20 aprile 2016

La Crostata al succo di frutta,l'ultima chance di una maledetta rivista!


Se la cucina fosse un'autostrada zen,
allora io sarei sulla via della catarsi.
Forse sto diventando un monaco.
Sotto mentite spoglie femminee, ma pur sempre un monaco.
Perchè ultimamente ,come non mai, cucino.
E cucino.
E cucino ancora.
A volte cibi essenziali, altre vago nei continenti ala ricerca di qualche viaggio mentale .
E taglio taglio.
Affetto affetto.
Sminuzzo sminuzzo.
Soffriggo, annuso, aggiusto.
Friggo, butto sale, pepe e spezie come se stessi dando semi ad una terra avida di semi.
Aggiusto e cerco colori e contrasti.
Cerco ricette come il santo Graal.

E mi libero.
Taglio siepi mentali e di "pancia".
Sorrido e magari anniento col mio coltellone qualche sensazione o qualche viso non gradito (lo so questo è poco zen ma è tanto liberatorio!!).

Mi prendo in giro silenziosamente dicendomi che mi manca un bel calice con il vino e la mia cucina potrebbe essere benissimo un set cinematografico.
Una novella Doris Day o Sandra Dee col grembiulino, il sorriso stampato perenne come incollato, intenta a sfornare prelibatezze per la propria famiglia media americana.
Marito,moglie,figlio maschio,figlia femmina, giardino d’ordinanza.
E un cane di nome Buck.
Io però non ce l'ho il maschio e la femmina.
Ho solo due figlie femmine.
E una gatta snob e simpatica a giorni alterni ,proprio come le targhe
Che dite rovino l'immagine, il clichè yankee?

Poco importa se magari dopo una giornata passata con i fornelli accesi la cucina sia degna di un traghettamento di Caronte verso il ben noto posto caldo e diabolico.
E se magari, tiro fuori un uovo e nel micro-tragitto tra frigo e fornelli  cade silenzioso.

Io sto bene.
Mi sento bene.

Cooking therapy.
Suona anche in maniera confortevole.

Un’altra cosa che mi rilassa è leggere riviste e libri di cucina.
La ricetta di oggi è l’ultima possibilità che ho dato ad una rivista che compravo anni fa.
Tante belle ricette.
Foto meravigliose.
Ma mai e dico mai e lo sottolineo..mai che me ne fosse venuta una.
Il primo flop?
Va beh è colpa mia.
Il secondo?
Colpa della bilancia che non ha pesato bene.
Il terzo?
Il lievito, lo yogurt, il latte boh ma che ne so..
Al quarto ho realizzato che forse non ero io.
Dosi imprecise, passaggi poco chiari, ingredienti omessi.
E allora ho educatamente salutato l’abbonamento a tale rivista.

Questa ricetta l’ultimo avamposto di quelle pagine.
Ritagliata e finita nelle pagine di un vecchio libro.
Ieri mi è finita tra le mani e le ho dato una chance.
Con mille dubbi e pronta a chiedere scusa al Dio del cibo perché prevedevo già un bel tonfo nella pattumiera.
Perché io il succo di frutta non l’ho mai infilato in una crostata.
E anche le foto hanno risentito di questa sfiducia.
Poco convinta ho buttato giù due scatti tanto per fare qualcosa.

E , come eccezione che conferma la regola, la ricetta è venuta bene .
Una pasta frolla delicata, un ripieno delicato e ingentilito dal retrogusto del succo di frutta.
Insomma, se anche voi, come me, avete ogni tanto quel brick di succo che non sapete come smaltire, è la ricetta che fa per voi.


