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27 giugno 2018

Gli spiedini di pomodorini e siamo tutte Carlotta Pallotta




Tempo fa ho scritto un piccolo incipit. Era il periodo in cui i blog erano un crocevia di commenti, di mail private in cui ti trovavi a raccogliere segrete confessioni o a dispensare consigli in pieno Donna Letizia's style. Una sera, dopo una conversazione con una ragazza, nacque Pallotta e il suo mondo fatto di sensazioni ed emozioni comuni a tutte noi. Un progetto accantonato nel tempo ma che ieri ho ritrovato e rispolverato. Mi ha fatto sorridere, teneramente....


Mi chiamo Carlotta. 
Totta per gli amici, Carlotta Pallotta tra me e me.
Perché Pallotta? Perché dopo la gravidanza non sono più la stessa.

Ho scoperto che la legge di gravità mi attira le terga verso il basso. Le tette ce le ho a pera e nei miei fianchi ci possono soggiornare tre famiglie in colonia estiva con relativi ombrelloni aperti.

Non sono bella.
Sono carina.
Non sono alta, non sono né bionda né mora, non sono una cima.

Sono una di quelle ragazze che appartengono al genere “mediamente”.
Un genere affollato sapete. Siamo in parecchie, alcune consapevoli, altre no.
Come quando ti trovi per strada la ragazza insalsicciata in fuseaux che nemmeno Naomi Campbell potrebbe permettersi.
Ecco, quella è una mediamente, ma non lo sa ed è convinta di stare sull'Olimpo insieme alle dee.

Però a pensarci bene...se il tuo uomo ti ci fa sentire una dea, beh..perché negarsi questa piacevole sensazione.
Una sensazione che io non ho.
O forse non la voglio avere.
Perché oltre ad essere una mediamente sono anche terribilmente cocciuta.Vedo solo ciò che voglio vedere.

Mi importa un fico secco degli occhi degli altri.
Non mi entrano i jeans.
Ma sei bella lo stesso.
Si, ma intanto i jeans non mi entrano lo stesso.

Il mio lui si chiama Ernesto.
"Ernesto fa presto" per gli amici e a volte anche per me, ma per altre ragioni, accidenti alla barba di Zeus.
Per lui non ci sono mai problemi, risolve tutto in un lampo.

Nel suo ufficio è idolatrato manco come fosse un'apparizione di Freddy Mercury in baffi e ossa riconosciuta dalla Chiesa .
Hai un problema?
Lui te lo risolve.
Beata me? Ne riparleremo.

Tappetta è la mia piccola. Lei non è una mediamente. Lei è un' “olimpica” perché se ne sta lassù, con le sue cosciotte cicciotte, i suoi buchini sulle gambe. Buchini che all'età sua sono motivo di orgoglio e che alla mia età sono il motivo migliore per passare al burka.

Tappetta è bella. E' una mangiona e non dorme.
E nemmeno io dormo.
Io sono una passeggiatrice domestica.
Trascorro la notte a passeggiare.
Però mi manca la divisa d'ordinanza delle passeggiatrici: minigonne, tacchi a spillo e labbra a canotto.
La mia divisa invece è una vecchia vestaglia con quello che una volta, tanti rigurgiti fa, doveva essere un orsetto o un coniglietto. In più ho i capelli alla Mirco dei Bee Hive, un ciuffo scolorito che passa dal panna violetto acceso al rosso rosa azzurrino....




To be continued?

Questo è un primo capitolo pilota, un incipit. C'è un po' di tutte noi dentro, perché tutte siamo un po' Carlotta "inside". E come ogni opera che si rispetti è frutto della fantasia della sottoscritta, di storie ascoltate strada facendo 😉




Non so a voi ma a me leggere mette fame. Oddio, se la devo dire tutta, ogni cosa mi mette fame. Ve l'ho mai raccontata quella storia del vecchietto che mi ha rivelato la sua chiave per arrivare a ottanta anni belli arzilli? No, va beh, in un prossimo post vi elargirò a piene mani la sua teoria! 

