26 marzo 2015

Torta BilBolBul (o brasiliana) ripiena alla ricotta...e cronaca di una tranquilla mattinata..







Mi sveglierò con il suono dei pettirossi in amore.
Un dolce e tenue cinguettio.
Sorriderò e mi stiracchierò come un gatto.
Spalancherò la finestra anche con tre gradi sotto zero, provocando un principio di assideramento a mio marito che dorme ignaro.
Farò il saluto al sole come insegna l'Hatha Yoga... sempre sorridendo.
Infilerò la tuta e via come una novella Bolt a correre per le strade della mia città con i Deep Purple nelle orecchie.
Tornerò a casa sorridendo soddisfatta.
Doccia e capelli. 
La doccia cromatica ovviamente .Un'immersione nell' arcobaleno.
Che ne so , magari cura cellulite,doppie punte e doppio mento. All in one,potenza delle diavoleria moderne.
Trucco e parrucco e poi la colazione.
Ovviamente la tavola sarà già stata apparecchiata da mio marito ,grato agli dei per non aver riportato danni permanenti dal principio di assideramento mattutino.
Apparecchiata in stile Old England perchè in fondo in fondo io sono una "ragazza" vintage.
Che ve lo dico a fare troverò anche le mie figlie sveglie. Lavate vestite e pettinate e intente a pasteggiare a brioche marmellate e succhi fatti in casa.Tutti e quattro seduti, intenti a parlare dei progetti odierni.....


DRIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIN.DRIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIN.

Porca paletta sono già le sette.
I calzini,dove sono i calzini?
Oddio la caffettiera accesa.
Amori della mamma svegliatevi.
E uno.
Corro,apro la finestra,arieggio,devo rifare il letto di corsa.
Tesorucce è ora di alzarsi
.E due.
Mi infilo nella doccia e con una mano insapono i capelli ,con l'altra mi lavo i denti e con un piede mi passo la spugna.
Ragazze,su,è ora.
E tre.
Ma la cravatta della divisa l'hai vista?
Il caffè porca paletta ,c'ho messo il sale.
Rifaccio il caffè.
Tiro fuori il pan brioche,la Nutella e spremo agrumi.
E adesso ve dovete alzà però.
E quattro.
Aricorro in camera faccio il letto mentre guardo desolata l'armadio. Sgrunt,non ho mai niente da mettermi.
Gioco a moscacieca con il guardaroba e prendo le prime due cose al volo.
La gatta, la gatta ha fame.
Apro i croccantini e li spargo sul pavimento.
Faccio per prendere la scopa ,ma non ho tempo.Acchiappo la gatta e glieli faccio mangiare cosi,dal pavimento.
E mò basta,
SVEGLIEEEEEEEEEE!
E apro la finestra. 
Mamma nevica sei crudele.
Naaa,non succede nulla i bimbi giapponesi corrono nudi sulla neve.
Si, ma io non sono giapponese ringhia la grande mentre la piccola russa.
Le scaravento a tavola.
Sbuffano vogliono i cereali.
Le spremute? Ma se a noi non piacciono (ndr:le hanno bevute fino alla sera prima).
Infilo un pezzo di brioche nella bocca della piccola che continua a ronfare sul tavolo apparecchiato con le tovagliette di plastica dell 'Esselunga.
Ok ha mangiato abbastanza.
Mi trucco senza specchio perchè li hanno monopolizzati tutti.
Va beh,tanto a quarantatre anno suonati penso di sapere dove sono bocca ed occhi.
Pronti,stiamo per uscire.
Usciamo,arrivo fino al portone.
Aspetta ...risalgo.
Ho ancora le pantofole ai piedi.
Riscendo.
Otto e un minuto.
E anche per stamattina ce l'ho fatta!

Bilbolbul.
No, non me sò fumata l'agave che ho in balcone.
E' il nome di questa torta...torta che molte volte viene chiamata anche torta brasiliana.
Ma de brasiliano non c'ha manco i glutei che danzano al ritmo di samba.
Perchè questa torta è tutta nostra.
E pure bella vecchietta, perchè la sua prima apparizione risale al 1929 nel "Talismano della felicità" di Ada Boni.
Bilbolbul era un ragazzino africano protagonista di un fumetto italiano (forse il primo in assoluto) degli inizi del Novecento.
E la torta a lui dedicata è una torta semplice, economica, adatta alle colazioni e alle merende di tutti i giorni.
Io vi presento la ricetta originale della Boni, con una piccola variante...un goloso ripieno alla ricotta!
Potete gustarla ovviamente anche senza arricchimenti vari.
E ' una torta sana (niente burro ,olio o uova nella versione originale) e veloce da preparare.
Se volete una torta esteticamente perfetta usate uno stampo massimo di 22 centimetri di diametro.
Io ne ho utilizzato uno più ampio e ho avuto difficoltà a stendere l'ultimo strato senza toccare la ricotta :-)
Pronte a tuffarvi nel mondo dei fumetti?



TORTA BILBOLBUL ripiena di ricotta

200 grammi di farina
180 grammi di zucchero (la ricetta originale ne prevede 250)
100 grammi di cacao amaro in polvere
1 bustina di lievito per dolci
1 pizzico di sale
250 ml di latte (vaccino, soia, riso, mandorle oppure acqua.)

per il ripieno:

300 grammi di ricotta di pecora (o vaccina se preferite)
6 cucchiai di zucchero
1 albume (se non ci sono problemi di intolleranza)

Teglia tonda imburrata ed infarinata: 22 centimetri di diametro
Tempo di cottura: 30 minuti
Temperatura: forno statico , 180 gradi

Prendete la ricotta. Lavoratela con lo zucchero (magari passandola con il setaccio) fino a farla diventare una crema. Unite l'albume, mescolate e mettete da parte.
In una ciotola mettete la farina,il lievito, lo zucchero, il sale e il cacao.
Unite il latte, mescolate bene e sistemate metà dell'impasto nella teglia.
Unite il ripieno alla ricotta , cercando di distribuirlo uniformemente.
Coprire con l'impasto rimasto e cuocere in forno per il tempo previsto.
Fate raffreddare bene cosi date tempo al ripieno di assestarsi e gustate!


