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10 gennaio 2017

Torta di mele irlandese ovvero la torta che si fa senza sporcare nulla (o poco più)


mele-cannella-vaniglia-apple pie



Le torte di mele non mi stancano mai.
Sono il mio angolo privato fatto di sogni e piccole malinconie, di dolcezze promesse e mantenute. Adoro ogni consistenza e abbinamento, soprattutto con la cannella.

Questa è l'apple pie tipica irlandese. Una promessa di delicate consistenze che vi conquisterà immediatamente.
Ma la cosa bella, mie care chef o cuoche improvvisate, è che ci vuole una spatola e un contenitore, massimo due per realizzarla. Abbandonate l'idea di cucine invase dalla farina e da miriadi di posate, fruste e ciotole.

Non avete scuse, dovete prepararla!
(ricetta letta e modificata da Formine e Mattarello)



TORTA DI MELE IRLANDESE

360 grammi farina
150 grammi burro freddo a tocchetti
150 gr zucchero
2 uova
160 ml latte
2 cucchiaini di lievito
1 cucchiaino pieno di cannella (potete anche aumentare la dose)
qualche goccia di essenza di vaniglia
1 pizzico di sale
4 mele grandi
2 cucchiai di zucchero

Accendi il forno a 180°.
Fodera uno stampo con carta forno (diametro 24 cm).
Sbuccia le mele e tagliale a pezzetti.
Prendi una ciotola capiente e versa dentro la farina, la cannella, il lievito e la vaniglia.
Prendi il burro, mettilo nel mix di farina e inizia a lavorare con le mani fino ad ottenere un composto sbriciolato. Unisci lo zucchero, le mele, il latte, le uova sbattute e il sale.
Versa tutto nella tortiera, spolvera con i due cucchiai di zucchero semolato la superficie e metti in forno. Cuoci per venti minuti a 180°, abbassa la temperatura a 170° e continua la cottura per altri dieci minuti.
Prima di tirare fuori dal forno la tua torta, verifica la cottura con uno stecchino. Se esce pulito...è pronta!



E mentre gustiamo una fetta di torta parliamo di....


Qual'è la forma dell'amicizia?
Secondo me questa:
L'amicizia è un insieme come questi qui sopra.
Prendetene uno a caso. Quello con gli animali ad esempio. La radice è comune ed eguale per tutti i componenti, ma sono i componenti stessi dell'insieme ad essere diversi.
Così come le varie sfumature dell'amicizia stessa.
Ci sono quelle amiche con le quali sei una cosa sola, un solo respiro, una sola anima. Quelle amiche che si accorgono del tuo stato d'animo semplicemente con un'occhiata. Quelle amiche che sanno quello che tu vuoi prima ancora di te. L'affetto che provano nei tuoi confronti le pone sempre un passo davanti a te. Pronte a sostenerti, a spronarti o anche a pigliarti a testate se necessario. Avete presente il detto: "Chi trova un amico trova un tesoro?"

Poi ci sono quelle con le quali non ti senti da un secolo. Non vi chiamate, non vi vedete. Ma questo risulta essere un particolare trascurabile. Alla prima difficoltà ci siete l'una per l'altra. Oppure al primo incontro riprendete tutto dal punto in cui vi siete lasciate. Senza rancore. Perché questa è la forma della vostra amicizia.

E poi ci sono quelle dal potenziale inespresso. Riuscite a cogliere una grande affinità d'animo, d'intenti. Volete un gran bene a quella persona, magari per alcuni periodi riuscite anche a far funzionare la cosa.....ma poi alla fine vi accorgete che nonostante tutto manca sempre qualcosa. Voi non ci siete e lei non c'è. Vi girate indietro e vi rendete conto che in tutti i momenti importanti della vostra vita lei non c'è stata e nemmeno voi per lei. Ma non per cattiveria, ma perché i binari sono paralleli e proprio per loro natura non si incontreranno mai. Non ci sono recriminazioni ma una sorta di "celeste nostalgia" per qualcosa che poteva essere e non sarà mai perché alla fine gettate la spugna.

Complicato parlare di amicizia, incastonarla in assiomi e teoremi. Non si può. Soprattutto quella femminile. Le sfumature sono enormi, le tinte sono fosche, brillanti, tenui, neutre. Proprio come l'animo femminile.