Oggi vi propongo una ricetta che trovato sul giornale della Coop e perfetta per chi vuole un piatto sano ma gustoso. E' adatto ai vegani vegetariani? Si, ma solo trovando un formaggio che non preveda l'aggiunta di caglio di origine animale ovviamente. lascio quindi a voi la scelta del prodotto adatto alle vostre esigenze. E' prevista anche l'aggiunta di panna. Anche qui sostituitela con quella vegetale se le vostre esigenze o preferenze alimentari vi impongono altre scelte. Per tutti gli altri sappiate che potete utilizzare la feta oppure un qualsiasi formaggio morbido. Ci vogliono dieci minuti di orologio e portate in tavola una ricetta squisita e perfetta per il caldo estivo....che qui ancora non è arrivato!


SPIEDINI DI POMODORINI con CROSTINI ALLA CREMA DI FORMAGGIO e BASILICO

500 g di pomodorini ciliegia o datterini
4 fette di pane
200 g di feta greca o altro formaggio morbido (o altro adatto ai veg)
100 ml di panna fresca (vegetale per i veg)
2 cucchiai di erba cipollina e origano
1 limone
basilico
olio
sale e pepe


Prendi gli spiedini di legno, quelli lunghi e tienili a bagno in acqua fredda per circa dieci minuti. Infilza i pomodorini su questi bastoncini di legno, condiscili con olio, sale e pepe. Cuocili su una griglia rovente, spolverizzandoli con le erbe aromatiche fino a che saranno leggermente appassiti e bruciacchiati.

Spennella con l'olio le fette di pane e falle grigliare.

Frulla la feta o un altro formaggio in un mixer fino a ottenere una crema. Aggiungi la panna, il basilico, 1 cucchiaio di succo di limone e 2 cucchiai la scorza grattugiata. Frulla ancora per qualche secondo.

Servi gli spiedini con i crostini e la crema di formaggio.

19 marzo 2018

Mousse vegana al cioccolato|Le meraviglie dell'aquafaba


Aquafaba

Non so a voi ma a me la parola aquafaba evoca orizzonti magici, boschi fatati, riti celtici. E credetemi, non è perché ho appena visto l'ultima puntata di Britannia 😊

Prima di sapere cosa fosse mi ha incantato il suono della parola, una consuetudine nemmeno troppo remota per chi, come me, ogni giorno lavora  proprio con loro, con le parole.

Un piccolo excursus nella fonte linguistica alla quale dobbiamo buona parte del nostro patrimonio linguistico, il latino, ha permesso di coniare questo termine:

aqua ovvero acqua

faba ovvero legumi

Aspetta, rewind.

Legumi? Passi per l'acqua che con le atmosfere celtiche ci sta bene, ma i legumi? 

I legumi non mi fanno pensare a nulla di magico se non a una bella scodella fumante quando fuori fa freddo. O all'insalata con i fagioli rossi, il tonno, il mais e la cipolletta di Tropea in estate.

Come vedete, nulla di ancestrale, piuttosto fame, quel languorino che a mezzogiorno o giù di lì ti fa vedere al posto della testa del capoufficio una bella teglia di melanzane alla parmigiana.

Oppure, mentre la tua collega parla parla e parla, tu pensi soltanto alle lasagne di tua mamma.



Io, fino a ieri, l'acqua dei legumi l'ho buttata, anche se Jamie Oliver dallo schermo del Gambero Rosso mi ha detto "My darling, non si fa, è un liquido prezioso". Ora è vero che mangerei pure la sola de na scarpa cucinata dal mio Jamie (mio capito, non vostro, solo mio😜) però.....boh, ma non se buttava sto liquido? Pare 'na melmetta, a guardarlo bene....

Joel Roessel , noto blogger francese, nel 2014 quest'acqua non l'ha buttata e ha scoperto una cosa fenomenale: una volta montata diventa come un albume a neve. Prova a realizzare le meringhe ma ha bisogno comunque di uno stabilizzante per ottenere un risultato decente.

Nel 2014 arriva l'estro pratico e arguto dello statunitense Goose Wholt. Studia il liquido di governo dei ceci, lavora sulla quantità dello zucchero e la densità del suddetto liquido ed...EUREKA! Abbiamo trovato un sostituito interamente vegetale delle uova!

