precisazione: pare che vada bene qualsiasi legume. Dopo un po' di ricerche nei blog vegani di mezzo mondo, ho visto che i risultati migliori si ottengono con l'aquafaba dei ceci. 



MOUSSE VEGANA AL CIOCCOLATO

Aquafaba ricavata da un barattolo di ceci

150 g di cioccolato fondente di ottima qualità

3 cucchiai di zucchero integrale di canna (qui scegliete in base al vostro tipo di alimentazione, va bene anche il semolato, lo zucchero a velo o la stevia)

qualche goccia di limone

cannella (facoltativa)

Scola i ceci raccogliendo il liquido in una ciotola. mettilo in frigorifero o, se il tempo stringe, per dieci minuti in freezer. Per montare bene deve essere freddo!

Nel frattempo sciogli il cioccolato a bagnomaria e fallo intiepidire.

Togli l'aquafaba dal frigo (o freezer), aggiungi qualche goccia di limone e inizia a montarla con le fruste, così come faresti con gli albumi. In pochi minuti cambierà consistenza, acquistando spessore e compattezza.

Unisci lo zucchero continuando a montare. E' la volta del cioccolato fuso ormai freddo. Aggiungilo mescolando delicatamente con una spatola. SE ti piace la cannella aggiungine un pizzico, esalta l'aroma del cioccolato!

Una volta ottenuto un composto omogeneo, distribuisci nelle coppette e fai riposare in  frigorifero.

Se vuoi puoi servire accompagnato dalla panna di cocco (la ricetta la trovi QUI)




La torta salata del tre vegan e classica

Torta salata con verdure vegan





Ma quanto mi piacciono le torte salate
La torta salata con le verdure è un must a casa mia, un mai più senza che mi permette di risolvere una cena, di far mangiare la verdura alla più piccola, mi aiuta a smaltire gli avanzi che girano nel mio frigo gridando "Yuhu, c'è nessuno????"


La storia di questa torta

Un pomeriggio buio e tempestoso (non è vero ma crea atmosfera) stavo sfogliando un piccolo libro di ricette. Leggo per caso un titolo con la coda dell'occhio.

Torta del tre.

Ohhh ma cos'è un plagio? Io una torta del tre ce l'ho già nel blog (qui la ricetta), è un dolce buonissimo ed è quello originale di Paola Lazzari (qui la ricetta).

Una lettura più attenta mi rivela che in realtà questa è una torta salata. E la cosa mi incuriosisce.

Non so voi ma io mi esalto di fronte a titoli tipo torta del tre, torta dei due minuti, torta con la forchetta o torta con soli tre ingredienti. L'Emporio 21 è pieno di queste ricette! Mi sento come se un novello marchese del Settecento mi gettasse il guanto della sfida.

Sono scettica quindi devo provare.

Bando alle ciance mi alzo e vado in cucina. La ricetta originale prevede anche le melanzane.

Non ce l'ho.

Ciccia.

La facciamo diventare la torta del due. Modifico, faccio, aggiungo. Inforno.

Vediamo chi la spunta.

Beh, l'ha spuntata lei😊

torta salata per vegani e vegetariani


Perché si chiama torta del tre?

Il nome curioso di questa ricetta deriva da una sua particolarità. Nella lista degli ingredienti compare un solo numero, il 3. Tre patate, tre cipolle e così via!

La torta salata del tre in versione classica e vegan (tratta dal libro di Emilia Valli "500 ricette con le verdure") è deliziosa e semplice da preparare. Non ha bisogno di pasta sfoglia, pasta matta o brisèe. Sono le verdure che animano il piatto,  lo trasformano quasi in una golosa tortillas spagnola.

La ricetta originale prevede le melanzane. Se non vi piacciono o non le avete, potete sostituirle con altra verdura o scegliere, come ho fatto io, di ridurre le dosi e realizzare semplicemente una torta del due.

E la versione vegan?

La torta del tre può essere realizzata in versione vegan? Ma certo, garantito dall'Emporio 21! Date un'occhiata alla lista degli ingredienti, c'è anche la versione per voi, precisa precisa al grammo!

