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27 giugno 2017

Insalata di grano saraceno




Riaprire le pagine di un blog è un po' come tornare a casa dopo un lungo viaggio di lavoro. Apri la porta, respiri l'aria familiare resa solo leggermente più acre dall'odore di chiuso. Appoggi la tua borsa sul tavolo, le chiavi, gli occhiali da sole e ti guardi intorno. Sei tornata, finalmente.
Dopo due mesi di buio e problemi, eccomi di nuovo qui a raccontarvi le mie strampalate avventure, culinarie e non.

Forse sarebbe il caso di vivere seguendo il principio delle doppie possibilità perché non sempre è buona la prima. Un odore, un sapore, una persona possono non piacerci un granché nell'immediato. Questione di pelle, premonizione o semplice indisposizione transitoria.
Le cose cambiano però. Cambiamo noi, i nostri pensieri, i gusti. Prendete me ad esempio. A vent'anni odiavo il giallo e Titti il canarino. A quarantasei odio sempre Titti (forza Silvestro) ma il giallo è uno dei miei colori preferiti perché gli ho dato una seconda possibilità.

Io e il grano saraceno non abbiamo mai avuto un gran rapporto. Ci siamo studiati da lontano, ci siamo avvicinati, scrutati, provati e poi, come un rapporto dove entrambi i protagonisti pensano di aver dato tutto, ci siamo salutati e allontanati.

L'ho incontrato di nuovo ma stavolta nella sua forma primordiale: i chicchi. E ho deciso che forse era il caso di provare di nuovo. E ho fatto bene, è nato un amore. Con la calura estiva, l'insalata a base di questo falso cereale è non solo buona, ma una miniera di sostanze nutritive.




Senza glutine, energizzante, utile per la pressione, controlla il livello di zuccheri nel sangue, è ricco di flavonoidi, necessari per prevenire l'invecchiamento cutaneo. La qualità che lo rende assolutamente necessario in estate è l'alto contenuto in magnesio e potassio, sali minerali che si disciolgono come un Calippo al sole appena iniziamo a sudare.

Ve lo propongo in due versioni. La prima è quella basic, senza tanti fronzoli. la seconda è la stessa ma impreziosita da una chicca della quale ormai non posso più fare a meno in cucina ovvero la Mousse di cipolla di Delizie Vaticane di Tropea.







INSALATA FREDDA DI GRANO SARACENO

dose per 1 persona

50 grammi di grano saraceno
2 cucchiai di lenticchie già lessate
1/2 carota
1/2 gambo di sedano
2 cucchiai di mais
1 punta di paprica affumicata
2 foglie grandi di basilico
1/2 spicchio d'aglio (anche meno)
olio sale e pepe

Lava il grano saraceno e fallo cuocere per venti minuti. Nel frattempo con il mixer frulla le foglie di basilico, l'olio, il sale, il pepe e l'aglio e metti da parte. Scola il grano saraceno, fallo raffreddare e sistemalo in un piatto da portata. Unisci le lenticchie, la carota e il sedano puliti e tagliati a dadini, il mais. Condisci con l'emulsione e metti in frigo per almeno due ore.

Servila così oppure, se vuoi una marcia in più, utilizza la Mousse di Cipolla Delizie Vaticane di Tropea.



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17 gennaio 2017

Crostini di polenta


polenta-cipolle-antipasti

Se finissi in un'isola deserta mi porterei un mascara, lo spazzolino da denti, un libro, una meringa e la polenta.

Lo confesso: sono una polenta addicted.
La mangerei anche a Ferragosto, tanto per intenderci.
Insieme a un bicchiere di Mojito.

Stavolta ne ho preparata veramente tanta, complice una domenica fredda e sonnacchiosa. Metà l'abbiamo santificata come di dovere con tanto di sugo robusto e saporito.

L'altra metà me l'ha salvata Santo Pinterest, grazie a un pin di tanto tempo fa. Ho modificato qualche ingrediente, sottraendo o aggiungendo qui e là, secondo il mio personalissimo gusto.

Crostini con cipolle caramellate.


Ovvio, vi deve piacere la cipolla.
Ovvio, vi deve piacere la polenta.
Se adorate entrambe, avete fatto bingo.

Accompagnateli con un bel bicchiere di vino rosso corposo, se vi piace, e un'ideale fuoco di camino che fa tanto winter-style.



Crostini di polenta con cipolle caramellate
(dalla Cucina di Asi)

Fette di polenta già pronta
2 cipolle di Tropea
3 cucchiai di zucchero di canna
2 cucchiai di aceto
olio extravergine d'oliva

Tagliate le cipolle a fettine sottili.
Fatele cuocere in una padella unta con un giro d'olio extravergine d'oliva.
Aggiungete di tanto in tanto dell'acqua e continuate la cottura.
Aggiustate di sale.
In un bicchiere mescolate l'aceto e lo zucchero e versatelo sulle cipolle.
Fate evaporare per circa tre o quattro minuti e spegnete il fuoco.
Grigliate la polenta tagliata a fette.
Una volta pronta, sistemate le cipolle sulla superficie di ogni singola fetta.

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7 settembre 2016

La crostata farcita vegan

vegan-vegetariano-marmellata-confettura-otto minuti-cannella- mandorle-uvetta-

Un colpo al cuore
Per la prima volta ero riuscita a trovare una combinazione di diaframma e iso soddisfacenti per la mia combattiva bridge.
Angolazioni giuste, atmosfera e una bella dose di soddisfazione personale.

Peccato che inavvertitamente io abbia cancellato tutto.
Un clic sul cestino e via, in un attimo , la cartella.
Mi sono rimaste solo pochissime prove foto.
Quelle dove inizi a prendere la mano con il cibo, l'ambiente e le luci.