Una scoperta sensazionale che ha rivoluzionato il mondo della pasticceria veg e non solo. Perché sostituire o limitare le uova nella propria alimentazione non è soltanto una questione etica ma anche una necessità dettata da alcuni problemi, come un livello di colesterolo troppo alto.

Quindi cos'è l'aquafaba? E' semplicemente il liquido che trovate dentro le lattine dei legumi! Economico vero?

Basta montarlo per qualche minuto per provare una piccola sensazione di disorientamento...ma ho montato l'acquetta der cecio oppure un albume? la consistenza è la stessa!



Ovviamente il mio consiglio è quello di scegliere marche conosciute e soprattutto prediligere barattoli in vetro. Costano un pochino di più ma ne vale la pena. C'è chi dice che l'aquafaba può essere realizzata anche a casa. Io ancora non ho provato e per ora non ne ho intenzione. Se volete cimentarvi fate un giro su Vegolosi, troverete spunti e suggerimenti.

Con l'aquafaba possiamo preparare maionese, meringhe, mousse e tutto quello che viene realizzato normalmente con gli albumi.

La mousse vegana al cioccolato mi è piaciuta?



No

Come no?

Piaciuta è un termine riduttivo.

Pensavo di aver raggiunto la perfezione con la Mousse al cioccolato in due ingredienti, ma questa le batte tutte.
E mettiamoci anche che si prepara in un battibaleno!

Quindi esperimento riuscitissimo e ve lo consiglio, vegani o no. Una volta provata non ne potrete fare più a meno, parola di Emporio 21!

Una piccola precisazione: pare che vada bene qualsiasi legume. Dopo un po' di ricerche nei blog vegani di mezzo mondo, ho visto che i risultati migliori si ottengono con l'aquafaba dei ceci. 



MOUSSE VEGANA AL CIOCCOLATO

Aquafaba ricavata da un barattolo di ceci

150 g di cioccolato fondente di ottima qualità

3 cucchiai di zucchero integrale di canna (qui scegliete in base al vostro tipo di alimentazione, va bene anche il semolato, lo zucchero a velo o la stevia)

qualche goccia di limone

cannella (facoltativa)

Scola i ceci raccogliendo il liquido in una ciotola. mettilo in frigorifero o, se il tempo stringe, per dieci minuti in freezer. Per montare bene deve essere freddo!

Nel frattempo sciogli il cioccolato a bagnomaria e fallo intiepidire.

Togli l'aquafaba dal frigo (o freezer), aggiungi qualche goccia di limone e inizia a montarla con le fruste, così come faresti con gli albumi. In pochi minuti cambierà consistenza, acquistando spessore e compattezza.

Unisci lo zucchero continuando a montare. E' la volta del cioccolato fuso ormai freddo. Aggiungilo mescolando delicatamente con una spatola. SE ti piace la cannella aggiungine un pizzico, esalta l'aroma del cioccolato!

Una volta ottenuto un composto omogeneo, distribuisci nelle coppette e fai riposare in  frigorifero.

Se vuoi puoi servire accompagnato dalla panna di cocco (la ricetta la trovi QUI)




11 gennaio 2018

Torta veloce al formaggio


torta veloce al formaggio



Ci sono due ingredienti che non mancano mai nel mio frigorifero.
Il primo è la feta.
Il secondo la pasta fillo.

Si, lo so, amo da impazzire la cucina greca.
Un po' perché sono cresciuta a pane e dizionario di greco classico, un po' perché la grande sta seguendo le mie orme, un po' è colpa di Mediterraneo di Salvatores e un po' anche delle case bianche di Santorini e di quel mare antico che narra storie solo a chi sa ascoltarle...

Ormai lo sapete, per me la cucina è un viaggio low-cost. Per questo motivo mi basta a volte un sapore tipico per sognare e sentirmi proprio lì, sulla porta di una di quelle casette intenta a scendere per le ripide scale che mi portano giù al mare...

La pasta fillo e la feta sono però due amabili jolly che possono risolvervi qualsiasi empasse in cucina.
L'ospite improvviso, il dolce, la mancanza di idee per il secondo.