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5 gennaio 2017

La torta al limone di Mrs Pettigrew

Mrs Pettigrew-Lemon Cake-limone



Mi sono sempre chiesta perché la torta di Mrs Pettigrew sia speciale.
E me lo chiedo ogni volta che la preparo.
E' il mio pronto intervento quando ho bisogno di genuinità, quando mi accorgo che a volte ci si muove in un mondo di sentimenti tarocchi, ma così tarocchi che a confronto la Vuitton del senegalese sotto casa sembra vera.

Perché il segreto di questa torta è proprio la schiettezza.
Non ha trucchi, non ha inganni, solo ingredienti ancestrali e classici. Eppure è buonissima e ho perso il conto delle volte che l'ho realizzata.

La Lemon Cake di Mrs Pettigrew è una delle torte più famose di questa deliziosa signora inglese che ha fatto del tè la sua vocazione e il suo lavoro. Vi dico soltanto che nelle librerie italiane gira un suo libro intitolato "Manuale del sommelier del tè"! Negli anni '80 era la proprietaria di un bellissimo locale a Clapham Common, a Londra, realizzato in art decò, dove serviva un tè fantastico e tanti bocconcini dolci e salati. Oggi è una signora pluridecorata, con tanto di medaglie avute da quella simpatica ragazza che indossa cappellini bizzarri e che risponde al nome di Queen Elizabeth!😊

Provatela, in un pomeriggio piovoso e freddo con l'immancabile tazza di tè accanto, ne vale la pena. E' semplicemente perfetta, anche se non ha effetti speciali o ingredienti particolari.

Come la maggior parte delle ricette anglosassoni, nella lista trovate la farina autolievitante. Potete sostituirla in questo modo: 160 grammi farina 00+50 grammi di fecola+1/2 bustina di lievito.

E se ti piacciono le torte al limone prova anche queste ricette:
 e per gli amici vegani un classico di questo blog:







LA TORTA AL LIMONE DI Mrs. PETTIGREW

200 grammi farina autolievitante
100 grammi burro morbido
2 uova
3 limoni
175 grammi di zucchero (io ne metto sempre 150 al massimo)
2 cucchiai colmi di zucchero a velo
90 ml latte

Accendi il forno a 180°.
Imburra e infarina uno stampo il cui diametro non deve superare i 22 cm.
Grattugia la scorza dei limoni, spremi per ottenere il succo.
Preleva circa la metà del succo ottenuto e mettilo da parte.
Sbatti il burro morbido con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso .
Aggiungi le uova, una per volta.
Prendi una spatola in silicone e mescola dopo aver aggiunto il succo di limone e la scorza grattugiata.
Unisci la farina (o il mix creato per sostituire la farina autolievitante), mescola per togliere gli eventuali grumi e aggiungi il latte.
Metti nello stampo e cuoci per circa 35 minuti (ovviamente controlla sempre prima di tirarla fuori dal forno).
Mentre cuoce, mescola lo zucchero a velo previsto con il limone tenuto da parte.
Togli la torta dal forno, falla raffreddare per cinque minuti e poi, aiutandoti con uno stecchino, fai tanti piccoli buchini sulla superficie. versa lo sciroppo al limone e fai raffreddare totalmente.
Se ti va, spolvera la superficie con lo zucchero a velo.







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27 dicembre 2016

Il Pain d'Epices...quello vero!

spezie-Natale-dolci tipici-



Il Pain D'Epices è una specialità alsaziana. Origini antichissime e una fama pressoché immutata nel tempo. 
E' un dolce rustico, deciso, profumato. I mitteleuropei lo consumano a colazione per tutto il periodo natalizio (e anche oltre).
E' delizioso da solo ma stupefacente se accompagnato da una pallina di gelato alla vaniglia.
O panna semimontata. O, e questa è la morte sua, da un velo di burro salato. Una mia amica francese lo utilizzava come panure per le fette di petto di pollo. Lo faceva tostare nel forno, lo passava nel mixer e panava la carne, dopo averla leggermente passata nell'olio. Alcuni lo accompagnano con il foie gras.
Io sono purista.
Lo mangio da solo, semplicemente con una tazza di caffè americano tra le mani.
E' stato difficile trovare una ricetta che fosse simile all'originale che compravo durante i miei viaggi. Alla fine l'ho trovata e, con qualche leggera modifica, l'ho resa quasi uguale al pain d'epices che si compra dai fornai d'Oltralpe.