Ho modificato la ricetta originale aggiungendo alcune spezie ed erbe aromatiche. Allo stesso modo la versione della Valli non prevede la torta del tre vegan. Quella è stata provata ed elaborata dalla sottoscritta!


La torta salata del tre

Versione classica

3 cipolle
3 patate
3 melanzane già grigliate (o altra verdura)
300 ml latte
3 uova
30 g di burro
3 cucchiai di pangrattato
3 cucchiai di parmigiano

Versione vegan:

3 cipolle
3 patate
3 melanzane (o altra verdura)
300 ml di latte di soia
6 cucchiai di yogurt di soia
al posto del burro: potete ometterlo oppure sostituirlo con margarina senza grassi idrogenati, burro vegetale fatto in casa o 3 cucchiai di tahina
1\2 cucchiaio di paprika
1 cucchiaio di erba cipollina
sale e pepe
al posto del parmigiano: 3 cucchiaini di lievito alimentare


Affetta finemente sia le cipolle che le patate.
Ungi una teglia e cospargila di pangrattato. Sistema uno strato di cipolle e subito sopra distribuisci le patate. Compatta i due strati con le mani e aggiungi le melanzane o altra verdura.

In un piatto sbatti le uova con le spezie, il latte, il parmigiano, il sale e il pepe.

Versione vegan: mescola il latte di soia con lo yogurt, aggiungi le spezie, il lievito alimentare e regola di sale e pepe.

Spargi questo composto nella teglia, sistema i fiocchetti di burro (o quanto previsto nella versione vegan) e inforna a 180 °C per circa 30 minuti.

La superficie deve essere bella dorata!

Panini al cioccolato e olio extravergine e che gran testa di Coccolino


Panini dolci al cioccolato e olio extravergine


Panini dolci al cioccolato con un ingrediente insolito: l'olio extravergine d'oliva. Le gocce di cioccolato incontrano e regalano brio al gusto un po' rétro dell'olio. Il risultato? Una ricetta di quelle destinate a diventare un vero e proprio classico da credenza (la mia 😉)

La preparazione è una di quelle super rapide, adatta ai giorni settimanali quando il tempo è poco e occorre ottimizzare anche il singolo secondo. Vi consiglio di utilizzare un olio non molto forte come quello ligure ad esempio. Se li preparate molto tempo prima rispetto alla colazione, riscaldateli prima di mangiarli.

La marcia in più della ricetta sono le gocce di cioccolato che si sciolgono con il calore  e si fondono con la rusticità dell'olio. Mettetele due minuti in forno o nel tostapane per non perdervi nemmeno una briciola di questi deliziosi panini!


Quella gran testa di Coccolino




Vi capita mai di rivivere una scena del passato?

A me qualche volta.


Il colpevole in questo caso è stata una frase di una delle mie figlie che, dopo aver visto che non c'era più nemmeno una goccia di balsamo, mi ha detto "Ora uso l'ammorbidente".



Stavo per replicare quando mi sono ricordata una cosa.......


Era una mattina buia e tempestosa. Il vento piegava gli alberi e anche il mio umore. Avevo diciassette anni e un appuntamento. Di quelli importanti, di quelli che ti fanno battere il cuore forte forte manco ti stesse venendo una crisi extra-sistolica.


Premessa: io sono intollerante ad alcuni alimenti. Generalmente ci convivo, facendo attenzione ed evitando di mangiarli prima di un evento importante. Uno di questi è il cioccolato. Il secondo è il latte. La sera prima cosa avevo pensato bene di papparmi? Ebbene sì. Una tavoletta di cioccolato al latte, mentre per l'ennesima volta mi guardavo "Gli Uccelli" di Hitchcock e sospiravo (ehm, i film romantici non mi piacciono 😅). Il risultato la mattina dopo? Questo:



Gli occhi erano esattamente così, a palla, stavano uscendo fuori tanto erano gonfi. E qui inizio a benedirmi in latino per aver mangiato il cioccolato.

Ma siccome le disgrazie non vengono mai da sole, ecco i capelli. Esattamente così:


Va beh, mi son detta. Gli occhi li sistemo con un paio di occhiali da sole (ricordatevi che era una giornata buia e tempestosa 😊) e per i capelli, ok, li lavo.