Questa torta è figlia di una ricetta trovata su un piccolo libro "Vegetariano e vegano" che mi viene in soccorso quando non ho idee per la testa.

Realizzarla è molto semplice. Pochi ingredienti e mezz'ora di cottura. La feta è addolcita dallo yogurt e resa interessante dall'aggiunta di erba cipollina.

Servitela tiepida o fredda.
E se vi dovesse avanzare niente paura.
Il giorno dopo è ancora meglio!




Torta al formaggio

8 fogli di pasta fillo
1 panetto di feta
2 uova
1 cucchiaio abbondante di erba cipollina
300 dl yogurt intero
2 cucchiai di olio extravergine d'oliva


Scalda il forno a 180 °C.

Prepara il ripieno mescolando la feta sbriciolata, le uova, lo yogurt e l'olio.

Rivesti una teglia (tonda con diametro massimo di 22 cm) con la carta forno.

Prendi 4 fogli di carta fillo. Prendi il primo, spennellalo con poco olio e mettilo sul fondo della teglia. Prendi il secondo, appoggialo sul foglio che hai messo nello stampo, spennellalo e appoggialo sul primo. Continua così con tutti e 4 i fogli. Prendi il ripieno, mettilo al centro e copri con gli altri fogli di fillo, seguendo il procedimento che ti ho appena illustrato.

(scusa la ripetizione della parola prendi, non sono impazzita, ma così rendo meglio l'idea senza tanti giri di parole!!)

Come puoi vedere, parte della pasta fillo fuoriesce dallo stampo. Non devi far altro che ripiegarla verso il centro della teglia!

Inforna e cuoci per 30 minuti o fino a quando la torta sarà dorata.

Servi tiepida o fredda.


25 luglio 2017

Formaggio da spalmare, le non ricette estive per chi non ha voglia ma fame!








Sembra sia una questione di dimensioni parallele.
Un po' come nel film Sliding Doors. 
Un evento apparentemente semplice come un orecchino caduto a terra dà il via a una vita che si sdoppia. 
E' la classica questione del bivio.
Prendi una strada e gli eventi prendono una piega.
Ne scegli un'altra e ti costruisci tutt'altra vita.

Sarebbe però un gesto carino da parte del fato regalarci la possibilità di vivere consapevolmente la dimensione parallela per poi poter scegliere la strada definitiva. Un po' come affacciarsi curiosi alla finestra per vedere come va finire.
E invece vaghiamo con le spalle rese pesanti da scelte che forse era meglio non fare. E lo leggi nei visi di chi incontri per strada per puro caso. Occhi e sorrisi spenti, gesti consueti e consumati dall'abitudine.


Questi sono i pensieri che si snodavano come improbabili gomitoli di lana mentre l'henné (vi ho mai parlato di quanto sia fantastico?) colava a più non posso sul mio collo. Perché nell'altra dimensione parallela ho scelto di diluirlo con meno acqua.
In questa ahimè, l'ho annegato😔




Stasera vi propongo un classico delle cene estive in campagna.
Pane e formaggio.
Quando sei stanco.
Quando non hai voglia di non cucinare.
Quando ti vuoi coccolare perché, ebbene si, il formaggio è consolatorio.
E buono.
E chi se ne frega del colesterolo.

Questo è particolare.
Una non ricetta ma tanto è estate, fa caldo.

Usate solo ingredienti di qualità.
Grande protagonista è la panna acida.
Un tempo mi ostinavo a farla da sola.
Ora la compro perché costa pochissimo ed è così buona!

Prendete la ricotta fresca, saltando a piè pari le simpatiche confezioni del supermercato...utilissime per carità...ma non in questo caso.
Olio, sale pepe, limone e una cascata di erba cipollina fresca. O aneto. O rucola. O scalogno tagliato finemente.
O quello che vi pare insomma.

Procuratevi un quadrato di stelle, una sedia comoda e un po' di pane. Spalmate e sognate......magari la vostra sliding door!