Ma io quella rivista non la compro più J



 CROSTATA CON IL SUCCO DI FRUTTA


Per la frolla:
250 grammi di farina
120 grammi di burro
100 grammi di zucchero
1 uovo
Scorza limone grattugiata
2 cucchiaini di lievito per dolci
 vaniglia (nella forma che preferite)

Per la crema :
150 millilitri succo di frutta (io tropical)
40 grammi burro fuso
75 grammi di zucchero
2 tuorli
1 uovo
Scorze grattugiate di: limone e arancia
Confettura a piacere

Per la frolla:
lavora con le fruste a bassa velocità il burro morbido con lo zucchero. Aggiungi l’uovo, la farina, il lievito, la vaniglia e la scorza del limone
Avvolgi la pasta in una pellicola e falla riposare per un’ora in frigo.
Stendila poi abbastanza sottile e mettila in uno stampo foderato di carta forno

Per la crema al succo di frutta:
sbatti in una ciotola l’uovo e i tuorli con lo zucchero, aggiungi il burro fuso, le scorze di limone e incorpora il succo alla fine.
Bucherella il fondo della pasta e velalo con la confettura da te scelta.
Metti la tua crostata in forno a 180 gradi per circa 15 minuti.
Trascorso questo tempo , toglila dal forno e versa delicatamente sulla superficie la crema al succo di frutta.
Rimetti in forno e cuoci per circa 20 minuti a 170 gradi.


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18 aprile 2016

Un'insolita pizza margherita al pesto e uno scherzo particolare





Sono passati più di venti anni ma sono tre le cose che non dimenticherò della mia prima volta in Sicilia.
Il colore del cielo , l’Etna maestosa che mi accoglie e….
“Cara, vieni che oggi ti faccio vedere uno dei borghi più belli d’Italia”
Eravamo a Taormina io e l’infingardo che sarebbe diventato mio marito.
Andar per borghi era e rimane una delle mie attività preferite. Per questo mi rifocillo pensando ma quanto minkia (mi ero già calata nei panni della sicula) fa caldo qui?
Saliamo.
E arrivo nella bellissima località di Castelmola, poco sopra Taormina. Una piccola perla, a strapiombo sullo Ionio.
Mi riempio gli occhi, respiro aria che profuma di zagara e cerco di imprimere per sempre dentro di me quel cielo cosi blu..non sapendo ancora che ti basta vederlo una volta per non dimenticarlo più.
“Vieni,andiamo in quel bar. Ti faccio assaggiare il famoso vino alla mandorla"-dice l’infingardo tizio che poi ho sposato
Entriamo in questo bar.
E avverto subito qualcosa di strano.
Delle presenza inquietanti alle mie spalle.
Alzo gli occhi…no. Non sono solo alle mie spalle.
Dietro, sotto, davanti ,
a lato
Saliamo nella saletta, mi siedo ed inizio a sorseggiare il mio vino alla mandorla.
Ma che davvero?
No, non ci posso credere.
Roteo gli occhi come nella miglior scena dell’Esorcista.
My day My day…aiuto, Houston abbiamo un problema..
L’infingardo ride come un pazzo, beandosi del mio imbarazzo.
E io cerco di darmi un contegno ma è difficile quando ti trovi circondata da….
Ecco, andatelo a vedere, vi lascio il link e capirete il motivo, cliccate QUI e fatevi una risata!
Bello scherzetto vero?





Ho meditato a lungo se proporvi la ricetta odierna.
E’ di una semplicità imbarazzante e forse anche vista e rivista.
Ma appartiene comunque ai miei ricordi più belli di quel periodo.
Una sera in pizzeria a Donnafugata per respirare un po’ l’atmosfera del Gattopardo.
Una pizza che per me si è rivelata un capolavoro di gusto pur nella sua semplicità.
Un impasto alto, soffice ma consistente nello stesso momento.
E una salsa preziosa che sa di pomodoro  e…pesto.
Una salsa al pomodoro corposa, ben condita, non del semplice pomodoro crudo buttato sulla superficie e pesto profumato.
Parliamo di più di vent’anni fa,  la pizza famosa surgelata al pesto e pomodorini ancora non era stata inventata.
Appena tornata a Roma ho cercato di riprodurla sia come impasto che come condimento.
Questo il risultato dei miei  esperimenti.
Un cavallo di battaglia che mi ha permesso di conquistare palati ,simpatie e serate calde come un abbraccio.
Nella foto la pizza che vedete è stesa sottile perché cosi piace alle mie figlie.
Il pesto se potete e se la stagione lo consente preparatelo fresco.
Altrimenti quello pronto è comunque una valida alternativa!