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25 marzo 2015

Treccia deliziosa in due ingredienti...perchè magari non ho voglia di far nulla :-)




Uffa.
Cosa devo fare con questa ricetta?
La inserisco oppure no?
Naaaaaaaa,troppo semplice.

Si però "è bona"..
Talmente bona che riecheggia solo un grido qui in casa:
bene, brava, bis.

Si ,ma una può mettere una ricetta buona ma talmente semplice da sembrare un pò fuori luogo?
E poi... poi guarda le foto.
Lo so, le ho fatte di corsa...proprio perchè pensavo non fosse il caso di proporla.
Poi ,proprio dopo il post sul LicoLi , uno dei più impegnativi e lunghi mai scritti dalla sottoscritta.

Questo il mio dialogo interiore.
E intanto i giorni passano.
La ricetta in questione la faccio una, due ,tre volte.
Viene bene, è veloce, è apprezzata.

Ma ogni volta apro l'archivio delle foto e la scarto.

Finchè poi non mi viene in aiuto una frase che mi è stata detta un giorno, anni fa,quando ero dietro le quinte di una redazione culinaria e storcevo un pò il naso quando dovevo esaminare delle ricette un pò troppo semplici

Secondo te cosa cerca una donna che va di corsa tutto il giorno ?
Cerca il piatti stellato o magari una soluzione facile, veloce e visti i tempi ...anche economica?

E io, cosa cercavo quando aprivo il motore di ricerca anni fa?
Ovviamente la ricetta particolare ma il più delle volte un salva cena o merenda o anche un salva portafoglio.

E allora ho rotto ogni indugio e vi propongo questa ricetta non ricetta.
Pare impazzasse su facebook tempo fa.
Io l'ho vista solo di recente qui , un blog veramente carino!

Due ingredienti.
Pasta sfoglia e tavoletta di cioccolato.
Siete pronte?


TRECCIA  DELIZIOSA IN DUE INGREDIENTI

Rotolo di pasta sfoglia
Tavoletta di cioccolato


Prendete il rotolo di sfoglia.
Con la rotella tagliapasta praticate un taglio alle due estremità della sfoglia, come potete vedere dalla foto:
io non avevo una tavoletta intera ed ho utilizzato quello che avevo in dispensa!
In sostanza dovete creare due angoli alle estremità!
Prendete la tavoletta e posizionatela al centro.
Con la rotella pratichiamo dei tagli laterali e intrecciamoli.
Questo dovrà essere all'incirca il risultato finale:




A questo punto spennellate la treccia di latte e ,se vi piace, cospargetela di granella di zucchero.
Cuocetela in forno a 180 gradi per circa venti minuti.

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22 marzo 2015

Il Licoli di Bonci . Figo più di Johnny Depp!!

Lui è Johnny.
Johnny Depp.
Cosi ribattezzato dalle mie figlie.
Perchè bravo, bello e soprattutto bono.

Johnny è stata la mia ultima spiaggia, il mio ultimo tentativo.
Necessario perchè ultimamente il lievito di birra non lo tolleriamo un granchè.
Tentativo però verso il quale non nutrivo un granchè di aspettative.
Sono anni che tento di produrre o il lievito madre o il licoli.
Risultati?
Disastrosi.

Poi l'incontro fortuito con un blog, Golosando...serenamente e con il licoli di Bonci che a noi romani sta come Iginio Massari alla pasticceria
La sua pizza è un must qui a Roma.

Una settimana di rinfreschi e sbirciate.
Una flessione verso l'insuccesso in corsa.
Una ripresa e uno sprint degno del Bolt dei tempi migliori.
E in contemporanea il regalo graditissimo di un'amica:il suo Gustavo, ovvero il lievito madre.
Trecento anni di bontà.

Ora quindi mi ritrovo con due tipi strafighi: Gustavo e Johnny.
Belli arzilli!

In questo post proverò a raccontarvi la nascita del licoli con il metodo Bonci.
Cercherò di essere il più chiara possibile.
Per ogni dubbio vi rimando al blog di Serena

Perchè il licoli?

Il licoli è leggermente più simpatico rispetto ad una pasta madre. Basti pensare che il rinfresco va fatto una volta al mese. Lui se ne sta bello bello in frigo e aspetta le vostre manine. Tutto qui.

La sua consistenza è simile a quella dello yogurt. Colloso,morbido.

Perchè in realtà non è altro che la vecchia pasta madre ma con un'idratazione al 100 per 100 (ovvero per esempio se ho 50 grammi di licoli, aggiungo 50 grammi di farina e 50 di acqua).

Vi lascio anche un link utilissimo con un pratico form per convertire le vostre ricette...ovvero se avete una ricetta che prevede il lievito di birra e volete invece usare il licoli, inserendo tutti i dati in questa tabella otterrete immediatamente la conversione:
TABELLA DI CONVERSIONE

(un grazie di cuore al lavoro svolto dai blog Golosando.. serenamente e C'è di mezzo il mare)

LICOLI DI BONCI

20 grammi di yogurt magro e non freddo
20 grammi di farina forte
20 grammi di acqua naturale a temperatura ambiente
1 bicchiere di vetro e un tappo

Avvertenza assoluta: il licoli deve stare a contatto con il vetro, la terracotta o la ceramica. Scartate la plastica. Procuratevi contenitori stretti e alti. Evitate quelli troppo larghi, il lievito ha bisogno di "essere contenuto". Io ho utilizzato il bicchiere della crema al cioccolato con relativo tappo.

