4 aprile 2016

I Panitos e ammazza ammazza..è tutta una razza





Tutto il mondo è paese.
Una frase fatta ma che porta con sé una grande verità, soprattutto in cucina.
Prendete questi panitos.
Provengono da un blog spagnolo, Questo. Adoro curiosare nelle cucine degli altri paesi, nei blog che parlano lingue diverse dalla mia.
Diversi ma in fondo cosi uguali perché sotto questo cielo siamo solo uomini.
Perché la cucina è un po’ come l’essere umano.
Sangue , organi, cuore.
Funzionano nella stessa maniera, a qualsiasi latitudine.
Nero bianco o giallo. Il cuore batte tanto quanto.
Poi interviene la peculiarità. Un occhio celeste, un capello biondo, una pelle diversa dalla mia.
Cosi è la cucina.
Il sottofondo è fatto dagli stessi ingredienti.
Acqua, farina , sale.
Come un cuore, un fegato o un polmone.
E poi c’è la spezia che non conosci, l’aroma, il frutto che non sai che crea il diverso.
Come un occhio, un colore di pelle, una lingua.
E quello che assaggi è quello che conosci con qualcosa in più…
Questi panitos assomigliano terribilmente allo gnocco fritto. Quasi gli stessi ingredienti, due le differenze.
L’assenza di grasso ( nello gnocco c’è lo strutto ) e la presenza di spezie ed erbe aromatiche.
Io ho aggiunto una cosa che ho imparato ad utilizzare grazie al Condominio del mio cuore :
Il pomodoro secco tritato ( le mie amiche lo utilizzano in questa maniera)
Qui ci sta proprio bene.
Esalta ancora di più gli occhi scuri e mediterranei di questo cugino dello gnocco.
E credetemi…anche lui è uno gnocco da paura!


PANITOS

300 grammi di farina
½ cucchiaio raso di sale
1 cucchiaio di zucchero
10 grammi di lievito di birra fresco (o 4 grammi di quello liofilizzato)
150 / 200 millilitri di acqua tiepida
Mix di spezie ed erbe aromatiche tra cui: paprika, origano, pepe nero, pomodori secchi tritati leggermente


Puoi utilizzare qualsiasi strumento: planetaria, mixer o mani ^_^
Nella ciotola versa la farina, il sale e lo zucchero. Mescola con un cucchiaio.
Unisci le spezie , i pomodori secchi tritati (asciugati dall'eventuale olio), l’acqua e il lievito ( se utilizzi quello fresco, scioglilo prima con un po’ dell’acqua prevista).
Inizia ad impastare fino ad ottenere un composto omogeneo .
Fai lievitare in un luogo tiepido per circa un’ora e mezzo.
Riprendi il tuo composto, stendilo e ricava tanti piccoli panitos ( tondi o triangolari).
Falli lievitare per un’altra mezz’ora.
Friggili in olio bollente e servili cosparsi di sale ed erbe aromatiche a piacere

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1 aprile 2016

La Torta "HOUSTON ABBIAMO UN PROBLEMA"






Potrei dirvi che questa è una di quelle torte “senza” che stanno invadendo il web .
E potrei dirvi che questa torta è ottima per le vostre\nostre intolleranze.
E che l’ho studiata a tavolino con tanto di goniometro ,metro e matita dietro l’orecchio come si conviene al ruolo.
E che se ve lo dico io che è ottima per le intolleranze mi dovete credere perché nell’albero genealogico vanto Ippocrate, Pasteur, Pippo e Topolino.
Ma io le bugie non le so dire.
E allora vi dico soltanto che la colpa è di questa associazione a delinquere.


Le due squinzie sono appunto la più temibile associazione a delinquere che possa esistere.
Sono ricercate da Fbi, Digos, Nas e dall’Associazione Pensionati Italiani.
In questa foto le vedete come erano una manciata di anni fa.
Li vedete quegli occhi?
Quelli vi guardano e già pensano a come mettervi in difficoltà.
Io lo so. 
Loro la notte si alzano e vanno a sbirciare la mia dispensa nonché frigo.
Scrivono la lista degli ingredienti, fanno una sorta di appello distinguendo i presenti dagli assenti.
E poi il giorno dopo si presentano con un:
Mammina ci fai una torta.
E come può resistere cuore di mamma foodblogger?
Ma certo, tesori miei.
Ma poi le guardo.
Guardo il frigo e.......
HOUSTON ABBIAMO UN PROBLEMA!!!!!
Io non ho le uova.
Non ho nemmeno il latte.
Sgrunt, ma me lo fate apposta?
E là subentra la sfida.
Io la torta ve la faccio .
Con niente.
E viene fuori una torta che è buona e morbida.
Certo non vi aspettate la Sacher.
Ma nella sua semplicità e nel suo essere fatta di niente è gradevole.
E poi si, ovviamente è adatta per gli intolleranti.
Se la volete rendere più golosa farcitela con la crema al cioccolato.




