30 marzo 2016

Ciambellone rustico al grano saraceno e di pipponi post quaresimali




Mi piace la farina di grano saraceno?
Ni.
Lo so, è senza glutine.
Ma non mi garba granchè.
Lo so, è piena zeppa di sali minerali.
Ma non mi garba.
Protegge i capillari grazie alla rutina.
Il che alle mie vene impazzite e capricciose farebbe solo un gran bene.
Ma non mi garba granchè.
Il suo consumo è fortemente consigliato durante l’allattamento.
Ma io non allatto.
Tutto al più lo faccio venire il latte.
 Alle ginocchia però.
Perché annoio o perché chiacchiero cosi tanto anche alla fine non se ne può più
E’ energizzante, combatte l’affaticamento.
Fa niente fatemi andare su un ‘isola deserta a pippare polvere di cacao dalla mattina alla sera.
Sarò fresca come una rosa..
Tutto questo bel pippone  per dirvi semplicemente che habemus papam.

Se come me non riuscite ad amarla alla follia ma avete uno, due, tre..ehm ma anche quattro pacchetti nella dispensa che ballano allegramente la macarena …voilà…uniamola alle altre farine.
E’ l’unico sistema.Un po’ come la farina di riso che per farmela andar giù senza ettolitri di acqua devo mischiarla con qualcos’altro.
Quello che vi propongo oggi è una semplice ciambella.
Ma di quella rustiche buone e impreziosita ( leggi SMALTIAMO LE UOVA DI PASQUA altro che impreziosita) dalla presenza di pezzoni di cioccolato fighi quanto Johnny Deep.
Pronte?



CIAMBELLONE RUSTICO AL GRANO SARACENO

200 grammi di farina integrale o farina 0
100 grammi di farina di grano saraceno
3 uova
180 grammi di zucchero di canna
130 millilitri di acqua frizzante
130 millilitri di olio di semi
1 pizzico di sale
1 bustina di lievito
1 cucchiaio di marsala (o altro liquore dolce)
Cioccolato fondente o al latte a pezzi
Granella di zucchero per decorare



In una ciotola setaccia le due farine con il lievito e metti da parte.
Sbatti le uova con  lo zucchero per circa cinque minuti.
Devi ottenere una massa gonfia e spumosa.
Aggiungi il marsala, l’acqua e mescola delicatamente..
Unisci mano mano le farine setacciata.
Alterna l’aggiunta di farine e l’aggiunta di olio.
Mescola fino ad ottenere un composto omogeneo.
Sistema l’impasto in una tortiera imburrata ed infarinata.
Aggiungi i pezzetti di cioccolato pigiandoli un po’ sulla superficie .
Unisci la granella di zucchero.
Inforna a 180 gradi per circa 30 minuti, forno statico.
Controlla che la tua torta sia cotta prima di estrarla, ogni forno è diverso.
Falla raffreddare e gustala!

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25 marzo 2016

Oggi mi spoglio....accorrete tutte ;-)


Oggi mi spoglio.
Orrore direte ..
Beh, avete ragione.
Ma per buona pace vostra, della decenza e della buon costume la mia nudità è semplicemente relativa al ruolo.
Oggi non sono la foodblogger né la writer delirante che avete imparato a conoscere.
Oggi sono Monica mamma, amica e volontaria di un centro che si occupa di aiutare mamme e bimbi in difficoltà.

Oggi sono Monica mamma.
Di due splendide bimbe, anzi una ragazza ormai e una bimba.
Mamma felice? Certo. Sono orfana, immaginate le tonnellate d’amore che sono piovute addosso a queste due carotine.
Ma appartengo al gruppo  delle mamme "IN"…dove  “IN” non sta certo per vip ma per :
Mamma INadeguata
Mamma INesperta
Mamma INetta a volte
Mamma INutile, la sensazione provata di fronte alle difficoltà al pianto esasperato e senza motivo
Mamma INgiusta, soprattutto con se stessa.
Non ho mai fatto parte delle mamme che sembrano lavate, stirate e ammirate.
Talmente sorridenti e perfette da far morire di carie fulminante tutta la mia arcata dentaria.
Sono stata una mamma che ha imparato strada facendo, che è cresciuta (spero bene) insieme alle sue figlie.
Perchè mamme non si nasce.
Lo si diventa piano piano.