Corsa in pieno Bolt style in bagno.
Shampoo, eccolo.
Schiuma, eccola.
Balsamo...balsamo...non c'è il balsamo!!!!!

Parte la seconda maledizione in greco nei confronti di me medesima. Una riccia come me con una massa di capelli da far impallidire Caparezza può dimenticarsi di comprare il balsamo?

Sono disperata, lo ammetto, quando improvvisamente lo sguardo mi va sul Coccolino.
Quello celeste, avete presente? Ahahahahahah, risata tipo Shining. Trovata la soluzione. Ammorbidisce i vestiti, lo farà anche con i capelli no?

Ok, shampoo.
Risciacquo.
E due tapponi, dico due tapponi del malefico Coccolino.

Massaggio, massaggio e massaggio ancora. Ma senti che buon profumo...quasi quasi lo lascio una ventina di minuti. E già immagino il ragazzo con il quale avevo appuntamento, immergere il suo nasino nella mia folta chioma e dirmi “Amore che capelli profumati che hai e così morbidi…".

I venti minuti si trasformano in quaranta. Risciacquo.

Questo il risultato (faccia compresa):




I miei adorati capelli ricci si erano unti, appiattiti, erano MORTI!!

Non solo.

Il malefico ammorbidente mi aveva provocato una reazione allergica. Avevo tutte chiazze rosse sul viso, sul collo, sulle spalle.

Va beh. Io sono famosa per non perdermi d'animo. Ok.

Tre chili di fondotinta, treccia, occhiali da sole pure con la pioggia, ma non ho più tempo…. devo andare…..pants.pants....

Apro la porta di casa e....
Faccio due premesse: vivevo con mio fratello che aveva quindici anni più di me ed era il mio tutore, non avendo più i genitori.
Seconda premessa: quella mattina avevo marinato la scuola per quell'appuntamento.

Detto questo, apro la porta di casa e….mi trovo davanti mio fratello che aveva dimenticato una cosa e stava tornando a prenderla.

Lo guardo e senza farlo parlare rientro, lancio la terza maledizione in sanscrito e da sola mi metto in punizione per una settimana.

Da quell'esperienza ho imparato che il buongiorno si vede dal mattino e che il coccolino celeste è uno dei miei più acerrimi nemici....




Panini dolci all'olio e al cioccolato

350 g farina
80 g zucchero
100 m di latte intero a temperatura ambiente
60 ml olio extravergine d'oliva
1 bustina di lievito di birra
1 pizzico di sale
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 uovo medio o grande
2 cucchiai di latte in polvere (facoltativo)

per il ripieno:

100 g gocce di cioccolato
60 ml olio extravergine d'oliva
1/2 cucchiaino di cannella (facoltativo)



Ti serve semplicemente una planetaria o un robot. Nella ciotola metti tutti gli ingredienti previsti per l'impasto e mescola con cura. Devi ottenere un composto uniforme e omogeneo. Ci vorranno all'incirca cinque minuti, dieci se impasti a mano.

Copri la ciotola con un panno umido e fai lievitare al caldo per circa un'ora e mezzo. Quando il composto avrà raddoppiato il volume, prendilo e lavoralo leggermente su un piano infarinato.

Stendilo con il mattarello a forma di rettangolo. Spennella la superficie con l'olio previsto per il ripieno, spargi le gocce di cioccolato e la cannella. Arrotola dal lato più lungo e taglia, dando ai panini la forma e la dimensione che preferisci.

Puoi dargli anche la forma del croissant se vuoi!

Appoggia i tuoi panini dolci su una teglia foderata di carta forno e fai lievitare di nuovo per circa mezz'ora.

Metti in forno caldo e fai cuocere per circa 30 minuti. Ovviamente verifica il grado di cottura.

Io ad esempio ho un forno un po' sui generis. Delle volte cuoce in pochissimo, altre invece attende le mie preghiere in aramaico antico per velocizzarsi!

Fai raffreddare e spolvera con zucchero a velo.