In un attimo ho iniziato a parlare in dialetto assiro babilonese con una leggera inflessione bergamasca.

Nemmeno Recuva, il software che utilizzo per questi danni accidentali è riuscito a recuperarle.
Anzi, ha recuperato files e foto che nemmeno un archeologo avrebbe potuto riesumare.
Ma quelle no.

E visto che sono testarda io pubblico le foto prova.
Con relativa ricetta, scusandomi in anticipo per la qualità delle immagini.
Ma sono delle sopravvissute.
Anzi, nel caso della ricetta in questione è LA sopravvissuta.
Mi è rimasta solo lei

La ricetta di oggi, che fa parte della raccolta "Back to the school, colazioni sane ed economiche" è una rielaborazione della frolla vegana di Marco Bianchi.

Stavolta la suddetta frolla l'ho resa un morbido involucro che racchiude una composta buona e genuina, quella che si ottiene con la ricetta della marmellata in otto minuti.

Preparatela la sera precedente.
Impastate la frolla che vuole un'ora di riposo in frigorifero.
Nel frattempo cuocete la composta .
Cuocete in forno caldo e lasciate riposare tutta la notte.
La mattina dopo avrete una meravigliosa sorpresa: un impasto umido, pieno di sapore, morbido al punto giusto.

Le dosi che vi propongo sono per una piccola frolla ripiena (il mio stampo è da 18 cm).
Raddoppiate le dosi se intendete farla più grande.


CROSTATA FARCITA VEGAN

per la frolla:

250 grammi di farina integrale
80 grammi di zucchero di canna
60 ml acqua fredda
60 ml olio di girasole
1 cucchiaino abbondante di ,lievito per dolci
scorza di limone grattugiata

composta di frutta:

3 pere
3 mele
50 grammi di mandorle leggermente tritate
80 grammi di zucchero
qualche goccia di limone
1 manciata di uvetta
cannella in polvere a piacere
1 cucchiaino di pangrattato

Prepara la frolla :

Sciogli l'acqua con lo zucchero.
Unisci la scorza del limone e la farina setacciata con il lievio.
Impasta velocemente fino ad ottenere un composto omogeneo.
Copri con la pellicola alimentare e fai riposare in frigorifero per un'ora.

Prepara la composta :

Metti a bagno in acqua tiepida l'uvetta .Sbuccia e taglia a dadini la frutta (il peso della frutta deve essere pari a 250 grammi). Mettila con lo zucchero e il limone in una padella antiaderente e falla cuocere a fuoco vivace. Schiaccia leggermente con la forchetta, spolvera con la cannella. Dopo otto minuti spegni e fai raffreddare

Accendi il forno a 180 gradi.
Dividi la frolla in due parti, una più grande.
Stendi quest'ultima tra due fogli di carta forno e appoggiala poi sulla teglia con i bordi della frolla che fuoriescono.
Cospargi il fondo con il pangrattato.
Unisci la composta .
Stendi il secondo disco di frolla e appoggialo sopra la composta stessa
Ripiega i bordi, sigilla bene e cuoci per circa 30 minuti in forno caldo a 180 gradi.
Controlla sempre che sia cotta , prima di tirarla fuori
Fai riposare tutta la notte
Spolvera poi di zucchero a velo e servila a colazione



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4 aprile 2016

I Panitos e ammazza ammazza..è tutta una razza





Tutto il mondo è paese.
Una frase fatta ma che porta con sé una grande verità, soprattutto in cucina.
Prendete questi panitos.
Provengono da un blog spagnolo, Questo. Adoro curiosare nelle cucine degli altri paesi, nei blog che parlano lingue diverse dalla mia.
Diversi ma in fondo cosi uguali perché sotto questo cielo siamo solo uomini.
Perché la cucina è un po’ come l’essere umano.
Sangue , organi, cuore.
Funzionano nella stessa maniera, a qualsiasi latitudine.
Nero bianco o giallo. Il cuore batte tanto quanto.
Poi interviene la peculiarità. Un occhio celeste, un capello biondo, una pelle diversa dalla mia.
Cosi è la cucina.
Il sottofondo è fatto dagli stessi ingredienti.
Acqua, farina , sale.
Come un cuore, un fegato o un polmone.
E poi c’è la spezia che non conosci, l’aroma, il frutto che non sai che crea il diverso.
Come un occhio, un colore di pelle, una lingua.
E quello che assaggi è quello che conosci con qualcosa in più…
Questi panitos assomigliano terribilmente allo gnocco fritto. Quasi gli stessi ingredienti, due le differenze.
L’assenza di grasso ( nello gnocco c’è lo strutto ) e la presenza di spezie ed erbe aromatiche.
Io ho aggiunto una cosa che ho imparato ad utilizzare grazie al Condominio del mio cuore :
Il pomodoro secco tritato ( le mie amiche lo utilizzano in questa maniera)
Qui ci sta proprio bene.
Esalta ancora di più gli occhi scuri e mediterranei di questo cugino dello gnocco.
E credetemi…anche lui è uno gnocco da paura!


PANITOS

300 grammi di farina
½ cucchiaio raso di sale
1 cucchiaio di zucchero
10 grammi di lievito di birra fresco (o 4 grammi di quello liofilizzato)
150 / 200 millilitri di acqua tiepida
Mix di spezie ed erbe aromatiche tra cui: paprika, origano, pepe nero, pomodori secchi tritati leggermente


Puoi utilizzare qualsiasi strumento: planetaria, mixer o mani ^_^
Nella ciotola versa la farina, il sale e lo zucchero. Mescola con un cucchiaio.
Unisci le spezie , i pomodori secchi tritati (asciugati dall'eventuale olio), l’acqua e il lievito ( se utilizzi quello fresco, scioglilo prima con un po’ dell’acqua prevista).
Inizia ad impastare fino ad ottenere un composto omogeneo .
Fai lievitare in un luogo tiepido per circa un’ora e mezzo.
Riprendi il tuo composto, stendilo e ricava tanti piccoli panitos ( tondi o triangolari).
Falli lievitare per un’altra mezz’ora.
Friggili in olio bollente e servili cosparsi di sale ed erbe aromatiche a piacere

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17 febbraio 2016

I Cornetti all'acqua e santo Pinterest






San Giuseppe si occupa dei falegnami.
San Luigi degli studenti
San Cristoforo (manco a dirlo ) dei viaggiatori.