Formaggio da spalmare

200 grammi di ricotta vaccina
70 gr panna acida
erba cipollina (o altre spezie)
mezzo cucchiaino di scorza di limone
olio, sale pepe

In una ciotola lavorate e lungo la ricotta per renderla cremosa. Unite la panna acida e mescolate con cura- Aggiungete l'erba cipollina, l'olio, il sale, il pepe.
fate riposare in frigorifero per almeno mezz'ora.


27 giugno 2017

Insalata di grano saraceno




Riaprire le pagine di un blog è un po' come tornare a casa dopo un lungo viaggio di lavoro. Apri la porta, respiri l'aria familiare resa solo leggermente più acre dall'odore di chiuso. Appoggi la tua borsa sul tavolo, le chiavi, gli occhiali da sole e ti guardi intorno. Sei tornata, finalmente.
Dopo due mesi di buio e problemi, eccomi di nuovo qui a raccontarvi le mie strampalate avventure, culinarie e non.

Forse sarebbe il caso di vivere seguendo il principio delle doppie possibilità perché non sempre è buona la prima. Un odore, un sapore, una persona possono non piacerci un granché nell'immediato. Questione di pelle, premonizione o semplice indisposizione transitoria.
Le cose cambiano però. Cambiamo noi, i nostri pensieri, i gusti. Prendete me ad esempio. A vent'anni odiavo il giallo e Titti il canarino. A quarantasei odio sempre Titti (forza Silvestro) ma il giallo è uno dei miei colori preferiti perché gli ho dato una seconda possibilità.

Io e il grano saraceno non abbiamo mai avuto un gran rapporto. Ci siamo studiati da lontano, ci siamo avvicinati, scrutati, provati e poi, come un rapporto dove entrambi i protagonisti pensano di aver dato tutto, ci siamo salutati e allontanati.

L'ho incontrato di nuovo ma stavolta nella sua forma primordiale: i chicchi. E ho deciso che forse era il caso di provare di nuovo. E ho fatto bene, è nato un amore. Con la calura estiva, l'insalata a base di questo falso cereale è non solo buona, ma una miniera di sostanze nutritive.




Senza glutine, energizzante, utile per la pressione, controlla il livello di zuccheri nel sangue, è ricco di flavonoidi, necessari per prevenire l'invecchiamento cutaneo. La qualità che lo rende assolutamente necessario in estate è l'alto contenuto in magnesio e potassio, sali minerali che si disciolgono come un Calippo al sole appena iniziamo a sudare.

Ve lo propongo in due versioni. La prima è quella basic, senza tanti fronzoli. la seconda è la stessa ma impreziosita da una chicca della quale ormai non posso più fare a meno in cucina ovvero la Mousse di cipolla di Delizie Vaticane di Tropea.







INSALATA FREDDA DI GRANO SARACENO

dose per 1 persona

50 grammi di grano saraceno
2 cucchiai di lenticchie già lessate
1/2 carota
1/2 gambo di sedano
2 cucchiai di mais
1 punta di paprica affumicata
2 foglie grandi di basilico
1/2 spicchio d'aglio (anche meno)
olio sale e pepe

Lava il grano saraceno e fallo cuocere per venti minuti. Nel frattempo con il mixer frulla le foglie di basilico, l'olio, il sale, il pepe e l'aglio e metti da parte. Scola il grano saraceno, fallo raffreddare e sistemalo in un piatto da portata. Unisci le lenticchie, la carota e il sedano puliti e tagliati a dadini, il mais. Condisci con l'emulsione e metti in frigo per almeno due ore.

Servila così oppure, se vuoi una marcia in più, utilizza la Mousse di Cipolla Delizie Vaticane di Tropea.



22 agosto 2016

Galatopita o torta al latte greca






Non so voi ma io alle volte vado a fare la spesa come se fossi 
alla vigilia di una sommossa nazional-popolare-
Mi armo: caschetto e tuta antisommossa, acchiappo il carrello, digrigno
 i denti e vado.
E lo riempio .
E compro.
E ricompro.
Elaboro menù fino al giorno del mio settantesimo compleanno ed
 esco tutta soddisfatta.
E poi?
E poi magari mi trovo tre Rio Casamia e nemmeno un granello di 
zucchero.
Oppure due confezioni di filo interdentale e manco un pacco di pasta.
Lo confesso: ste cazzate baggianate le faccio.
Non spesso ma mi capita.
E il rimedio è in ordine sparso:
- uscire di nuovo a comprare le cose che effettivamente mi servivano
- elaborare un piano strategico per non buttare nulla.