Un discorso a parte lo merita il mix di spezie.
Ho avuto la fortuna di trovare nei supermercati Carrefour un barattolino di spezie già pronte per il pain d'epices. E' un piccolo barattolino con l'etichetta nera il cui costo non dovrebbe superare i 3 euro. Se non lo trovate o non avete voglia di comprarle, nella ricetta trovate tutte le spezie necessarie e la loro quantità. Una piccola precisazione: l'elenco delle spezie è abbastanza lungo. Se non le avete tutte, non c'è problema. Provate comunque a farlo. Non sono una purista ma una convinta sostenitrice del "di necessità virtù". Non otterrete il pain d'epices originale, ma un pane dolce speziato comunque gradevole.
Non vi spaventate per il contenuto di miele....il pain d'epices non viene dolce né stucchevole. Anzi, pensate che in passato, proprio per il contenuto in miele e spezie, era considerato una medicina!

Provatelo se non lo conoscete, crea dipendenza...almeno fino a Pasqua!!




ricetta tratta e modificata da Tutto Green

PAIN D'EPICES

225 grammi di farina integrale (o metà 00 e metà integrale)
2 uova
150 gr miele 
90 ml olio vegetale (mais o girasole)
50 gr zucchero di canna 
1 tazzina piena di caffè
1\2 bustina di lievito per dolci
1\2 cucchiaino raso di bicarbonato

Spezie:

1 cucchiaino abbondante di miscela di spezie per pain d'epices

o in alternativa

1\2 cucchiaino raso di cannella
1\2 cucchiaino raso di noce moscata grattugiata
3 grammi di pepe nero
1 punta di chiodi di garofano in polvere
1\2 cucchiaino di zenzero in polvere
4 bacche di cardamomo
4 semi anice

Prepara il caffè, mettilo in una tazzina e metti in infusione le bacche di cardamomo leggermente schiacciate ( così escono i semini).

Mescola il miele (se dovesse essere solido fallo sciogliere prima sul fornello) con l'olio, lo zucchero, le uova, la cannella, la noce moscata, lo zenzero, il pepe nero.

Unisci la farina setacciata con il lievito e il bicarbonato al composto con l'olio, alternandola con il caffè.

Prendi uno stampo da plumcake non molto grande, foderalo con la carta da forno inumidita e mettici il composto.

Cuoci in forno caldo a 170°, forno statico, per circa 35/40 minuti.

Dopo circa 20 minuti dall'inizio della cottura, copri la superficie con un foglio di alluminio (la superficie tende a scurirsi).

Si conserva a lungo avvolto nella pellicola.

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26 agosto 2016

La confettura in otto minuti

ciliegie-frutti

La marmellata è il pomo della discordia a casa mia.
Io le adoro tutte, ma proprio tutte eh.
Mele, pere, fragole, albicocche, mix tra i vari frutti.
Tutte, ma proprio tutte.
Tranne una.
Quella di ciliegie.
E guarda caso è l'unica che mangia mio marito e l'unica che io guardo come se fosse uno strano insetto della catena degli Appalachi.
Davanti lo scaffale del supermercato durante i primi mesi di matrimonio si sono consumati drammi degni del miglior Kramer contro Kramer.
Sbuffi, occhi alzati al cielo, commessi in soccorso a fare da intermediari familiari
La maggior parte delle volte tornavamo a casa senza averne presa nessuna



.
Cara prendiamone una che piace a te.
Ma no amore tu mangi solo quella
Ma non fa nulla.

Prenderne un barattolo a testa?
Le mie cavallette alias figlie ancora non erano nate , noi stavamo poco a casa e le marmellate aperte avrebbero rischiato di attaccarsi al frigo come l'Attak sulle dita.

Il problema fu presto risolto in questa maniera.
La marmellata di ciliegie la compriamo e le altre me le faccio da sola 
Ho resistito all'incirca una settimana, poi ho chiuso pentole zucchero e pectina in fondo al cassetto e mi sono data all'ippica, no volevo dire alla Nutella.