E poi c'è santo Pinterest che si occupa delle stordite come me.

Perchè al grido di:
i cornetti li preparo io,che nessuno compri la colazione per domani...

Mi sono armata fino ai denti:

  1. grembiulino total size a fiori che fa tanto casalinga anni '50
  2. mattarello d'ordinanza nonchè vice mattarello hai visto mai che a quello ufficiale dovesse venire un colpo apoplettico
  3. farina appena presa dal mulino cheamomentimelamacinodasola
  4. spianatoia appena lucidata con olio di gomito 
  5. fascia stile Rambo in pensione a tenere su sti benedetti ricci che ce vorrebbe la Vinavil porca paletta.
  6. Ricetta stampata da un blog che mi sta proprio simpatico(QUESTO)


Ok,ho tutto.
Mizzica quanto sono organizzata.
La Chiara Maci de Roma me chiamano.

Tiro fuori gli ingredienti:
farina..ah si ce l'ho
zucchero...ecchelo qua

Latte...ho detto latte....LATTEE!Ma perchè serviva il latte?
Burro...ho detto burro....oh cacchio non c'è nemmeno il burro.

Mi mancavano i due ingredienti sine qua non,gli essenziali capito?
La tentazione di fiondarmi nella spazzatura è forte ma non saprei in quale secchione dirigermi indifferenziato,organico,carta?
E allora  butto un pò di improperi cosi a caso e cerco la soluzione.

Ad un certo punto mi illumino d'immenso e di connessione internet.
Apro santo Pinterest che la faccia la dovrò pure salvare e cavoli i cornetti devono uscire fuori,dovessi modellarli con la plastilina.

Cos'ho a disposizione?
L'acqua ,mi suggerisce sarcastica l'adolescente di casa.
E acqua sia
Metto insieme un pò di spunti ed eccoli qui,i cornetti all'acqua.
Sono venuti buoni, ma proprio buoni!
Con niente.

Il mix aromatico gli dà un profumo e un sapore che ricorda molto la brioche
La pasta è morbida e dolce.
Ovviamente assomigliano ad una brioche,non sono sfogliati,ma vale la pena provarli!
Del resto, sono come piacciono a me:facili,veloci ed economici!
Grazie San Pinterest!!!



CORNETTI ALL'ACQUA

500 grammi di farina
200 millilitri di acqua naturale tiepida
100 grammi di zucchero
1 cubetto lievito di birra
50 millilitri di olio (mais,girasole o riso)
1 pizzico di sale

mix aromatico:

1 arancia
1 limone
2 cucchiai di marsala
vaniglia



Prepara il mix aromatico:

  • grattugia il limone,l'arancia.Aggiungi la vaniglia e il marsala.Lascia macerare per una mezz'ora.
Prepara la brioche:


  • Su un tavolo infarinato metti la farina a fontana,il mix aromatico,lo zucchero,il sale,l'olio.Aggiungi il lievito e mano mano l'acqua.La dose è puramente indicativa.Mettila fino ad ottenere un composto omogeneo e che puoi lavorare bene.
  • Fai lievitare fino al raddoppio in un luogo tiepido.
  • Intanto in un bicchiere   metti 2 cucchiai di olio,1 di acqua e 1\2 di zucchero.
  • Riprendi l'impasto e lavoralo
  • Stendilo e spennellalo con la miscela di olio e acqua.
  • Ricava dalla sfoglia stesa otto-dieci triangoli e arrotola ciascuno partendo dal vertice,dando appunto la forma di un cornetto.
  • Metti su una teglia rivestita di carta forno a fai lievitare di nuovo per circa 30 minuti.
  • Cuoci in forno caldo  a 180 gradi per circa venti minuti



Con questa ricetta partecipo a Panissimo,la raccolta di lievitati dolci e salati ideata da Sandra, di Sono io,Sandra e Barbara, Bread and Companatico,questo mese ospitata dal blog Un condominio in cucina

                                                                          (Panissimo)

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9 febbraio 2016

L'infarinata della Garfagnana e di buffardelli e linchetti-L'Italia nel piatto



Il silenzio lungo le vallate.
La notte che scende lieve su case, prati e montagne.
Il riposo come promessa solenne e ricompensa.
Sospiri e respiri che danzano al di sopra di tetti e cime di alberi.

Due figure corrono lungo i prati,ai margini dei paesi.
Strani tipi.
Uno vestito di rosso e con le scarpe a punta.
l'altro nero come la notte ,a volte invisibile ,a volte con le sembianze di un topo o di un gatto.

Buffardello e Linchetto i loro nomi.
I dispetti la loro missione.
Uno passeggia su petti e pance di ignari dormienti,l'altro scopre piedi e gambe di chi lentamente scivola tra le braccia di Morfeo.
Indecisi tra lo spaventare o adorare i bambini, scelgono di volta in volta vittime o individui da proteggere.

Fantasia? Forse
Realtà?C'è chi giura di averli visti, furtivi e beffardi.