Oggi sono  Monica, volontaria in un centro dove il sostegno è pratico ma anche psicologico. Vedo mamme sole, abbandonate a se stesse. In difficoltà economica certo, ma enorme è quella psicologica.
Mamme che non sanno rapportarsi in un mondo fatto di maternità gioiose, cercate.
Mamme che si sentono sole, non comprese..e che cercano negli occhi dell’altra un appiglio, un germe della stessa sensazione che ti fa dire: non sono sola.
La somma dell’esperienza di mamma “In”  e di volontaria mi ha fatto rendere conto che ha ragione Totò ovvero è la somma che fa il totale.
E’ la somma delle confessioni quelle vere, delle sensazioni reali , delle ammissioni sincere che possono aiutare quelle mamme silenziose che magari si nascondono dietro lo schermo del pc e che cercano semplicemente di capire se quello che provano è “normale”.
E’ la confessione nuda e cruda che la maternità non è solo gioia.
Che la maternità è anche un insieme di notti in bianco, di lavatrici che si accumulano e di lacrime che scorrono che manco una diga può arginarle.
E’ quel sottile senso di estraneità colmato subito dal senso di colpa.
E’ la voglia di gridare al mondo ho bisogno di aiuto senza essere giudicate.

Da tutto questo nasce il progetto di una blogger mia amica, una delle prime incontrate in questo pazzo mondo.
Lei è Romina. RomyChef per gli addetti ai lavori.
Romy amica e deliziosa mamma.
Il suo ometto ha due anni.
E lei ha tanto da dire, da raccontare.
Racconti pieni d’amore, di difficoltà.
Ci siamo confrontate e abbiamo cercato di dare vita ad un progetto.
Una sorta di diario on line che speriamo possa aiutare quelle figure silenziose che popolano il web.
Quelle figure che cercano aiuto e non lo chiedono.
Quelle donne che vogliono una mano tesa o che semplicemente cercano qualcuno che dica semplicemente.
“Tranquilla, è normale”
Ho imparato, con l’esperienza che  quella frase a volte può salvare una vita.
E’ un progetto libero, senza scadenze o obblighi.
E’ un dialogo, dove chi vuole può partecipare con la sua esperienza  o con la sua opinione.
O magari chi vuole può leggere e basta.
E' un emporio, giusto per rimanere in tema dove potrete trovare di tutto.
Piccole astuzie, accorgimenti che aiutano nella vita quotidiana, sentimenti, sensazioni fino a questioni importanti come il rientro nel mondo del lavoro dopo la maternità


Noi speriamo possa servire e che per una volta tanto la solidarietà femminile possa veramente sbocciare.
Vi aspettiamo, se volete.
Anonime e non.

Cliccate QUI per leggere il primo articolo di Romy.

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24 marzo 2016

Biscotti da thè con frolla morbida al riso e i mille modi di una Pasqua





Buona Pasqua a quelli che con i tuoi
o a quelli che...con chi vuoi.
Buona Pasqua a chi si crede Carla Cracca
 e buona Pasqua a chi non si crede proprio.
Buona Pasqua a chi ha un sogno nel cassetto,
a chi lo ha realizzato,
e a chi lo ha tirato fuori,
gli ha fatto prendere un pò d'aria
e lo ha rimesso dentro.
Buona Pasqua a chi ha il cuore libero,
a chi lo ha occupato,
e a chi non lo vorrebbe proprio un cuore.
Buona Pasqua a chi sarà in compagnia
o a chi sarà solo.
Buona Pasqua a chi maledirà la dieta mancata
e a chi  "da martedi insalate e merluzzo"
Buona Pasqua a chi crede 
e Buona Pasqua a chi non lo sa se crede o no.
Buona Pasqua a me,
a voi
a chi ho amato
a chi amo e  
a chi incontrerò lungo la mia strada
.




BISCOTTI DA THE’
Con frolla morbida al riso

Per la frolla:

90 grammi di farina di riso
70 grammi di amido di mais
45 grammi di fecola di patate
1 uovo
50 grammi di burro morbido
75 grammi di zucchero fine
Mezza bustina di lievito
1 pizzico di sale
Scorza di limone grattugiata o vaniglia

