25 gennaio 2017

Rimedio portentoso per la tosse (quanto mi piacciono i rimedi della nonna)




La situazione ve la dipingo in tre pennellate:
Influenza
Sinusite
Tosse stizzosa come se fumassi pure l'intonaco

Finito l'antibiotico continuo a starnazzare come un'oca giuliva alternando tre colpi di tosse a una voce che almeno è diventata too much sexy.

Non ne posso più di medicine & Co. ma ho bisogno di un aiuto veloce ed efficiente.

Mi ricordo della polentina di semi di lino che, mio fratello naturopata per vocazione, mi schiaffava sulle corde vocali ogni due per tre insieme al Tea Tree Oil.

Ho provato a farla.
Tre applicazioni e non tossisco più.
Senza ingurgitare intere industrie biochimiche ma soltanto approfittando di quello che madre natura ci ha regalato.

Il rimedio è valido sia per la tosse stizzosa che quella grassa, e possono utilizzarlo anche i bambini. In tal caso però controllate la temperatura del "pacchetto" che non dovrà essere caldissimo.

Appena si raffredda toglietelo e buttatelo, dovrete utilizzare ogni volta un mix nuovo.
Pronte?

RIMEDIO PORTENTOSO PER LA TOSSE

2 tazzine da caffè di semi di lino
4 tazzine di acqua
1 goccia di Tea Tree Oil (facoltativa e non per i bambini)
3 fogli di carta casa
1 fazzoletto in cotone

In un mixer tritate i semi di lino.
Devono diventare così:




Metteteli in un pentolino con l'acqua prevista e portate ad ebollizione mescolando con cura . Vedrete il liquido addensarsi abbastanza velocemente, spegnete il fuoco quando avrà assunto le sembianze di una polentina.
Stendete i tre fogli di carta casa sul tavolo e rovesciatevi il composto.
Chiudete con cura e avvolgeteli nel fazzoletto di cotone.
Stendetevi e appoggiatelo sul petto.
Rilassatevi, ascoltando magari della buona musica.

Tosse? Bye Bye😊

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23 gennaio 2017

Foglietti acchiappacolore fai da te, qui si spignatta di brutto!





Aggiornamento 4 marzo:

Perdonate l'aggiornamento ma, visto che ogni tanto arriva il sapientone di turno, devo fare due precisazioni. La Soda Solvay non è la soda caustica. Se amate realizzare i saponi in casa, conoscete già la caustica e la sua potenziale pericolosità, ha un ph altissimo e va maneggiata con estrema attenzione. La Soda Solvay non è bicarbonato, per quanto abbiano strutture molto simili, ma il bicarbonato è appunto...un BIcarbonato di sodio, la soda è carbonato di sodio. La Soda Solvay esiste ed è questa:


Presente sul mercato da boh? Circa quarant'anni?
Un'ultima cosa: io adoro l'ars oratoria. Datemi un'opinione diversa dalla mia e la possibilità di un confronto e vi faccio un monumento. Ma a una condizione: uscite dall'anonimato. E' la conditio sine qua non per un confronto corretto.
Grazie e perdonate il pippone, certamente non rivolto a chi mi segue con simpatia!


Once upon a time....c'era una volta
Una dark.
Io.
Capelli verdi.
Io.
I Cure nelle orecchie.
Sempre io.
Vestiti solo neri.


Bei tempi e non perché avevo 15 anni e oggi qualcuno (ma proprio qualcuno eh) in più.
Bei tempi perché fare la lavatrice dei miei vestiti era come giocare al SuperEnalotto con i 6 numeri vincenti in tasca. 
Dividere i vestiti e la biancheria di casa mia era semplice. 
O bianco o nero.
Un po' come era la mia visione del mondo.
Senza compromessi.

La situazione adesso è un po' diversa.
Vuoi perché "tengo" famiglia.
Vuoi perché siamo in prevalenza donne.
Vuoi perché le mie figlie adorano i colori.
Vuoi perché mio marito ama i colori insoliti.
Vuoi perché io mi sono ammorbidita (si, lo so, pure i fianchi mi si sono ammorbiditi, ma mangiare è uno sporco lavoro e qualcuno lo deve pur fare).