La Torta "Houston abbiamo un problema"

300 grammi di farina
300 millilitri di acqua frizzante
½ bicchiere di olio di semi (all’incirca 100 millilitri)
150 grammi di zucchero
3 cucchiai di succo di arancia
3 cucchiaini pieni di lievito per dolci
2 cucchiaini di marsala o altro liquore a scelta
45 grammi di cacao amaro
½ cucchiaino di cannella
1 pizzico di sale

In una ciotola mettete la farina, il lievito, lo zucchero e il sale.
Fai un buco al centro e unisci tutti gli altri ingredienti previsti
Mescola con una frusta fino ad ottenere un composto omogeneo.
Metti l’impasto in una teglia ricoperta di carta forno e fai cuocere in forno caldo a 180 gradi per circa 30 minuti.
Se la preferisci semplice , decorala con lo zucchero a velo.
Se invece la vuoi rendere più golosa dividila a metà, spalma con della crema al cioccolato , ricomponi e falla riposare per circa 30 minuti in frigorifero


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30 marzo 2016

Ciambellone rustico al grano saraceno e di pipponi post quaresimali




Mi piace la farina di grano saraceno?
Ni.
Lo so, è senza glutine.
Ma non mi garba granchè.
Lo so, è piena zeppa di sali minerali.
Ma non mi garba.
Protegge i capillari grazie alla rutina.
Il che alle mie vene impazzite e capricciose farebbe solo un gran bene.
Ma non mi garba granchè.
Il suo consumo è fortemente consigliato durante l’allattamento.
Ma io non allatto.
Tutto al più lo faccio venire il latte.
 Alle ginocchia però.
Perché annoio o perché chiacchiero cosi tanto anche alla fine non se ne può più
E’ energizzante, combatte l’affaticamento.
Fa niente fatemi andare su un ‘isola deserta a pippare polvere di cacao dalla mattina alla sera.
Sarò fresca come una rosa..
Tutto questo bel pippone  per dirvi semplicemente che habemus papam.

Se come me non riuscite ad amarla alla follia ma avete uno, due, tre..ehm ma anche quattro pacchetti nella dispensa che ballano allegramente la macarena …voilà…uniamola alle altre farine.
E’ l’unico sistema.Un po’ come la farina di riso che per farmela andar giù senza ettolitri di acqua devo mischiarla con qualcos’altro.
Quello che vi propongo oggi è una semplice ciambella.
Ma di quella rustiche buone e impreziosita ( leggi SMALTIAMO LE UOVA DI PASQUA altro che impreziosita) dalla presenza di pezzoni di cioccolato fighi quanto Johnny Deep.
Pronte?



CIAMBELLONE RUSTICO AL GRANO SARACENO

200 grammi di farina integrale o farina 0
100 grammi di farina di grano saraceno
3 uova
180 grammi di zucchero di canna
130 millilitri di acqua frizzante
130 millilitri di olio di semi
1 pizzico di sale
1 bustina di lievito
1 cucchiaio di marsala (o altro liquore dolce)
Cioccolato fondente o al latte a pezzi
Granella di zucchero per decorare



In una ciotola setaccia le due farine con il lievito e metti da parte.
Sbatti le uova con  lo zucchero per circa cinque minuti.
Devi ottenere una massa gonfia e spumosa.
Aggiungi il marsala, l’acqua e mescola delicatamente..
Unisci mano mano le farine setacciata.
Alterna l’aggiunta di farine e l’aggiunta di olio.
Mescola fino ad ottenere un composto omogeneo.
Sistema l’impasto in una tortiera imburrata ed infarinata.
Aggiungi i pezzetti di cioccolato pigiandoli un po’ sulla superficie .
Unisci la granella di zucchero.
Inforna a 180 gradi per circa 30 minuti, forno statico.
Controlla che la tua torta sia cotta prima di estrarla, ogni forno è diverso.
Falla raffreddare e gustala!

