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12 luglio 2016

I Cupcakes alla menta di Giulia




Quanto tempo è passato nelle pagine non scritte di questo blog.
Quanti pensieri, quante nubi, quante giornate piene di sole.
Un po’ più di nubi forse.
Perché alla fine della giostra, puoi avere venti o anche cent’anni la voce che prevale è quella che ti prende alle gambe e ti tira giù.
Strano tipo l’essere umano.
Le voci che sente fuori da sè sono più forte delle “voci di dentro”. E le voci più forti sono sempre quelle che tendono a metterti ai margini della vita.
Mai na volta, porca zozza, che ci si fermasse ad ascoltare chi ti apprezza e ti sprona.

Riparto da qui.
Da due adolescenti.
Una è mia figlia, l’altra è  una delle sue amiche più care, Giulia.
Mi fanno una gran tenerezza . Due donnine che si fanno strada nel mondo, faticano come muli nello studio. Lottano, si impegnano, vanno benissimo a scuola ma vivono la loro vita a piene mani.
Giulia ha degli occhi che a volte mettono a disagio.
Perché sono occhi che scavano dentro, seri.
Allo sguardo di Giulia non scappi.
Ti fa fare i conti con quello che hai davanti. Sono anche occhi furbi, perché il sorriso è sempre pronto a scappare,perché ce l’ha li, ai margini della pupilla.
Giulia è tosta, sa quel che vuole, sa dove mettere le mani e i pensieri
Arriverà lontano perché è tenace e sa quel che vuole.
Ma è anche un piccolo fiore da proteggere.
Perché come tutte le adolescenti è indifesa.
E penso che a volte il mondo, le faccia un po’ paura… come a tutti.
Ha sempre paura di disturbare, mai una volta che si convinca che casa mia è casa sua.
Giulia ti sorprende con i gesti perché di parole ne usa poche.
E questi cupcakes sono apparsi all’improvviso a casa mia in un’ afosa giornata di questa strana estate.
Perché tra le altre cose, Giulia cucina da Dio!
E io li regalo pari pari a voi.

Perché sono buoni, equilibrati, freschi.

CUPCAKES ALLA MENTA
(ricetta di Giulia)

Ingredienti per dodici cupcakes

140 grammi di farina
2 uova
120 grammi di zucchero
120 grammi di burro a temperatura ambiente
1 cucchiaino di lievito in polveree
1 pizzico di sale
La scorza di un limone piccolo
120 millilitri di sciroppo alla menta
 Per il frosting:

250 grammi di formaggio spalmabile classico
Zucchero a velo (regolatevi secondo il vostro gusto, se lo volete più o meno docle)
Qualche goccia di limone

Cioccolato fondente per decorare

Preparazione della base:
Montare il burro e lo zucchero con un mixer elettrico.
Unire le uova, una alla volta.
Aggiungere il sale, la scorza di limone,lo sciroppo ed infine la farina ed il lievito. Mescolatet per togliere eventuali grumi e mettete nei pirottini.
Cuocete in forno a 180 gradi per circa quindici minuti (fate la prova con lo stecchino prima di tirarli fuori dal forno!!)

Per la glassa mescolate bene gli ingredienti previsti.
Assaggiate per calibrare il sapore secondo i vostri gusti.
Decorate i cupcakes ormai freddi, guarnite con gocce di cioccolato fondente e fate refrigerare per almeno ore

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17 giugno 2016

La feta saganaki e Etelberto, come chi è Etelberto?