Il nero è sempre protagonista, ma anche il rosso, il nero e qualche volta l'insolito giallo. Nella cesta della biancheria sporca la situazione è un po' questa:



Roba da perderci la testa.
Invenzione geniale: i foglietti acchiappacolore.
E quanti ne ho comprati.
Poi due conti e la smania che ho ultimamente di replicare tutto a casa.
Un po' per coerenza, è inutile fare la brava cittadina con la raccolta differenziata se poi contribuisco a riempire l'ambiente con bottiglie di plastica e riverso nei fiumi litri e litri di fosfati.
Un po' perché mi piace risparmiare per poter comprare quello che più mi piace.
Un po' perché sono donna e quanto me piace spignattà 😋

Dopo le salviette detergenti autoprodotte e il detersivo per lavatrice fai da te, stavolta vi propongo i foglietti acchiappacolore fai da te.

Ho fatto all'incirca una decina di lavatrici e hanno funzionato alla grande.
Una l'ho fatta con vestiti neri e un vecchio maglioncino bianco avorio ed è rimasto intatto. Quindi ve le propongo con l'avvertenza sempre di testarle con cautela le prime volte! Mi scuso per le foto ma l'importante era mostrarvi l'essenziale!


FOGLIETTI ACCHIAPPACOLORE FAI DA TE

1 maglietta vecchia in cotone bianco
3 cucchiai di soda Solvay (la trovate in tutti i supermercati, di solito negli scaffali bassi)
300 ml acqua caldissima


Prendete la maglietta e tagliatela in tanti quadrati (fateli più o meno della stessa grandezza dei foglietti in commercio).
In una ciotola capiente mettete l'acqua caldissima e sciogliete la Soda.

detersivo-lavatrice-downshifting-fai da te-diy

Prendete i vostri ritagli di cotone e immergeteli nella soluzione preparata. Bagnateli bene, devono assorbire il più possibile la soda.


Tirateli fuori, strizzateli leggermente e metteteli ad asciugare.
Semplice no?
Una volta asciutti saranno pronti per essere utilizzati.
Preparatene abbastanza in modo da averne sempre disponibili per ogni lavaggio.
Per "ricaricarli" dovete semplicemente preparare di nuovo la soluzione e ripetere tutto il procedimento!
Risultato del lavaggio assassino (nero con bianco):


Il bianco del maglioncino è rimasto tale e il foglietto è uscito leggermente ambrato dalla lavatrice.


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17 gennaio 2017

Crostini di polenta


polenta-cipolle-antipasti

Se finissi in un'isola deserta mi porterei un mascara, lo spazzolino da denti, un libro, una meringa e la polenta.

Lo confesso: sono una polenta addicted.
La mangerei anche a Ferragosto, tanto per intenderci.
Insieme a un bicchiere di Mojito.

Stavolta ne ho preparata veramente tanta, complice una domenica fredda e sonnacchiosa. Metà l'abbiamo santificata come di dovere con tanto di sugo robusto e saporito.

L'altra metà me l'ha salvata Santo Pinterest, grazie a un pin di tanto tempo fa. Ho modificato qualche ingrediente, sottraendo o aggiungendo qui e là, secondo il mio personalissimo gusto.

Crostini con cipolle caramellate.


Ovvio, vi deve piacere la cipolla.
Ovvio, vi deve piacere la polenta.
Se adorate entrambe, avete fatto bingo.

Accompagnateli con un bel bicchiere di vino rosso corposo, se vi piace, e un'ideale fuoco di camino che fa tanto winter-style.