Perchè parliamoci chiaro, preparare la marmellata alias confettura è 'na gran palla.
E sbuccia, e taglia, e pesa.
E metti in pentola, e gira, e ti bruci, e fai la prova del piattino .
E sterilizzi i barattoli, e ci metti la marmellata, ti aribruci, chiudi e capovolgi i barattoli.
E aspetti.
E poi arriva la suocera che ti dice ma il botulino lo conosci?
No, non ho mai avuto il piacere.
Eeeee è pericoloso eh, basta un niente, basta un barattolo che non fa plop quando lo apri.
E acchiappa i tuoi barattoli e vedi se fanno plop.
Ma cosi li hai aperti tutti .
E allora minimo minimo la muffa gli viene, senza scomodare il signor botulino.

E allora ritorni al supermercato e te la compri sta benedetta marmellata.
Ma una volta che hai provato quella casalinga quella industriale ti fa l'effetto de 'na chilata de zuccchero mandata giù a cuore aperto.

E che zucchine.
Poi però arriva Terry che scrive su Fb le meraviglie della marmellata in otto minuti.
Io mi fido di Terry e mi precipito a guardare.
E trovo che lei l'ha presa dal mitico ZIO.
Ho bisogno di altre garanzie?
Due su due.
Io sto a posto cosi.
E la provo.
E mi piace.

Perchè sa di frutta.


Perchè in otto minuti è pronta.
Perchè posso fare dei mini vasetti che consumo nel giro di due giorni (salvo aumentare le dosi in proporzione se magari voglio preparare una crostata).


Perchè posso sperimentare, comporre, unire a mio piacimento i vari frutti.
E' economica.
E' sana.
E' ormai la mia ricetta!




Se siete delle marmellate addict provatela non ve ne pentiterete

(quella che vedete in foto l'ho realizzata con mele,pere e una spolverata di cannella)

(n.b- in questo post sono state volutamente saltate e annebbiate le varie differenze tra marmellata e confettura, visto che nell'uso quotidiano utilizziamo sempre il termine marmellata e voglio sentirvi dire: Mi preparo un panino burro e confettura :-)

Per i puristi e gli attaccabrighe marmellatari preciso che:

-siamo in presenza di marmellate solo se prodotte con qualsiasi tipo di agrume, nella ragione di: 1 chilo di marmellata deve avere almeno 200 grammi di agrumi (di cui almeno 75 grammi provenienti dall'endocarpo) come da Dlgs 50/04

-la confettura, pur se simile nella consistenza e nella struttura, è preparata esclusivamente con gli altri tipi di frutta)





CONFETTURA IN OTTO MINUTI

250 grammi di frutta al netto degli scarti
80 grammi di zucchero
succo i mezzo limone



Metti la frutta in una larga padella ANTIADERENTE
Aggiungi lo zucchero e il limone e fai andare a fuoco vivace.
Cinque minuti lo zucchero si scioglie e la frutta tende  sfaldarsi.
A questo punto puoi:

- frullarla se non gradisci i pezzi
- schiacciarla semplicemente con la forchetta, se ti piace la frutta a pezzi

Rimetti sul fornello per altri tre minuti massimo e voilà, è pronta.
Io faccio dosi minime che consumo nel giro di due giorni.
Quindi conservo in frigo .
Se decidi di prepararne di più, mi raccomando: mettila in barattoli sterilizzati!






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24 agosto 2016

Le crepes senza uova di Marco Bianchi



vegetariano -vegan-pochi ingredienti


Qualche dato.
Mi piacciono le crepes.
Mi piace Marco Bianchi.
Mi piacciono i suoi libri.
Mi piacciono le sue ricette.


E sapete perchè?
Perchè posso cucinare una cosa sana e leggera senza dovermi imbarcare nel tunnel senza uscita del:
miso
tofu
seitan
alghe come se piovesse
con una spruzzata di lievito alimentare in scaglie.