Lo conoscete il turista Etelberto?
Io si.
Ne conosco tanti.
Etelberto è quel turista che torna dalla vacanza,magari in Grecia (tanto per rimanere in tema con la ricetta) e ti dice:
“No, sai, sono stato bene .Bei postibelmarebeimonumenti  MA…
Eccolo il MA che fa la differenza.
Ma si mangia male.
O poffarbacco.
In Grecia?
E cosa hai assaggiato di cosi disgustoso da riportarti in valigia insieme alla sabbia nelle mutande e al Partenone in miniatura?
La moussaka, la salsa tzatziki?
L’halloumi?
No, ho assaggiato gli spaghetti alla bolognese e i maccaroni-cheese.
Ora,aspettate per prima cosa cerco di dissociarmi dalla parte becera di me stessa che assaggerebbe anche le gambe del tavolo condite dal wasabi…
Ecco, mi sono dissociata .
Però no, non funziona.
Non capisco.
Cercare i piatti della propria tradizione culinaria in altre terre è un po’ come cercare un po’ d’acqua santa a casa del diavolo.
Ci vuole coraggio, sprezzo del pericolo (fattela fare una bolognese come si deve da un cuoco, che ne so io, dello Sri Lanka) e totale assenza di curiosità.
Un popolo, una terra da visitare la si comprende anche da un piatto tipico, da un modo diverso di cucinare ingredienti usuali.
Nel caso della Grecia poi ci vuol coraggio a non riuscire a trovare un piatto che non soddisfi il palato.
Tolta l’assenza della pasta per il resto è un trionfo di colori e sapori mediterranei.
Della cucina greca adoro soprattutto i mezedes, gli antipasti… che poi sono talmente carichi di sapore e talmente vari da costituire a volte un pasto completo.
Prendete ad esempio questo piatto.
Saganaki, dal nome turco della padella di rame dove veniva fritto qualsiasi tipo di formaggio: halloumi, katzera, formaella ,batzos. Condizione essenziale: un formaggio che non si sciolga durante la cottura.
Il saganaki (quando si trova soltanto questa dicitura ci si riferisce al formaggio) viene poi accompagnato dopo la cottura dal miele, limone o ouzo.
Il saganaki però può riguardare anche i gamberi, le cozze.
Insomma, per tornare al discorso del turista Etelberto, non mangi il formaggio?
Puoi “saganakare” il pesce, vuoi mettere?
Ora veniamo alle dolenti note.
Come riproporre questo piatto sulle nostre tavole?
I formaggi tradizionali greci qui si riducono ad un solo nome imperante: feta.
E di un solo tipo, accidenti.
In Grecia la feta è una declinazione di varianti.
Nella mia ricerca compulsiva mi imbatto tempo fa in un blog bellissimo.
Un blog che è diventato la mia bibbia per la cucina greca.
Insieme al mitico: Souvlaki for the soul
E trovo il paradiso.

La feta saganaki si può riprodurre anche da noi.
Basta qualche piccolo accorgimento.
Quale il mettere la feta per quindici minuti (anche trenta) nel freezer.
E preparare una tempura bella ghiacciata.
Il risultato? Spettacolare e talmente vicino all’originale greco che al primo morso parte il sirtaki e Zeus vi passa accanto sorseggiando un bicchierino di ouzo.
Non vi piace la feta?
Niente scuse.
Acchiappate al banco gastronomia del quartirolo lombardo.
E’ la morte sua.
Anche se non sentirete il sirtaki.
Al massimo O mia bela madunina.

Ma noi italiani sappiamo ben accontentarci non trovate?



FETA SAGANAKI 

1 panetto di feta
100 grammi di farina
1 uovo
200 millilitri di acqua ghiacciata frizzante
Olio per friggere

Togli la feta dall 'involucro e falla scolare per circa dieci minuti.
Tagliala in circa sei pezzi , in questa maniera:


Avvolgi ciascun pezzo in carta stagnola e mettilo nel freezer per circa 15-30 minuti (il mio freezer ha deciso di rallentare i ritmi e fumarsi un sigaro grattandosi la pancia,quindici minuti son pochi per me per avere un panetto bello ghiacciato, tu regolati in base a quello che hai a casa).
Prepara la tempura (ricordati: l’acqua deve essere FRIZZANTE e GHIACCIATA).
Sbatti l’uovo con l’acqua frizzante, aggiungi lentamente la farina cercando di non fare grumi .
Prepara l’olio, fallo scaldare bene.
Prendi i pezzi di feta dal freezer.
Immergili nella pastella, friggili e servili, dopo averli scolati dall’olio in eccesso.
Servi con del limone ,miele e buon appetito!