Crostini di polenta con cipolle caramellate
(dalla Cucina di Asi)

Fette di polenta già pronta
2 cipolle di Tropea
3 cucchiai di zucchero di canna
2 cucchiai di aceto
olio extravergine d'oliva

Tagliate le cipolle a fettine sottili.
Fatele cuocere in una padella unta con un giro d'olio extravergine d'oliva.
Aggiungete di tanto in tanto dell'acqua e continuate la cottura.
Aggiustate di sale.
In un bicchiere mescolate l'aceto e lo zucchero e versatelo sulle cipolle.
Fate evaporare per circa tre o quattro minuti e spegnete il fuoco.
Grigliate la polenta tagliata a fette.
Una volta pronta, sistemate le cipolle sulla superficie di ogni singola fetta.

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13 gennaio 2017

I Bicchierini Sciuè-Sciè ovvero la Crema Prenz risolvi tutto !




Arriva.
Sempre. 
Immancabile come i consigli di Studio Aperto quando ci sono quaranta gradi all'ombra. Bevete e non uscite.
Grazie.

Inesorabile come quel brufolo che ti spunta sul mento la mattina del tuo primo appuntamento.

Implacabile come il vigile che si materializza dopo aver detto: Sta zona non la controllano mai.

Noioso come i discorsi sul nero che sfina, le mezze stagioni non esistono più e si stava meglio quando si stava peggio.

Beffardo come la pioggia che cade sempre quando l'ombrello lo hai lasciato nella macchina del tuo trisavolo.

Chi è?
L'ospite inatteso.
Gradito, se decidiamo noi di invitarlo all'improvviso.
Sgradito se ti si presenta all'ora di cena mentre stai con la coscia del pollo in mezzo ai denti e hai già indossato la tua graziosa cuffietta pre-nanna in stile vittoriano.

Cosa fare in questi casi? L'ospite sgradito basta abbatterlo con cura a suon di cene tristi a base di minestrine e verdura lessa.

L'ospite gradito occorre coccolarlo. Una dispensa ben fornita a monte risolve tre quarti e mezzo di problema. Io vi do una piccola soluzione per il dolce.
Un bicchierino sciuè sciuè realizzato in un attimo.
Crema pasticcera, biscotti sbriciolati e crema PRENZ. Oh My God, chi è costei? Un nome altisonante per indicare una tavoletta di cioccolato sciolta nella crema pasticcera. Buona, densa, vellutata e super veloce.

Ricapitoliamo:
uno strato di biscotti per la croccantezza
uno strato di crema pasticcera
uno di crema prenz
uno di panna montata
una spolverata di cacao
due mandorle o nocciole se le avete

Mezz'ora di tempo e siete a tavola. Poca spesa massima resa.
Un'unica raccomandazione: da usare esclusivamente con gli ospiti graditi!!

BICCHIERINI SCIUE'-SCIUE'

per la base:

100 gr biscotti secchi
50 gr burro sciolto
1/2 cucchiaino di cannella

per la crema pasticcera:

2 uova
500 ml latte
scorza 1\2 limone
120 gr zucchero
30 gr farina

per la crema al cioccolato:

100 gr cioccolato fondente

per decorare:

panna montata con 1 cucchiaio di zucchero
cacao amaro

Prepara la base:
frulla i biscotti e mescola il risultato con il burro e la cannella. Distribuisci il composto nei bicchierini e metti da parte.

Prepara la crema pasticcera:
fai bollire il latte con la scorza del limone. In un contenitore, monta le uova con lo zucchero fino d ottenere un composto spumoso e chiaro. Aggiungi la farina, facendo attenzione a non formare grumi. Diluisci con il latte il composto di uova e fai bollire per circa due,tre minuti. Togli dal fuoco.

Prepara la crema prenz:
Taglia a pezzetti la tavoletta e mettila in un contenitore. Aggiungi metà della crema pasticcera preparata ancora bollente e mescola per far sciogliere il cioccolato.

Monta la panna con 1 cucchiaio di zucchero.

Metti uno strato di crema pasticcera sul fondo di biscotti, aggiungi uno strato di crema prenz e termina con la panna montata e una spolverata di cacao.

