17 agosto 2016

Il Chili di Jamie e giù le mani dalla mia privacy!!!




Videochiamate, skype, webcam.
E non basta.
Pochi giorni fa la notizia che presto sarà messa sul mercato un app che consentirà ovunque, comunque e a chiunque al costo della sola connessione, di telefonare guardando in faccia il proprio interlocutore
Io non ci sto
Io non voglio che qualcuno mi veda perché…
Rivendico il mio diritto di rispondere al telefono con il viso bianco per la maschera al cetriolo del Madagascar
Oppure con i bigodini.
Rivendico il diritto di rispondere struccata, spossata e stressata
Rivendico il diritto di parlare al telefono divorando tre etti e mezzo di patatine facendo finta  con chi sto parlando al telefono che siano foglie di insalata particolarmente croccanti.
Rivendico il diritto di fare boccacce e corna di ordinanza al mio interlocutore se non particolarmente gradito, nascosta da una cornetta e dal buio dell’etere.
Rivendico il diritto di nascondere il rossore che deriva da una telefonata attesa, desiderata, sognata.
Rivendico il diritto di parlare al telefono con i mutandoni della nonna o vestita come Madonna nel video “Material Girl”
Rivendico il diritto di parlare seduta, sdraiata o mentre faccio la verticale.
Rivendico il diritto di parlare al telefono e lucidare i rubinetti o girare il minestrone, senza dovermi preoccupare di porgere il mio lato migliore allo schermo del cellulare

Rivendico il diritto del mistero…anche durante una telefonata.
Perché guardarsi necessariamente negli occhi?
Perché non immaginare, pensare, fantasticare?
Io la videochiamata la tollero solo se chiama il lontano parente dall’Uzbekistan.


Chili d’estate?
Ebbene si e per delle ottime ragioni.
La prima è che questa è un’estate strana dal punto di vista meteorologico, è un’estate che chiama l’anguria a pranzo e la bagna cauda a cena.
E poi questo è un chili si cucina da solo, vi risolve il problema della cena in due e più due quattro e vi fa fare delle scarpette che ve le sognerete fino al cenone di Capodanno.
Basta avere l’accortezza di prepararlo a pranzo per gustarlo a cena,leggermente tiepido.
Come potete vedere dalle foto l’ho lasciato particolarmente liquido proprio per il fattore scarpetta.,
Voi regolatevi come meglio pensate.
Procuratevi solo pane.
Tanto pane.
E non dite che non vi avevo avvertito
E’ una versione spuria, il vero chili ha i pezzi di carne ..qui troverete la carne macinata per comodità.
Jamie usa i peperoni già grigliati.
Io vi propongo la mia versione, non avevo voglia di grigliarli a parte.





IL CHILI DI JAMIE

500 grammi di macinato di carne
400 grammi di fagioli rossi lessati
2 peperoncini freschi
4 spicchi di aglio
1 mazzo di prezzemolo
2 carote
1 cucchiaino di paprika (dolce o affumicata)
3 peperoni ridotti a dadini
2 cipollotti
1 cucchiaino di semi di cumino
800 grammi di pelati
1 stecca di cannella

Sbucciare e tritare insieme aglio, cipollotti, prezzemolo e peperoncini.
Soffriggerli in una casseruola con dell’olio e continuare la cottura a fuoco basso per circa 10 minuti (eventualmente aggiungete un po’ d’acqua per non far bruciare il soffritto)
Aggiungere le carote tritate insieme alla stecca di cannella e metà dei semi di cumino.
Cuocere per altri cinque minuti
Aggiungere i dadini di peperone e far insaporire.
Unire la carne e fatele prendere colore girandola spesso.
Unite i pelati (se volete potete anche passarli), prendete un barattolo dei pelati vuoto, riempitelo d’acqua e versatelo sulla carne.
Abbassate la fiamma, coprite e fate cuocere per circa un’ora e un quarto, un ‘ora e mezzo. Se necessario aggiungete altra acqua
Cinque minuti prima della fine della cottura aggiungete i fagioli, i semi di cumino rimasti, aggiustate di sale e di pepe.
Spegnete  e fate riposare.

Servite con un bel giro d’olio e del prezzemolo tritato


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15 agosto 2016

Le Brioche allo yogurt e che la regina Elisabetta ci salvi







Chi mi segue lo sa.
Leggo per mio piacere e per lavoro , se può essere considerato un lavoro il fatto di leggere un libro.
Questa estate mi sono toccati due dei thriller etichettati dalla stampa mondiale come i migliori dell’anno  della categoria di appartenenza
Uno “La vedova” di Fiona Barton.
L’altro “La ragazza del parco” di Alafair Burke.
Che Iddio e la regina Elisabetta ci salvino dai libri –marketing.
Li ho terminati a fatica , con un ‘incipiente orticaria che sta dilagando soprattutto attorno alle mie sinapsi.