La mozzarella abbiate cura che sia completamente priva di acqua. Una mia amica la passa al passaverdure (scusate il gioco di parole) e il risultato è eccellente!


UN' INSOLITA PIZZA MARGHERITA AL PESTO

Per l’impasto:

200 grammi di semola rimacinata
200 grammi di farina 00
100 grammi di farina 0 o manitoba
1 bustina di lievito di birra
2 cucchiai di olio
1 cucchiaio di miele (o zucchero o meglio ancora malto )
10 grammi di sale
200 millilitri di acqua tiepida (dose indicativa)

Per la salsa al pomodoro:

1 spicchio di aglio
1 cucchiaio di zucchero
700 millilitri di passata di ottima qualità
Sale

Per il pesto:

pesto pronto o la ricetta che abitualmente utilizzate

mozzarella

Prepariamo l’impasto:

Versa nella planetaria o sul tavolo da lavoro infarinato le farine previste, aggiungi il sale e mescola. Unisci lo zucchero, l’olio, il lievito e inizia a lavorare il composto, unendo mano mano l’acqua ( per l’acqua la dose di 200 ml è puramente indicativa, dipende da quanta ne assorbono le farine. Devi ottenere un impasto omogeneo e abbastanza morbido)
Lavora il composto per almeno cinque minuti e mettilo a lievitare fino al raddoppio.
Prepara la salsa intanto:
fai rosolare lo spicchio di aglio in un giro d’olio.
Unisci la passata. Prendi la bottiglia vuota della passata, riempila d’acqua e versala nella pentola. Unisci il sale ,lo zucchero e fai cuocere fino al restringimento della salsa stessa.
Prepara il pesto secondo la ricetta che preferisci (o in alternativa utilizza quello pronto).
Prendi l’impasto stendilo nella maniera che preferisci (impasto sottile o più consistente)
Cospargi la superficie con la salsa di pomodoro, unisci il pesto e informa per circa 20 minuti a 200 gradi.
Unisci la mozzarella privata dell’acqua e tagliata a fette.
Inforna per altri cinque, dieci minuti e gusta!



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15 aprile 2016

Ciambella al vino bianco e arancia e le regole fondamentali per un sano rapporto a due