E stavolta è toccato al litro di latte che stava per scadere.
Un vero peccato nonchè un gesto poco civile e responsabile buttarlo.
Al solito apro, scartabello e il mio amore per la cucina greca mi 
viene in aiuto.
Galatopita ovvero la torta al latte.
Semplice, povera eppure cosi buona, cosi genuina.
Retaggio delle campagne greche ,viene per la precisione  è tipica 
dell’ Arcadia. Questa è la versione semplice, quella più complessa vede questa torta rivestita dalla pasta fillo.
Mangiatela fredda , dopo un bel riposo in frgiorifero.
La texture è quella di un budino vellutato.




(fonte ricetta originale:FunkyCook)



Galatopita o torta al latte greca


1 litro di latte
130 grammi di semolino 
150/170 grammi di zucchero
1\4 cucchiaino di sale
2 cucchiai di burro morbido (circa 50 grammi)
3 uova
Vaniglia
Scorza di limone

Per la superficie della torta
(questo passo è facoltativo,potete anche semplicemente spolverarla di zucchero a velo una volta cotta)
1 uovo
2 cucchiai di acqua 
cannella a piacere
2 cucchiai di zucchero

Metti a bollire il latte insieme alla scorza del limone e allo zucchero:
In una ciotola mescola il semolino ,le uova, il sale e la vaniglia.
Aggiungi un pò di latte caldo e mescola.
Lentamente e cercando di non creare grumi unisci tutto il latte
(ma non ti preoccupare: se si dovessero creare gli antipaticissimi 
grumi usa il frullatore ad immersione e in un attimo risolvi il 
problema!!!).
Mescola fino a che vedrai una bella crema densa.
A questo punto unisci al composto il burro a dadini e mescola.
Accendi il forno a 180 gradi.
Rivesti una teglia di carta forno (più piccola è la teglia più alta ti 
verrà la torta).
Sbatti gli ingredienti previsti per la superficie e distribuisci tale 
composto sulla torta.
Cuoci per circa 45 minuti

Note:
- puoi aromatizzare e profumare tale torta come più ti piace: usa a piacere agrumi e spezie varie
- se vedi che la superficie si scurisce troppo durante la cottura coprila con un foglio di carta forno
- gustala totalmente fredda, magari dopo un bel riposo in frigo




8 agosto 2016

Porridge estivo: la colazione che fa bene








Potrei deliziarvi raccontandovi i miei risvegli aulici, al suono degli uccellini  e la sottoscritta che ,come una novella Biancaneve , volteggia per casa canticchiando e dicendo “O acciderbolina, è ora di far colazione”.







Ma ho promesso solennemente  davanti ad una Sacher di non dire più bugie.
E allora eccola la verità , nuda e cruda:
Io la mattina mi sveglio con la fame di un minatore del Klondike.
Facciamo pure due minatori , cosi rendo bene l’idea.
E del minatore ho anche modi e grugniti.
E davanti a me devo trovare una tavola ben imbandita con il caffè fumante e qualcosa che sia in grado di tenere la fame a bada non dico tanto, almeno fino a mezzogiorno.
E potrei raccontarvi di torte, cereali e corn flakes.
Li adoro.
Ma alle undici il mio stomaco ha già tirato fuori forchetta, coltello e piatto chiedendomi: ma oggi per caso nun se magna?
L’unica colazione che tiene a bada i miei succhi gastrici…. è il porridge.
Meravigliosa colazione inglese, tipica delle campagne sterminate e fredde.
Una tazza di porridge oltre a riscaldare dava tanta energia, merito della miracolosa avena.
A base di latte o acqua, con o senza zucchero è un toccasana per le fredde mattinate invernali.
Si, però,  cara la mia foodblogger , forse non ti sei accorta che non c’è la neve fuori.
Ce stanno le cicale.
Nessun problema: porridge estivo.
Delizioso, comodo e furbo perché si prepara la sera prima.
Io vi do delle indicazioni di base sugli ingredienti.
Voi metteteci quel che vi pare ma soprattutto provatelo.
Lo so che può scatenare diffidenza solo a guardarlo ed è difficile renderlo carino ed appetibile in foto
Perché a meno che non viviate a pane e cappellini della regina Elisabetta, sta pappetta può destarvi qualche perplessità.
Ma fidatevi è buonissima e soprattutto vi fa un gran bene.
(da un ‘idea de “La Figurina")