Ma no amici vegani.
Non ce l'ho con il mondo vegan e vegetariano.
Ognuno fa della propria bocca nonchè stomaco quel cavolo che gli pare.
Io ce l'ho con la distribuzione, media o grande che sia.
Perchè ci sono ostacoli insormontabili:
sul cucuzzolo della montagna di Heidi magari l'alga wakame ho difficoltà a trovarla (che poi, a dirla tutta, anche io ho problemi a trovarla e vivo vicino la Capitale).
La distribuzione ancora non è capillare



In secondo luogo a conti fatti se una famiglia decide di nutrire tutti i componenti
non dico vegan ma anche solo bio deve accendere un mutuo a tasso fisso per circa ottocentoquattordicianni...e sono buona.

Ma insomma.
Decine di libri sul mangiar sano ,sulle sostituzioni della carne e il mercato che fa?
Invece di venirci incontro impenna, raddoppia...a volte triplica.
E che cacchio.


Ma io, signore e signori, ho l'asso nella manica.
Marco e i suoi libri.
Sono tutti nella mia libreria.
E sapete perchè?
Perchè so che per realizzare una sua ricetta devo semplicemente aprire il frigo o la dispensa.
Pochi e semplici ingredienti.
Ma sani



Prendete queste crepes.
Le avevo viste a gennaio sulla pagina facebook di Marco.
Poi
le ho ritrovate pochi giorni fa da Lei e...niente...
Mi sono stancata di farle.
Ogni sacrosanta mattina per colazione.
Perchè sono veramente buone e leggere.
Qui le vedete nella versione golosa con la crema alla
e nocciole per le mie figlie.
Io la mia l'ho farcita con una marmellata particolare di cui vi parlerò nel prossimo post.

E sapete quanti ingredienti?
Tre
Solamente tre!!

Venite in cucina con me?


CREPES SENZA UOVA
 di
 Marco Bianchi

170 ml di latte  (riso soia o vaccino)
70 grammi di farina( farro, integrale, farina 1, 0,00..fate voi!!)
zucchero a velo


olio di semi per ungere la padella

Sbattete latte e farina insieme.
Scaldate una padella unta di olio.
Versate un mestolo di preparato.
Fate cuocere circa un minuto per lato
Farcite e spolverate di zucchero a velo





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15 agosto 2016

Le Brioche allo yogurt e che la regina Elisabetta ci salvi







Chi mi segue lo sa.
Leggo per mio piacere e per lavoro , se può essere considerato un lavoro il fatto di leggere un libro.
Questa estate mi sono toccati due dei thriller etichettati dalla stampa mondiale come i migliori dell’anno  della categoria di appartenenza
Uno “La vedova” di Fiona Barton.
L’altro “La ragazza del parco” di Alafair Burke.
Che Iddio e la regina Elisabetta ci salvino dai libri –marketing.
Li ho terminati a fatica , con un ‘incipiente orticaria che sta dilagando soprattutto attorno alle mie sinapsi.

Brutti, scontati, inconcludenti.
Ci sono libri che ho amato da subito, come Siddharta di Herman Hesse. Libri che ho odiato all'istante come la famosa trilogia ( Le cinquanta sfumature di noia ops di grigio tanto in voga qualche periodo fa). Libri che mi hanno messo in pace con me stessa,come "Fa bei sogni" di Gramellini, libri che ho faticato a finire come "Guerra e Pace". Libri amati anche controcorrente come "I Promessi Sposi " al liceo. Libri che ,sempre controcorrente, non ho amato come la "Divina Commedia"....

La scelta di un libro è qualcosa di estremamente privato e legato al sentire di ogni singolo.

Mi sono imbattuta anni fa nei "Dieci diritti del lettore" scritti da Daniel Pennac. E ve li voglio riproporre perchè io li ho adorati all'istante!
E mi sono tornati in mente dopo queste letture poco edificanti.


1) Diritto di non leggere

2) Diritto di saltare le pagine

3) Diritto di non finire un libro

4) Diritto di rileggere

5) Diritto di leggere qualsiasi cosa

6) Diritto di provare soddisfazione per le sensazioni che proviamo  durante la lettura

7) Diritto di leggere ovunque

8) Diritto di spizzicare,cioè di aprire un libro a caso e leggere qua e là

9) Diritto di leggere a voce alta

10)Diritto di tacere,cioè di non riferire ad altri le ragioni del nostro leggere o che cosa abbiamo capito.