Primo step: mettiamo lo yogurt nel contenitore. Uniamo l'acqua e la farina. Mescoliamo bene con un cucchiaio. Mettiamo il tappo e poniamo il contenitore in un luogo abbastanza caldo e al riparo dagli sbalzi di temperatura.
Questo il mio bicchiere e il suo contenuto.
Come potete vedere una cremina!



Lasciamo il nostro licoli tranquillo per 48 ore.
Trascorso il tempo necessario lo riprendiamo e procediamo con il primo rinfresco.

2) PRIMO RINFRESCO:
togliamo il tappo e annusiamo il nostro lievitino.
Se dovesse odorare di acido togliamone una cucchiaiata.
Se come il mio non dovesse proprio aver odore, togliamo solo una piccola parte in superficie o anche niente) e procediamo con il rinfresco.
Al nostro licoli aggiungiamo :
20 grammi di farina 0
20 grammi di acqua naturale.

Mescoliamo con energia e copriamo la superficie non più con il tappo ma con una garza o la pellicola trasparente bucherellata in superficie.
Riponiamo il tutto nel luogo riparato e aspettiamo.
Io non ho visto niente, tranne qualche sparuta bollicina , per altre quarantotto ore.

3)SECONDO RINFRESCO:
 ho tolto la pellicola e annusato. Nessun odore acido, quindi ho tolto solo una punta di cucchiaino. Ho iniziato quindi il secondo rinfresco.
Ho travasato il licoli in un vasetto con l'imboccatura più larga (dove potesse entrare la frusta elettrica).
Ho aggiunto al licoli:
20 grammi di farina 0
20 grammi di acqua naturale.

Ho frullato bene con la frusta elettrica e ho riposto nel luogo riparato, sempre chiuso con una pellicola trasparente.
Ho atteso titubante e un pò sconfortata.
Dopo quattro ore la sorpresa.
Ecco il mio Johnny:


Avevo segnato con il pennarello nero il livello iniziale.
Potete ben vedere quanto era cresciuto il mio pargoletto dopo quattro ore.
A questo punto sono partiti i vari rinfreschi che ho effettuato all'incirca ogni sei ore, visto il mio lievito cosi famelico!!
Tenete conto che dal quarto rinfresco in poi non usate più tutto il licoli ma prelevate la quantità indicata.
Mi raccomando: ogni rinfresco prevede il miscelare gli ingredienti con le fruste elettriche.
Ecco lo schema:

TERZO RINFRESCO:  
20 grammi di farina 0 + 20 grammi di acqua naturale

QUARTO RINFRESCO:
 prelevo 100 grammi di licoli + 30 grammi di farina 0 + 30 grammi di acqua

QUINTO RINFRESCO.:
prelevo 100 grammi di licoli + 30 grammi di farina + 30 grammi di acqua

SESTO RINFRESCO:  
prelevo 100 grammi di licoli + 30 grammi di farina + 30 grammi di acqua

SETTIMO RINFRESCO:
prelevo 70 grammi di licoli + 20  grammi di farina 0 + 20 grammi  di acqua

A questo punto è arrivata l'ora di metterlo in frigo.
Dovrebbe essere pronto.
Il mio cresceva a più non posso dopo ogni rinfresco.
Prima di porlo in frigo, ho effettuato un rinfresco totale ovvero:

ULTIMO RINFRESCO:
pari quantità di licoli, pari quantità di farina, pari quantità di acqua.

Questo il mio licoli durante i vari rinfreschi:



(questo l'interno del licoli dopo l'ultimo rinfresco)


A questo punto potete metterlo coperto in frigo.
Dovrebbe essere pronto.
Per avere però la certezza di renderlo maturo potete rinfrescarlo ogni quattro\ cinque giorni.

Io ho forzato quest'ultimo punto.
Ho messo subito alla prova il mio licoli con una ricetta che ormai faccio ad occhi chiusi, quella dei Cornetti sfogliati all'olio.
O la va o la spacca mi sono detta.
Questo il risultato:




Il mio Johnny ha dato il meglio di sè!!
Non contenta il giorno dopo dopo gli opportuni rinfreschi ho fatto dei panini al latte:





Anche qui un ottimo risultato!

A questo punto come lo gestiamo il nostro licoli?

Punto primo: va rinfrescato totalmente una volta al mese. Lo pesiamo e uniamo pari peso di farina 0 e pari peso di acqua.

Ci serve per panificare?
Allora usiamo la tecnica degli pseudo rinfreschi (grazie al blog C'è di mezzo il mare).

Dobbiamo risvegliare il nostro licoli.
Lo togliamo dal frigo.
Lo mescoliamo (è normale vedere una separazione tra le parti)

PRIMO PSEUDO RINFRESCO:

Prendiamo un contenitore, vi travasiamo ad esempio 30 grammi di licoli e lo lasciamo riposare per una bella mezz'ora.
Quello rimanente lo lasciamo nel barattolo originario e lo rimettiamo in frigo.
A questi 30 grammi aggiungiamo altri 20 di acqua e 20 di farina.
Una bella frullata con le fruste elettriche e riponiamo nel solito luogo riparato.
Avremo quindi:30 grammi di licoli + 20 di acqua + 20 di farina= 70 grammi di licoli

SECONDO PSEUDO RINFRESCO:

prendiamo i 70 grammi di licoli, ne aggiungiamo 20 di farina e altri 20 di acqua.
Avremo quindi :70 grammi di licoli + 20 di farina + 20 di acqua= 110 grammi di licoli.
Al solito date una bella frullata e ponete nel luogo riparato per qualche ora
Ci prepariamo all'ultimo pseudo rinfresco.
Molto probabilmente avrete la necessità di trasferire il tutto in un vaso più grande.