Mio marito è impegnato in una sua personale battaglia.
Ha di fronte un nemico implacabile, subdolo.
Sempre pronto a colpire, soprattutto quando meno te lo aspetti.
Il mio Mac Gyver alias marito ormai lo fiuta da lontano.
Quando sente che lo scontro è inevitabile , tira fuori tutta l'artiglieria pesante e il casco antisommossa.
Perchè della guerra se ne conosce l'inizio ma non la fine .E un caschetto che protegga da colpi accidentali la testa è una necessità imprescindibile.
Il nome del nemico?
E' presto detto.
L' ormone femminile.
Fa paura solo a nominarlo, figuriamoci a combatterlo.
Il poveraccio sempre come prima alias marito ha ben ragione però. Vive in una casa con tre donne e una gatta.
Netta minoranza e sconfitta certa.
Perchè a casa mia gli ormoni li trovi pure appiccicati alle piastrelle che ballano la lap dance .E se non se ne vanno nemmeno se decido di affogarli con una mistura letale di Ace , Rio casa Mia e il testosterone di Rocco Siffredi.
Mio marito è lì che cerca di combattere e io a dirgli che è inutile.
Perché a volte il nemico lo si combatte non con lo scontro finale, ma aggirandolo.
Poche e semplici regole.
Alcune personali di ognuna di noi. Altre universali.
Ed è semplicemente un elenco di cose da NON dire.
Tipo:
"Mia mamma lo cucina meglio, stira meglio, respira meglio"
Ecco, se un uomo ti dice questo come fa a non scoppiare l'ormone? Il paragone con la mamma si contende il posto nell'hit parade con il paragone con le ex! Pensalo, non lo dire. Masticatelo e digeriscitelo internamente, baby.
Io non sono per la condivisione di ogni pensiero nella coppia.
Questo tienilo per te. Ti conviene. Potrei giocare a rugby con la tua dentiera.
Ma non ho la dentiera, obietterai tu.
Lo so.
Infatti prima ti stacco tutti i denti con le mani e poi ti faccio mettere la dentiera.
Violenta? No, non io.
E' l'ormone.
Altro step e divieto di transito.
" Cos'hai? C'è qualcosa che non va?"
Ecco. Non chiederlo ad una donna che vedi già con il muso così lungo che lo usaper spolverare al posto dello Swiffer.
Soprassiedi, glissa. Soprattutto se la sua prima risposta è  " Niente ".
Distraiti, uomo.
Vai a giocare a freccette, cambia il pannolino al pupo, strappati i peli del naso e delle orecchie.
Ma vai via. Finchè sei in tempo. E non continuare a chiedere. Tanto prima o poi lo saprai,  te lo dirà .Ma non provocare la battaglia prima che lei dia l'inizio.
Perchè l'ormone un pò ci vuol bene a noi donne.
E’ un po’ come il tuo coinquilino all’università, quello che mette i calzini nella lavastoviglie e il bicchiere nell’asciugatrice. Rompipalle si ma alla fine gli perdoni tutto.

E ogni tanto la facoltà intellettiva, l’ormone,  ce la lascia libera. Quindi può anche darsi che tutto passi. Perchè magari ci ragioniamo, perchè magari tolleriamo, perchè magari in quel momento abbiamo la tonsillite e parlare ci farebbe un gran male....che ne sai?
La guerra estorta fa male. Tanto.
Ma a volte non solo le parole innescano la miccia.
Anche un gesto.
Ad esempio, non regalare mai ad una donna un elettrodomestico per il vostro anniversario e per il suo compleanno.
Capiamoci bene però:
se la tizia in questione è una foodblogger il discorso è diverso. Noi siamo malate a partire già nel Dna. Per noi l'impastatrice Kenwood, l'abbattitore o il Kitchen Aid sono meglio di un gioiello di Tiffany. Ma siamo una razza a parte, qui l'ormone non conta  nulla. Siamo capaci di commuoverci di fronte un coppapasta. La realtà però è diversa. Un elettrodomestico per un'occasione speciale equivale a far sentire la donna tale e quale alla tappezzeria del soggiorno.
Inesistente.
E gli esempi potrebbero essere molteplici.
Basta poco a scatenarlo st'ormone. Basta guardare il fondoschiena della tizia che passa, basta fare un paragone con la ex, basta dire "cara, hai le maniglie dell'amore"
Uhhhhhhhh, hai voglia quanti pretesti.
Però a pensarci bene e rileggendo tutto quello che ho scritto:
E' colpa dell'ormone impazzito o dell'uomo un pò demente?
Ai posteri l'ardua sentenza ! ^_^



Mentre mi accingevo a cucinare la torta quotidiana mi si è acceso un campanello.
Ma ancora non ve ne ho parlato di questa meraviglia!
Una torta che da quando l’ho scoperta la ripropongo almeno una volta a settimana.
Addirittura ce la siamo messa nel buffet dei dolci pasquali ,facendola fuori a colpi di :un pezzo di torta un pezzo di cioccolata J
E’ di una semplicità unica. Un mix di sapori strepitoso e genuino.
Mangiatela ad occhi chiusi.
Ha il sapore delle buone cose di una volta.
Piccolo consiglio: prima di infilarla in forno cospargete la superficie con tanta granella di zucchero se vi piace.
Verrà fuori una crosticina niente male!