Ma alla fine non importa.
Quello che conta è la terra magica alla quale appartengono,la Toscana e in particolar modo la Garfagnana.
Boschi, croste rocciose, le "nude" erbose dell'Appennino.
Il cielo che sembra venirti incontro,l'aria che profuma di buono,i boschi fitti e cosi fiabeschi che alla fine perdi il contatto tra realtà e fantasia.
I confini scoloriscono.....


Una terra ricca.
Ricca di piatti poveri la Garfagnana.
Piatti che alla fine sono l'elisir di lunga vita.
E di buon umore.


Come l'infarinata.

Una zuppa che si trasforma il giorno dopo in una gustosa polenta.
Pochi e semplici ingredienti,ma di quelli buoni e sani.
La tradizione signori.
Che poi alla fine,non tradisce mai.


Con questa zuppa partecipo all'iniziativa l'Italia nel piatto di febbraio che prevede come tema ricette tipiche regionali con hashtag #VerdureInvernali.



INFARINATA DELLA GARFAGNANA

400 grammi di fagioli borlotti secchi
200 grammi di cavolo nero
150 grammi di farina di mais fioretto
2 patate
soffritto composto da:carota cipolla sedano
1 spicchio di aglio
salvia e rosmarino
70 grammi di lardo salato (facoltativo)
olio sale e pepe



  • La sera prima metti in acqua i fagioli.lasciali cosi per otto ore,poi falli cuocere in acqua fredda con lo spicchio di aglio,la salvia e il rosmarino.
  • Cuocili per circa un'ora o trenta minuti se utilizzi la pentola a pressione (da quando inizia a sbuffare)
  • Una volta cotti, spegni la fiamma e mettili da parte insieme al loro brodo di cottura
  • Prendi il cavolo nero,lavalo e separa le foglie dalla costa centrale.
  • Utilizza solamente le foglie, che cercherai di tagliare a listarelle
  • Sbuccia le patate e tagliale a dadini
  • Soffriggi la carota,la cipolla e il sedano (insieme al lardo se hai decido di utilizzarlo)
  • Unisci il cavolo, le patate ,aggiungi il sale e il pepe e fai colorire.
  • A questo punto aggiungi i fagioli con il loro brodo, aggiusta di sale e e pepe e attendi il bollore.
  • Una volta raggiunto il bollore,fai  cadere a pioggia la farina di mais e mescola energicamente,i grumi lo spettro che dovrai evitare :-)
  • Cuoci mescolando spesso per circa quaranta minuti.
  • La zuppa alla fine dovrà risultare abbastanza densa e provvederai a condirla con olio e pepe fresco di mulinello
  • Le dosi che ti ho dato sono un pò abbondanti.Questo perchè questa zuppa raffreddandosi si indurisce e il giorno dopo potrai gustarla come una succulenta polenta dopo averla riscaldata in padella con poco olio






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30 gennaio 2016

L'erbazzone- perchè mi piace vincere facile





Oggi mi sento un filino nazionalista.

Trovatemi un'altra cucina al mondo che riesca a proporre ricette degne del miglior ristorante stellato accanto a ricette che sono facili, veloci ed economiche.

Ma soprattutto buonissime.


O preparazioni per le quali ci si arma di tenda e sacco a pelo (con tanto di cartoline di saluti  ai familiari) da piazzare in cucina... perchè minimo son due giorni di duro lavoro che convivono serenamente con piatti che si preparano in un lampo.

Amo la cucina del mondo.Mi piace tutto (o quasi).E forse proprio per questo mi rendo conto che come la nostra ce ne sono poche
Anche per quanto riguarda la storia che c'è dietro..
Prendete l'erbazzone ad esempio


L'erbazzone è una torta salata tipica di quella regione che solo a pensarla mi vengono fuori due reazioni:
un gran sorriso e una fame come se non ci fosse un domani.
L'Emilia-Romagna.

Una di quelle torte salate che ti fanno pensare alla "rezdora" che si trova ad improvvisare un piatto con quello che ha nell'orto, quello che nella stalla e quello che ha in dispensa.
Erbe, strutto, parmigiano reggiano.
E vien fuori il capolavoro.
Un capolavoro che guarda caso fa mangiare la verdura anche ai bimbi.
L'involucro che rinchiude il ripieno è una pasta che adoro.
Senza lievito,friabile e non vi nego che la uso anche per altre preparazioni.
Un pizzico di storia:la pasta azzima,senza lievito, molto probabilmente è il risultato di una contaminazione ebraica .
La comunità ebrea era numerosa a Reggio Emilia e pare che proprio il primo forno che diede i natali all'erbazzone era situato nel cuore del ghetto

Ho cercato a lungo in rete una ricetta che potesse ricordarmi quello che ho assaggiato anni fa, grazie alle sapienti mani di una mia compagna d'università emiliana doc.
Alla fine l'ho trovata e spero possa piacervi.
E' un'ottima idea per il sabato sera, sia come antipasto che come secondo. Togliete strutto e pancetta e diventa anche un ottimo rappresentante della cucina vegetariana!
E' veramente veloce, oltre che facile da preparare.
Io l'ho realizzata in due maniere diverse.
Una prima versione, sottile,come piace a me e come effettivamente la ricordavo.
E più "piena" quasi cicciotta, oserei dire, su richiesta delle mie ragazze!