Continua così fino a completare tutti i bicchierini


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10 gennaio 2017

Torta di mele irlandese ovvero la torta che si fa senza sporcare nulla (o poco più)


mele-cannella-vaniglia-apple pie



Le torte di mele non mi stancano mai.
Sono il mio angolo privato fatto di sogni e piccole malinconie, di dolcezze promesse e mantenute. Adoro ogni consistenza e abbinamento, soprattutto con la cannella.

Questa è l'apple pie tipica irlandese. Una promessa di delicate consistenze che vi conquisterà immediatamente.
Ma la cosa bella, mie care chef o cuoche improvvisate, è che ci vuole una spatola e un contenitore, massimo due per realizzarla. Abbandonate l'idea di cucine invase dalla farina e da miriadi di posate, fruste e ciotole.

Non avete scuse, dovete prepararla!
(ricetta letta e modificata da Formine e Mattarello)



TORTA DI MELE IRLANDESE

360 grammi farina
150 grammi burro freddo a tocchetti
150 gr zucchero
2 uova
160 ml latte
2 cucchiaini di lievito
1 cucchiaino pieno di cannella (potete anche aumentare la dose)
qualche goccia di essenza di vaniglia
1 pizzico di sale
4 mele grandi
2 cucchiai di zucchero

Accendi il forno a 180°.
Fodera uno stampo con carta forno (diametro 24 cm).
Sbuccia le mele e tagliale a pezzetti.
Prendi una ciotola capiente e versa dentro la farina, la cannella, il lievito e la vaniglia.
Prendi il burro, mettilo nel mix di farina e inizia a lavorare con le mani fino ad ottenere un composto sbriciolato. Unisci lo zucchero, le mele, il latte, le uova sbattute e il sale.
Versa tutto nella tortiera, spolvera con i due cucchiai di zucchero semolato la superficie e metti in forno. Cuoci per venti minuti a 180°, abbassa la temperatura a 170° e continua la cottura per altri dieci minuti.
Prima di tirare fuori dal forno la tua torta, verifica la cottura con uno stecchino. Se esce pulito...è pronta!



E mentre gustiamo una fetta di torta parliamo di....


Qual'è la forma dell'amicizia?
Secondo me questa:
L'amicizia è un insieme come questi qui sopra.
Prendetene uno a caso. Quello con gli animali ad esempio. La radice è comune ed eguale per tutti i componenti, ma sono i componenti stessi dell'insieme ad essere diversi.
Così come le varie sfumature dell'amicizia stessa.
Ci sono quelle amiche con le quali sei una cosa sola, un solo respiro, una sola anima. Quelle amiche che si accorgono del tuo stato d'animo semplicemente con un'occhiata. Quelle amiche che sanno quello che tu vuoi prima ancora di te. L'affetto che provano nei tuoi confronti le pone sempre un passo davanti a te. Pronte a sostenerti, a spronarti o anche a pigliarti a testate se necessario. Avete presente il detto: "Chi trova un amico trova un tesoro?"

Poi ci sono quelle con le quali non ti senti da un secolo. Non vi chiamate, non vi vedete. Ma questo risulta essere un particolare trascurabile. Alla prima difficoltà ci siete l'una per l'altra. Oppure al primo incontro riprendete tutto dal punto in cui vi siete lasciate. Senza rancore. Perché questa è la forma della vostra amicizia.

E poi ci sono quelle dal potenziale inespresso. Riuscite a cogliere una grande affinità d'animo, d'intenti. Volete un gran bene a quella persona, magari per alcuni periodi riuscite anche a far funzionare la cosa.....ma poi alla fine vi accorgete che nonostante tutto manca sempre qualcosa. Voi non ci siete e lei non c'è. Vi girate indietro e vi rendete conto che in tutti i momenti importanti della vostra vita lei non c'è stata e nemmeno voi per lei. Ma non per cattiveria, ma perché i binari sono paralleli e proprio per loro natura non si incontreranno mai. Non ci sono recriminazioni ma una sorta di "celeste nostalgia" per qualcosa che poteva essere e non sarà mai perché alla fine gettate la spugna.