(fonte ricetta :Ricotta che passione )

Ciambella al vino bianco e arancia


1 uovo
120 grammi di zucchero
300 grammi di farina
20 grammi di fecola
80 millilitri di olio di semi
Vino bianco
Succo e scorza di un’arancia grande (o due se sono piccole)
1 bustina di lievito per dolci

Per la superficie: granella di zucchero

Grattugia l’arancia e spremine il succo. Metti quest’ultimo in un contenitore graduta ed aggiungi tanto vino fino ad ottenere 220 millilitri di liquido.
Nella ciotola del mixer setaccia la farina, la fecola, lo zucchero e il lievito.
Unisci la scorza dell’ arancia.
Sbatti leggermente l’uovo e aggiungilo alla farina.
Mescola e unisci anche il mix di vino e succo.
Mescola fino ad ottenere un composto omogeneo.
Imburra uno stampo a ciambella di massimo 24 cm di diametro.
Versa il composto, decora la superficie con la granella di zucchero se vuoi e cuocilo in forno caldo, statico, 180 gradi per circa mezz’ora.
Controlla che il dolce sia cotto prima di tirarlo fuori dal forno.
Fallo raffreddare!



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13 aprile 2016

Pitta salata con carciofi e caro dottor Morelli..


Dottor Morelli
io c'ho provato.
Lo sa che io e lei non abbiamo avuto un buon rapporto nel corso degli anni. La sottoscritta considera la psicologia una cosa molto seria che non può essere oggetto di spettacolo, di ospitate. Non può essere ridotta a un "prendi la vita nelle tua mani e vai".

Prima di prendere la vita nelle mie mani la mattina devo, in ordine sparso:
cercare gli occhiali sul comodino, alzarmi e iniziare a correre che manco Bolt alle Olimpiadi...due ragazze da preparare in un'ora scarsa.
Dopo il lancio del giavellotto alias bimba piccola davanti alla sua scuola, parte la seconda parte del piano: la mezz'ora di ellittica perchè sa l'età aumenta e i fianchi s'allargano che è una meraviglia. Prima che la forza di gravità sia completamente padrona di tette e chiappe devo darmi da fare. Poi c'è la spesa ,la corsa a casa, lo spavento che segue l'apertura della porta di casa "o Madonna, sò entrati i ladri". No, non sono entrati i ladri, semplicemente son passata io prima di uscire....
E poi sistema, prepara qualche recensione, pensa a qualche post cazzarone e poi ok, prendo la vita nelle mie mani. No, dottò aspetti, non posso , è mezzogiorno passato ,devo uscire e riacciuffare una delle figlie, l’altra ormai è indipendente.
Rientro e il pomeriggio passa tra il mio amato corso di russo, un piatto da lavare, e una serie di impegni fitti come una catenella all'uncinetto. Io, Morè, alle dieci di sera non sogno di prendere la mia vita in mano.
Sogno il letto.
Però mi è capitato di dover recensire un suo libro. E mi ha colpito una pagina sul mal di testa. Io sono un'emicranica cronica che piglia pasticconi assurdi per farsela passare. Lei asseriva che basta parlargli al dolore per farlo passare. Beh,dottò, io c'ho provato. Per  evitare di prendere i miei triptani...beh,potrei anche ballare la lap -dance al centro del paese ^_^
Io mi sono seduta. Io ho parlato alla mia emicrania. prima a bassa voce, poi un pò più forte. Ma quella niente dottò.
Poi ho urlato. Ma il dolore era ancora lì.

Dottor Morelli, ma a lei gliel'hanno mai detto che le emicranie sono sorde?