ULTIMO PSEUDO RINFRESCO:

prendiamo i 110 grammi di licoli, aggiungiamo 20 grammi di farina e 20 di acqua.
Avremo quindi: 110 grammi di licoli + 20 di acqua+ 20 di farina = 150 grammi di licoli
Sbattete energicamente e riponete per qualche ora nel solito luogo.

Ovviamente la quantità del licoli è puramente indicativa.
Se vi serve di più prelevatene di più, aumentando a 30 o 40 sia la farina che l'acqua. Non oltrepassate i 60 grammi altrimenti sovraccaricate troppo il licoli.

A questo punto potete panificare!

Prestate attenzione  al lievito affinchè non sia troppo liquido (non vi cresce)
Non cambiate la farina (o manitoba o farina 0 mai farina debole, non la ama il nostro licoli)
Non gli cambiate il vaso (se lo fate, mettete in conto un periodo di assestamento)
Non lavate il vaso con detersivi ma con della semplice acqua calda...del resto sempre batteri sono!


Dopo gli pseudo rinfreschi non potete panificare?
Riponete il tutto in frigo tenendo conto però che sarete invasi dal blob!!!!

Sembra difficile ma credetemi si impara e gradualmente si acquista una specie di feeling con il proprio licoli.
Inizialmente limitatevi a ricette che conoscete e padroneggiate bene in maniera tale da prenderci sempre più confidenza!
Non esitate a chiedere qualsiasi informazione.
Sono anche io una neofita che sta cercando di imparare!
Vi lascio con il pane realizzato oggi:



E' bravo vero il mio Johnny!!!

Ultima comunicazione di servizio.
Mi sono arrivate alcune mail relative al post dei Cioccolatini in due ingredienti, in cui parlavo di una spatola in acciaio utile a spianare la superficie del cioccolato fuso dopo averlo messo negli stampini.
Mi avete chiesto delucidazioni in merito.
La spatola che ho io è semplicemente questa:



L'ho presa sul sito ZiZuu. La preferisco a quelle in silicone proprio per la sua rigidità che mi consente di essere precisa. Vi ricordo che se volete acquistarla potete usufruire dello sconto del 10 per cento destinato ai lettori de "L'Emporio 21". Basta inserire al momento dell'ordine il codice:lemporio21_10

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19 marzo 2015

Torta cocco arancia e i Tropici in un attimo






Nelle Filippine si dice che “chi pianta una palma da cocco pianta utensili e indumenti, cibo e bevanda, una dimora per sé e un’eredità per i suoi figli”.
Perchè il cocco non a torto viene definito l'albero della vita, basti pensare ai suoi molteplici usi.
Fornisce cibo, acqua ,olio per cucinare.
Foglie per costruire il tetto di una capanna, fibre per fare stuoie o corde.
E il guscio?
Quel guscio che io guardo ogni volta con astio, sempre tentata di buttar giù dal quinto piano la noce di cocco con la speranza che si rompa?
Il guscio diventa contenitore, posacenere, ciotolina.

Io il cocco l'adoro.
E mi piace ancora di più da quando ho iniziato ad usarlo nei piatti salati, durante le mie incursioni nella cucina etnica asiatica.
Però i dolci che sanno di cocco...beh quelli sono i miei preferiti.
Nel corso degli anni sono state varie le ricette che vi ho proposto.
Le ho guardate oggi, a ritroso, in una sorta di amarcord gastronomico.
E devo dire che le mie preferite tra quelle postate sono:

I Puff Puff al cocco ,dolcetti africani, i miei preferiti in assoluto
Molleux al cocco, morbida torta che si scioglie in bocca
Biscottini in tre ingredienti e otto minuti, biscottini superveloci ed economici

Cosa poter proporre allora di nuovo con il cocco?
Un abbinamento che non avevo mai provato e che mi ha sorpreso per la dinamicità che ha dato alla torta.
Un retrogusto cosi "tropical" da farti sentire l'Oceano che ti bagna i piedi e le palme che ti fanno ombra.

Cocco e arancia.
Con la farina integrale e lo zucchero delle Antille, quello bello grezzo, con i cristalloni che fanno croc in bocca.

Una torta per la prima colazione, per la merenda.
Un esperimento riuscito , da ripetere senza dubbio!!!



TORTA AL COCCO E ARANCIA

250 grammi di farina integrale ( o 00 se preferite)
150 grammi di zucchero di canna grezzo (in alternativa zucchero semolato)
2 arance piccole spremute
acqua minerale frizzante quel che basta (poi vi spiego)
2 uova
160 millilitri di olio di riso ( o olio di mais o girasole)
1 pizzico di sale
1 bustina di lievito per dolci
50 grammi di cocco rapè

per la superficie della torta:
cocco e zucchero di canna quanto basta

Forno:180 gradi, statico
Tortiera: stampo a ciambella 24 centimetri, imburrato e infarinato
Cottura: 35 minuti

Sbattere le due uova con lo zucchero per cinque minuti.
Prendere un bicchiere di plastica. Riempirlo con il succo delle arance spremute.Unire l'acqua frizzante fino ad arrivare al bordo del bicchiere e unire il tutto al composto di uova e zucchero.
Sempre mescolando aggiungere il pizzico di sale.
Setacciare la farina integrale, con la farina di cocco e il lievito.
Unirle al composto alternandole con l'olio previsto.
Quando il composto sarà liscio ed omogeneo,metterlo nella tortiera, cospargere la superficie con il cocco e lo zucchero di canna e cuocerlo in forno caldo per circa 35 minuti.
Spolverare con zucchero a velo

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17 marzo 2015

I Cornetti sfogliati all'olio !