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5 giugno 2016

KartoffelSalat-Insalata di patate alla maniera bavarese






La Kartoffelsalat è un po’ come la Titina: la si cerca ,la versione tradizionale, ma non la si trova.
Perché parte della Germania che vai , insalata di patate che trovi.
Con la maionese , senza la maionese.
Con la panna , senza la panna.
Col cetriolino, senza cetriolino.
Dipende dall’etnia e penso anche dal gusto personale e dalla disponibilità del frigo.
Due cose vi posso dire con sicurezza.
La prima è metteteci un bel wurstel accanto oppure una bella Wiener Schnitzel.
E la seconda è che questa insalata di patata come è, è.
Ovvero l’è bona, ma tanto bona.
Soprattutto ora che il palato cerca refrigerio e pietanze preparate in anticipo per non sudare poi sotto il sole del mezzodì.
C’è anche una versione “spuria” della Kartoffelsalat che viene dritta dritta da quel di Thurgau, ovvero il cantone svizzero-tedesco dove vive mia sorella.
Mio cognato adorava la Kartoffelsalat.
La sua però era pura rivisitazione.
Il procedimento quello che tra poco vi illustrerò ma gli ingredienti… tutti di testa sua.
Servelade e scaglie di emmenthal come se piovesse, cipollina fresca, aneto e maionese a gogo.
Eretica diamine, quasi un foodporn..ma era ed è una bontà.
Ovviamente il tutto innaffiato dall’immancabile Bier.
Prosit!

La versione che vi propongo dovrebbe avvicinarsi molto a quella della Germania del Sud, per la precisione l’insalata bavarese.
Spartana, semplice.
Io vi do la versione base cosi come la faceva la mamma di una mia amica bavarese doc..jawhol  J
Voi poi aggiungetevi quello che vi pare.
Perchè va soddisfatto il palato, pur conoscendo la tradizione

Il brodo che andrete a versare sulle patate deve essere caldo
Uno degli ingredienti essenziali è la cipolla.
Fa la differenza ma se proprio non la tollerate non mettetela .
Fa nulla, viene bene lo stesso la ricetta
Io odio un luogo comune senza senso ovvero mi fa morire dal ridere quando tu non mangi qualche ingrediente perché non ti piace e ti rispondono “ però…non sai cosa ti perdi”
Non mi perdo nulla capperi se quella cosa non mi piace o no?
Tornando a noi, eccovi la versione base.
La Frau bavarese diceva che il brodo indicato dalla ricetta deve essere realizzato esclusivamente con il dado.
Voi regolatevi di conseguenza.
Io non dovrei dirlo, però ehm…col brodo di dado è vero viene meglio  J



 Ovviamente questa ricetta fa parte della raccolta: Un libro, una ricetta. Stavolta è stata ispirata dalla lettura e recensione di “Incubo” di Wulf  Dorn. Recensione che potete trovare QUI)

KARTOFFELSALAT – Insalata di patate alla maniera bavarese

1 kg di patate
250 millilitri di brodo vegetale
1 cipolla
1 cucchiaino di senape
2 cucchiai di aceto
2 cucchiai di olio
Pepe
Erba cipollina per guarnire
(eventuali aggiunte non previste dalla ricetta tradizionale: maionese, formaggio, prezzemolo,cubetti di prosciutto o tutto quello che la fantasia vi suggerisce)

Fai bollire le patate con la buccia e toglile quando saranno cotte ma ancora sode.
Falle freddare.
Intanto prepara il brodo come preferisci .
Fai bollire la cipolla tagliata finemente nel brodo (se proprio non ti piace non la usare per niente).
Prepara una vinaigrette sbattendo olio, aceto senape, sale e pepe.
Sbuccia e taglia le patate a rondelle.
Quando il brodo sarà a bollore, spegni il fuoco e versalo insieme alla vinaigrette sulle patate.
Fai riposare il composto almeno per due ore (il brodo verrà completamente assorbito dalle patate)

Aggiusta di sale e pepe, decora con l’erba cipollina e servi!

