3 gennaio 2017

Detersivo per lavatrice fai da te ovvero aiutiamo ambiente e portafoglio!

autorpoduzione-detersivo-sapone di marsiglia





Uno dei miei buoni propositi per il 2017 è la consapevolezza.
Di chi ho intorno.
Di quello che ho intorno.
Di quello che voglio fare.
Di quello che posso fare.

Il detersivo autoprodotto nasce proprio da quest'ultima esigenza.
Cosa posso fare per l'ambiente?
Non ha senso fare una raccolta differenziata perfetta per poi buttare tonnellate di detersivo chimico intorno a noi. La raccolta differenziata tacita le coscienze ma poi?
Oh, sia ben chiaro. Non sono ecologista ad oltranza, non mi vesto di iuta e cotone, non faccio libagioni a base di semi di canapa del nord dell'Uzbekistan nè mi lavo con la cenere del camino che non ho.
La colpa è di un deodorante per tessuti del quale mi sono innamorata tempo fa. Deodorava pure la cantina di nonno Belardo. Tre spruzzi su tende, divani o tappeti e ti immergevi in una nuvola di profumo. Un giorno prendo la mia gatta in braccio e il suo pelo odorava di quel mefistofelico preparato chimico. Oh my God, ma la mia casa è una bomba chimica perché se lo ha addosso lei, figuriamoci noi. Prendo il detersivo in mano, leggo la lista degli ingredienti e mi sento colpevole quanto un amante scoperto in flagranza di reato. Penso che in quel flacone ci sia tutta la tavola di Mendeleev mescolata a mò di insalata. 
Brava Monica, spruzzalo nell'ambiente. E ti senti a posto perché in cucina hai la plastica nel contenitore adatto, hai tolto il tappo dal latte e buttato il cartone dove si conviene e hai anche lavato la bottiglia della passata di pomodoro prima di metterla nel vetro.
Fa niente se in sala hai una bomba chimica che distruggerebbe la flora e la fauna fin dopo la Via Lattea!
E allora ho deciso di iniziare a intervenire dove si può. Sia chiaro, non si può sostituire tutto ma qualcosa si può fare, fosse solo allungare i detersivi per togliere loro concentrazione e evitare di buttare nell'ambiente flaconi su flaconi.

Il detersivo che vi propongo oggi in realtà lo sto testando a fasi alterne da sei mesi insieme ad altre ricette che però ho abbandonato. Molte prevedono l'utilizzo del sapone per piatti, altre ancora sono troppo concentrate e i panni rimangono sempre chiazzati.
Questa è la più semplice, ma è quella che non mi ha mai tradito. Tre ingredienti per un risparmio super (che non fa mai male) e un impatto ambientale minimo. Io lo realizzo nella versione basic perché, trovando il sapone di Marsiglia adatto, il profumo è ancestrale, sa di panni stesi al sole e di natura. Però volendo, potete aggiungere una decina di gocce di olio essenziale. Se desiderate un efficace antibatterico, utilizzate il Tea tree Oil, imbattibile anche se caratterizzato da un odore pungente. Altrimenti affidatevi all'olio di Limone oppure alla Lavanda! Per la preparazione vi occorrerà una pentola e un frullatore ad immersione. Non devono essere destinati a questo scopo, dopo l'uso vi basta lavarli con cura ...tanto è solo sapone di Marsiglia!
Una volta realizzato sistematelo in vecchi contenitori di plastica, anche quelli del detersivo, e avrete tolto un involucro da smaltire all'ambiente.
Per le dosi regolatevi in questa maniera:

5 kg di bucato→ mezza pallina di detersivo autoprodotto e due cucchiai di acqua.

Per l'ammorbidente ne riparleremo, sto testando, dopo il famigerato aceto, l'acido citrico che, forse, mi piace un filino di più!

Ultima accortezza, se potete cercate un sapone di Marsiglia ecologico altrimenti utilizzate quello che volete e risparmierete ancora di più!
(ricetta originale Profumo di Casa)

Altre proposte di autoproduzione:



DETERSIVO PER LAVATRICE AUTOPRODOTTO

1 litro e mezzo di acqua
100 grammi di sapone di Marsiglia tagliato a pezzi
3 cucchiai di bicarbonato

Taglia il sapone a pezzi e sistemalo nella pentola. Unisci mezzo litro  di acqua e porta a bollore. Gira per far sciogliere il più possibile il sapone ( se non si dovesse sciogliere bene non ti preoccupare, ci penserà il minipimer a fare tutto il lavoro!). Spegni il fuoco, unisci i cucchiai di bicarbonato e l'acqua rimanente.
Chiudi con un coperchio e fai riposare tutta la notte.
Il detersivo da liquido diventerà quasi solido.
La mattina dopo, armati di frullatore ed emulsiona il tuo preparato. Otterrai una specie di panna montata candida! Sistema nel contenitore prescelto e inizi ad utilizzarlo. Semplice vero?