Io non sono golosa di cornetti.
Affatto.
Trovatemi una parola per definire quella fame atavica che mi prende di fronte ad un vassoio di cornetti.
Trovatemi una parola per definire quella salivazione incontinente che mi prende di fronte alla loro glassa, a quei pezzetti di pasta sfogliata che ti rimangono appiccicati alle dita, alle labbra, sulla tovaglia...

Io quel vassoio posso mangiarlo tutto intero.
E questa non è golosità.
E' sfida impertinente alla glicemia .

Da buona foodblogger ho pensato mille volte di replicarli.
Ma....
avete presente quanto burro occorre?
Io quel panetto messo sulla pasta e sfogliato no, non ce la faccio.
Un conto è mangiarlo quel benedetto cornetto ,inconsapevole della danza macabra dei grassi al suo interno.
Un conto è essere la regista di quella danza.
Quindi ho sempre desistito, rimandato...

Finchè...
Finchè la cara Alessandra non ha tirato fuori la genialata dal cappello.
I cornetti .
Sfogliati.
Ma all'olio.

Vedere la sua ricetta e innamorarmene è stata un tutt'uno.
Farla anche.
Seguendo proprio passo passo i suoi consigli.
E il risultato è stato stratosferico.
In breve sono diventati i cornetti più richiesti a casa mia.
I cornetti protagonisti della colazione del sabato e anche della domenica.
Ovviamente non è il cornetto che suda burro.
Ma è la sua variante sana, golosa e credetemi...uno tira l'altro.
Io vi propongo la ricetta che ho seguito la seconda volta che li ho realizzati.Ho provato una versione più rustica,  utilizzando la farina integrale e lo zucchero di canna
Tra parentesi troverete gli ingredienti della ricetta originale che comunque trovate QUI!!!





I CORNETTI SFOGLIATI ALL'OLIO
(ricetta originale di Alessandra Barbone -"I Sognatori di cucina e nuvole")

250 grammi di farina integrale (o 250 di farina W350-in alternativa 125 manitoba,125 farina 0)
80 grammi di lievito madre rinfrescato da un'ora (o 10 grammi di lievito di birra)
170 grammi di acqua tiepida
2 cucchiai di olio di mais (o 15 grammi di burro morbido)
30 grammi di zucchero di canna ( o semolato) più quello che serve per la sfogliatura
1 pizzico di sale fino
olio quanto basta per sfogliare (olio extravergine o di riso)

per farcire:
crema alla nocciola
marmellata
miele

Prendete la ciotola della planetaria.
Metteteci la farina, il lievito madre, lo zucchero, il sale e parte dell'acqua.
Agganciate la foglia e iniziate ad impastare a bassa velocità, unendo l'olio (o il burro previsto).
Unite la restante acqua...ma regolatevi ad occhio.Se l'impasto è già morbido di suo non ha bisogno di altra acqua. Se lo vedete troppo duro aggiungetene dell'altra oltre la quantità indicata.
Togliete la foglia, mettete il gancio e impastate per una decina di minuti, fino all'incordatura.
Far lievitare in un luogo tiepido fino al raddoppio.

Per la sfogliatura:
prendete un pennellino di silicone e una ciotolina nella quale metterete l'olio previsto.
Dall'impasto lievitato ricavate sei palline.
Iniziate a stendere la prima con un mattarello.
Spennellatela con l'olio e cospargetela di zucchero.
Prendete una seconda pallina, stendetela, sovrapponetela alla prima e ungete di olio e zucchero anche questa.
Continuate cosi fino ad esaurimento dell'impasto.
L'ultimo disco non lo spennellate nè di olio nè di zucchero.
Avrete ottenuto in questa maniera un unico disco.
Tagliate con una rotellina il disco in otto spicchi.



Praticate un piccolo taglietto alla base di ogni triangolo, farciteli con un cucchiaino di marmellata, cioccolata o miele e arrotolateli, cercando di dar loro la forma classica dei cornetti.
Metteteli a lievitare sulla teglia del forno foderata di carta fino al loro raddoppio.
Cuoceteli in forno caldo a 200 gradi per i primi cinque minuti.
Abbassate poi a 180 gradi e continuate la cottura per altri 13 minuti circa.
Spolverateli di zucchero a velo prima di mangiarli!

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15 marzo 2015

I Bignè di San Giuseppe:la ricetta mai più senza!




Se il mondo della pasticceria avesse come solo rappresentante i bignè di San Giuseppe io, beh io,
sarei sicuramente più snella.
E anche meno godereccia.
E con qualche filino in meno di zuccheri nel sangue.
Perchè non c'è verso.
Io e i bignè di San Giuseppe non ci amiamo.
Ci guardiamo con rispetto ma ci evitiamo.
E' forse l'unico dolce che non mangio.
Anzi non mangio nè bignè nè dolci che trasudano alcool.
La mia cistifellea si ribella alla sola idea.

Ma ho le serpi in seno.
Anzi la serpe, alias il signor Emporio 21.
Lui diventerebbe volentieri un' Anita Ekberg al maschile...ma il bagno non sarebbe certo nella Fontana di Trevi, quanto invece in un mare di bignè di San Giuseppe.
Li adora.
Lui che preferisce una cartone di sale ad uno di zucchero.
Lui che tra una succulenta meringa e un piatto di "spaghi ajo ojo e peperoncino" corre veloce verso quest'ultimi come se non ci fosse un domani.