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30 maggio 2016

Un libro, una ricetta: Hopjesvla, un dessert freddo olandese delizioso!








Un libro, una ricetta.
Nuove strade da percorrere per questo blog che ogni tanto ha bisogno di aprire le finestre e dare aria. E perché non prendere questo ossigeno dai libri..o da un film?
Venerdi la recensione de “La ragazza che non sapeva”, la trovate QUI
Una scrittrice olandese.

Olanda…. Olanda.



L’Olanda chiama il Vla.
Vla è una crema pronta. Anzi, la crema pronta.
Un’istituzione direi per il popolo olandese come Gullit ,l’olandesina volante  ,zoccoli e tulipano.
Vaniglia, caffè, cioccolato. Insieme ad altri venti gusti di cui uno, il Blankesvla che nessun olandese saprà dirvi  “Sa di….” Un po’ come il cono del McDonalds che ditemi voi il gusto.
La Vla  la trovate in ogni supermercato, caseificio e casa olandese che si rispetti, contenuta spesso in cartoni come quelli del latte. Due confezioni nel frigo è il minimo sindacale per ogni “dutch” che si rispetti.


E’ il dessert ideale per il fine pasto.
Ma anche per quando assale un certo languorino.
O anche per placare ansie, noie, e giramenti di zucchine varie, nonché visite improvvise di suocere e cognate.
Al limite zittite la coscienza salutista con la versione per l’estate che è addizionata con lo yogurt ! ^_^
Il Vla deve avere una consistenza colabile.
Non è un budino.
E’ morbida scioglievolezza,  se mi consentite lo spot pubblicitario.  ;-)

Le Hopjes invece sono l’altra istituzione olandese.


Deliziose caramelle dure al caffè e caramello. Da tempo immemorabile sul mercato, furono inventate da un dottore dei tempi che furono per un barone che aveva il divieto, per questioni di salute, di bere il caffè.
Perché quindi non unire queste due istituzioni deliziose?
Ecco la Hopjesvla.
La crema al caffè con un sottofondo delizioso di caramello.
Di tanti gusti questo è il mio preferito.
Il Vla al caffè, anzi il Vla che ha il gusto delle caramelle Hopjes, una miscela ammaliante che sa di caffè e caramello.
Trovare una ricetta “casalinga” è quasi impossibile per il Vla.
Del resto ,alla massaia olandese,  chi glielo fa fare di mettersi ad armeggiare tra pentole e cucchiai quando basta aprire il frigo e versarlo?
Ma dal cappello magico dell’Emporio è uscita fuori la ricetta, dopo tanto cercare e tradurre e questa viene nientepopodimenoche da un ricettario olandese datato 1906, dove per la prima volta si parla di Vla.
Non vi spaventate per la presenza del caramello.
Questa ricetta viene sempre bene !


E se alla fine la trovate con un po’ di grumi per colpa dell’amido che ha deciso di fare l’antipatico?
Fa niente.
Una botta di minipimer e passa la paura.
Fate raffreddare la Vla e se dovesse rassodarsi troppo prima di servirla unite un po’ di latte o yogurt.
La consistenza deve essere quella di una crema e non di un budino.
Ottimo dessert estivo.
Gustatelo ben freddo, accompagnato da panna montata o se volete essere un perfetto olandese su suolo italico, grattugiate sulla superficie dell’ottimo cioccolato fondente.