L'ERBAZZONE (da una ricetta di Natalia Cattelani)

per la pasta:

300 grammi di farina
1 noce di strutto (o 4 cucchiai di olio extravergine d'oliva)
acqua tiepida (quanto basta)
sale e pepe

per il ripieno:

1 chilo di erbette miste surgelate (oppure solo spinaci o solo biete)
2 cipollotti
50 grammi di lardo o pancetta (ovviamente no per i vegetariani)
aglio 8 cucchiai abbondanti di parmigiano reggiano


Preparazione della pasta:

  • Su una spianatoia infarinata (oppure prendi la planetaria) metti la farina a fontana ,l'olio (o lo strutto),il sale e il pepe.
  • Inizia ad aggiungere l'acqua
  • Non ti do la dose esatta perchè ogni farina ha il suo grado di assorbimento
  • Regolati toccando l'impasto:devi aggiungere tanta acqua fino ad ottenere un impasto omogeneo e che puoi lavorare senza difficoltà.
  • Metti la pasta a riposare e preparar il ripieno


Preparazione del ripieno:


  • Rosola nell'olio la pancetta ,l'aglio e i cipollotti tritati.
  • Aggiungi la verdura e fai insaporire finchè evapora tutta l'acqua .
  • Insaporisci con un pizzico di sale pepe.
  • Lascia raffreddare un pò e unisci il parmigiano.
  • Assaggia il composto.
  • Nel caso regola ancora di sale


Preparazione della torta:


  • Prendi la teglia del forno
  • Ungila bene 
  • Dividi la pasta in due
  • Stendi sottile una delle due metà ed adagiala sulla teglia da forno
  • Unisci il composto di verdura
  • Copri con la seconda parte della pasta e fai delle piccole grinze con la pasta che abbonda
  • Punzecchia con la forchetta
  • Cuoci in forno caldo a 180 gradi per circa mezz'ora.
  • Se vuoi una superficie ancora più gustosa tira fuori la teglia cinque minuti prima della fine della cottura
  • Spennella la superficie con dell'olio extravergine.
  • Rimetti in forno per cinque minuti e gusta!


Note alla ricetta:semplificati il lavoro.prepara prima il ripieno,anche in mattinata.La ricetta diventerà ancora più veloce e facile da preparare!

Vuoi altre ricette della tradizione italiana?

Guarda qui:


  1. Farinata di ceci ligure
  2. Frittata di maccheroni
  3. Pisarei e fasò
  4. La Gricia
  5. Spaghetti alla puttanesca
  6. Cecamariti al sugo piccante






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3 giugno 2015

La farinata di ceci ovvero quando sbagli e ti dice pure bene!






Un guaio al quale rimediare.
Questo il leit motiv di alcune delle ricette più mirabolanti delle tradizioni culinarie mondiali.
Basti pensare alla tarte Tatin.
O alla stessa farinata di ceci.

Chiudete gli occhi e immaginate una nave piena di marinai genovesi, in balia di una tempesta senza precedenti.La stiva piena di olio e di sacchi di ceci.
La furia degli elementi che rovescia tutto al suo passaggio..
L'acqua incontra i ceci l'olio e si forma una poltiglia che viene prontamente servita alla ciurma.
Siamo nel 1200 signori, non c'è da scialacquare.
La poltiglia risulta poco gradita ai marinai, che la abbandonano con fare sprezzante sul ponte della nave.

Ecco che arriva messer Sole con i suoi raggi potenti.
E la poltiglia cruda della ciotola diventa una soave focaccia che i marinai assaggiano e della quale se ne innamorano.

E che sia fainà, o cecina, o torta. o belecauda o socca...la farinata di ceci è un vanto della nostra gastronomia.

Io fino a poco tempo fa ero separata in casa con la farina di ceci.
Vivevamo si insieme, ma ignorandoci.
Lei sul ripiano della cucina in alto a destra, io nomade nelle varie stanze della casa.
Spocchiosa lei, sprezzante io.

Finchè non ho varcato la soglia del ristorante indiano.
E mi hanno fatto assaggiare i poppadom.
Quanti ne ho mangiati?
Ho perso il conto.
Alla fine ho chiesto la ricetta.
Farina di ceci la protagonista.

Caspita, allora è buona.
E da quel giorno l'idillio.

Rinforzato ancora di più dall'incontro con la ricetta di Claudia.!
La farinata di ceci, uno degli street food più amati e più osannati della nostra tradizione culinaria.
Mangiatela in purezza o arricchitela come più vi piace con spezie, salumi o tutto quello che vi suggerisce la fantasia.
Fatela sottile e fate in maniera tale che abbia la crosticina superiore che è buonissima!



FARINATA DI CECI

Teglia:26 cm
Forno 220 gradi per i primi dieci minuti,200 gradi per altri 30 minuti

Farina di ceci 150 grammi
450 millilitri di acqua
1 cucchiaino di sale
1\2 bicchiere di olio extravergine d'oliva

per guarnire:
rosmarino
timo
fiocchi di sale grosso

Mescolo la farina con l'acqua fino a sciogliere tutti i grumi.
Metto a riposare per almeno tre o quattro ore coperto , togliendo di tanto in tanto la schiuma che si forma.
Trascorso il tempo , unite il sale e 1 cucchiaio di olio.
Verso un pò del restante olio nella teglia e vi rovescio l'impasto.
Guarnisco con timo, sale grosso, pepe e rosmarino ed inforno.
Lo lascio alla massima temperatura fino a che non si forma una crosticina dorata sui bordi.
Poi abbasso la temperatura a 200 gradi e finisco di cuocere (ci vorrà un'altra mezz'ora).
Tolgo dal forno, la taglio e la servo tiepida.



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2 giugno 2015

Il Paneer e il Cheese Naan ovvero facciamo il formaggio a casa!

Il Paneer


Il Cheese Naan (pane farcito al Paneer)

Facciamo un viaggio low cost.
Non guasta in tempi come questi.
Un bagaglio a mano leggero e poco costoso.
Un cartone di latte e due gocce di limone.
E se volete un pò di sale.
Tutto qui.

Povero il bagaglio, ammaliante la meta.
L'India.
Chiudete gli occhi e immaginate sari colorati, il profumo del curry e del cocco.
Il rumore del Gange, il silenzio delle vette innevate.

