28 dicembre 2014

Lo zabaione e i biscotti...confuso e felice


La cucina dell'Emporio ha riaperto i suoi battenti per far posto ad un tipino alquanto confuso,anche se molto felice.

Confuso perchè se provate a chiedere a messer zabaione qualcosa relativa alle sue origini si smonta come una panna montata irritata.

Chi lo vuole inventato da Giovan Paolo Baglioni nel 1471.
Il capitan di ventura si trovò vicino a Reggio Emilia con i suoi soldati,stanchi ed affamati.Una rapida razzia nelle campagne vicine gli fruttò uova,zucchero,vino ed erbe aromatiche.
Che farci?
Un bel minestrone ovvero mescoliamo e vediamo cosa vien fuori.
Lo zabaione, appunto.
Che non solo risultò buonissimo ma i soldati cominciarono a correre come lepri dopate, nonostante la fatica.

C'è chi lo vuole torinese ,inventato grazie ad un frate francescano, San Bayon, che l'avrebbe consigliato alle sue penitenti per rinvigorire i mariti stanchi.
E non fate sorrisetti maliziosi ^_^

L'unica notizia certa è che nel 1600 il cuoco dei Gonzaga usava prepararlo (come scritto nei suoi ricettari) utilizzando anche una spolverata di cannella.
Lo consigliava soprattutto ai cacciatori che uscivano la mattina presto.
Dopo averlo assunto potevano anche perdere la sporta per il pranzo,non ne avrebbero certo sentito la mancanza.
Anzi,il vigore li avrebbe accompagnati lungo tutta la giornata.
E manco qui vi concedo sorrisetti maliziosi ^_^.

Le sue origini lo rendono confuso è vero.
Ma è un tipino anche tanto felice perchè (e qui sfoderate battutacce e sorrisetti maliziosi a iosa) zabaione è anche sinonimo di ars amatoria.
Perchè viene invocato e preparato ogni volta che il bisogno di nuovo vigore (elapeppabastaconlebattutacce!!!) prende il sopravvento.

Io oggi ve lo propongo in versione romantica, nella sua perfetta liaison amorosa con i biscotti.
Una storia d'amore perfetta, solida, equilibrata.
Adatta per un tète a tète come per la conclusione di un pranzo festivo, è una ricetta semplice e anche abbastanza veloce.
I biscotti che vi propongo sono una rivisitazione dei classici tozzetti, potete abbinarci però qualsiasi tipo di biscotto.

Vi lascio con una scena tratta dal film "Benvenuti al Sud" dove lo zabaione è il mezzo d'amore tra madre,il figlio e il bisogno di volare via di quest'ultimo.



Zabaione con i biscotti


 per lo zabaione:

4 tuorli
4 cucchiai di zucchero
4 mezzi gusci di uovo di marsala (o latro vino liquoroso a vostro piacimento)
1 cucchiaino e mezzo di amido di mais (facoltativo)

per i biscotti:

150 grammi farina 00
80 grammi farina di mais fioretto
1 manciata di uvetta sultanina ammollata
60 grammi di zucchero
60 grammi di burro fuso
1 pizzico di sale
scorza di limone e arancia grattugiata
mezzo cucchiaino di lievito
2 uova

panna montata per guarnire


Preparazione dei biscotti:

Mescolare tutti gli ingredienti relativi ai biscotti e ottenere un composto omogeneo.
mettetelo in frigo per una mezz'ora circa.
Una volta trascorso questo tempo, tirate fuori l'impasto, dividetelo in due e date la forma di piccoli filoncini.
Adagiateli sulla placca ricoperta di carta forno e cuoceteli in forno caldo a 180 gradi per venti minuti circa.
Tirate fuori i filoncini ,tagliateli a mò di tozzetti (un taglio obliquo) e rimetteteli in forno (sempre a 180 gradi) per una decina di minuti.