Non vi resta che provarla!
(fonte ricetta :The Dutch table)

HOPJESVLA

300 millilitri di latte
75 grammi di zucchero
70 millilitri di caffè forte
2 cucchiaini di caffè istantaneo (facoltativo)
2 tuorli d’uovo
3 cucchiai di amido di mais

Mescola il latte con il caffè
Prendi una pentola dal fondo pesante in acciaio. Versa lo zucchero e attendi  fino a quando diventerà di un delizioso color nocciola e ti sembrerà di avere la cucina invasa dal profumo di zucchero filato!
Versa a cucchiaiate, facendo attenzione a non scottarti, il mix di latte e caffè.
Fai attenzione, questo è l’unico passaggio un po’ delicato (non versare di colpo tutto il latte e caffè. Il rischio  è quello di ritrovarti una palla ingestibile di caramello oltre a qualche ustioncina non proprio divertente!).
Dopo aver versato le prime cucchiaiate di latte e caffè, mescola con cura e vedrai che mano mano il caramello inizierà  a sciogliersi.
Versa tutto il composto e riscalda lentamente.
Mescola con una frusta l’amido con i tuorli.
Prendi qualche cucchiaiata di latte caldo e stempera il mix di amido. Ripeti questa operazione per altre due, tre volte e poi versa anche il composto di tuorli nella pentola con il latte caldo.
Porta ad ebollizione e fai bollire per circa due, tre minuti.
Spegni e fai raffreddare per bene.
Servi con panna o cioccolato fondente grattugiato

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22 marzo 2016

La Treccia al burro ovvero la mitica Butterzopf e il dottor Coca-Cola


Dell'Europa del Nord mi mancano tante cose.
Della Germania me ne mancano altrettante
Ma della Svizzera mi mancano molte, troppe cose.
Ma questo non è un post melenso.
E allora vi dirò che mi manca  il cioccolato.
Mi manca il Migros.
Mi mancano i formaggi puzzolenti.
Mi mancano le servelade
Mi manca Zurigo e la sua bellezza.
Mi mancano tutte quelle comparse che hanno fatto della mia vita un caleidoscopio di incontri.
Mi mancano LORO
E mi manca lui, il famigerato Herr Doktor

"Perchè tu quando fare male panza ja, tu dofere bere coca cola perchè fare tanto bene a panza tua ja? "
Ma io avevo la febbre, il mal di gola, il raffreddore. Non il mal di pancia.
Fa niente. Il dottor Coca-Cola (incubo dei miei soggiorni estivi in Svizzera) mi prescriveva sempre ettolitri di Coca-Cola. Per lui la panacea di tutti i mali.
Anno dopo anno constatava la mia crescita e immancabilmente mi diceva: "Fisto a bere Coca cola ja, tu crescere come piccolo fiore sfizzero"
Voi direte giustamente: ma in estate ti ammalavi?
Ora dire estate in Svizzera,ma la Svizzera quella su,quella proprio in alto, quella che se fai uno zompetto più esagerato ti ritrovi in Germania senza passare dalla dogana, è un eufemismo.
Luglio, massima temperatura 28 gradi.
Per me, abituata a vedere l'asfalto perdere il proprio confine per il caldo, beh era un pò tiepido ma nulla più.
Per lo svizzero quei 28 gradi erano sinonimo di desertificazione all'ultimo stadio.
E allora partivano in ordine sparso:
- razzia al supermercato più vicino di tutte le bustine per fare il thè (quello finto si, proprio lui), thè freddo al limone
- scorte immani di acqua, sidro e Coca-Cola (hai visto mai dovesse passare herr Doktor ^_^)
- corsa stile maratona newyorkese presso la piscina più vicina al grido di "Accidenti quant'è caldo" (lack isch da warm)
E io li guardavo senza capire, come non capivo i loro Birkenstock con tanto di calzino bianco corto ai piedi.
A forza però di sentirmi dire "che caldo che caldo" alla fine iniziavo a sentirlo anche io. E mi tuffavo. Il problema era poi riuscire dall'acqua e farsi accarezzare da quel simpatico venticello che ti risvegliava ossa che manco sapevi di avere.
E scattava la febbre.
E immancabile arrivava lui con la sua Coca-Cola.
Mi faceva stare meglio?
No,ma quel dottore "sfizzero" che si sforzava di parlare in italiano è uno dei ricordi più piacevoli che ho.