Complicato parlare di amicizia, incastonarla in assiomi e teoremi. Non si può. Soprattutto quella femminile. Le sfumature sono enormi, le tinte sono fosche, brillanti, tenui, neutre. Proprio come l'animo femminile.


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9 gennaio 2017

Le lenticchie e salsicce di Roberta


lenticchie-salsicce-inverno


Lenticchie e salsiccia.
Come dire il cacio sui maccheroni. E non solo perché insieme stanno proprio bene, come la sottoscritta davanti ad una Sacher, ma per via di quella leggera brezza che ci schiaffeggia appena mettiamo il naso fuori di casa.
Condizioni atmosferiche esagerate? Ma no, solo che nella piazza del paese ormai prendono l'aperitivo le lepri artiche e stamattina un bue muschiato mi ha fatto ciao con la zampa.
Quisquilie, direbbe Totò.
Quisquilie che risolvo con un piatto robusto e caldo, come le lenticchie e salsicce della mia amica Roberta.

Partiamo da un grande preambolo.
Il fatto che io abbia un blog non vuol dire che io sia Cannavacciuolo senza barba e panza (oddio per la panza...)😉
Molte cose non mi riescono oppure mi piace molto di più come le fanno le mie amiche.
E non ho nessun problema ad ammetterlo...fin dal lontano 1985, quando il mio primo ragazzo, di fronte al mio delizioso ragù, mi disse "Si, ma mia mamma lo fa meglio e guai se non lo dico".
Orrore.
In quel momento decisi che i miei futuri figli avrebbero dovuto apprezzare prima le cucine altrui che la mia per due ragioni fondamentali.
La prima di questione pratico: le maledizioni delle nuore ma anche no grazie.
E poi, non capisco ste madri che si impongono come il non plus ultra, inconsapevoli che prima o poi 'na benedetta ragazza che le manda a raccogliere ravanelli sulla tangenziale la trovano! 

Poi ho avuto due femmine, abituate a dissacrare la mia cucina in ogni momento, a costo di dire "Mia mamma la fa peggio" e io sono contenta così.

Ecco, le lenticchie Roberta le fa meglio di me. Me le ha preparate per festeggiare l'arrivo dell'Anno Nuovo e me ne sono innamorata al primo assaggio. Buone e semplici come tutte le ricette che vengono fatte ad occhio. Mi ha dato subito la ricetta, altra cosa che ho apprezzato tantissimo.
Avete presente quante volte capita di incontrare una persona che non vi svela una ricetta manco se glielo chiedete in austroungarico moderno?

Io la passo a voi perché è un piatto da provare nella sua semplicità. Vi consiglio di non modificare nessuna dose perché è perfetta così. Ve la trascrivo così come è arrivata a me, senza lista degli ingredienti perché è una vera e propria ricetta di "casa".

LE LENTICCHIE E SALSICCE di ROBERTA

Prendi un pacchetto da 500 grammi di lenticchie, lavale e falle cuocere per circa venti minuti. Togli un bicchiere e mezzo dal liquido di cottura e scolale sommariamente. Buca le salsicce (quantità a piacere) e mettile a bollire per far perdere loro un pò di grasso e tagliale a rondelle. In un tegame profondo metti dell'olio e una cipolla tagliata fine. Fai soffriggere e unisci la salsiccia, facendole prendere un pò di colore. Aggiungi le lenticchie, due bicchieri abbondanti di passata di pomodoro, sale quanto vuoi e mezzo cucchiaino di pepe. Unisci il bicchiere e mezzo di liquido di cottura delle lenticchie e fai restringere per circa mezz'ora, fino a che il sugo si ritira.


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5 gennaio 2017

La torta al limone di Mrs Pettigrew

Mrs Pettigrew-Lemon Cake-limone



Mi sono sempre chiesta perché la torta di Mrs Pettigrew sia speciale.
E me lo chiedo ogni volta che la preparo.
E' il mio pronto intervento quando ho bisogno di genuinità, quando mi accorgo che a volte ci si muove in un mondo di sentimenti tarocchi, ma così tarocchi che a confronto la Vuitton del senegalese sotto casa sembra vera.