PORRIDGE ESTIVO
(ingredienti per una porzione)

90 millilitri di yogurt bianco magro (o greco)
60 millilitri di latte
1 cucchiaino di miele (o zucchero di canna)
1 manciata di uvetta (facoltativa)
Frutta secca a piacere
Frutta fresca a piacere
20 grammi di fiocchi di avena
Cannella a piacere
(eventuali aggiunte da mettere la mattina: cioccolato in pezzi, cacao,semi di chia,)

Prendete un bel contenitore capiente, di vetro.
Mescolate il latte e lo yogurt e versateli nel barattolo.
Unite il miele (o lo zucchero), l’uvetta, i fiocchi di avena, la cannella  e la frutta fresca.
Mescolate con cura e mettete per tutta la notte in frigo.
Al mattino aggiungete la frutta secca da voi preferita ( e se volete anche il cioccolato in pezzi o i semi di chia)

Date una mescolata e gustate!



27 luglio 2016

Hawaiian Bread Rolls






Perché viaggiamo con lo spirito oltre che con passi lenti ma sicuri
Perché il confine ci va stretto come un abito di due taglie inferiori.
Cerchiamo davanti al nostro naso ma sappiamo che la realtà è altrettanto bella 
oltre l’ orizzonte






Perché siamo viaggiatori che vorrebbero avere il sapore di ciascun luogo di questa Terra e anche  oltre ( ve lo ricordate Toy Story? Verso l’infinito e oltre!!)
Perché non ci bastano tre vite per andare in tutti i luoghi che solleticano i nostri sensi.
Perché viaggiamo anche attraverso un piatto , una spezia.
Perché  sappiamo che quel determinato piatto è la cultura di un popolo.
E la conoscenza , la comprensione ..quella che parte dalle cose elementari …acqua, terra,sole, vento può portare solo cose belle.
E mai il baratro.


Oggi vi porto con me a respirare aria d'Oceano, di vulcano, di ananas e cocco
Le Hawaii, un paradiso in terra.
E questi panini, presenti in tutti gli scaffali dei supermercati statunitensi, ne sono l’emblema.
Hawaiian Bread Rolls che poi, sembra li abbiano portati gli immigrati portoghesi arrivati sull’isola.
Il succo d’ananas l’ingrediente che ha catturato il mio interesse.
E  la convinzione di trovarmi di fronte ad un pane dolce.
Niente di più sbagliato.,
L ’hawaiian Bread Rolls è un po’ come il beige.
Lo si mette ovunque.
E voi provatelo con qualsiasi cosa.
Creme al cioccolato, pietanze salate e la morte loro: il gelato.
Possibilmente al cocco.
Perchè nella parte dei viaggiatori senza confine noi, ci caliamo fino in fondo
(fonte ricetta:Handle the eat)




Hawaiian Bread Rolls

½ tazza di succo d’ananas
½ tazza di latte intero tiepido
60 grammi di burro fuso e tiepido
2 uova leggermente sbattute
6 cucchiai di zucchero semolato o di canna
1 bustina di lievito di birra
550/600 grammi di farina

Fate intiepidire il latte e sciogliere il burro.
Nella planetaria o in un mixer unite tutti gli ingredienti tranne il latte.
Iniziate a mescolare e unite a filo il latte. Fermatevi quando il composto sarà formato e non più appiccicoso.
Può darsi che non abbiate bisogno di tutta la mezza tazza del latte. Regolatevi ad occhio, alcune farine assorbono più liquidi delle altre.
Una volta formato il composto mettetelo a lievitare fino al raddoppio.
Riprendetelo, dividetelo in circa  15 parti uguali.
Formate delle palline e mettetele nella teglia rivestita di carte forno.
Fate lievitare per circa  45 minuti.
Cuocete in forno caldo per circa mezz’ora.
I primi dieci minuti coprite la superficie  dei panini con la carta forno.