Brutti, scontati, inconcludenti.
Ci sono libri che ho amato da subito, come Siddharta di Herman Hesse. Libri che ho odiato all'istante come la famosa trilogia ( Le cinquanta sfumature di noia ops di grigio tanto in voga qualche periodo fa). Libri che mi hanno messo in pace con me stessa,come "Fa bei sogni" di Gramellini, libri che ho faticato a finire come "Guerra e Pace". Libri amati anche controcorrente come "I Promessi Sposi " al liceo. Libri che ,sempre controcorrente, non ho amato come la "Divina Commedia"....

La scelta di un libro è qualcosa di estremamente privato e legato al sentire di ogni singolo.

Mi sono imbattuta anni fa nei "Dieci diritti del lettore" scritti da Daniel Pennac. E ve li voglio riproporre perchè io li ho adorati all'istante!
E mi sono tornati in mente dopo queste letture poco edificanti.


1) Diritto di non leggere

2) Diritto di saltare le pagine

3) Diritto di non finire un libro

4) Diritto di rileggere

5) Diritto di leggere qualsiasi cosa

6) Diritto di provare soddisfazione per le sensazioni che proviamo  durante la lettura

7) Diritto di leggere ovunque

8) Diritto di spizzicare,cioè di aprire un libro a caso e leggere qua e là

9) Diritto di leggere a voce alta

10)Diritto di tacere,cioè di non riferire ad altri le ragioni del nostro leggere o che cosa abbiamo capito.



Fame ne abbiamo?
In quantità!
E voglia di dolce?
A tonnellate
E allora diamoci sotto con le briochine che servite con il gelato sono l’essenza al quadrato dei pranzi sotto il solleone.
La ricetta viene nientepopodimeno che dal blog di Adriano
Penso proprio che non abbia bisogno di presentazioni.
Vi rimando al suo blog per tutte le spiegazioni tecniche e le chicche che solo lui sa darci.
Io vi propongo la versione basic di queste brioche.
Buone , belle compatte.
Da provare a colazione e con una tonnellata di gelato.
Cosi ce le siamo servite oggi io e lei
Una chilata di gelato, panna e cioccolato fuso come se piovesse.
Dovevamo pur testarla la ricetta prima di proporvela, non credete?
La dose che vi propongo è per circa 10 brioche!





Brioche allo yogurt


500 grammi di farina
2 uova + 1 tuorlo
150 grammi di yogurt magro
12 grammi di lievito di birra fresco
100 grammi di zucchero
100 grammi di latte
60 grammi di burro fuso
Zeste di 1 limone e 1 arancia
1 cucchiaio di miele
2 cucchiai di rum
7 grammi di sale

Mescolate le zeste di 1 limone e l'arancia insieme allo yogurt e mettete da parte.
In una ciotola mescolate il latte tiepido, il lievito sbriciolato, 1 cucchiaino di miele, 90 grammi di farina.
Mescolate e fate raddoppiare.
Prendete la planetaria e mescolate il composto con le uova e il tuorlo (gancio foglia).
Unite metà dello zucchero e farina quanta ne basta per iniziare ad incordare.
Aggiungere lo yogurt in 3 volte insieme al resto dello zucchero e della farina.
Unite il miele, il sale e mescolate.
Unite il burro fuso e il rum.
Inserite il gancio nella planetaria e incordate l’impasto.
Una volta omogeneo, fatelo lievitare fino al raddoppio.
Una volta lievitato prendetelo e dividetelo in pezzi di circa 70 grammi l’uno.
Dategli la forma che preferite e fatele lievitare per altri 45 minuti.
Spennellate con un po’ di latte e fate cuocere in forno caldo a 170 gradi per 12 minuti.
Non eccedete con la cottura pena una brioche estremamente dura.
Fate raffreddare e servite




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11 agosto 2016

Muffins carote nocciole e cannella e la casa





Nel mezzo del cammin della mia vita mi sono accorta ad un certo punto che la mia casa non mi rispecchiava più.
Io nel corso di questi anni ho cambiato pelle, espressioni, modi di pensare.
Lei no.
E’  rimasta ferma, immobile.
E la sensazione aprendo la porta di casa era quella di entrare in un appartamento di un B&b. Accogliente, pulito, luminoso ma impersonale.
Mi sono resa conto ad un certo punto che mi mancava quel proverbiale sospiro di sollievo che si ha quando si apre la porta di casa e si chiude il mondo fuori.
Perché la casa deve essere una seconda pelle. Deve parlare e rispecchiare chi la vive, la usa, la consuma.
Quindi cosa fare?
Rivoluzionarla.
Ed è un lavoraccio che mi sta portando via un ‘estate intera.
Vivo tra pennelli, chalk paint, tutorial e diy scritti pure in cinese mandarino.
Tra una pennellata e l’altra, tra una martellata e un cerotto cucino, leggo, lavoro.
Arrivo a fine sera stremata ma soddisfatta. Ogni stanza inizia ad avvolgermi, ad avere il sapore dei miei quarantacinque anni, ehm volevo dire venticinque J

E’ anche un viaggio dentro di me, dentro i miei pensieri.
Ed ho scoperto che dopo tanti anni di colore sfrenato ora sono la dama bianca, almeno in cucina e nelle camere.
Il bianco mi avvolge, mi rilassa, mi fa star bene.
Nella sala invece ho bisogno di vedere le mie piante, i miei grandi Buddha, ho bisogno del mio Oriente.
Delle mie candele, del mio jazz ,dell’angolo che ho ricavato per la lettura.
E’ un bel viaggio, anche se faticoso.
Ma in tutto questo ho pure fame perché lavorare stanca e mette appetito.