Oggi ricetta salata.
Strano vederne una in queste pagine.
E’ una pitta, quindi semplice pasta di pane farcita.
Buona si, nemica dei fianchi altrettanto, nonché della ritenzione idrica.
Ma questo è un blog diversamente magro.
Non ce ne importa un fico secco.
Unica raccomandazione: stendetela più sottile della sottoscritta.
Cresce  molto in cottura.

(da una rivisitazione di una ricetta vecchia di “Sale e Pepe”)
Pitta salata con carciofi

300 grammi di pasta da pane già lievitata
1 mazzo di cipollotti
8 carciofi
100 grammi di olive
1 peperoncino
1 mazzo di rucola
Pangrattato
olio extravergine d’oliva

Per la pasta di pane utilizza la ricetta che preferisci (la mia è:500 grammi di farina-1 cubetto di lievito di birra-1 cucchiaio di zucchero-1/2 cucchiaio di sale-acqua quanto basta-1 giro di olio. Impasto e lascio lievitare fino al raddoppio)
Togli le foglie più dure ai carciofi,tagliali a metà, togli il fieno interno.
Tagliali a spicchi e mettili in acqua e limone.
Taglia sottili i cipollotti.
Falli saltare in padella con olio e peperoncino.
Aggiungi il sale.
Unisci i carciofi e falli cuocere per una decina di minuti (unisci dell’acqua calda se si dovessero asciugare troppo)
Unisci le olive tagliate a rondelle e la rucola spezzettata.
In un padellino tosta 4 cucchiai di pangrattato con 1 cucchiaio di olio.
Prendi la tua pasta di pane e dividila in due.
Stendi una di queste parti in una sfoglia molto sottile e mettila in una teglia unta d’0olio.
Cospargi la sua superficie con il pangrattato tostato.
Riempila con i carciofi.
Stendi altrettanto sottilmente la seconda parte dell’impasto.
Appoggiala sopra il ripieno di carciofi e sigilla bene i bordi della tua torta.
Cuoci in forno caldo a 200 gradi per circa 30 minuti.

Falla riposare prima di servirla

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11 aprile 2016

Mousse alla banana con coulis di fragole e io questo post non lo volevo proprio scrivere








Ben ritrovate a tutte
La vita qui all ’Emporio è senza regole.
Ci sono settimane in cui tutto procede lento, ordinato come nell’ufficio di un commercialista svizzero.
Poi all’ improvviso in quest’ordine transalpino irrompe il Carnevale di Rio.
Ricchi premi e cotillons.
Samba, rumba e cha cha cha.
Ballati dalla sottoscritta per la precisione.
E non si capisce più nulla.
Impegni su impegni,  giornate talmente piene da ridurmi alla fine come Dory l’amica del papà di Nemo.
L’Emporio? Cos’è l’Emporio?
Monica? E chi è?
Ecco, perdo la memoria a breve termine. E quel santo subito del marito emporiano che mi rincorre con i post-it, le mie figlie che me li appiccicano anche sulla fronte.
Quindi eccomi dopo una settimana e più di assenza, con la promessa di venirvi a trovare tutte J
Ma veniamo a noi.
Ho meditato a lungo se e come proporre questa ricetta e come scrivere questo post.
E io giuro, questo post non lo volevo scrivere.


Per due motivi.
Il primo è che la mousse di banane è tanto buona quanto brutta.
E’ grigina, e tale rimane anche dopo l’aggiunta del limone e della panna. Mi rimane il candeggio ma è notoriamente risaputo che le banane con la candeggina non vanno molto d’accordo.
Quindi  presentarla in foto è un rischio.
Il secondo motivo è che  dovrei parlare della banana… necessariamente.
Ma anche qui è risaputo che è un terreno minato.
Come ti muovi esce fuori un doppio senso.
Non ci credete?
Vi dovrei dire che è uno dei miei frutti preferiti (e uno).
E’ il frutto dell’amore ( e due)
Ma accidenti è vero! Perché è il primo frutto del quale ci si innamora. Sin da piccoli.