Per completare:

marmellata a piacere  (o crema alle nocciole)
 zucchero a velo

Monta l’uovo con lo zucchero, unisci il burro ammorbidito a pezzetti.
Setaccia e miscela tutte le farine in una ciotola insieme al lievito e il pizzico di sale. Aggiungi anche la scorza del limone grattugiata (o la vaniglia).
Aggiungi tutto questo mix al composto con l’uovo.
Monta con le fruste a velocità minima.
Stendi la frolla sul tavolo da lavoro aggiungendo poca farina.
Se il composto dovesse risultare troppo morbido mettilo un’ora in frigorifero (non cedere alla tentazione di aggiungere altra farina).
Stendi la pasta sottile  e con una taglia biscotti taglia dei cerchi di circa 3 cm di diametro.
Appoggia tutti i cerchietti su una teglia foderata di carta forno (mettili distanziati perché in cottura gonfiano abbastanza)
Cuoci a 190 gradi per circa 5 minuti. Estraili quando sono ancora bianchi con solo i bordi leggermente colorati.
Falli raffreddare almeno cinque minuti prima di spostarli.
Una volta freddi, spalmali con la marmellata ( o la crema di nocciole), accoppiali e spolverali con lo zucchero a velo



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22 marzo 2016

La Treccia al burro ovvero la mitica Butterzopf e il dottor Coca-Cola


Dell'Europa del Nord mi mancano tante cose.
Della Germania me ne mancano altrettante
Ma della Svizzera mi mancano molte, troppe cose.
Ma questo non è un post melenso.
E allora vi dirò che mi manca  il cioccolato.
Mi manca il Migros.
Mi mancano i formaggi puzzolenti.
Mi mancano le servelade
Mi manca Zurigo e la sua bellezza.
Mi mancano tutte quelle comparse che hanno fatto della mia vita un caleidoscopio di incontri.
Mi mancano LORO
E mi manca lui, il famigerato Herr Doktor

"Perchè tu quando fare male panza ja, tu dofere bere coca cola perchè fare tanto bene a panza tua ja? "
Ma io avevo la febbre, il mal di gola, il raffreddore. Non il mal di pancia.
Fa niente. Il dottor Coca-Cola (incubo dei miei soggiorni estivi in Svizzera) mi prescriveva sempre ettolitri di Coca-Cola. Per lui la panacea di tutti i mali.
Anno dopo anno constatava la mia crescita e immancabilmente mi diceva: "Fisto a bere Coca cola ja, tu crescere come piccolo fiore sfizzero"
Voi direte giustamente: ma in estate ti ammalavi?
Ora dire estate in Svizzera,ma la Svizzera quella su,quella proprio in alto, quella che se fai uno zompetto più esagerato ti ritrovi in Germania senza passare dalla dogana, è un eufemismo.
Luglio, massima temperatura 28 gradi.
Per me, abituata a vedere l'asfalto perdere il proprio confine per il caldo, beh era un pò tiepido ma nulla più.
Per lo svizzero quei 28 gradi erano sinonimo di desertificazione all'ultimo stadio.
E allora partivano in ordine sparso:
- razzia al supermercato più vicino di tutte le bustine per fare il thè (quello finto si, proprio lui), thè freddo al limone
- scorte immani di acqua, sidro e Coca-Cola (hai visto mai dovesse passare herr Doktor ^_^)
- corsa stile maratona newyorkese presso la piscina più vicina al grido di "Accidenti quant'è caldo" (lack isch da warm)
E io li guardavo senza capire, come non capivo i loro Birkenstock con tanto di calzino bianco corto ai piedi.
A forza però di sentirmi dire "che caldo che caldo" alla fine iniziavo a sentirlo anche io. E mi tuffavo. Il problema era poi riuscire dall'acqua e farsi accarezzare da quel simpatico venticello che ti risvegliava ossa che manco sapevi di avere.
E scattava la febbre.
E immancabile arrivava lui con la sua Coca-Cola.
Mi faceva stare meglio?
No,ma quel dottore "sfizzero" che si sforzava di parlare in italiano è uno dei ricordi più piacevoli che ho.



Altro ricordo estremamente piacevole?
La treccia al burro ,ovvero la Butterzopf, il pane della domenica.
Un peccato di gola nel quale affondare come se non ci fosse un domani.
E' un pane "neutro" oserei dire.
Infatti viene utilizzato sia come accompagnamento di piatti salati che dolci.
Io, va beh, che ve lo dico a fare, lo accompagno solo con i dolci.
Ovvero : Olio di palma a fiumi ( ^_^) marmellata, burro e miele.
E non solo.
La morte sua è con la cioccolata.
A pezzi, fondente, con le nocciole, al latte..
La ricetta che vi propongo è quella della mitica Betty Bossi.
Avete presente la Betty Crocker americana?
Ecco, la Bossi è il suo alter ego alpino!
Non ho trovato dimora svizzera autentica senza almeno un libro delle sue ricette.
Unica accortezza: utilizzate lievito fresco, il classico cubetto, non quello in bustina.
( la mia treccia presenta una deroga: è spolverata con lo zucchero a velo proprio perchè la utilizzo solo con i dolci)