Altro ricordo estremamente piacevole?
La treccia al burro ,ovvero la Butterzopf, il pane della domenica.
Un peccato di gola nel quale affondare come se non ci fosse un domani.
E' un pane "neutro" oserei dire.
Infatti viene utilizzato sia come accompagnamento di piatti salati che dolci.
Io, va beh, che ve lo dico a fare, lo accompagno solo con i dolci.
Ovvero : Olio di palma a fiumi ( ^_^) marmellata, burro e miele.
E non solo.
La morte sua è con la cioccolata.
A pezzi, fondente, con le nocciole, al latte..
La ricetta che vi propongo è quella della mitica Betty Bossi.
Avete presente la Betty Crocker americana?
Ecco, la Bossi è il suo alter ego alpino!
Non ho trovato dimora svizzera autentica senza almeno un libro delle sue ricette.
Unica accortezza: utilizzate lievito fresco, il classico cubetto, non quello in bustina.
( la mia treccia presenta una deroga: è spolverata con lo zucchero a velo proprio perchè la utilizzo solo con i dolci)

BUTTERZOPF ovvero la treccia al burro
(dosi per circa 750 grammi di treccia)
500 grammi di farina
1 cubetto di lievito fresco  
70 grammi di burro di ottima qualità
1 cucchiaio di zucchero
1/2 cucchiaio di sale
300 millilitri di latte intero tiepido

Per la superficie:
1 uovo
latte


Mescola la farina con il sale.
Mettila  sul tavolo di lavoro infarinato e forma una fontana (o mettila  nella planetaria)
Sciogli il lievito in un bicchiere con il cucchiaio di zucchero zucchero e un pò del latte tiepido previsto.
Una volta sciolto versalo al centro della fontana.
Lascia riposare cosi per una decina di minuti .
Unisci il burro morbido e inizia ad impastare per almeno una decina di minuti (ovviamente utilizzando la planetaria il lavoro sarà più semplice)
Metti a lievitare fino al raddoppio.
Riprendi l'impasto, lavoralo brevemente e dividilo in due.
Forma due cordoni abbastanza lunghi.
Inizia a formare la treccia.
QUI trovi lo schema per realizzarla ma se non hai tempo intrecciala come vuoi, non si offenderà nessuno!
Rimettila a lievitare per altri 30 minuti circa.
Prepara il mix per spennellare la superficie battendo l'uovo con il latte.
Spennella la tua treccia.
mettila in forno caldo (200 gradi) per circa 30 minuti, coprendo la superficie per i primi minuti con la carta forno.
La tua treccia sarà pronta quando batterai la superficie e sentirai un suono "vuoto".
falla raffreddare e gustala come vuoi!


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23 febbraio 2016

La Torta Slava e "anta" versus venti




A vent'anni avevo due nemici dichiarati.Il giallo e il limone.

Oggi uno è il mio colore preferito e le ricette a base di limone mi piacciono tanto.




A vent'anni era convinta che per essere bella il rossetto rosso fosse un must.
Oggi le mie labbra sono sempre naturali,al massimo rosa.




A vent'anni per mantenermi all'università facevo un pò la fotomodella per un fotografo un pò pazzo e un pò la sua assistente.E quando arrivavano le modelle ,ma quelle vere,mi dicevano sempre:"Uff,la parte più brutta di me sono i piedi".
E io mi massacravo in estenuanti sedute levacalli pensando che l'essenza della bellezza fosse tutta nell'alluce & Co.
Oggi penso che l'essenza dello charme in una donna sia una bella e sana risata.