E allora che bignè siano.
Nel corso degli anni ho incontrato e messo alla prova varie ricette.
Maltrattate ,cambiate, storpiate, piegate alla mia fantasia.
Nessuna ha vinto.
Nessuna è stata all'altezza di quei piccoli rioni romani, dove San Giuseppe "Frittellaro" regna sovrano.
Rioni dove conta la sostanza e non l'apparenza.
Rioni dove il diciannove marzo il fegato viene chiuso in un armadietto accanto alla Soluzione Schoum che varrà presa a litri nei giorni a venire.
Non c'è arte pasticcera, non c'è guizzo particolare.
Ma solo tanto saper fare tipico del popolo.

Ho girato e rigirato, senza saper dove andare, come dice Baglioni.
Finchè ho incontrato lei e i suoi bignè.
Li ho provati.
Alla lettera, stravolti, diminuite le uova...oh vengono sempre bene.
E il sapore è proprio quello.
Quello del ristorantino lì a San Giovanni, dove li ho assaggiati la prima volta.

La dolcezza del popolo, tutta in un bignè.....


Io ve la propongo la ricetta de La Cuoca Sopraffina. Provatela se volete sperimentare il vero sapore dei famosi bignè.
Ho unito questa ricetta a quella della crema per me insostituibile ed infallibile, quella che trovate QUI.
Sembra difficile assemblare il tutto ma credetemi, al massimo un'ora di tempo ed è tutto pronto!




BIGNE' DI SAN GIUSEPPE


per i bignè:

150 grammi di farina
80 grammi di burro
200 millilitri di acqua
4 uova
60 grammi di zucchero
1 pizzico di sale


per la crema pasticcera:

2 uova intere
400 millilitri di latte
150 grammi di zucchero
30 grammi di farina
 scorza di un limone grattugiata
1 pizzico di sale

Prepariamo la crema:
mettiamo a scaldare il latte in un pentolino.
A parte montiamo le uova con lo zucchero fino a renderle belle spumose.Uniamo il sale, la scorza del limone grattugiata e la farina.
Uniamo il latte caldo, mescoliamo bene e mettiamo sul fuoco portando ad ebollizione e cuocendo per due o tre minuti.
Facciamola raffreddare.

Prepariamo i bignè:
in un tegame antiaderente portiamo a bollore l'acqua, il sale e il burro.
Togliamo dal fuoco, versiamo a pioggia la farina, mescoliamo e rimettiamo a cuocere per cinque minuti il composto a fiamma moderata.
Mescolate sempre, tende a bruciacchiarsi il composto (questo è l'unico passaggio un pò più difficile).
Togliete di nuovo la pentola dal fuoco ed aggiungete le uova con lo zucchero, sempre mescolando.
Otterrete un composto colloso, poco "simpatico" da gestire ma questo deve essere l'aspetto!
mettete a raffreddare il tutto per circa 30 minuti.

Prendete una pentola alta e stretta e riempitela di olio per friggere.Portatelo lentamente a temperatura.
Mi raccomando, l'olio deve essere abbondante. E' l'unica maniera per far venire il fritto leggero e poco unto!
Con l'aiuto di due cucchiai formate delle palline che lascerete cadere nell'olio bollente.
Toccatele il meno possibile. Si gonfieranno a poco a poco,
Lasciatele dorare  e scolatele.
Continuate cosi fino ad esaurimento dell'impasto.

Preparate una sac-a-poche , riempitela con la crema, praticate un foro al centro di ogni bignè e riempitelo come se non ci fosse un domani.
Il bignè "casalingo" e verace del romano è grande e straripante di crema pasticcera!!!
Spolverate con zucchero a velo e buon appetito!!


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12 marzo 2015

Mousse al cioccolato bianco con due soli ingredienti e la parolina magica





Se avessi un euro per tutte le volte che a casa mia riecheggia la parolina magica a quest'ora sarei nel Tobago a fumarmi un sigaro e a lustrarmi l'abbronzatura.
Qual'è questa parolina?
Ma quella che riecheggia fulminea ,subdola e strisciante anche nelle vostre case......MAMMA!!!!
Vi siete mai prese la briga di contare quante volte viene emesso questo suono dalla bocca dei vostri figli?Io ho superato la cinquantina nel periodo estivo.
Intendiamoci ,la cinquantina solo per quelle frasi corredate da soggetto, verbo complemento e magari qualche preposizione, ad essere buone.
L'altra faccia della medaglia è più terrificante....è il "MAMMAAAAA" seguito dal silenzio ,dal nulla, dal vuoto,vuoto che noi mamme riempiamo in primo luogo col terrore : "Oddio,è successo qualcosa"
Poi non sentiamo pianti, non sentiamo lamenti, non scorre sangue e ci tranquillizziamo.

Parte il secondo atto.
La risposta della madre.
"Che c'è?"
Nessuna risposta

"Ho detto:che c'è?????"
Niente.

Allora la genitrice, al ritmo di marcia che nemmeno un generale nazista sarebbe in grado di riproporre, molla quello che sta facendo e va verso la prole
"Che c'è???????"

E loro candide:
"Che si mangia stasera?"( e va beh )

"Dov'è la gatta?"(ma mica c'ha il GPS integrato,che ne so,e poi cercatela!!!)

La cosa che mi fa fumare e parlare il pechinese è:
"Niente".