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25 marzo 2016

Oggi mi spoglio....accorrete tutte ;-)


Oggi mi spoglio.
Orrore direte ..
Beh, avete ragione.
Ma per buona pace vostra, della decenza e della buon costume la mia nudità è semplicemente relativa al ruolo.
Oggi non sono la foodblogger né la writer delirante che avete imparato a conoscere.
Oggi sono Monica mamma, amica e volontaria di un centro che si occupa di aiutare mamme e bimbi in difficoltà.

Oggi sono Monica mamma.
Di due splendide bimbe, anzi una ragazza ormai e una bimba.
Mamma felice? Certo. Sono orfana, immaginate le tonnellate d’amore che sono piovute addosso a queste due carotine.
Ma appartengo al gruppo  delle mamme "IN"…dove  “IN” non sta certo per vip ma per :
Mamma INadeguata
Mamma INesperta
Mamma INetta a volte
Mamma INutile, la sensazione provata di fronte alle difficoltà al pianto esasperato e senza motivo
Mamma INgiusta, soprattutto con se stessa.
Non ho mai fatto parte delle mamme che sembrano lavate, stirate e ammirate.
Talmente sorridenti e perfette da far morire di carie fulminante tutta la mia arcata dentaria.
Sono stata una mamma che ha imparato strada facendo, che è cresciuta (spero bene) insieme alle sue figlie.
Perchè mamme non si nasce.
Lo si diventa piano piano.

Oggi sono  Monica, volontaria in un centro dove il sostegno è pratico ma anche psicologico. Vedo mamme sole, abbandonate a se stesse. In difficoltà economica certo, ma enorme è quella psicologica.
Mamme che non sanno rapportarsi in un mondo fatto di maternità gioiose, cercate.
Mamme che si sentono sole, non comprese..e che cercano negli occhi dell’altra un appiglio, un germe della stessa sensazione che ti fa dire: non sono sola.
La somma dell’esperienza di mamma “In”  e di volontaria mi ha fatto rendere conto che ha ragione Totò ovvero è la somma che fa il totale.
E’ la somma delle confessioni quelle vere, delle sensazioni reali , delle ammissioni sincere che possono aiutare quelle mamme silenziose che magari si nascondono dietro lo schermo del pc e che cercano semplicemente di capire se quello che provano è “normale”.
E’ la confessione nuda e cruda che la maternità non è solo gioia.
Che la maternità è anche un insieme di notti in bianco, di lavatrici che si accumulano e di lacrime che scorrono che manco una diga può arginarle.
E’ quel sottile senso di estraneità colmato subito dal senso di colpa.
E’ la voglia di gridare al mondo ho bisogno di aiuto senza essere giudicate.

Da tutto questo nasce il progetto di una blogger mia amica, una delle prime incontrate in questo pazzo mondo.
Lei è Romina. RomyChef per gli addetti ai lavori.
Romy amica e deliziosa mamma.
Il suo ometto ha due anni.
E lei ha tanto da dire, da raccontare.
Racconti pieni d’amore, di difficoltà.
Ci siamo confrontate e abbiamo cercato di dare vita ad un progetto.
Una sorta di diario on line che speriamo possa aiutare quelle figure silenziose che popolano il web.
Quelle figure che cercano aiuto e non lo chiedono.
Quelle donne che vogliono una mano tesa o che semplicemente cercano qualcuno che dica semplicemente.
“Tranquilla, è normale”
Ho imparato, con l’esperienza che  quella frase a volte può salvare una vita.
E’ un progetto libero, senza scadenze o obblighi.
E’ un dialogo, dove chi vuole può partecipare con la sua esperienza  o con la sua opinione.
O magari chi vuole può leggere e basta.
E' un emporio, giusto per rimanere in tema dove potrete trovare di tutto.
Piccole astuzie, accorgimenti che aiutano nella vita quotidiana, sentimenti, sensazioni fino a questioni importanti come il rientro nel mondo del lavoro dopo la maternità


Noi speriamo possa servire e che per una volta tanto la solidarietà femminile possa veramente sbocciare.
Vi aspettiamo, se volete.
Anonime e non.

Cliccate QUI per leggere il primo articolo di Romy.

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