Fame ne abbiamo?
In quantità!
E voglia di dolce?
A tonnellate
E allora diamoci sotto con le briochine che servite con il gelato sono l’essenza al quadrato dei pranzi sotto il solleone.
La ricetta viene nientepopodimeno che dal blog di Adriano
Penso proprio che non abbia bisogno di presentazioni.
Vi rimando al suo blog per tutte le spiegazioni tecniche e le chicche che solo lui sa darci.
Io vi propongo la versione basic di queste brioche.
Buone , belle compatte.
Da provare a colazione e con una tonnellata di gelato.
Cosi ce le siamo servite oggi io e lei
Una chilata di gelato, panna e cioccolato fuso come se piovesse.
Dovevamo pur testarla la ricetta prima di proporvela, non credete?
La dose che vi propongo è per circa 10 brioche!





Brioche allo yogurt


500 grammi di farina
2 uova + 1 tuorlo
150 grammi di yogurt magro
12 grammi di lievito di birra fresco
100 grammi di zucchero
100 grammi di latte
60 grammi di burro fuso
Zeste di 1 limone e 1 arancia
1 cucchiaio di miele
2 cucchiai di rum
7 grammi di sale

Mescolate le zeste di 1 limone e l'arancia insieme allo yogurt e mettete da parte.
In una ciotola mescolate il latte tiepido, il lievito sbriciolato, 1 cucchiaino di miele, 90 grammi di farina.
Mescolate e fate raddoppiare.
Prendete la planetaria e mescolate il composto con le uova e il tuorlo (gancio foglia).
Unite metà dello zucchero e farina quanta ne basta per iniziare ad incordare.
Aggiungere lo yogurt in 3 volte insieme al resto dello zucchero e della farina.
Unite il miele, il sale e mescolate.
Unite il burro fuso e il rum.
Inserite il gancio nella planetaria e incordate l’impasto.
Una volta omogeneo, fatelo lievitare fino al raddoppio.
Una volta lievitato prendetelo e dividetelo in pezzi di circa 70 grammi l’uno.
Dategli la forma che preferite e fatele lievitare per altri 45 minuti.
Spennellate con un po’ di latte e fate cuocere in forno caldo a 170 gradi per 12 minuti.
Non eccedete con la cottura pena una brioche estremamente dura.
Fate raffreddare e servite




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8 agosto 2016

Porridge estivo: la colazione che fa bene








Potrei deliziarvi raccontandovi i miei risvegli aulici, al suono degli uccellini  e la sottoscritta che ,come una novella Biancaneve , volteggia per casa canticchiando e dicendo “O acciderbolina, è ora di far colazione”.







Ma ho promesso solennemente  davanti ad una Sacher di non dire più bugie.
E allora eccola la verità , nuda e cruda:
Io la mattina mi sveglio con la fame di un minatore del Klondike.
Facciamo pure due minatori , cosi rendo bene l’idea.
E del minatore ho anche modi e grugniti.
E davanti a me devo trovare una tavola ben imbandita con il caffè fumante e qualcosa che sia in grado di tenere la fame a bada non dico tanto, almeno fino a mezzogiorno.
E potrei raccontarvi di torte, cereali e corn flakes.
Li adoro.
Ma alle undici il mio stomaco ha già tirato fuori forchetta, coltello e piatto chiedendomi: ma oggi per caso nun se magna?
L’unica colazione che tiene a bada i miei succhi gastrici…. è il porridge.
Meravigliosa colazione inglese, tipica delle campagne sterminate e fredde.
Una tazza di porridge oltre a riscaldare dava tanta energia, merito della miracolosa avena.
A base di latte o acqua, con o senza zucchero è un toccasana per le fredde mattinate invernali.
Si, però,  cara la mia foodblogger , forse non ti sei accorta che non c’è la neve fuori.
Ce stanno le cicale.
Nessun problema: porridge estivo.
Delizioso, comodo e furbo perché si prepara la sera prima.
Io vi do delle indicazioni di base sugli ingredienti.
Voi metteteci quel che vi pare ma soprattutto provatelo.
Lo so che può scatenare diffidenza solo a guardarlo ed è difficile renderlo carino ed appetibile in foto
Perché a meno che non viviate a pane e cappellini della regina Elisabetta, sta pappetta può destarvi qualche perplessità.
Ma fidatevi è buonissima e soprattutto vi fa un gran bene.
(da un ‘idea de “La Figurina")