Capirete bene che sentire le loro vocine articolare il suono mamma è delizioso per le mie orecchie.Ma non diecimila volte al giorno!! ^_^

Ma ho scoperto una gran cosa. L'unico momento in cui non mi chiamano in continuazione è quando stiro. Chissà perchè , non voglio indagare. Allora ho imparato ad ottimizzare il tempo,ad incastrare tra un calzino e una maglietta la visione di un film, mia eterna passione insieme ai libri.
E ho imparato che anche dalle situazioni un pò scomode si può trarre il meglio. E che anche una cosa noiosa come lo stirare può diventare il veicolo di una grande soddisfazione.
E' un pò quello che mi diceva mio papà.

Bisogna cercare di ricavare il meglio da quello che si ha.

Magari anche da un ferro da stiro!!



Vi va di fare un figurone senza dover sudare tonnellate di sali minerali che fanno più comodo dentro piuttosto che fuori?
Allora prepariamo una bella mousse al cioccolato in due ingredienti!
Dieci minuti di lavoro, un riposo in frigo, una bella spruzzata di panna montata, merignhe e biscottini ad accompagnare il tutto.
Dedicato a donne che vanno di fretta e anche a donne che non hanno sempre voglia di mettersi li a spignattare!!!



Mousse al cioccolato bianco in due ingredienti

250 millilitri di panna da montare
200 grammi di cioccolato bianco di ottima qualità

Prendete 100 ml della panna prevista. 
Metteteli a riscaldare dolcemente in un pentolino.
Quando la panna sarà ben calda, unite il cioccolato bianco a pezzetti e fatelo sciogliere completamente.
Fate intiepidire leggermente.
Intanto montate bene la panna (ben ferma).
Aggiungetela delicatamente al cioccolato sciolto.
Sistemate il tutto nei contenitori dove avrete intenzione di servirla e mettete il tutto in frigo.
Basta anche solo il riposo di un’ora…ovviamente più la tenete al fresco più migliorerà in consistenza!!!





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10 marzo 2015

Il mix definitivo per i muffins :un mix e millemila ricette.Non ci credete?





Io adoro gli States, che si sappia.
E adoro gli americani.
E una loro mania.
Il "The Ultimate" ovvero la versione definitiva riguardo qualsiasi cosa...fosse pure come aggiustare un chiodo su Marte.

E per onor di cronaca non sempre il loro "Ultimate" mi ha soddisfatto.
Ma questo.....questo mi è piaciuto.
E il loro "ultimate" è diventato anche il mio!!

Vi presento il mix definitivo per muffins, la ricetta attraverso la quale otterrete millemila combinazioni di gusti!
Il risultato saranno dei muffins sempre buoni, perfetti,umidi senza quella sgradevole sensazione di dolcino "attappaesofago".
In sostanza, scendono come acqua, ma non fateglielo sapere ai fianchi...perchè da quelli non scendono proprio.

Il bello è che potete preparare questo mix in quantità (raddoppinado o triplicando le dosi indicate) e conservarlo in dispensa o addirittura in freezer dicono loro!
Vi basterà all'occorrenza prenderne 250 grammi, unire gli ingredienti freschi, farcirli secondo la vostra fantasia e infornarli.
Una colazione o una merenda pronte in circa mezz'ora!
Pronte?








Pirottini "Fantasia di cupcake" acquistabili con lo sconto del 10 per cento digitando il codice  lemporio21_10
su ZiZuu!!(ovviamente potete acquistare con lo sconto quello che volete non solo i pirottini :-)


Mix definitivo per muffins

ingredienti secchi:

250 grammi di farina
130 grammi di zucchero bianco
1\2 cucchiaino di sale fino
60 grammi di zucchero di canna
1\2 bustina di lievito per dolci (circa 6 grammi)
1 \2 cucchiaino di bicarbonato

ingredienti liquidi:

200 millilitri di latticello (in alternativa potete utilizzare un mix composto da 100 ml di latte scremato e 100 ml di yogurt bianco magro)
1 uovo (2 se sono piccole)
4 cucchiai di olio di mais o girasole

Prendete due ciotole.
In una mescolate gli ingredienti secchi.
Nell'altra quelli liquidi.
Rovesciate il contenuto di una delle due ciotole nell'altra, mescolate leggermente.
Non preoccupatevi se rimangono dei grumi.
I muffins sono acerrimi nemici dell'impasto liscio e perfetto.
Lasciateli grossolani altrimenti vi ritroverete delle spugne.
Mettete il composto nei pirottini farcendolo come più vi piace.
Cuocete a 180 gradi per dieci, massimo quindici minuti

Frutti di bosco:
scongelate dei frutti di bosco, asciugateli bene e metteteli al centro deill'impasto.
Spolverate con zucchero di canna

Muffins alla banana:
frullate una banana, aggiungetela all'impasto.
Se gradite, unite delel gocce di cioccolato.

Alla maniera dei doughnuts:
aggiungete della cannella all'impasto e della noce moscata. Al termine della cottura rotolate i muffins tiepidi in un mix fatto di zucchero e cannella

Mele e uvetta:
aggiungete all'impasto dei pezzettini di mele e cannella in polvere.
Spolverare la superfici con zucchero di canna

Alla Nutella:
aggiungete mezzo cucchiaino di nutella sulla superficie dei muffins. Con il calore scenderà fino a formare un goloso ripieno. Stesso procedimento con la marmellata.

Muffins alle nocciole :
aggiungete 70 grammi di nocciole tritate all'impasto , cannella e se vi piace noce moscata.

Muffins miele e noci:
Aggiungete al mix 70 grammi di noci tritate. A fine cottura decorate i muffins con miele liquido (sciolto dolcemente in un pentolino)


e cosi via... sperimentate e fatemi sapere!!!!