Perché il segreto di questa torta è proprio la schiettezza.
Non ha trucchi, non ha inganni, solo ingredienti ancestrali e classici. Eppure è buonissima e ho perso il conto delle volte che l'ho realizzata.

La Lemon Cake di Mrs Pettigrew è una delle torte più famose di questa deliziosa signora inglese che ha fatto del tè la sua vocazione e il suo lavoro. Vi dico soltanto che nelle librerie italiane gira un suo libro intitolato "Manuale del sommelier del tè"! Negli anni '80 era la proprietaria di un bellissimo locale a Clapham Common, a Londra, realizzato in art decò, dove serviva un tè fantastico e tanti bocconcini dolci e salati. Oggi è una signora pluridecorata, con tanto di medaglie avute da quella simpatica ragazza che indossa cappellini bizzarri e che risponde al nome di Queen Elizabeth!😊

Provatela, in un pomeriggio piovoso e freddo con l'immancabile tazza di tè accanto, ne vale la pena. E' semplicemente perfetta, anche se non ha effetti speciali o ingredienti particolari.

Come la maggior parte delle ricette anglosassoni, nella lista trovate la farina autolievitante. Potete sostituirla in questo modo: 160 grammi farina 00+50 grammi di fecola+1/2 bustina di lievito.

E se ti piacciono le torte al limone prova anche queste ricette:
 e per gli amici vegani un classico di questo blog:







LA TORTA AL LIMONE DI Mrs. PETTIGREW

200 grammi farina autolievitante
100 grammi burro morbido
2 uova
3 limoni
175 grammi di zucchero (io ne metto sempre 150 al massimo)
2 cucchiai colmi di zucchero a velo
90 ml latte

Accendi il forno a 180°.
Imburra e infarina uno stampo il cui diametro non deve superare i 22 cm.
Grattugia la scorza dei limoni, spremi per ottenere il succo.
Preleva circa la metà del succo ottenuto e mettilo da parte.
Sbatti il burro morbido con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso .
Aggiungi le uova, una per volta.
Prendi una spatola in silicone e mescola dopo aver aggiunto il succo di limone e la scorza grattugiata.
Unisci la farina (o il mix creato per sostituire la farina autolievitante), mescola per togliere gli eventuali grumi e aggiungi il latte.
Metti nello stampo e cuoci per circa 35 minuti (ovviamente controlla sempre prima di tirarla fuori dal forno).
Mentre cuoce, mescola lo zucchero a velo previsto con il limone tenuto da parte.
Togli la torta dal forno, falla raffreddare per cinque minuti e poi, aiutandoti con uno stecchino, fai tanti piccoli buchini sulla superficie. versa lo sciroppo al limone e fai raffreddare totalmente.
Se ti va, spolvera la superficie con lo zucchero a velo.







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3 gennaio 2017

Detersivo per lavatrice fai da te ovvero aiutiamo ambiente e portafoglio!

autorpoduzione-detersivo-sapone di marsiglia





Uno dei miei buoni propositi per il 2017 è la consapevolezza.
Di chi ho intorno.
Di quello che ho intorno.
Di quello che voglio fare.
Di quello che posso fare.