BUTTERZOPF ovvero la treccia al burro
(dosi per circa 750 grammi di treccia)
500 grammi di farina
1 cubetto di lievito fresco  
70 grammi di burro di ottima qualità
1 cucchiaio di zucchero
1/2 cucchiaio di sale
300 millilitri di latte intero tiepido

Per la superficie:
1 uovo
latte


Mescola la farina con il sale.
Mettila  sul tavolo di lavoro infarinato e forma una fontana (o mettila  nella planetaria)
Sciogli il lievito in un bicchiere con il cucchiaio di zucchero zucchero e un pò del latte tiepido previsto.
Una volta sciolto versalo al centro della fontana.
Lascia riposare cosi per una decina di minuti .
Unisci il burro morbido e inizia ad impastare per almeno una decina di minuti (ovviamente utilizzando la planetaria il lavoro sarà più semplice)
Metti a lievitare fino al raddoppio.
Riprendi l'impasto, lavoralo brevemente e dividilo in due.
Forma due cordoni abbastanza lunghi.
Inizia a formare la treccia.
QUI trovi lo schema per realizzarla ma se non hai tempo intrecciala come vuoi, non si offenderà nessuno!
Rimettila a lievitare per altri 30 minuti circa.
Prepara il mix per spennellare la superficie battendo l'uovo con il latte.
Spennella la tua treccia.
mettila in forno caldo (200 gradi) per circa 30 minuti, coprendo la superficie per i primi minuti con la carta forno.
La tua treccia sarà pronta quando batterai la superficie e sentirai un suono "vuoto".
falla raffreddare e gustala come vuoi!


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18 marzo 2016

Crema al cioccolato rapida e con solo tre ingredienti e raccolta firme per un referendum




Oggi ho poco tempo per scrivere.
Sto allestendo un banchetto qui, nella piazza principale del mio paese.. 
Devo raccogliere le firme per un referendum assai importante, anzi, fondamentale per noi donne, per il nostro benessere, per la nostra tranquillità mentale.
Vi invito a far la stessa cosa nelle piazze delle vostre città.
Aspettate, non vi ho detto l'argomento!!

L’abolizione delle malefiche e sottolineo malefiche luce dei camerini o salottini prova dei negozi

Io vorrei sapere quale sadica mente le ha progettate. Deve essere per forza qualcuno affetto da misoginia galoppante e all'ultimo stadio. Perchè per posizionarle in quella determinata maniera e con quelle tonalità bisogna odiarle 'ste donne. Non c'è altra spiegazione!!!
Io sono una normale personcina di quarantaquattro anni, mediamente in forma, mediamente carina, mediamente cellulitica. Ci sono mattine in cui mi guardo allo specchio e mi vedo e mi sento così:


Ma ci sono altre mattine, che per congiunzione favorevole di astri abbinata al fatto che ancora non ho infilato le lenti a contatto, mi vedo e mi sento esattamente così:




E quelle, credetemi care amiche, sono le giornate da acchiappare al volo per andare a fare un pò di shopping.
Passo davanti le vetrine, mi innamoro di un capo. Entro, chiedo e mi dirigo verso quel luogo degno di un girone infernale di dantesca memoria.
"Non entrare, te ne pentirai......" 
“Lasciate ogni speranza o voi che entrate…”
Invece entro, mi spoglio e....AAAAARGGGGGHHHHHHHHH!!!
Ma di chi sono quella cosce? Ma soprattutto di chi sono tutti quei buchini distribuiti in ordine sparso sempre sulle suddette cosce?  Sembro una grattugia, capperi! E quella panza, aspetta aspetta uno, due, tre.......ROTOLI!!Ma a casa non li avevo!! Chi me li ha appiccicati? Fuori il colpevole!
E il colorito, ne vogliamo parlare? Io non sono chiara di carnagione, ma lì dentro faccio la concorrenza alla mozzarella del discount, molla molla, giallina giallina  (quando ti va bene che non la trovi blu ^_^)
E' uno sfacelo, è il tripudio, il trionfo della legge di gravità in due metri quadri.
Va beh, lo so, con la Bellucci ho in comune solo il nome.....ma non sono nemmeno quella ciofeca che vedo nei camerini!!
E allora ho deciso.
Che referendum sia!!
Siete con me?