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9 marzo 2015

5 marzo 2015

I cioccolatini in due ingredienti




Zelinda sente il sudore asfaltarle la schiena.
Due minuti alle venti e tre clienti ancora nel negozio.
Una di questi ferma di fronte a quella che sembra una scelta esistenziale:
il maglione acquamarina o blu cobalto?
E ìntanto Zelinda fa il conto alla rovescia, pensa alla scopa da passare sperando che il principale le conceda di passarla domani, pensa alla metro da prendere, sente la nostalgia di casa e cerca nell'aria, annusandola come un gatto,l'odore dei suoi figli.
Venti e quindici, la corsa sui tacchetti di ordinanza, la metro piena come la spiaggia d'Ostia a Ferragosto.
E poi casa...finalmente.
Ma qui un'altra salita l'attende:

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3 marzo 2015

La frittata di maccheroni e il senso delle proporzioni





Il senso delle proporzioni o ce l'hai o non ce l'hai.

La sottoscritta non ce l'ha.
Soprattutto in cucina, perchè mi sembra sempre tutto poco.

Ho difficoltà ad organizzare la spesa settimanale..perchè "se poi non basta".
Come se dovesse esserci la serrata mondiale dei negozi.
O una massiccia invasione delle cavallette che manco le piaghe d'Egitto...

Questo piatto ne è la testimonianza più evidente.
"Stasera ho una fame" dice il consorte
"Ammmmmore ci penso io".

Di fronte al suo sguardo e alla domanda "Hai invitato qualcuno?" mi sono resa conto di aver un filino esagerato
Ma proprio un filino....500 grammi per una sola persona...e che vi sembrano tanti?
Ecco.
Si,ditelo pure a voce alta.
Ho avuto un blocco temporaneo delle sinapsi e magari anche dei neurotrasmettitori
Ho esagerato.

Ma....siccome qui siamo abituati a vedere il bicchiere mezzo pieno, i quattrocento grammi di pasta avanzati sono diventati l'occasione di provare un piatto sepolto nella mia memoria e nei miei appunti.

Frittata di maccheroni.
Che poi sono spaghetti.
Che poi se qualcuno mi vorrà spiegare storia e curiosità, io sono qui.

So solo una cosa.
Io, la cucina  napoletana, la stra-amo.
La venero.
Mi farei un tatuaggio a forma di babà e di sfogliatelle

Alla faccia del senso delle proporzioni!!!


FRITTATA DI MACCHERONI IN BIANCO

ingredienti per 6 persone

100 grammi di burro
4 uova
sale e pepe 
600 grammi di vermicelli
150 grammi di parmigiano
basilico

fior di latte per il ripieno

Dopo aver fatto cuocere i vermicelli, conditeli con il burro (eventualmente fatto fondere su un angolo del fuoco, se i vermicelli provengono dagli avanzi della  sera prima), le uova sbattute con il parmigiano, poco sale e pepe.Tagliate a dadini il fior di latte
Mettete un pò di burro ( o olio se preferite) nella padella, fatelo scaldare.Versate uno strato di pasta,compattatelo bene con la forchetta,Unite il fior di latte,il basilico e coprite con la restante pasta. Spianatela e cuocetela a fuoco lento, prima da una parte e dall'altra.

Accorgimenti per la cottura:
"....la padella in cui si cuoce non va mai messa piatta al centro del fornello ma tenuta sempre inclinata porgendo alla fiamma solo un settore del bordo.
Va spostata inoltre ogni due tre minuti fino a farle fare un giro completo.
In questo modo l'esterno della frittata rosolerà e non si brucerà il centro.Dopo aver cotto la prima faccia, si capovolgerà la fritta su un piatto e la si farà di nuovo scivolare nella padella per cuocere la seconda faccia" (La  Cucina napoletana in 300 ricette tradizional-Jeanne Carola Francesconi)



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1 marzo 2015

Torta alle mele e limone e lasciare la blogosfera




La riflessione nasce dal post di Anna.
Penso uno tra i miei preferiti degli ultimi tempi.
L'argomento?
Questa pazza blogosfera.
E sulla voglia di scappare.

L'essenziale è ricordare a se stesse il perchè.
Perchè si è aperto un blog, perchè si vuol condividere il proprio mondo.

Altrimenti rischiamo di essere sopraffatte dall'insoddisfazione e dall'ansia di prestazione.
Il risultato?
Andarsene.
Io ne ho perse tante per strade di amiche blogger (Anna e Norma Maroe battete un colpo).
Hanno mollato per essere più serene.
E hanno lasciato un vuoto incolmabile perchè con alcune abbiamo mosso i primi  passi insieme.

E io?

Io ho meditato a lungo se mollare oppure no.
Senso di inadeguatezza?
Oppressione ovvero il dover cucinare per il blog?
Giramento a giorni alterni di zucchine?

Si, tutto questo e anche di più.

Sarebbe stato giusto mollare?
Forse si.
Ma anche no.

Ho rallentato tanto per un periodo la mia attività .Poche ricette e un blocco nell'esprimermi.
Poi ad un certo punto ho chiamato a raccolta Monica.
Le sue esigenze, il suo piacere.
E non quello degli altri.
Le ricette un pò strampalate in giro per il mondo, l'apertura al mondo vegetariano, la mia voglia di comunicare, l'utilizzare una  benedetta melanzana surgelata in pieno inverno non rispettando la stagionalità.

Voglio fare un pò come mi pare.
E voglio parlare soprattutto.
Dei calli come della Critica della ragion Pura di Kant.
Senza sentirmi inadeguata.
E ho cominciato a divertirmi di nuovo.
E guarda caso...pubblico molto di più ora.
Perchè mi sento libera.
Di nuovo curiosa.
Di nuovo amante della varia ed eventuale umanità.

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