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28 dicembre 2016

Lion-La lunga strada per tornare a casa- recensione


romanzo-recensioni-India-Saroo-Nicole Kidman



Un pomeriggio di tre settimane fa, la televisione accesa in sottofondo e una marea di articoli da scrivere quando...

Appare il trailer di Lion-La lunga strada verso casa. Sullo sfondo la mia amata India, in primo piano gli occhi profondi di un bambino. Alzo il volume e ascolto il trailer. Una storia vera. Non so perché mi colpisce, di solito evito come la peste le storie di bambini soli, persi o orfani.
Lo sono stata anche io, orfana, e non mi sono mai concessa un'attenuante. Nessuna scusante per questo mio stato, non ero diversa dagli altri, dovevo solo faticare un po' di più. Tutto qui. Non ho mai sopportato scorciatoie o benefit per questo mio status. E' capitato, c'est tout.

Però Lion mi ha stregato e sono andata a cercare il libro. Di solito, scappo a gambe levate dai film tratti da un romanzo. Mai all'altezza della fantasia che si sviluppa quando si legge.

Compro in versione ebook "La lunga strada verso casa" di Saroo Brierley promettendo a me stessa che alla prima pagina pseudo-strappalacrime l'avrei cancellato dal Kindle.

Tsè.

Saroo ha cinque anni e vive in un paesino indiano. Una sera accompagna il fratello più grande. Si ferma ad aspettarlo, si addormenta, si risveglia e non lo trova più. Sale allora sul treno fermo, pensando di trovarlo nei vagoni. Ma è piccolo, è notte e paura e stanchezza gli addormentano il cuore e la testa. Chiude gli occhi e si risveglia a Calcutta, 1600 km distante dal suo paesino. Non sa pronunciare bene il suo nome, non trova nessuno disposto ad aiutarlo. Saroo sopravvive nella stazione della città più caotica del mondo fino all'entrata in orfanotrofio e alla successiva adozione da parte di una coppia di australiani.
Venticinque anni dopo, tramite Google Earth, riesce a ritrovare il suo villaggio e la sua famiglia.

Eccola in sintesi la trama. Ho evitato alcuni spoiler ma le grandi linee della storia sono tutte qui. Una storia vera e anche ben raccontata. Se pensate di trovarvi davanti a un bambino in lacrime, scordatevelo. Saroo è forte e risoluto, dotato di un istinto di sopravvivenza unico. Non verserete una lacrima, non ve lo permetterà in nessuna pagina del libro. 

Una scrittura semplice e tipica di chi nella vita fa altro. Non ci sono interventi di mani esterne (benedetti noi ghost writer) e si capisce riga dopo riga. Scarno, essenziale ma coinvolgente. Lo leggete in un giorno e, dopo l'ultima riga, vi sembrerà di aver lasciato un amico.

Dicono che il film sia in aria da Oscar, con una Nicole Kidman in gran forma. Non so se lo andrò a vedere.
Ho paura di dare nomi, volti e profumi ai personaggi della storia. Mi basta quello del vero Saroo, per ora.


                                   

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27 dicembre 2016

Il Pain d'Epices...quello vero!

spezie-Natale-dolci tipici-



Il Pain D'Epices è una specialità alsaziana. Origini antichissime e una fama pressoché immutata nel tempo. 
E' un dolce rustico, deciso, profumato. I mitteleuropei lo consumano a colazione per tutto il periodo natalizio (e anche oltre).
E' delizioso da solo ma stupefacente se accompagnato da una pallina di gelato alla vaniglia.
O panna semimontata. O, e questa è la morte sua, da un velo di burro salato. Una mia amica francese lo utilizzava come panure per le fette di petto di pollo. Lo faceva tostare nel forno, lo passava nel mixer e panava la carne, dopo averla leggermente passata nell'olio. Alcuni lo accompagnano con il foie gras.
Io sono purista.
Lo mangio da solo, semplicemente con una tazza di caffè americano tra le mani.
E' stato difficile trovare una ricetta che fosse simile all'originale che compravo durante i miei viaggi. Alla fine l'ho trovata e, con qualche leggera modifica, l'ho resa quasi uguale al pain d'epices che si compra dai fornai d'Oltralpe.

Un discorso a parte lo merita il mix di spezie.
Ho avuto la fortuna di trovare nei supermercati Carrefour un barattolino di spezie già pronte per il pain d'epices. E' un piccolo barattolino con l'etichetta nera il cui costo non dovrebbe superare i 3 euro. Se non lo trovate o non avete voglia di comprarle, nella ricetta trovate tutte le spezie necessarie e la loro quantità. Una piccola precisazione: l'elenco delle spezie è abbastanza lungo. Se non le avete tutte, non c'è problema. Provate comunque a farlo. Non sono una purista ma una convinta sostenitrice del "di necessità virtù". Non otterrete il pain d'epices originale, ma un pane dolce speziato comunque gradevole.
Non vi spaventate per il contenuto di miele....il pain d'epices non viene dolce né stucchevole. Anzi, pensate che in passato, proprio per il contenuto in miele e spezie, era considerato una medicina!