Preparazione dello zabaione:

Prendete un contenitore adatto al bagnomaria, rovesciatevi i tuorli con lo zucchero e sbatteteli a mano o con le fruste elettriche finchè saranno belli gonfi e spumosi.
Unite il marsala e se volete l'amido di mais e portate su una pentola contenete acqua bollente e cuocete a bagnomaria (con fuoco lento ) per circa una decina di minuti, avendo cura di sbattere sempre con una frusta.
Serviteli in bicchierini accompagnati dai biscotti e decorati con panna montata.

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16 dicembre 2014

Tartufi cioccocaffè ovvero stupire senza cottura






Io e il forno abbiamo un rapporto alterno.
Un pò come le targhe  automobilistiche nei periodi di ristrettezze.
Un giorno le pari,il giorno dopo le dispari.
Un giorno lo adoro, l'altro mi stanca anche solo girare la manopola della temperatura.

Questo è il motivo delle mie incursioni all'interno del "no-bake" ovvero all'interno di quel mondo dove non si accende nemmeno la fiammella della candela per intenderci.

Mi piace, trovo carini i risultati e soprattutto mi solleva certe volte dal girone dantesco fatto di teglie imburrate, bilance, lieviti e vari.

Sono una foodblogger ,non sono una santa.

Questi pasticcini mi sono piaciuti tantissimo.
Cinque minuti per prepararli e massimo una mezz'ora in frigo per il rassodamento.
Poi...poi amarli e finirli è un tutt'uno.

Li trovo carini da offrire nelle riunioni tra amici, tra una briscola e un tressette, tra una tombola e una spettegolata ^_^.

Siete pronte?
Venite con me nel mondo del "no-bake" non vi deluderà!




TARTUFI CIOCCOCAFFE'

Per circa 10 pasticcini medi:

1 confezione di wafer alla vaniglia
70\80 grammi di zucchero a velo
50 grammi di noci o nocciole o mandorle tritate
2 cucchiai di cacao amaro
1 cucchiaio di cannella
1 caffettiera da due di caffè (normale, decaffeinato o anche orzo)

zucchero a velo per decorare.

Prendete una ciotola.
Metteteci i wafer sbriciolati (per un risultato più fine potete tritarli al mixer, se volete far divertire i bimbi beh...sbriciolateli con le mani)
Unite lo zucchero a velo, la frutta secca da voi scelta tritata, il cacao la cannella e mano mano unite anche il caffè freddo.
regolatevi piano piano.
Il caffè serve per bagnare l'impasto per poi riuscire a comporre le palline.
Quando vedrete che ne potete formare agevolmente una, non unite altro liquido.Formate le palline e mettetele in frigo per una mezz'ora.
Tiratele fuori,rotolatele nello zucchero a velo e servitele!



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10 dicembre 2014

La Minestra di farro alla trebua e vorrei che la vita fosse una zuppa





Perchè la vita in fondo potrebbe essere semplice come una zuppa.
Pochi ingredienti.
E un risultato paragonabile alla coperta che ti scalda quando fuori soffia impetuosa la tramontana.

Semplice come una zuppa.
Pochi ingredienti.
Ma di quelli essenziali.
Di quelli che non ti tradiscono.

Perchè sai che mescolati danno vita a quel sapore, a quel tepore.
Lo sai.
E ti impegni.
Sminuzzi.
Soffriggi.
Crei il brodo.
Osservi il vapore che crea strani disegni.
E poi sai che ti scalderà cuore e anima.
e anche mani.
perchè io il piatto della zuppa me lo stringo tra le mani.
Come un'ancora....

Vorrei che la vita fosse cosi.
Amore, dedizione, un pizzico di improvvisazione, sentimenti di quelli basic ma autentici, reali ma.....
ma non è cosi, molte volte.

Chissà perchè non basta.
Chissà perchè non è mai abbastanza.
Chissà perchè c'è sempre altro.

Si, mi piacerebbe proprio che la vita assomigliasse ad una zuppa .
E anche tu, amica che in  questo momento stai vivendo il non è mai abbastanza......


Un piatto della mia terra d'origine oggi.
Ancora farro.
Questa volta semplice e genuino.
Pochi ingredienti ma sapientemente dosati.