19 luglio 2016

La spuma di limone e liquirizia e la lezione di vita della caramella





Ali Babà è andato in vacanza col beduino e il cammello (vedi post precedente)
Il forno ha deciso di andare a passare quattro giorni alle terme con sua sorella l’affettatrice
Ed io sono rimasta qui con quella solita voglia di dolce che non va via nemmeno a cancellarla col bianchetto.
E allora che si fa, si fa un dolce freddo, dai .
Spuma di limone e liquirizia.
Io la liquirizia la renderei obbligatoria per legge.
Quanto mi piace.
Questa ricetta poi contempla l’uso di una delle caramelle più gettonate tra i bimbi (e non solo).
Questa:


Alzi la mano chi non l’ha mai mangiata.
Vado al super, ne compro una busta ,la porto a casa e siccome oggi sono magnanima ne offro due alle mie figlie e una per me, non sia mai.
La mia sparisce in un attimo, cosi tutta intera in bocca, tranciata in un nanosecondo, come le mani dei bugiardi nella Bocca della Verità.
Alzo gli occhi e guardo le mie figlie e mi rendo conto di come cambia negli anni la capacità di godere dell’attimo.
La mia “novenne” è lì che l’ha srotolata tutta e se la gusta pezzetto per pezzetto.
Anche io la mangiavo cosi da piccola.
Questo filo lunghissimo che pendeva dalla bocca e che tiraoi su lentamente, aspettando che l’aroma pungente mi inebriasse.
Con calma, con passione, con divertimento.
E mi divertivo, senza pensare ad altro che non fosse quella benedetta caramella
Ora la sparo tutta in bocca e finisce subito.
Ma ho goduto di quest’attimo?
Assolutamente no.
Perché magari mentre la mangiavo pensavo ad altro: il pranzo da preparare, la critica della ragion pura di Kant o al vestito di Desigual in vetrina che diamine quanto costa nonostante i saldi….
Back.
Indietro.
Indietro nel tempo quando tutto era più semplice.
Back.
Con una rotella di liquirizia che mi ha insegnato l’arte di fermarmi.
Anche solo per cinque minuti.
Senza pensare ad altro.

E come può essere un dolce che contiene tale ingrediente cosi filosofico?
Buono, ma proprio tanto.

E’ semplicissimo da preparare.
La cosa più antipatica è tritare le rotelle di liquirizia.
Fatele più o meno grandi, assecondate i vostri gusti.
Non vi piace la liquirizia?
Non la mettete e avrete comunque un’ottima spuma al limone!




SPUMA DI LIMONE E LIQUIRIZIA

3 tuorli d’uovo
120 grammi di zucchero
300 ml di latte
3 fogli di colla di pesce
3 limoni
100 grammi di rotelle di liquirizia
300 millilitri di panna fresca


Mettete la colla di pesce in acqua per ammorbidirla.
Tritate le rotelle di liquirizia.

Ricavate la scorza da due limoni e mettetela in infusione nel latte.
Portate ad ebollizione il tutto e, dopo aver spento la fiamma, fate riposare per cinque minuti.
Togliete le scorze dal latte.
Spremete i limoni.
Montate in una ciotola con la frusta i tuorli con lo zucchero.
Unite il latte,mescolate, trasferite in una casseruola e fate cuocere per circa cinque minuti, mescolando spesso.
Togliete dal fuoco e unite i fogli di gelatina ben strizzati.
Mescolate con cura.
Aggiungete a questo punto il succo del limone e le rotelle tritate.
Fate raffreddare.
Montate la panna ben ferma e unitela al composto ben freddo. Fatelo poco per volta in maniera tale da non smontare il composto.
Trasferite la vostra spuma nei bicchierini da portata e fate raffreddare in frigo per almeno tre ore..
Servite con foglie di menta.