Io non ho, anzi, non avevo un buon rapporto con le torte di carote.
Finchè non ho trovato questa ricetta che unisce la cannella con le carote e le nocciole.
Un mix strepitoso.

Assolutamente da provare!


MUFFINS CAROTE NOCCIOLE E CANNELLA

Per 12 muffins

80 grammi di farina
200 grammi di carote
100 grammi di nocciole tritate
Zenzero fresco grattugiato (facoltativo)
60 grammi di biscotti secchi sbriciolati
120 grammi di zucchero
80 grammi di burro morbido
3 uova
1 cucchiaino raso di cannella in polvere
1 bustina di lievito
½ bicchiere di latte

Scaldate il forno a 180 gradi.
Grattugiate finemente le carote
Separate gli albumi dai tuorli e montate a neve ferma quest’ultimi.
Montate a crema il burro con lo zucchero.
Unite i tuorli, il latte, le carote, le nocciole e i biscotti, la cannella e l’eventuale zenzero (se decidete di utilizzarlo grattugiatene una quantità pari a 2 cm)
Unite la farina setacciata con il lievito e gli albumi, mescolando sempre nella stessa direzione epr non smontare il composto.
Versate l’impasto nei pirottini da muffins e cuocete per circa 15 minuti.
Fate raffreddare e decorate con zucchero a velo.
Un tocco in più: accompagnateli con della semplice panna montata.


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8 agosto 2016

Porridge estivo: la colazione che fa bene








Potrei deliziarvi raccontandovi i miei risvegli aulici, al suono degli uccellini  e la sottoscritta che ,come una novella Biancaneve , volteggia per casa canticchiando e dicendo “O acciderbolina, è ora di far colazione”.







Ma ho promesso solennemente  davanti ad una Sacher di non dire più bugie.
E allora eccola la verità , nuda e cruda:
Io la mattina mi sveglio con la fame di un minatore del Klondike.
Facciamo pure due minatori , cosi rendo bene l’idea.
E del minatore ho anche modi e grugniti.
E davanti a me devo trovare una tavola ben imbandita con il caffè fumante e qualcosa che sia in grado di tenere la fame a bada non dico tanto, almeno fino a mezzogiorno.
E potrei raccontarvi di torte, cereali e corn flakes.
Li adoro.
Ma alle undici il mio stomaco ha già tirato fuori forchetta, coltello e piatto chiedendomi: ma oggi per caso nun se magna?
L’unica colazione che tiene a bada i miei succhi gastrici…. è il porridge.
Meravigliosa colazione inglese, tipica delle campagne sterminate e fredde.
Una tazza di porridge oltre a riscaldare dava tanta energia, merito della miracolosa avena.
A base di latte o acqua, con o senza zucchero è un toccasana per le fredde mattinate invernali.
Si, però,  cara la mia foodblogger , forse non ti sei accorta che non c’è la neve fuori.
Ce stanno le cicale.
Nessun problema: porridge estivo.
Delizioso, comodo e furbo perché si prepara la sera prima.
Io vi do delle indicazioni di base sugli ingredienti.
Voi metteteci quel che vi pare ma soprattutto provatelo.
Lo so che può scatenare diffidenza solo a guardarlo ed è difficile renderlo carino ed appetibile in foto
Perché a meno che non viviate a pane e cappellini della regina Elisabetta, sta pappetta può destarvi qualche perplessità.
Ma fidatevi è buonissima e soprattutto vi fa un gran bene.
(da un ‘idea de “La Figurina")





PORRIDGE ESTIVO
(ingredienti per una porzione)

90 millilitri di yogurt bianco magro (o greco)
60 millilitri di latte
1 cucchiaino di miele (o zucchero di canna)
1 manciata di uvetta (facoltativa)
Frutta secca a piacere
Frutta fresca a piacere
20 grammi di fiocchi di avena
Cannella a piacere
(eventuali aggiunte da mettere la mattina: cioccolato in pezzi, cacao,semi di chia,)

Prendete un bel contenitore capiente, di vetro.
Mescolate il latte e lo yogurt e versateli nel barattolo.
Unite il miele (o lo zucchero), l’uvetta, i fiocchi di avena, la cannella  e la frutta fresca.
Mescolate con cura e mettete per tutta la notte in frigo.
Al mattino aggiungete la frutta secca da voi preferita ( e se volete anche il cioccolato in pezzi o i semi di chia)

Date una mescolata e gustate!



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