LA MINESTRA DI FARRO ALLA TREBUA

per due persone :

160 grammi di farro perlato
1 cipolla 
1 costa sedano
100 grammi di pancetta affumicata
3 cucchiai concentrato di pomodoro
2 patate
olio sale e pepe

Tritate la cipolla e il sedano. Fate rosolare il trito in un pò di olio.
Aggiungete la pancetta sminuzzata e fatela stufare leggermente nel condimento.
Unite le patate pelate e tagliate a dadini e fate rosolare il tutto. 
Unite il concentrato di pomodoro, un .litro e mezzo di brodo vegetale e ,nel momento in cui riprende il bollore, unite anche il farro.
Cuocete per circa una mezz'ora.
Completate con un giro di olio extravergine d'oliva, pepe e volendo del parmigiano grattugiato.


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9 dicembre 2014

La Chiocciola di pizza ...ma che "davero davero" ?





Il problema è che mi giro indietro e vedo ancora il mare e sento la sabbia calda.
Ho addosso il profumo dell'abbronzante al cocco e il sapore del gelato all'amarena.
Ho ancora qualche bikini in fondo al cassetto.

E invece eccolo.
Jingle bells Jingle Bells....
Due settimane.
Ed eccolo il Natale.

Un'altra settimana ancora e il 2014 scivolerà via lentamente.
Archiviato.
Insieme alle bollette, agli scontrini conservati e agli ombrelli dimenticati.

Io...io...ho sempre la sensazione di perdermi qualcosa.
Perchè ore, minuti e giorni ballano al ritmo forsennato della techno.

Mi piacerebbe ogni tanto un valzer o un giro di minuetto.
per riprendere il fiato e riposarmi un pò.

Ma che "davero davero" è già quasi Natale?

Oggi una pizza un pò cosi.
Forse nient di speciale o forse si.

Però è carina da presentare a tavola.
Ed è diversamente gustosa.
Perchè intorno o dentro potete infilarci di tutto.
Basta un pò di fantasia, un frigo disponibile e commensali non allergici ^_^

La mia chiocciolina è basic nel suo ripieno.
Olive speck e una manciata di erbe aromatiche..
Il frigo non ha collaborato e i miei commensali erano intolleranti al lattosio !
Si prepara in poco tempo e risolve una cena.
Può bastare come credenziale?






CHIOCCIOLA DI PIZZA

ingredienti per quattro persone:

500 grammi di farina
1 cucchiaio di zucchero
 1\2 cucchiaio di sale
2 cucchiai di olio
250\300 millilitri di acqua tiepida
1 cubetto di lievito di birra (o una bustina di lievito liofilizzato)

Per il ripieno:

80 grammi di olive verdi (sott'olio possibilmente)
speck a dadini
aglio in polvere
erba cipollina
origano
sale e pepe

Facciamo l'impasto:
su un piano di lavoro mettere la farina a fontana mescolata con lo zucchero e il sale. Unire l'olio, il lievito e iniziare a mescolare, unendo mano mano anche l'acqua.
Lavorare il composto per una decina di minuti fino a renderlo omogeneo.
Inciderlo a croce e metterlo in una ciotola coperta, in luogo caldo fino al raddoppio.
Trascorso il tempo necessario, prendere l'impasto e rilavorarlo leggermente.
Iniziamo a ricavarne un cordone abbastanza lungo.
Prendiamo una teglia cosparsa di olio e iniziamo ad avvolgerlo a chiocciolina.
Il risultato deve essere questo (non ha importanza se non riempie tutta la ciotola. Lievitando di nuovo si espande):



Facciamolo riposare per una ventina di minuti.
A questo punto iniziamo a farcirlo secondo i nostri gusti.
Io ho messo tutt'intorno lo speck e le olive tagliate a metà.
Ho cosparso di erbe aromatiche e ho dato un bel giro d'olio extravergine.
Infornata a 220 gradi in forno caldo per circa una mezz'oretta.






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