Provatelo se non lo conoscete, crea dipendenza...almeno fino a Pasqua!!




ricetta tratta e modificata da Tutto Green

PAIN D'EPICES

225 grammi di farina integrale (o metà 00 e metà integrale)
2 uova
150 gr miele 
90 ml olio vegetale (mais o girasole)
50 gr zucchero di canna 
1 tazzina piena di caffè
1\2 bustina di lievito per dolci
1\2 cucchiaino raso di bicarbonato

Spezie:

1 cucchiaino abbondante di miscela di spezie per pain d'epices

o in alternativa

1\2 cucchiaino raso di cannella
1\2 cucchiaino raso di noce moscata grattugiata
3 grammi di pepe nero
1 punta di chiodi di garofano in polvere
1\2 cucchiaino di zenzero in polvere
4 bacche di cardamomo
4 semi anice

Prepara il caffè, mettilo in una tazzina e metti in infusione le bacche di cardamomo leggermente schiacciate ( così escono i semini).

Mescola il miele (se dovesse essere solido fallo sciogliere prima sul fornello) con l'olio, lo zucchero, le uova, la cannella, la noce moscata, lo zenzero, il pepe nero.

Unisci la farina setacciata con il lievito e il bicarbonato al composto con l'olio, alternandola con il caffè.

Prendi uno stampo da plumcake non molto grande, foderalo con la carta da forno inumidita e mettici il composto.

Cuoci in forno caldo a 170°, forno statico, per circa 35/40 minuti.

Dopo circa 20 minuti dall'inizio della cottura, copri la superficie con un foglio di alluminio (la superficie tende a scurirsi).

Si conserva a lungo avvolto nella pellicola.

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11 dicembre 2016

Gingerbread al cacao e 'na strofinatina di zenzero

zenzero-biscotti-natale


Zenzero, zenzero delle mie brame, qual'è la spezia più inflazionata del reame?
Quella che domani troveremo nella pasta o magari nel biberon dei nostri nanetti?

Provate a sfogliare qualsiasi rivista dedicata al benessere e fatevi il conto di quante volte viene nominato lo zenzero.
Candito, grattugiato, essiccato, a scagliette, mettine circa un pollice che altrimenti pizzica talmente tanto che chiami i pompieri, io ne metto quanto mi pare perché mi piace.
Col miele, senza miele, no con il limone, ma una puntina di aceto di mele è la morte sua.
Mettilo nella tisana, usalo come caramella, grattugialo sulla mela cotta del nonno e usalo come dentifricio.
Donna, 'na strofinatina dietro le orecchie e gli uomini cascano come mosche al tuo passaggio.
E tu uomo strofinalo dove non batte il sole che andrai come un treno tutta la notte.
Esagerata?
Un rapido giro tra usi e costumi del globo vi farà sorridere e converrete con me che zenzero e curcuma sono diventati i divi dei tuttologi.
Ovunque e comunque.

Però che dirvi? A me piace.
E tranne che strofinarlo dietro le orecchie e infilarlo nella mela del nonno, lo metto un pò ovunque.
Lo zenzero è vecchio come il cucco, solo che prima non se lo filava nessuno.
I primi biscotti preparati con il nostro protagonista risalgono, nientepopòdimeno, al 2400 a.c
Enrico VIII si narra lo usasse come rimedio contro la peste.
Io mi permetto di dissentire.
Ha avuto sei mogli, secondo me, 'na strofinatina nelle parti basse se la sarà anche data, poraccio 😝😜
Elisabetta I pare abbia fatto i primi gingerbread della storia che sono un pò un simbolo dell'Inghilterra.

Io i gingerbread li ho incontrati nel lontano 1981 per la prima volta a Zurigo, durante una delle mie vacanze natalizie in Svizzera. E da allora, il Natale per me sa di spezie e di zenzero. Adoro il pandoro e il panettone (SENZA CANDITI) ma datemi un pain d'epices e vi salverò il mondo ( e distruggerò il vostro girovita).

Oggi vi propongo i gingerbread ma al cacao.
Provateli da soli, con la cioccolata, con un tè fumante. Potete divertirvi a decorarli con la glassa o a lasciarli così, semplici, con una bella spolverata di zucchero a velo.


GINGERBREAD AL CACAO

100 gr farina
100 gr burro
25 gr cacao amaro
80 gr zucchero di canna
1 tuorlo
1/2 cucchiaino di cannella in polvere
1/2 cucchiaino di zenzero in polvere
1 pizzico di chiodi di garofano
1 pizzico di sale

Nella planetaria o nel mixer metti il burro a pezzetti (freddo), la farina, il cacao e le spezie. Frulla alla massima velocità e aggiungi lo zucchero, il tuorlo e il sale e frulla ad alta velocità. Il composto che otterrai sarà sbriciolato. Lavoralo brevemente con le mani fredde e mettilo in frigo per circa 30 minuti.
Stendi la frolla su due foglie di carta forno e e ritaglia i biscotti nella forma preferita.
Cuoci in forno caldo, statico, a 170° per circa 20 minuti.
Falli raffreddare e spolverali con zucchero a velo.


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