A volte il mondo dei food blog  mi mette a dura prova.
Mette a dura prova la mia proverbiale linguaccia,
la mia pazienza.
Tre anni di mindfulness danno però i risultati alla fine e rimango mediamente accogliente e pacifica.
Però alla fine della giostra quello che spero di non perdere mai è lo sguardo meravigliato di fronte a ricette che mi fanno esprimere “Ma dai?”
Lo sguardo un po’ infantile che mi accompagna in ognuno dei vostri blog e quello che mi fa esplorare blog di mezzo mondo alla ricerca di chicche da potervi poi raccontare
Quello stesso sguardo che mi ha fatto soffermare su questa ricetta.
Tre ingredienti per una crema al cioccolato. Un punto di merito.
Non c’è presenza di uova. Due punti di merito.
E’ velocissima, se si esclude il riposo in frigo. Ma tanto chi se ne importa. Al limite fatica il caro elettrodomestico mica io. Tre punti di merito.
Ho provato. E’ buona, è densa, è facilissima. Una ganache un pò cialtrona!
Vi basta?
(la crema per un po’ rimane liquida, è normale, non mi mandate a raccoglier ravanelli sulla provinciale!)



CREMA RAPIDA AL CIOCCOLATO 

120 grammi di cioccolato fondente
150 millilitri panna fresca
100 grammi di ricotta


Lavora con la forchetta o setaccia la ricotta.
Fai scaldare leggermente la panna.
Fai fondere a bagnomaria (o al microonde) la tavoletta di cioccolato.
Una volta sciolta, aggiungi due cucchiai di panna.
Mescola velocemente.
Unisci mano mano tutta la panna, girando velocemente.
Alla fine aggiungi la ricotta mescolando con una frusta.
Sistema nei bicchierini.
Fai riposare in frigo almeno tre ore.
Decora con panna montata, praline o biscottini.

Fonte ricetta :Alter Gusto

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16 marzo 2016

Fettuccine alla crema di peperoni ed olive e confessioni di una blogger







Potrei raccontarvi la storia del signor Peperone che in un caldo ed afoso pomeriggio d’estate ho arrostito e  successivamente congelato
Ma io sto al caldo come Cicciolina sta  alle Carmelitane scalze.
La scena della sottoscritta che a 43 gradi all’ombra arrostisce peperoni & co. è molto poco credibile.
Potrei raccontarvi allora che il signor peperone è stato arrostito dalla sottoscritta e successivamente congelato in una tremolante alba a luglio.
Ma io l’estate vado a letto tardi,tardissimo.
E la mattina io e Morfeo abbiamo un rapporto molto stretto.
Intimo oserei dire.
Non ce li ho i peperoni nel freezer.
Li ho comperati.
Ieri,15 marzo 2016.


In realtà io ho provato a fare la blogger seria.
Quella del km 0, quella che io “solo le cose di stagione”
E giuro che lo faccio.
Il problema è che ogni tanto ho la stagionalità inversa.

La voglia di mangiare qualcosa mi prende in periodi strani dell’anno.
Come questa del peperone a marzo.
Ho provato  a fare la gastrofighetta, la blogger sana, quella del niente schifezze, quella che il food porn lo affronta con tre Ave Maria e quattro Padre Nostro, quella che le merendine le procurano un’orticaria alla cistifellea….
Ma io sono un po’ una blogger cialtrona.
O forse radicata troppo nella quotidianità.
E a volte mi rompe fare una sana torta per le mie figlie.
E allungo una merendina.
A volte mi rompe andar a cercare l’essenza di vaniglia del Madagascar o spendere quasi 5 e dico 5 euro per i baccelli della suddetta vaniglia.
E allora uso la vanillina.
A volte uso il dado.
A volte mangio il peperone a marzo e la melanzana a dicembre.
Perché ne ho voglia.
Perché “Carpe Diem”
Perché meglio un uovo oggi che domani magari divento vegana.

Poi non c’è niente da fare.
Più  vedo i tam tam mediatici più io suono i tam tam inversi.
Forse l’aver lavorato un pochino dietro le quinte anni fa mi ha destabilizzato o forse mi ha aperto gli occhi su come si propaghino  idee costruite a tavolino, su come sia facile, soprattutto attraverso i social ,costruire diktat studiati a tavolino.
Senza considerare poi che io alla fine perché devo dirvi che questo fa male, che questo non lo dovete mangiare?
Mica sono Ippocrate dei giorni nostri.
Al limite posso dirvi come costruire una scena all’interno di un testo, come creare un incipit che catturi l’attenzione.
Io che diamine ne so se una cosa può esser dannosa?Perchè l’ho letto? Solo per questo?