E’ il frutto proibito (e tre)
Ma è vero!!
Siete mai state da un dietologo?
Nella maggior parte dei casi il primo frutto che vi vieta è proprio la banana.
Troppo zuccheri,  troppe calorie.
E la banana diventa la trasgressione (e quattro)

Vi ho sconvolto?
Bene.
Non sono impazzita.
Questo post è la risposta ad un'insopportabile orticaria che è sopraggiunta alla sottoscritta per due motivi.
Il primo riguarda proprio noi, noi blogger: mi scoraggia andare in giro e vedere, anzi leggere, quante di noi si prendono troppo sul serio.
Rispetto a quando ho iniziato..una manciata di anni fa.. trovo che si sia perso il senso della leggerezza.
Il web è invaso da nipoti di quarto grado di Marchesi e cugine carnali di Cracco.
Se sei brava te la devi tirare ? No.
Non ne hai bisogno. Devono parlare le tue ricette, le tue foto, gli utenti che passano e ti ringraziano perchè hai dato una ricetta valida.
Io ho il mio Olimpo personale.
Quelle blogger che reputo il massimo.
Avete mai visto prendersi troppo sul serio Lei, o Lei. O ancora Loro oppure L'Araba nazionale? E ,unico maschietto del gruppo, Lui? Nei loro blog si respira bravura ma a volte quasi inconsapevole. Perchè leggera, non autocelebrante.
Questo è quello che vorrei trovare ovunque.


Secondo motivo?
Un'azienda pretendeva di farmi realizzare un lavoro sottopagandolo.
L'arma per convincermi, secondo loro?
La più becera.
Facendo il solletico all'ego della sottoscritta ,anzi all'ego dell'Emporio.
Il tuo è un blog che rientra nei top influencer.
Abbiamo bisogno di te.
Top influencer? Ma de che? Cos'è? 
Ma lo sanno cosa vuol dire?
E' possibile che basti sparare quattro cazzate in croce per sottopagare un lavoro?
Io non ci sto.
Questo è un blogghino piccino e tutto storto.
Non ha lustrini .
E' la mia piccola oasi .
E non sono capace di influenzare manco la mia gatta.
E fondamentalmente, trovo meschino il concetto di influenzare le menti..

Quindi capite perchè non mi rimane altro che parlare di...banane?

Veniamo alle cose serie.Cosa posso raccontarvi di questa ricetta?
Che questa mousse è tanto semplice quanto buona.
Nessun ingrediente particolare.
Non ci sono uova né procedimenti complicati.
Non ha doppi sensi lei.

E’ buona come tutte le cose semplici!





Mousse alla banana con coulis di fragole

300 grammi di banane (all’incirca tre)
250 millilitri di panna fresca
4 cucchiai di zucchero

Per il coulis di fragole:
500 grammi di fragole
4 cucchiai di zucchero
Qualche goccia di limone
Panna montata per decorare

Sbuccia le banane e pesale.
Frullale con un goccino di limone.
Monta la panna con lo zucchero.
Aggiungila a poco a poco al composto di banane.
Mescola delicatamente per non far smontare il composto.
Dividi la mousse nelle coppe e metti in frigo per almeno due ore.
Per la coulis:
lava bene le fragole e tagliale a pezzetti.
Mettile in un pentolino con lo zucchero.
Porta a bollore (le fragole rilasceranno la loro acqua che ti aiuterà nella cottura).
Spegni il fuoco e aggiungi qualche goccia di succo di limone.
A questo punto puoi procedere come per la coulis tradizionale e allora filtrerai il tuo composto con un colino. Oppure fare come me: non ho filtrato nulla ma ho preferito lasciare le fragole a pezzetti per avere una diversa consistenza rispetto la mousse.
In entrambi i casi, falla raffreddare bene prima di aggiungerla alla mousse
Unisci la coulis alla mousse di banane.

Completa con la panna montata 

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