PORRIDGE ESTIVO
(ingredienti per una porzione)

90 millilitri di yogurt bianco magro (o greco)
60 millilitri di latte
1 cucchiaino di miele (o zucchero di canna)
1 manciata di uvetta (facoltativa)
Frutta secca a piacere
Frutta fresca a piacere
20 grammi di fiocchi di avena
Cannella a piacere
(eventuali aggiunte da mettere la mattina: cioccolato in pezzi, cacao,semi di chia,)

Prendete un bel contenitore capiente, di vetro.
Mescolate il latte e lo yogurt e versateli nel barattolo.
Unite il miele (o lo zucchero), l’uvetta, i fiocchi di avena, la cannella  e la frutta fresca.
Mescolate con cura e mettete per tutta la notte in frigo.
Al mattino aggiungete la frutta secca da voi preferita ( e se volete anche il cioccolato in pezzi o i semi di chia)

Date una mescolata e gustate!



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29 luglio 2016

Torta albumi e cacao e offro lavoro !!





Ho deciso.
Cambio vita e mi butto nel business.
Per la precisione divento imprenditrice.
La fabbrichetta, eccolo il mio futuro.
E occhio che oltre la fabbrichetta ( da pronunciare rigorosamente in tono natural chic lombardo) do la possibilità del franchising.
Gratuito eh?
Non dovete tirar fuori un euro,  purchè mi promettiate che sia virale la presenza di tal fabbrichetta in tutti i luoghi e tutti laghi  J

Vorrete saper i particolari..
Subito serviti.
La fabbrica della gentilezza.
Perché gentile non è solo l’aggettivo per una candeggina
Perché porca la pupazza non se ne può più.
Tutti incazzati neri, tutti storti, tutti affamati di carne umana e che diamine.
Un’ epidemia che colpisce tutti.
Ti fermi per far attraversare il ragazzino sulle strisce e la macchina dietro strombazza e te becchi pure un efficientissimo  “ A bagascia te voi move”
Sei in fila al supermercato tutta tranquilla e ti ritrovi ad uscire in autoambulanza perché la vecchietta di turno ti ha fracassato le costole e ti ha procurato una fulminea rottura del malleolo perché doveva far prima di te.
Entri in un ufficio e garbatamente saluti.
Il nulla la risposta….
Oppure , è capitato alla sottoscritta una volta dopo essere entrata ed aver sorriso nel dire buongiorno,
sentirsi rispondere “ma che c.... ti ridi”
Oh my God.
Apriamola sta fabbrichetta.
Produciamo gentilezza come se non ci fosse un domani.
Perché la lama di una spada può esser fatta anche di fiori, non solo di metallo.



Albumi  avanzati ne avete?
Io si.
Sempre.
Ma mica posso campà di meringhe. O biscottini.
Stavolta ho scovato una torta.
E non storcete il naso dicendo che fa caldo.
E’ morbidissima.
E’ abbastanza leggera
Si fa in una battibaleno.
 Mezz'ora di forno.
Cinque minuti ed è sparita.

Vi ho convinto?
(la ricetta l'ho presa QUI ma ho modificato le dosi degli ingredienti)



Torta agli albumi e cacao

3 albumi
150 grammi di zucchero
30 grammi di cacao
170 grammi di farina
80 millilitri di olio
160 millilitri di acqua (gassata se potete)
1/2 bustina di lievito per dolci
1 pizzico di sale

Sbattete gli albumi a neve con il pizzico di sale e mettete da parte.
Nella ciotola mescolate olio, zucchero ed acqua.
Unite la farina setacciata con il lievito ed il cacao.
Mescolate bene fino a togliere tutti i grumi.
Unite gli albumi lentamente e mescolando sempre nello stesso verso.
Infilate in forno e cuocete a 180 gradi per circa 30 minuti.
Controllate con lo stecchino prima di tirarla fuori dal forno.
Fate raffreddare e spolverate con zucchero a velo.
Un consiglio, anzi due: accompagnatela con della panna semimontata aromatizzata con un po’ di cannella. Oppure servitela con del gelato a piacere!


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