Insomma l’ho detto.
La confessione merita di solito l’assoluzione.
Vi sono ancora simpatica?
Baci a tutte!!!
(ovviamente se siete rigorose e meno cialtrone di me potete utilizzare sia peperoni surgelati,ce ne sono di ottime marche sia quelli grigliati in barattolo)

FETTUCCINE ALLA CREMA DI PEPERONI ED OLIVE

3 peperoni gialli e rossi
1 /2 cipolla
1 spicchio di aglio
100 millilitri di panna fresca (o in alternativa ricotta di mucca)
2  cucchiai di vino bianco secco
2 cucchiai di concentrato di pomodoro
70 grammi di olive nere
Prezzemolo quanto basta


Lava,togli i filamenti interni e taglia a pezzettini i peperoni.
Trita aglio e cipolla insieme.
Mettili a soffriggere in una padella con un  po’ di olio.
Dopo due minuti aggiungi i peperoni e fai insaporire.
Sfuma con il vino bianco.
Una volta evaporato, aggiungi il concentrato diluito con 2 cucciai di acqua calda.
Porta a cottura i peperoni, aggiungendo altra acqua mano mano.
Una volta cotti frullali con tutto il fondo di cottura.
Diluisci il composto con la panna (o in alternativa la ricotta)
Taglia a rondelle le olive e uniscile alla crema di peperoni.
Cuoci la pasta e prima di scolarla tieni da parte un po’ di acqua di cottura.
Condisci la tua pasta con la crema di peperoni. Se il composto dovesse risultare denso ,diluisci con l’acqua di cottura.
Completa il piatto con un po’ di prezzemolo, peperoncino strong e una spolverata di parmigiano!




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13 marzo 2016

La Torta di mele del 1956 e il vintage che ci piace!




Semplicemente grazie.
Grazie a chi passa e legge, nonostante le righe a volte lunghe.
Nonostante i deliri di una scrittrice con tante parole nel cassetto e sparse ovunque.
Grazie alla pazienza e alla curiosità.
La vostra.
Il mio è un foodblog,anzi chiamiamolo come si deve,un diario del cibo che si nutre soprattutto di parole.
E di proposte culinarie.
Senza nessuna pretesa perché la sottoscritta non è in grado né di insegnare né di pontificare.
E’ in grado solo di imparare dalle vostre esperienze e dalle vostre intuizioni.
Io per conto mio vi offro righe su righe allietate da una fetta di torta, una pizza o una forchettata di pasta.


Oggi la torta che vi offro è vintage.
E’ datata 1956.
Non c’erano blog né gastrofighetti.
Non c’era Internet né una televisione che ti offre programmi di cucina anche alle tre di notte.
C’era la semplicità di un grembiule a quadretti e il calore di una stufa a legna.
Questa è la torta di una casalinga di Ferrara,Lucia Baiamonti.
La sua foto in bianco e nero ,occhi incerti ed ingenui che guardano l’obiettivo.
La sua una torta semplice,senza frizzi e lazzi,senza ingredienti segreti.
Ma buona, come può essere buono e nostalgico il tempo andato.
E la mela per la sottoscritta è la quint’essenza della nostalgia.
Una nostalgia che sa di abbraccio materno,perso dalla notte dei tempi.
la ricetta l'ho scovata da Sigrid,l'unico cavoletto di Bruxelles che adoro !


Torta di mele del 1956
4 mele
180 grammi farina
150 grammi zucchero
2 uova
25 grammi burro
70 millilitri latte
Scorza grattugiata di mezzo limone
1 cucchiaino di lievito


Sbuccia le mele.
Falle a fettine o a pezzetti non ha importanza.
Sbatti le uova a lungo con lo zucchero. La massa dovrà essere bella gonfia e spumosa.
Incorpora il latte,la scorza del limone e la farina setacciata con il lievito.
Metti l’impasto in una teglia foderata di carta forno (la teglia piccola mi raccomando,questa non è una torta dalle dimensioni esagerate. Il mio stampo era da 20 centimetri).
Distribuisci le mele sulla superficie,premendo leggermente per farle affondare.
Distribuisci il burro a fiocchetti,spolvera con un po’ di zucchero semolato o di canna e inforna.
Cuoci a 170 gradi per circa 35 minuti.
Controlla che sia cotta prima di tirarla fuori.
Falla raffreddare  e gustala!

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