E donne intente a cucinare .
Oggi vi propongo uno dei formaggi protagonisti della cucina indiana:il Paneer.

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29 aprile 2015

La melanzana sulla fiamma per un pranzo con i fiocchi!!





Questi sono "i miei mercoledi con me stessa".
La casa tace, il ritmo è lento, le ore scorrono rotolando sui minuti.

Il mercoledi è un giorno particolare perchè le ragazze tornano più tardi, mio marito pranza in caserma e io sono qui al centro di questa tavola, come un'improbabile regina senza corona.
Una tavola lunga e apparecchiata con le cose che piacciono a me.
Coltello, forchetta e fantasia.

Perchè è l'unico pranzo della settimana che dedico a me stessa.
L'unico dove devo soddisfare un'unica esigenza, la mia.

Scrivo questo post ancora con il palato coccolato e qualche mollica che si deposita sulla tastiera.
Foto fatte di corsa e lasciate abbastanza "rustiche" un pò per l'impazienza di mangiare un pò per lasciare intatto quel profumo di brace , di affumicato che sento sprigionarsi.

La melanzana sulla fiamma.
Forse avrò scoperto il banale e il noto ma per me è stata una nuova frontiera.
Ho visto questo modo di cuocere le melanzane prima sul Gambero Rosso (il mio amato Max Mariola...oh ci fosse una sua ricetta che non riesce, sono tutte a prova di dummies ^_^) e poi l'ho rivista da Sigrid.

La melanzana viene cotta direttamente sulla fiamma!!!
Senza accendere forno, senza sporcare nulla.
In un quarto d'ora avrete una cremina deliziosa da aromatizzare come volete e da spalmare sul pane.
Un gusto affumicato, come se fosse stata sulla brace.

Lo confesso.
Ero molto scettica.
Mi sono dovuta ricredere...con poca fatica ho ottenuto una versione semplificata del babaganoush.
Un piatto leggero e saporito.
Io l'ho accompagnato con della feta marinata e fette di pane tostate.
Una manciata di pomodori e olive a completare questo semplice sano ma goloso pranzo

(poi ho mangiato anche mezza vaschetta di gelato ma non diteglielo al mio dietologo shhhhhh )



LA MELANZANA SULLA FIAMMA

per quattro persone:

4 melanzane medie

per condire:

fior di sale
origano (o quello che vi suggerisce la fantasia)

per la feta marinata:

1 confezione di feta
4 cucchiai di olio extravergine d'oliva
1 cucchiaino di origano
1 spolverata di pepe bianco
1 pizzico di paprica
1 pizzico di alloro in polvere


Per cuocere le melanzane avvolgerle completamente nella carta stagnola.
Appoggiarle sulla fiamma (media) del fornello, avendo cura di girarle almeno due volte.
Saranno pronte quando proverete ad infilzarle con la forchetta e le sentirete morbide.
A questo punto (facendo attenzione a non bruciarvi ) aprite l'involucro, tagliate la melanzana come vedete nella foto, conditela con sale e quello che gradite di più e spalmate la cremina cosi ottenuta su fette di pane tostato, accompagnando il tutto con cubetti di feta marinata

Per la feta marinata:
due ore prima del pranzo, tagliate a cubetti la feta. In una ciotola emulsionate le spezie con l'olio e versate il tutto sul formaggio.
Riponete in frigo fino al momento dell'utilizzo!


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9 aprile 2015

Aloo Matar ovvero curry di patate e piselli e parlar d'amore




Allora si può.
Ho le prove.
Si può parlare e raccontare l'amore senza tette e glutei in bella mostra.
Senza la bellona di turno con lo staccocoscia lungo quanto il Raccordo Anulare.

La prova ha il titolo di un film, arrivato per puro caso nella mia cineteca tempo fa.
Accantonato fino a questa settimana, quella della mia personale via crucis nel mondo dei mal di schiena.

Il film è "Amore, cucina e curry",un film di Lasse Hallstrom del 2014, prodotto da Oprah Winfrey e Steven Spielberg.

La famiglia Kadam lascia l'India dopo la morte della madre. Arriva (grazie ad una rovvidenziale rottura di freni) in un piccolo paesino francese.
Lì, il padre vede un ristorante in vendita e decide di acquistarlo..incurante del fatto che trenta metri oltre la soglia di quel posto esiste un fantastico ristorante stellato , diretto da una lady di ferro.
Cucina raffinata francese contro quel caleidoscopio di colori e sapori della cucina indiana.
Raffinatezza contro l'allegria.
Raffinatezza contro sapore.
E in sottofondo la storia di Hassan che cresce e diventa uno degli chef più importanti di Francia.
La sua famiglia, la lady di ferro ,l'amore.
Un film che non ha colpi di scena, non ha tragedie particolari ma solo buoni sentimenti.
Teneri, rassicuranti.
Un film che è una piccola coperta di Linus da tirarsi su e della quale godere nei momenti in cui non basta la coccola di un cioccolatino, ma c'è bisogno di sogni, odori e consistenze.

Un film atipico per i miei gusti, abituata ai mattoni stile Corazzata Potemkin o ai miei amati fantasy o thriller mozzafiato.
Ma mi è entrato dritto nel cuore anche perchè la fa da padrona la mia amata India


Come non aver voglia quindi di rispolverare un piatto che adoro e che propongo spesso nelle mie incursioni nella cucina vegetariana.
Colorato come un sari.
Profumato come le penombre delle cucine.


Aloo Matar.
Aloo ovvero patate.
Matar ovvero piselli in hindi
Semplice come semplici sono i suoi ingredienti essenziali.
Patate e piselli.
Con una cascata di spezie.
E pomodoro rosso fuoco a colorare il tutto.
Con l'aiuto dell'onnipresente curcuma.