A vent'anni pensavo che parlare di Kant e Hegel fosse essenziale e imprescindibile.
Oggi penso che anche Topolino sia essenziale e imprescindibile.




A vent'anni pensavo che la politica dovesse essere importante tanto quanto il deodorante sotto le ascelle
Oggi posso vivere anche senza, pur conservando una mia precisa identità ideologica.




A vent'anni pensavo che i film di Fellini non mi piacessero perchè ero un pò stupidina.
Oggi penso che non c'è niente di male se tra Fellini e Jack Sparrow,mi piace più quest'ultimo ^_^




A vent'anni pensavo che il tacco 12 facesse tanto chic.
Oggi penso che il tacco 12 sia una tortura medievale inventata da qualche sadico senza figli piccoli da scarrozzare per la città.




A vent'anni pensavo che a quaranta sarei stata una seria donna con tailleur e chignon
Oggi a quota quasi quarantacinque (oh my God) di serio ho solo i sentimenti e lo chignon ancora non so come si fa ^_^

Tornereste indietro?Vorreste essere come eravate?Io no.
A vent'anni mi sembrava di dover dimostrare chissà che cosa.Oggi non devo dimostrare più nulla.L'età mi ha concesso un grande regalo:il gusto di vivere.Tutto qui.E non mi sembra poco!

Queste le riflessioni arrivate in un giorno un pò nuvoloso e un pò no mentre sistemavo le foto per il giveaway di Simona.Un compleanno importante il suo.merita una delle mie torte preferite.
Le crostate sono la mia passione.
Le meringhe il mio paradiso personale.
La torta slava le riunisce entrambe in un sol colpo.
Uno strato di frolla,uno di confettura ,l'ultimo di soffice meringa.

Varie sono le ricette in rete,ne ho sperimentate tante fino ad arrivare a dosi che per me sono perfette perchè il rischio di questo dolce è annegare nella troppa presenza di zucchero.
L'ideale è utilizzare una confettura scura per l'effetto cromatico ma ovviamente il mio consiglio è usate quella che più vi piace!




LA TORTA SLAVA

per la base di frolla:

300 grammi di farina
3 tuorli (da uova medie e non grandi)
100 grammi di burro sciolto
vaniglia
1 scorza di limone grattugiata
1 cucchiaino raso di lievito
50 grammi di zucchero

per la meringa:

3 albumi
70 grammi di zucchero

confettura a scelta

Come prima cosa sciogli il burro a bagnomaria o nel microonde e fallo raffreddare

Monta gli albumi per due minuti nel mixer elettrico.
Aggiungi lo zucchero fino ad ottenere un composto ben fermo.
Metti in frigo



In una ciotola metti tutti gli ingredienti per la frolla compreso il burro sciolto che avrai fatto raffreddare (se il composto dovesse risultare poco lavorabile unisci poca acqua naturale)

Prendi uno stampo rettangolare,rivestilo di carta forno e stendi lo strato di frolla,cercando di renderlo uniforme



Spalma la confettura sullo strato di frolla  e successivamente spalma sulla confettura gli albumi montati a neve,fino a ricoprire tutto lo stampo




Inforna a 160 gradi per circa 35 minuti,tenendo lo strato di meringa coperto con un foglio di carta forno per i primi dieci minuti.la meringa diventerà marroncina,non ti preoccupare è normale.Devi solo far attenzione che non bruci.
Il tempo di cottura è indicativo.Controlla sempre prima di spegnere il forno.
Una volta cotta falla riposare in forno spento per circa dieci minuti.
Tirala fuori, aspetta che sia completamente fredda,spolvera con zucchero a velo e taglia a quadrotti!


Con questa ricetta partecipo al giveaway di Batuffolando Ricette "Le primavere"



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