Il detersivo autoprodotto nasce proprio da quest'ultima esigenza.
Cosa posso fare per l'ambiente?
Non ha senso fare una raccolta differenziata perfetta per poi buttare tonnellate di detersivo chimico intorno a noi. La raccolta differenziata tacita le coscienze ma poi?
Oh, sia ben chiaro. Non sono ecologista ad oltranza, non mi vesto di iuta e cotone, non faccio libagioni a base di semi di canapa del nord dell'Uzbekistan nè mi lavo con la cenere del camino che non ho.
La colpa è di un deodorante per tessuti del quale mi sono innamorata tempo fa. Deodorava pure la cantina di nonno Belardo. Tre spruzzi su tende, divani o tappeti e ti immergevi in una nuvola di profumo. Un giorno prendo la mia gatta in braccio e il suo pelo odorava di quel mefistofelico preparato chimico. Oh my God, ma la mia casa è una bomba chimica perché se lo ha addosso lei, figuriamoci noi. Prendo il detersivo in mano, leggo la lista degli ingredienti e mi sento colpevole quanto un amante scoperto in flagranza di reato. Penso che in quel flacone ci sia tutta la tavola di Mendeleev mescolata a mò di insalata. 
Brava Monica, spruzzalo nell'ambiente. E ti senti a posto perché in cucina hai la plastica nel contenitore adatto, hai tolto il tappo dal latte e buttato il cartone dove si conviene e hai anche lavato la bottiglia della passata di pomodoro prima di metterla nel vetro.
Fa niente se in sala hai una bomba chimica che distruggerebbe la flora e la fauna fin dopo la Via Lattea!
E allora ho deciso di iniziare a intervenire dove si può. Sia chiaro, non si può sostituire tutto ma qualcosa si può fare, fosse solo allungare i detersivi per togliere loro concentrazione e evitare di buttare nell'ambiente flaconi su flaconi.

Il detersivo che vi propongo oggi in realtà lo sto testando a fasi alterne da sei mesi insieme ad altre ricette che però ho abbandonato. Molte prevedono l'utilizzo del sapone per piatti, altre ancora sono troppo concentrate e i panni rimangono sempre chiazzati.
Questa è la più semplice, ma è quella che non mi ha mai tradito. Tre ingredienti per un risparmio super (che non fa mai male) e un impatto ambientale minimo. Io lo realizzo nella versione basic perché, trovando il sapone di Marsiglia adatto, il profumo è ancestrale, sa di panni stesi al sole e di natura. Però volendo, potete aggiungere una decina di gocce di olio essenziale. Se desiderate un efficace antibatterico, utilizzate il Tea tree Oil, imbattibile anche se caratterizzato da un odore pungente. Altrimenti affidatevi all'olio di Limone oppure alla Lavanda! Per la preparazione vi occorrerà una pentola e un frullatore ad immersione. Non devono essere destinati a questo scopo, dopo l'uso vi basta lavarli con cura ...tanto è solo sapone di Marsiglia!
Una volta realizzato sistematelo in vecchi contenitori di plastica, anche quelli del detersivo, e avrete tolto un involucro da smaltire all'ambiente.
Per le dosi regolatevi in questa maniera:

5 kg di bucato→ mezza pallina di detersivo autoprodotto e due cucchiai di acqua.

Per l'ammorbidente ne riparleremo, sto testando, dopo il famigerato aceto, l'acido citrico che, forse, mi piace un filino di più!

Ultima accortezza, se potete cercate un sapone di Marsiglia ecologico altrimenti utilizzate quello che volete e risparmierete ancora di più!
(ricetta originale Profumo di Casa)

Altre proposte di autoproduzione:



DETERSIVO PER LAVATRICE AUTOPRODOTTO

1 litro e mezzo di acqua
100 grammi di sapone di Marsiglia tagliato a pezzi
3 cucchiai di bicarbonato

Taglia il sapone a pezzi e sistemalo nella pentola. Unisci mezzo litro  di acqua e porta a bollore. Gira per far sciogliere il più possibile il sapone ( se non si dovesse sciogliere bene non ti preoccupare, ci penserà il minipimer a fare tutto il lavoro!). Spegni il fuoco, unisci i cucchiai di bicarbonato e l'acqua rimanente.
Chiudi con un coperchio e fai riposare tutta la notte.
Il detersivo da liquido diventerà quasi solido.
La mattina dopo, armati di frullatore ed emulsiona il tuo preparato. Otterrai una specie di panna montata candida! Sistema nel contenitore prescelto e inizi ad utilizzarlo. Semplice vero?

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