Siamo nel nord dell'India.
Un piatto che ha molte varianti perchè è un piatto quotidiano, ogni famiglia ha la sua ricetta .

Potete servirlo con il chapati o il Naan.
Oppure con del semplice riso basmati.
Usate dei piccoli piselli, teneri e profumati.
Abbondate con le spezie.
La cucina indiana è sapore, colore e danza dei sensi.




Aloo Matar

(ricetta ispirata da ECurry)

3 tazze di piselli
2 patate medie tagliate a cubetti
1\2 cipolla
1 pezzo di radice di zenzero (o 1 cucchiaino di zenzero in polvere)
200 grammi di polpa di pomodoro densa 
3 spicchi di aglio
1 cucchiaino di semi di cumino
2 piccole bacche di cardamomo
stecca di cannella
2 cucchiaini di curcuma
sale
1 cucchiaino di peperoncino  in polvere 
1 cucchiaino di garam masala
olio 
coriandolo fresco o prezzemolo per decorare

Prendere la polpa di pomodoro. Schiacciate e aggiungete gli spicchi d'aglio e grattugiate lo zenzero.Mescolate e mettete da parte.
In una padella antiaderente (il wok sarebbe l'ideale) mettete a "tostare" a secco  (per un minuto) la cannella e le bacche di cardamomo schiacciate.
Unite l'olio, aggiungete i semi di cumino e , quando inizierete a sentire il profumo di questa spezia nell'aria , aggiungete la cipolla tritata finemente.
Fate cuocere per circa cinque minuti, mescolando spesso.
Aggiungete le patate e fatele soffriggere per circa tre minuti.
Mescolatele, dovranno rivestirsi adeguatamente dell'olio caldo e delle spezie.
A questo punto unite il pomodoro messo da parte e 1 tazza di acqua.
Unite un pò di sale, la curcuma e il peperoncino. Fate cuocere per una decina di minuti circa.
Mescolate cercando di coinvolgere anche il fondo dove si sarà depositato il cuore delle spezie tostate.
Unite i piselli e se necessario altra acqua.
L'Aloo matar dovrà presentarsi sempre umido e mai asciutto
A fine cottura unite il garam masala e fate insaporire per circa due minuti.
Spegnete il fuoco e servite subito, decorando con prezzemolo o coriandolo tritato.
Servite immediatamente con il riso o il chapati.
Se non riuscite a portarlo a tavola subito, riscaldatelo quando è il momento ,aggiungendo altra acqua
बॉन एपेतीत 
Buon appetito!!!



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9 marzo 2015

26 febbraio 2015

La panna cotta ai frutti di bosco con scaglie di cioccolato bianco e i mediamente cleptomani



Quelli che...la saponetta
Quelli che...le pantofoline
Quelli che ..l'asciugamano per gli ospiti
Quelli che...le bustine del bagnoschiuma.
Quelli che... le lenzuola
Quelli che ...l'accappatoio

Ma anche quelli che il piumone.
I rubinetti del bagno.
I quadri.
E quelli che...un pianoforte a coda.

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19 febbraio 2015

Fettunta al cavolo nero e un pò di me




Mi chiedono spesso perchè ho questa passione per il cibo.
Passione che a volte supera quella per i miei racconti.
Quest'ultimi spesso rimangono in bella vista sulla scrivania in attesa di uno sguardo, di una revisione, di una busta attraverso il quale prendere il volo e chissà...

A volte mi porta a tralasciare articoli salvo poi costringermi a furiose corse finali per consegnarli in tempo.

Perchè...
perchè nel mio caso il cibo è memoria.
L'unico legame sensoriale con delle origini strappate e perse troppo presto.
Il cibo è solo legame tangibile con chi non c'è più.

Ogni piatto è come se fosse un tributo.
Un tributo alla piccola me stessa che ha perso la mamma troppo presto.
Un tributo all'adolescente che gironzola per l'Europa adattandosi a mille cucine.
Un tributo all'universitaria persa tra codici e cavilli...

Ogni periodo un cibo, un odore, un sapore per non dimenticare.



Come in questo caso.
Un cucchiaio e una forchetta vecchi come il cucco, unico ricordo dei miei nonni.
E la fettunta...

Quelle foglie di cavolo nero cosi strane,spesse con quell'odore cosi particolare.
Vessillo di quel quarto di sangue toscano che mi porta ad insegnare alla piccola di casa a dire "Il mi babbo" piuttosto che papà.

Quel quarto che mi fa ricordare una mamma intenta a spiegarmi il valore di una verdura e una ragazzina intenta a dire no scuotendo la testa come un cavallo imbizzarrito.

La fettunta  col cavolo è vecchia come l'Artusi.
L'è bona ragazze.
E anche sana.
Purchè si rispettino alcuni punti fondamentali:

-aglio:usatelo e rinunciate magari all'appuntamento galante. E' la conditio sine qua non.

-il pane : sciocco ovvero senza sale

-olio extravergine d'oliva: di quello buono, bello, robusto, rotondo, prodotto solo con olive italiane e    perchè no...toscane!

-il cavolo nero..ovviamente.Toglietegli la costa centrale e lessatelo quel tanto che basta.

Lo sapevate che si può aggiungere anche crudo alle insalate?
Ne gioveranno grazie al suo sapore deciso.
E se tra una seduta di Zumba e l'altra vi procurate una distorsione beh, prendete una foglia di cavolo, legatela nel punto dolorante e voilà..il dolore passa!

E se siete dotate di più coraggio rispetto alla sottoscritta bevetelo sotto forma di succo prima di pranzo per curare le infiammazioni intestinali.
Io in questo caso..passo!!!



FETTUNTA AL CAVOLO NERO

pane casareccio (2 fette a testa)
aglio quanto basta
cavolo nero quanto basta
olio extravergine d'oliva quanto basta

Lavate il cavolo e lessatelo in acqua bollente salata (non buttate l'acqua di cottura).
Una volta cotto ripassatelo in padella con dell'aglio tritato e olio (passaggio non tradizionale ma che secondo me dà una marcia in più)
Prendete le fette di pane e a questo punto avete due modalità per gustare questo piatto:

-prendete le fette di pane, strofinatele con l'aglio sbucciato e tagliato a metà, bagnatele con l'acqua di    cottura , adagiatevi sopra un pò di foglie di cavolo, aggiustate di sale e pepe ,irrorate con olio e        servite.

-in alternativa tostate in forno le fette di pane, precedentemente strofinate con l'aglio.
  Una volta diventate belle croccanti, adagiatevi il cavolo, irrorate di olio e servite

Un tocco in più non tradizionale: l'intromissione di una bella spolverata di peperoncino!

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11 settembre 2014

Pasta con melanzane, peperoni e...quel piccolo tocco in più






Grigio ovunque.
Rumori di tuoni in lontananza.
l'odore sottile della pioggia quando la senti vicina, nell'aria.

La gatta rintanata nella sua cesta, con le orecchie che si muovono al ritmo dei suoi sogni.
Le ragazze che dormono e si sono coperte nel sonno.

E' un'atmosfera che non mi dispiace.
O forse ormai la mente e il cuore sono allenati a cercare il positivo, lo smile giallo in ogni situazione.

E dove il giallo e l'allegria sono magari difficili da disegnare a parole so che può pensarci il cibo.

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3 settembre 2014

Gli Spaghetti alla Don Alfonso e apologia di un marito



Spaghetti mania.
Ebbene, dovete continuare a sopportarmi cosi
Ieri vi ho dato ampio resoconto del perchè lo spaghetto.
Oggi continuo anche perchè cucinare dei sani piatti mediterranei è il giusto pegno che devo pagare a mio marito.
Una delle cose che mi affascinano sempre in lui è la sua propensione a non stupirsi di fronte alle mie passioni.
Tenete conto che ne ho all'attivo circa cinque in questo momento:corso intensivo di inglese, autoproduzione casalinga, orto sul balcone, ricerca di pallet (ma avete visto quante cose ci si possono costruire?Date un'occhiata QUI ), cucina etnica.

Il che vuol dire che studio, invento , semino, annaffio, raccolgo, trapianto, lavo, stiro, correggo i compiti alla piccola e vedo per la quindicesima volta Frozen con lei, seguo la grande nei suoi discorsi (A sta con M, ma M sta con Y. Y però non lo vuole. Mi stiri i capelli?  Mi fai lo shatush? Mi metto a dieta, no mangio. Mi metto i leggins, no i pantaloncini, mamma sono brutta, mamma mi hai fatto bellissima). Tolgo la polvere, faccio conversazione con il pc in inglese, gioco con la gatta che mi si attacca alle caviglie se non le presto attenzione nell'esatto nanosecondo che dice lei.
E lui?
Lui sta lì e partecipa di ogni passione.
Dandomi una mano dove possibile.
Restaurando pallet improvvisati.
Sorvegliando i pentoloni dove bollono i miei detersivi autoprodotti e cosi via
A questo ci aggiungiamo la cucina.
E' stata un'estate di esperimenti vegetariani.
La mia cucina si è riempita di miglio, quinoa, amaranto, algha kombu, tahini, bulgur.
Tutto questo con un occhio strizzato all'Oriente.
E lui?
Lui non ha battuto ciglio.
Ha assaggiato.
Lui, siculo nelle viscere, abituato ad una cucina tradizionale, dai sapori noti e rassicuranti...ha preso le bacchette in mano e ha mangiato un basmati con la maestria di un cinese.
Ha apprezzato, corretto e rivisitato.
E ha lavato sempre i piatti, cosa non di secondaria importanza!

Quindi come non pagare pegno con la sua grande passione?
La pasta.
Quella semplice, pochi sapori ma giusti.
E materie prime eccellenti.
Come solo la nostra Italia sa darci.
E' il caso di questi spaghetti.


L'estate in tavola.Una cascata di pomodorini del piennolo se li trovate (io non li ho trovati sgrunt).
Olio della migliore qualità.
A me piace robusto.
Con carattere.
Aglio, meglio se fresco.
E tanta fame.
Ma tanto, quella, non ci manca mai!



La ricetta è dello chef Ernesto Iaccarino e l'ho trovata dapprima da Teresa di Scatti Golosi e poi Qui.
Che dirvi?
Provatela e...
Buon appetito!



SPAGHETTI ALLA DON ALFONSO

400 gr spaghetti trafilati al bronzo
500 gr pomodorini
3 spicchi di aglio
foglie di basilico
1\2 bicchiere di olio extravergine d'oliva

In una padella mettette metà dell'olio e soffriggetevi 2 spicchi di aglio.
Unite i pomodorini , dopo averli schiacciati con le mani e continuate la cottura a fuoco vivace per 6 minuti. Spegnete ed aggiungete qualche foglia di basilico stracciata a mano.
Intanto fate cuocere la pasta
In un'altra padella mettete il restante olio e soffriggete l'altro spicchio di aglio.
Togliete la pasta dal fuoco due minuti prima della fine della cottura. Mettetela nella padella con l'aglio e terminate di cuocerla .Se dovesse restringersi troppo il fondo di cottura aiutatevi con l'acqua della pasta stessa.
Sistemate la pasta nei piatti.
Fate un nido al centro e versatevi i pomodorini che avete precedentemente preparato con tutto il loro olio
(in foto non lo vedete perchè altrimenti il piatto sarebbe diventato a pois per le macchie!!)







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